Traffico in ostaggio degli imbarchi dei traghetti, nei video del 2018 le code sul Morandi. I morti sarebbero stati centinaia

Il Pd chiede di aprire più varchi. Ieri code di ore sotto il sole dell’allerta rossa per caldo e città in ginocchio per la contemporaneità dei cantieri. Da anni GenovaQuotidiana denuncia che, siccome viene consentito a chi dovrebbe tenere i varchi aperti di non impiegare qualche unità di personale in più, la città viene fortemente penalizzata ogni estate. Intanto per sabato l’apertura dei varchi è stata anticipata alle 5 del mattino. Basterà?

Intendiamoci, il problema non è di oggi, ma si ripete da anni e anni: pochi i varchi di accesso ai traghetti e i mezzi diretti all’imbarco, che d’estate per ovvie ragioni si moltiplicano, paralizzano le strade urbane mettendosi in coda. Ieri hanno paralizzato il casello di Genova Ovest, via della Superba, strada Guido Rossa, lungomare Canepa, l’elicodale. Una situazione che ieri è stata aggravata dai cantieri su via Cornigliano e dalla chiusura delle strade in Valpolcevera (col risultato che da Voltri o da Pontedecimo si impiegavano due ore a raggiungere il centro) e si è verificata in pieno allerta rosso per il caldo. Ma il problema è sempre esistito senza che nessuno se ne occupasse. GenovaQuotidiana è stata l’unica, il 14 agosto scorso, a scaricare l’ultimo video delle telecamere sul ponte Morandi prima che crollasse proprio perché avevamo la pagina internet del traffico di Autostrade già aperta per monitorare e denunciare (inascoltati) ogni giorno i disagi mostrando i mezzi incolonnati sul viadotto. Se il ponte fosse crollato quando erano in atto le code, in orario di sbarchi e imbarchi, i morti sarebbero stati centinaia perché i veicoli incolonnati, praticamente fermi, erano decine e decine.

I nostro video del 6 e dell’8 agosto scorsi – 2018 – mostra i mezzi incolonnati anche sul Ponte Morandi per l’imbarco ai traghetti. Pensate quanti sarebbero stati i morti se il ponte fosse caduto al momento dei video, una manciata di giorni prima. La coda, come potete vedere, arrivava alla galleria del lato ovest del ponte.

Oggi quei veicoli si sono riversati sulle strade urbane e ieri hanno paralizzato la città e lo faranno ancora quasi ogni giorno (a seconda del numero degli orari delle navi in partenza) per tutto il mese di agosto e parte di quello di settembre.
È bene chiarire anche che il numero dei varchi da aprire non è deciso dal Comune, ma certo l’amministrazione può, alla luce dei riflessi negativi sulla città, fare una forte pressione su chi decide se aprire i varchi (impegnando personale aggiuntivo, ovviamente, poche unità, intendiamoci), cosa che negli anni mai è stata fatta, costringendo genovesi e turisti alla coda. Lo scorso anno, dopo il crollo del ponte, un commissario comandante di reparto speciale di polizia locale, che si trovò a dirigere il traffico come ogni agente del corpo in quei giorni, in un giorno di particolare afflusso di mezzi ai traghetti, mise su letteralmente una cagnara sul posto perché non tutti i varchi venivano aperti e i disagi dei veicoli in coda si assommavano a quelli imposti dal crollo mentre ancora non era stata aperta la via della Superba. Quel giorno, “magicamente”, un varco in più venne aperto in tutta fretta e i disagi, quasi immediatamente, andarono a ridursi sensibilmente. Prova che più varchi aperti risolverebbero o, almeno, ridurrebbero di molto, il problema e i disagi per tutti. È passato quasi un anno, ma l’assessorato alla Mobilità non ha affrontato il problema (scontato) ponendolo con forza, come avrebbe dovuto, a chi quei varchi deve aprirli e ieri la città è rimasta, com’era facile prevedere (tanto che già nei giorni scorsi stavamo monitorando la situazione pubblicando anche alcuni articoli) paralizzata.
La fotografia di quanto è successo, per chi non abbia vissuto direttamente il problema, la fa il gruppo Pd di Tursi: <Città paralizzata nel Ponente cittadino con conseguenze ad ampio raggio; macchine ferme sulla strada Guido Rossa, via della Superba e via Cornigliano; casello autostradale Genova Ovest bloccato in entrambi i sensi, svincolo carico di vetture immobili sotto il sole; problemi per gli imbarchi portuali e aeroportuali. Motivo? L’ampiamente prevedibile aumento di sbarchi e imbarchi sui traghetti di fine luglio, unito ai cantieri aperti in via Cornigliano. La città è andata in tilt in una della giornate più calde dell’anno, causando problemi non solo a chi ha intrapreso un lungo spostamento, ma anche ai residenti costretti a trascorrere ore in coda. Dopo il crollo del ponte Morandi, mentre sono in corso lavori cospicui per ricostruirlo, è fondamentale che la città si doti di un piano di viabilità sostenibile in cui siano previsti momenti di transito maggiore da affrontare un’organizzazione appropriata e adeguata alle esigenze dei cittadini. E non si può non considerare il fatto che la viabilità subirà un ulteriore aggravio a seguito, prima o poi, del trasferimento dei detriti con l’utilizzo, stando alle ultime stime, di circa tremila camion solo a questo scopo. Per snellire il flusso basterebbe, ad esempio, aprire qualche varco di accesso al porto in più quando è necessario. Chiediamo una commissione consiliare straordinaria post crollo ponte Morandi alla Giunta Comunale e al commissario Bucci per affrontare l’argomento con serietà e rispondere in maniera adeguata alle necessità della città>.

Abbiamo saputo che per domani, sabato 27 luglio, è prevista l’anticipazione dell’apertura dei varchi di un’ora, alle 5, e vedremo se sarà sufficiente. Bisogna tenere conto, però, che di sabato aumenta, d’estate, il traffico privato sulle autostrade, ma cala fortemente quello “business”. Se anche bastasse domani, potrebbe non bastare nei giorni feriali. Il problema che paralizza la città non è irrisolvibile, non ha bisogno di soluzioni strutturali e forti investimenti. Semplicemente chi ne ha la responsabilità deve provvedere qualche unità di personale in più per aprire più varchi: non molte e solo per qualche ora. Non si tratta nemmeno di assumere qualcuno in pianta stabile visto che i lavoratori vengono forniti “a ora” da una cooperativa. Questo perché la città sappia che rischia di rimanere paralizzata per ore, come ieri, perché c’è chi scarica il problema sulla viabilità urbana per non spendere quelli che rispetto al giro d’affari generale dei traghetti sono pochi spiccioli. Non si tratta di fermare il porto, non si tratta di fermare i traghetti, ma di costringere con la pressione mediatica chi deve a non scaricare sulla città un problema enorme per risparmiare qualche euro.

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