L’unz unz sul concerto della Gog arriva su Radio2 al “Ruggito del Coniglio” – L’AUDIO

La trasmissione radiofonica condotta da Antonello Dose e Marco Presta registra 1.718.000 ascoltatori netti per puntata. E la gaffe delle istituzioni genovesi e liguri, che non hanno nemmeno sentito il bisogno di chiedere scusa, è ormai una figuraccia nazionale

Se qualcuno pensava che lo sgarbo ai mille spettatori del concerto della Gog, senza che nemmeno Comune e Regione (organizzatori del dj set a De Ferrari) sentissero il bisogno di chiedere scusa alla Giovine Orchestra Genovese, agli artisti che si stavano esibendo e ai cittadini (che hanno pagato il biglietto per lo spettacolo al Carlo Felice), passasse sotto silenzio, riportata soltanto da alcuni media locali o sulle pagine locali, ha sbagliato di grosso. Dopo essere rimbalzata ieri su Radio Capital, oggi la questione è arrivata su una delle trasmissioni più seguite sui canali radiofonici pubblici nazionali: “Il ruggito del coniglio”, che ha poco meno di 2 milioni di ascoltatori per puntata. Sotto: il pezzo del podcast della trasmissione di stamane che potete ritrovare qui. Antonello Dose e Marco Presta ironizzano sulla gaffe di Comune e Regione.

“Il ruggito del coniglio” è una trasmissione storica di Radio2 Rai. La prima puntata andò in onda il 2 ottobre 1995 e inizialmente il programma era solo una breve striscia satirica settimanale. La trasmissione ha fatto registrare un crescente successo di ascolti. Secondo la concessionaria di pubblicità Sipra, registra 1.718.000 ascoltatori netti per puntata trasmessa con un ascolto di 738.000 per quarto d’ora medio. Attualmente va in onda dal lunedì al venerdì tra le 7:50 e le 10:30, sabato e domenica dalle 10:37 alle 11:30 con la trasmissione “Coniglio Relax”.

Il canovaccio del “Ruggito del coniglio” si basa sulla capacità della coppia di conduttori di interpretare con ironia le principali notizie quotidiane invitando i radioascoltatori ad intervenire in diretta per commentarle, con le proprie esperienze, e preferibilmente in modo faceto. Stavolta è toccato all’unz unz della musica da discoteca diffusa lunedì sera al massimo volume nella piazza che ha coperto le note dello spettacolo in calendario da tempo al Carlo Felice: il concerto inaugurale del cartellone della Gog, Giovine Orchestra Genovese: musica di Franz Schubert e Johannes Brahms eseguita dei violini di Cristiano Gualco e Paolo Andreoli, dalla viola di Simone Gramaglia, dal violoncello di Giovanni Scaglione (il Quartetto di Cremona) e dal pianoforte di Anna Geniushene.

La stessa Gog ha diffuso un comunicato in cui si unisce allo sdegno delle molte persone presenti al concerto.

Vero che chi fa sbaglia, vero che c’è stato un cambiamento di data per il djset a causa dell’allerta meteo del giorno precedente, ma è vero anche che non solo le istituzioni non si sono premurate di capire se la nuova data andasse a cozzare con altri eventi e che a metà djset la musica è anche stata alzata al massimo (è a quel punto che i vetri e il palco del Carlo Felice hanno cominciato a vibrare rendendo impossibile l’ascolto in sala). È soprattutto vero che ad oggi non si ha notizia delle scuse di Comune e Regione alla Gog, ai musicisti e agli spettatori. La cosa più grave è proprio questa: il senso delle istituzioni per la discoteca e le manifestazioni di piazza e la scarsa attenzione per gli spettacoli e gli eventi culturali. Istituzioni (il sindaco Marco Bucci è anche presidente del Carlo Felice) che forse non si rendono conto che quanto è accaduto ha determinato un grave danno d’immagine per la città (già in caduta libera di reputazione per quanto riguarda la cultura) e per il Carlo Felice. Quale musicista accetterà di venire a suonare qui sapendo che le istituzioni non solo non tutelano i concerti, ma anzi organizzano manifestazioni che vanno in contrasto, rovinandone la fruizione? Quale spettatore (per la musica classica e le opere arrivano anche da lontano) pagherà il biglietto sapendo che già una volta è successo che gli spettacoli al Carlo Felice siano stati rovinati da un’evento pubblico contemporaneo? Eppure le scuse non arrivano. Ed è il più brutto segnale, di prepotenza istituzionale, di scarsa lungimiranza e, quel che è peggio, di non comprensione che possa esserci.

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