Nell’edicola il calendario con la foto del Duce, polemiche sui social
La semplice foto di Mussolini non basterebbe, però, a configurare l’apologia del fascismo. Lo dicono anche due sentenze della Cassazione
La polemica è stata scatenata stamani da un post pubblico su Facebook che indica che un’edicola del centro esponeva un calendario con il volto del Duce. Il post originario è di Pietro Mensi che racconta di essere passato insieme a Davide Pezzano davanti a un’edicola e vedo questo calendario del Duce. Mi è venuta la pelle d’oca. Ci guardiamo, ci intendiamo, entriamo dentro e chiediamo spiegazioni>. Mensi racconta lo scambio di battute con l’edicolante e aggiunge che <La cosa più grave è stata la risposta di una signora: “questa è libertà di espressione”>. Infine, lancia il boicottaggio.
C’è anche un aggiornamento: <Mi dicono che al trentesimo cliente che è passato inorridito, la facciona del duce è stata rimossa – scrive Mensi -. Fossi in lui manderei una bella lettera pubblica a chi gli ha inviato questa schifezza da mettere in vetrina, spiegando le buone ragioni per cui non esporrà più cose del genere. Sarò felice di comprare il giornale da lui se così fosse>. Il post viene stracondiviso e il fatto rilanciato da alcuni “opinion maker” locali.
Quella indicata non è, peraltro, l’unica edicola che commercializza calendari col volto del Duce insieme a quelli con i paesaggi.
In realtà la foto di per se non basta a fare scattare il reato di apologia. Lo scorso anno una ragazza denunciò una foto esposta in un bar a Modica. I carabinieri la sequestrarono, ma poi Tribunale del Riesame di Ragusa dispose il dissequestro. I giudici siciliani hanno anche citato due sentenze della Cassazione, la numero 1 del 1957 e la 28 del 2016, spiegando che la manifestazione del pensiero non si può limitare, perché garantita costituzionalmente. Altra cosa, invece, è per il Riesame di Ragusa il pericolo di ricostituzione e riorganizzazione del partito fascista, ma in quel caso, la singola foto non sarebbe stata ravvisata <nemmeno l’astratta considerabilità del reato di apologia del fascismo>.
Resta il fatto che acquistare in un determinato negozio non è obbligatorio per nessuno: se il commerciante espone foto della squadra avversaria, se non ci sta simpatico, se espone cose che non ci piacciono, possiamo sempre cambiare punto vendita. Ma tra la rilevanza penale e la scarsa opportunità che può far perdere vendite c’è una certa differenza.


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