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Appuntamento a De Ferrari per le “sardine” di Genova. La società civile alza la testa

A Bologna erano in 15mila contro il “mood” del leader della Lega Matteo Salvini. A Genova l’appuntamento è per il 28 novembre, dalle 18 alle 22, in piazza De Ferrari

L’evento Facebook dice poche cose. Si sa che è stato pubblicato da Roberto Revelli (Lanza del Vasto, Area Migranti) e Alessandra Milanese. È lo stesso Revelli a rispondere a chi gli chiede informazioni: <Ci si vede in de Ferrari alle 18, così come hanno fatto le sardine a Bologna… tutto qua>.

Ma cosa è successo a Bologna? Le sardine sono diventate il simbolo della protesta anti-Salvini, dopo la mobilitazione di giovedì scorso nel capoluogo dell’Emilia Romagna. La manifestazione era stata lanciata da quattro trentenni (Mattia Santori, Andrea Garreffa, Giulia Trappoloni e Roberto Morotti) che in sei giorni hanno trascinato in piazza 15 mila persone di ogni età. Gli slogan? <L’Emilia Romagna non abbocca>, <Bologna non si Lega>. Il simbolo sono state le sardine, piccoli pesci indifesi che si stringono e si spostano in gruppo e <fanno massa> per fare fronte a quello che gli ideatori definiscono <lo squalo>. Gli organizzatori avevano invitato a presentarsi in piazza con una sardina disegnata su cartone. La mobilitazione era stata lanciata qualche giorno fa via Facebook, poi è stata rilanciata con volantinaggi e campagne social, tramite gruppi WhatsApp, e ha trasformato la piazza di Bologna da un raduno informale in una massa di protesta. Nuove iniziative sono pronte in diverse città d’Italia.

Forse per la prima volta, l’area politica non di destra (gli organizzatori non erano precedentemente impegnati in politica attiva e non hanno voluto che la politica si immischiasse in questa protesta “dal basso”) ha parlato il linguaggio della comunicazione contemporanea, quella dei social. I quattro ragazzi hanno organizzato in sei giorni una contro manifestazione a un comizio di Salvini che ha aperto gli occhi sulla possibilità di costruire un’alternativa alla comunicazione della Lega, chiamando la società civile a riunirsi, al di fuori delle bandiere. <Partecipa al primo flash mob ittico della storia>, si leggeva sul gruppo “6000 sardine contro Salvini”. Le sardine sono state 15 mila.

Si può replicare un movimento così ampio a Genova? Certamente non possono farlo i partiti. È evidente proprio al termometro dei social che i partiti delle sinistre (il plurale non lo usiamo a caso) non convincono e non trascinano più. Una risposta più ampia è sempre venuta su temi specifici (come l’antirazzismo) quando a chiamare in piazza sono state organizzazioni della società civile. Senza bandiere. Anzi, il fatto che questo o quel partito tentino di poggiare il cappello sulla manifestazione è quello più realistico e potenzialmente dannoso alla causa.
I quattro organizzatori di Bologna lo hanno detto chiaro fin da subito di non volere bandiere di partito. E non ce ne sono state. È evidente che i partiti di sinistra non hanno più respiro nella ricerca del consenso e spesso le istanze da loro portate, seppur condivise, quando vengono targate da questo o quel vessillo perdono gran parte della loro forza e soprattutto la partecipazione.
La manifestazione di Bologna non segna solo la nascita del fronte del no a Salvini e alla Lega, ma ufficializza anche il superamento dei partiti delle sinistre. Ci prova la società civile, adesso. Che a Genova si sta facendo timidamente avanti con iniziative soprattutto culturali e di respiro sociale. Il 28 novembre sarà alla prova della piazza. Un’altra insidia è rappresentata dalla possibile infiltrazione dei casseur che parlano il linguaggio della contestazione violenta, incendiano cassonetti, spaccano le vetrine, imbrattano con lo spray strade e palazzi. Fornirebbero la scusa per la repressione e farebbero fallire miseramente un tentativo di uscire dalle logiche partitiche per imporre quelle virtuose della tolleranza, dell’antifascismo, dell’antirazzismo, di un approccio finalmente sociale agli immensi problemi del paese. Gli organizzatori genovesi dovranno stare molto attenti anche a questo, a evitare le infiltrazioni di ogni colore. Saranno in tanti a provare a stroncare sul nascere un movimento che è percettibile, ma non ancora affermato. E che certamente fa paura a tutta la “vecchia” politica, non necessariamente solo a quella di destra.

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