È morto Piero Fossati, il politico per bene che amava fare più che apparire

Compagno per scelta, commendatore per merito, genoano per convinzione. Scompare a 80 anni, dopo una lunga malattia

Quando il cronista lo chiamava per questioni di frane nel più remoto entroterra genovese o di problemi di ghiaccio, neve o transitabilità sulle strade di competenza dell’allora Provincia, rispondeva cominciando con un <Sì, sono qui e…>. E iniziava a raccontare con precisione, più da tecnico che da politico, le reali criticità, non mentendo mai sui problemi, non tacendo mai le responsabilità anche quando queste erano dell’Ente. Rispondeva sempre a tutti i giornalisti con quell’accento marcato della sua Val Trebbia che non ha mai abbandonato, con gentilezza, con precisione. Non per fare passerella su giornali e tv, ma perché le notizie andavano diffuse ed era importante che tutti i cittadini conoscessero le criticità.
Vuole la leggenda (che è leggenda ma non troppo) che alla bisogna, in qualche situazione limite, sia stato capace di rimboccarsi le maniche con gli operai, armato di pala.
Se ne è andato, all’età di 80 anni e dopo una lunga malattia, Piero Fossati, uomo e politico per bene, colui che ha governato, da commissario straordinario, il passaggio dalla Provincia alla Città Metropolitana e prima è stato per 10 anni assessore alle strade e prima ancora capogruppo ai tempi della giunta provinciale guidata da Marta Vincenzi.
Ha sempre vissuto con intensità e semplicità le sue idee, compagno e genoano fino infondo e senza ripensamenti. Era stato nominato commendatore e il riconoscimento se l’era meritato tutto, sul campo. Come la stima e l’affetto di quelli che hanno lavorato con lui. Mancherà. Mancherà il suo esempio cristallino di politica del fare in un momento, questo, di politica dell’apparire.
Domani sera, alle 20.30, l’ultimo saluto a Torriglia. Sabato mattina il funerale alle 10, nella chiesa dei santi Cosma o Damiano in via Giacomo Raitano, a Prato.

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