Vernice rosso sangue sull’ambasciata turca contro l’attacco e la strage di civili nella Rojava

In undicimila sono morti combattendo contro Daesh (il vero nome dell’Isis), in quindici sono morti, ieri, sotto i bombardamenti dell’esercito di Recep Tayyip Erdoğan. I curdi siriani della Rojava sono, nei fatti, abbandonati da tutti. Nessuno, al di là delle parole, ha fermato il presidente turco che ha di fatto invaso i territori confinanti. Stanotte, a Genova, ignoti, in segno di protesta, hanno imbrattato di vernice rosso sangue il portone del consolato turco, in piazza De Ferrari

Purtroppo il portone di un palazzo storico, Palazzo Doria De Fornari, e ci sono mezzi migliori di un atto di vandalismo, inutile a risolvere la situazione, per aiutare il popolo sotto i bombardamenti. È vero che la questione curda è urgente, che un popolo intero rischia la stessa sorte degli armeni tra il 1915 e il 1916, quel genocidio che ancora le autorità turche negano e che ha contato un milione e mezzo di morti. In Turchia non c’è più l’Impero ottomano e anche la laicità imposta dal padre della Repubblica, Mustafa Kemal Atatürk (nemmeno lui mancò di vessare le minoranze etniche), con Erdoğan traballa. Il presidente, maestro della negazione della libertà di stampa, negazionista del massacro armeno per eccellenza, arrivato a intimidire la Corte Costituzionale, non nega di puntare alla monarchia. E per ampliare i confini del suo futuro regno sembra disposto a tutto.

Contro di lui, stamattina, a De Ferrari, è comparsa la scritta “Rojavà esiste”, scritta in rosso sangue sul grigio delle pietre di luserna del lastricato. È intervenuta la Digos. Domani pomeriggio davanti alla Prefettura è previsto un presidio a sostegno della causa del popolo curdo, i cui combattenti, dopo aver sconfitto Daesh, sono stati di fatto abbandonati nelle grinfie di Erdoğan dopo il ritiro delle truppe americane deciso dal presidente Donald Trump.

Le forze curde usate come cuscinetto combattente per arrestare l’avanzata del terrorismo islamista, parlano ora di “Grande paura”. Il ritiro degli Stati Uniti dalla regione ha reso possibile l’offensiva turca. Gli alleati della NATO condannano l’intervento e chiedono il ritiro.

La Turchia ha lanciato la sua offensiva nel nord-est della Siria contro i curdi delle forze democratiche siriane (SDF). L’operazione è stata annunciata dal presidente turco Erdoğan che ha in programma di creare quella che chiama una “zona sicura” in un’area dominata dai curdi e di schierare circa due milioni di rifugiati arabi siriani per cambiare la demografia della regione.

Mercoledì la Turchia ha iniziato un’offensiva militare nella Siria nord-orientale, usando attacchi aerei e armi da fuoco per cacciare le forze curde fuori dal confine e uccidere almeno 15 persone. L’attacco arriva pochi giorni dopo che Donald Trump aveva annunciato il ritiro delle forze armate statunitensi da quest’area e gettato alle ortiche il rapporto tra Stati Uniti e curdi.

<Il nostro obiettivo è distruggere il corridoio del terrore che è stato istituito sul nostro confine meridionale e portare la pace nella regione>, ha dichiarato il presidente turco Recep Erdogan, annunciando su Twitter l’inizio dell’offensiva. 

<L’operazione Spring Peace contrasterà le minacce terroristiche contro la Turchia e porterà alla creazione di una zona sicura, facilitando così il ritorno dei rifugiati siriani nelle loro case. Conserveremo l’integrità territoriale della Siria e libereremo le comunità locali dai terroristi> ha continuato. Il ministro della Difesa turco ha già confermato che <le forze armate turche e l’esercito nazionale siriano hanno lanciato l’operazione di terra a est del fiume Eufrate>.  Secondo le forze turche, 181 “obiettivi militanti” sono stati colpiti. Almeno 15 persone, tra cui otto civili, sono state uccise nel corso dell’attacco che ha provocato colonne di fumo in diverse città e portato a fuggire centinaia di famiglie. 

<Ci muoveremo contro i turchi per impedire loro di attraversare il confine> ha detto Mustafa Bali, portavoce dell’Unità di protezione popolare curda, che ha anche affermato che la Turchia è <un’organizzazione terroristica>. <Useremo tutte le nostre forze contro l’aggressione turca>. 

L’offensiva è iniziata pochi giorni dopo l’annuncio di Donald Trump del ritiro dalla Siria nord-orientale delle forze militari statunitensi che finora hanno sostenuto le forze curde nella lotta contro lo stato islamico autoproclamato. Secondo Erdoğan, la decisione gli è stata comunicata domenica da Trump tramite una telefonata, durante la quale il presidente degli Stati Uniti ha delegato alla Turchia la guida della lotta contro Daesh al confine siriano. La decisione ha sdoganato l’attacco di Erdoğan contro i curdi, una minoranza etnica da lungo tempo discriminata dai turchi.

<La Turchia andrà presto avanti con l’operazione a lungo pianificata nella Siria nord-orientale – ha affermato la Casa Bianca in una nota -. Le forze armate degli Stati Uniti non sosterranno o saranno coinvolte in questa operazione e non saranno più presenti in quest’area poiché il califfato dello stato islamico autoproclamato nella zona è già stato sconfitto>. Dai Curdi, appunto.  Donald Trump ha sottolineato che “gli Stati Uniti non supportano questo attacco e ha chiarito alla Turchia che questa operazione sarebbe una <cattiva idea>. 
<Dal primo giorno in cui sono entrato nell’arena politica, ho chiarito che non voglio combattere queste guerre senza fine e insignificanti – specialmente quelle che non avvantaggiano affatto gli Stati Uniti>, ha aggiunto Trump. Il segretario di Stato Mike Pompeo, tentando di minimizzare in difesa del presidente degli Stati Uniti, ha detto che <i soldati statunitensi sarebbero stati a rischio, motivo per cui il presidente ha preso la decisione di trasferirli>. Tuttavia, Donald Trump ha svalutato il significato alleanza con i curdi. <Non ci hanno aiutato nella seconda guerra mondiale e non ci hanno aiutato in Normandia, per esempio>, ha detto il presidente. La dichiarazione, così come la decisione di rimuovere le forze statunitensi dal confine, è stata oggetto di critiche da parte di democratici e repubblicani. <È un momento malato e vergognoso nella storia degli Stati Uniti e lo incolpo del Presidente>, ha dichiarato il democratico Brad Bowman, riferendosi al legame ormai rotto tra gli Stati Uniti e le forze democratiche siriane, guidato dall’unità di protezione del popolo curdo. 

Le forze democratiche hanno avuto un ruolo centrale nella lotta contro Daesh, durante la quale 11.000 curdi hanno già perso la vita . Con la perdita del sostegno degli Stati Uniti, aumenta drammaticamente il rischio che la regione di frontiera sia di nuovo bersaglio di attacchi terroristici da parte dell’Isis. Mike Pompeo ha detto mercoledì che Donald Trump <è consapevole che l’autoproclamato Stato islamico potrebbe riapparire nella regione>, ammettendo che <questa emergenza rimane>. In sostanza, Trump ha sacrificato la sicurezza di tutto il mondo occidentale alle mire espansionistiche e al desiderio di potere dell’alleato Erdoğan.


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