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Dibris Unige, gli studenti: “Passerella chiusa, per raggiungere Informatica 750 metri a piedi”

<Transennata quest’estate. I lavori si sarebbero dovuti concludere, secondo i cartelli affissi, a fine settembre/inizio ottobre 2019, date che però non hanno visto nemmeno l’inizio dei cantieri>

I rappresentanti degli studenti del Corso di Lauea in Informatica, afferente al DIBRIS dell’Università di Genova segnalano <la situazione alquanto problematica in cui versa il Polo Didattico di Valle Puggia, sede dei dipartimenti di Chimica e Chimica Industriale, Fisica, Matematica e del DIBRIS, di conseguenza di interesse di un gran numero di studenti oltreché, indirettamente, anche di molte aziende, dal momento che le aree didattiche qui presenti sono oggi di grande interesse per il mondo lavorativo. Sono anche presenti molti studenti e dottorandi stranieri con i quali non stiamo sicuramente facendo una bella figura>.

<Il problema principale – spiega, Stefano Brugo, uno dei rappresentanti degli studenti – è quello delle vie di accesso, in particolare la passerella che collega l’ultima parte di via Dodecaneso, dove ha sede l’Università, proprietà privata della stessa – almeno per le informazioni che abbiamo noi, voci non confermate attribuirebbero invece la proprietà alla vicina parrocchia, ma si tratta appunto di notizie non ufficiali -, con via Padre Semeria. La passerella stessa sarebbe, appunto, di competenza dell’amministrazione universitaria, e, da quest’estate, è stata chiusa per una presunta mancanza delle condizioni di sicurezza. I lavori si sarebbero dovuti concludere, secondo i cartelli affissi, a fine settembre/inizio ottobre 2019, date che però non ne hanno visto nemmeno l’inizio. Il competente servizio di Ateneo, Settore Sviluppo Edilizio, interpellato circa questa situazione, ha risposto che la gara per l’assegnamento dei lavori si sarebbe conclusa il 18 di ottobre, e che i lavori sarebbero dovuti partire intorno ai primi di novembre. Siamo al 4 dicembre, credo che ogni persona di buon senso possa dire che “i primi di novembre” siano passati, ma qui non abbiamo visto né materiali né, tantomeno, operai al lavoro. Questa passerella rappresenta una arteria fondamentale per l’accesso all’Università, dal momento che le più vicine fermate AMT si trovano in Via San Martino per la direzione levante e in Corso Europa per entrambe le direzioni: l’alternativa individuata dall’Università è la creuza di via Padre Semeria, la quale, oltre ad essere molto ripida e quindi problematica dal punto di vista di possibili scivolamenti, soprattutto durante questo periodo popolato da molte allerte meteo, da da pensare anche dal punto di vista della sicurezza del muro di confine con le proprietà adiacenti, che è stato già oggetto di un intervento dei Vigili del Fuoco i quali hanno, fino alla messa in sicurezza avvenuta alcuni giorni dopo, decretato la chiusura della strada, lasciando quindi per qualche giorno di fatto il Polo Didattico senza un accesso sul lato di San Martino. D’altra parte non è nemmeno possibile pretendere che il Comune effettui lavori lampo per trasformare questa creuza in una scala. La distanza inoltre si allunga molto: la già distante fermata AMT ora necessita di 750 metri di cammino in arrivo e di quasi un km in uscita. In un’epoca in cui parliamo sempre più spesso di mobilità sostenibile e di quanto sia poco rispettoso dell’ambiente utilizzare il mezzo privato l’Università, che pure ha firmato in pompa magna una dichiarazione di intenti, iniziativa lodevole, non sembra porre rimedio a una barriera abbastanza importante per chi usa i mezzi pubblici>.

<L’Ateneo – dice ancora Brugo, a nome degli studenti – ha previsto un servizio di navetta per raggiungere la struttura dalla stazione di Genova Brignole. Tuttavia, sebbene siano molti coloro che arrivano in treno, non per tutti è così. Tale servizio, pare molto costoso, è fortemente sottodimensionato rispetto alle esigenze delle migliaia di studenti e lavoratori che ogni giorno affollano i quattro dipartimenti, con episodi di persone lasciate a terra per mancanza di posti. Non chiediamo nulla in più di quello che era previsto in origine quando la struttura è stata progettata, ossia la possibilità di non fare il giro dell’oca per arrivare in un luogo dove si studia e si lavora>. 

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