In cinquecento a San Francesco a salutare Pierangelo Massa
La bara dell’ex segretario generale Uil accompagnata dalle note di “Io Vagabondo” dei Nomadi, il manifesto delle speranze della generazione dei giovani degli anni ’70. Totalmente assenti le istituzioni, presenti sindacalisti vecchi e nuovi anche di Cgil e Cisl, ex parlamentari, amici di una vita
Sulla bara la bandiera azzurra della Uil, una coccarda con i colori della Sampdoria e il vessillo della FLM, la federazione dei lavoratori metalmeccanici in cui agli inizi degli anni Settanta si unirono la Fiom Cgil, la Fim Cisl e la Uilm Uil. In chiesa la famiglia, gli amici, tutti quelli che hanno condiviso con lui una lunga militanza sindacale anche su fronti diversi. Corposissima, ad esempio, la delegazione della Cgil (compresi il segretario della Camera del Lavoro Igor Magni e quello regionale, Federico Vesigna), ma ci sono anche parecchi esponenti della Cisl. C’è persino Giorgio Nannetti, l’ex capo del personale dell’Ansaldo. Poi, tanti amici, con gli occhi lucidi, a salutare Pierangelo Massa, 73 anni, scomparso a causa di una malattia che aveva confidato a pochi, segretario generale della Uil dal 2006 al 2017 e, poi, a capo dei pensionati del sindacato. Sono in cinquecento a salutare Pier, che è stato accompagnato dalla chiesa di San Francesco da Paola, il santuario dei marinai, al carro funebre dalle note di “Io Vagabondo”, la canzone dei Nomadi che lui stesso ha voluto fosse suonata al suo funerale, l’inno di una speranza onirica di un nuovo mondo libero che i giovani dei primi anni Settanta si azzardavano a immaginare prima che calassero gli anni di piombo. Il figlio di Pier ha portato con sé un registratore per compiere la volontà del padre. Lì vicino c’è Giada Campus, addetto stampa della Uil, che Pier lo piange come un padre. Ci sono tanti giornalisti arrivati anche fuori servizio al santuario di San Teodoro per salutare una di quelle persone che capita non troppo spesso di incrociare nel corso della carriera lavorativa e che è una fortuna e un onore aver conosciuto. C’è, ovviamente, Mario Ghini, l’attuale segretario regionale della Uil, e da Roma è volato a Genova il segretario generale Carmelo Barbagallo che Pier lo ha conosciuto 50 anni fa, all’epoca lui delegato Fiat, Massa dell’Italsider. <Aveva tante idee, come il progetto di una sede dell’associazione anziani della Uil sotto Ponte Morandi, le tante iniziative per l’invecchiamento attivo, noi cercheremo di portarle avanti> dice il segretario generale.
Sul sagrato in tanti hanno atteso la salma intrecciando cordoglio e ricordi comuni tessendo nell’amarcord il racconto degli ultimi 50 anni di questa città. L’hanno attesa all’uscita, dopo la funzione, in un silenzio rotto solo dal verso dei gabbiani saliti dal porto a curiosare quell’insolito assembramento sul piazzale del Santuario. <Deve essere il funerale di uno famoso> dice una passante alla figlia quando, a due passi dalla chiesa, vede la Maserati-carro funebre delle Generali che attende la bara col portellone aperto mentre un fiume di persone accompagna il feretro e non resta nemmeno lo spazio per passare. In quella folla, spicca la totale assenza delle istituzioni, a sottolineare come negli ultimi anni, più o meno da quando Pier era andato in pensione, si sia smarrita persino la memoria di tutto quello che è stata la storia recente della città e di coloro che, come Massa, l’hanno fatta. Ci sono, invece, Massimo Bisca, presidente Anpi, Walter Massa di Arci, l’ex parlamentare Pd Mario Tullo, l’ex parlamentare di Alleanza Nazionale Giorgio Bornacin e Alfredo Maiolese, uno dei leader della comunità islamica genovese. Poi una serie di esponenti del Pd, quasi tutti i segretari della Cgil coetanei e coevi, i segretari di tutte le categorie, quelli “vecchi” e quelli “nuovi”.
Ci sono addii più pesanti di altri, quelli che insieme a un amico, uomo di valore, si portano via un pezzo di storia della città, un pezzo della storia di ognuno di noi che abbiamo conosciuto, stimato e apprezzato Pierangelo Massa.











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