Genova, le strade sono una tonnara. Maglia nera per gli incidenti mortali in Italia

Rapporto tra abitanti e deceduti: doppiamo abbondantemente Roma, seconda nella classifica. Tutti i dati degli incidenti e delle sanzioni. Le contromisure messe in atto dal comandante Giurato contro i comportamenti pericolosi. In 17 giorni il semaforo intelligente di corso Europa ha fotografato 355 infrazioni gravissime. Presto arriverà anche in corso Torino. In arrivo anche autovelox fissi in strada Guido Rossa e lungomare Canepa

Troppi morti, un fenomeno allarmante che non può che fare riflettere seriamente sulla necessità di aumentare, come sta facendo la polizia locale, i controlli di sicurezza sulla viabilità. E tra i genovesi che mugugnano sui social per il rilevatore semaforico automatico e per gli autovelox e qualche politico che interviene a sproposito criticando le sanzioni per raccattare facili consensi (gettando però alle ortiche l’incolumità della popolazione) a farsi prepotentemente avanti è l’innegabile verità dei numeri. L’area del Genovesato è un’anomalia nazionale

Fonte: Istat

Nel territorio metropolitano di Genova, nel 2018 (escludendo le 43 vittime del Ponte Morandi), sono stati 68 gli incidenti mortali (di cui 25 nella sola città capoluogo). Vuole dire 11,6 ogni 100 mila abitanti, più del doppio di Roma (5 ogni 10 mila abitanti). Il tanto vituperato traffico di Napoli, a parità di quello di Palermo, sono quelli in cui si registrano meno incidenti, meno feriti e meno vittime.

A Genova-città incidenti mortali in tutto il territorio. Molte le dueruote coivolte

Le vie dove, a Genova città, nel 2018, sono avvenuti gli incidenti mortali sono equamente suddivise tra levante, ponente, centro e vallate: via San Quirico, strada Aldo Moro, via Lagustena, via della Libertà, via Isonzo, via Allende, via dei Reggio, via Odessa, via Aurelia, via XII Ottobre, via San Marino, via Quinto, Corso Italia, via Polleri, via Adamoli, via Toti, via Isonzo, via Siffredi, via Anfossi, corso Torino, via Multedo di Pegli, via Don Giovanni Verità, via Fereggiano, via Carrea, via Milano.
Molti i sinistri che hanno coinvolto un ciclomotore o una moto: 11 su 25. Ben 10 i pedoni che sono deceduti lo scorso anno. In un paio di casi l’incidente è avvenuto per un malore del guidatore. Due i decessi a seguito di uno scontro tra un bus e un’altro mezzo: uno ha visto il decesso di un’anziana passeggera senza la responsabilità dell’autista Amt guidatore che aveva dovuto frenare per non colpire in pieno un veicolo che gli si era parato davanti all’improvviso.
Non tutte le persone sono morte sul colpo: nove sono quelle decedute in ospedale anche parecchio tempo dopo l’incidente. Cinque i morti per incidente su due ruote senza coinvolgimento di altri veicoli. Sono solo uno l’incidente “assolo” di un’auto. Di tutti i casi si è occupato il reparto specializzato dell’infortunistica stradale.

Perché Genova ha la poco invidiabile maglia nera nazionale degli incidenti?

Abbiamo fatto questa domanda a Gianluca Giurato, comandante della polizia locale.

<Una delle ragioni va certamente ricercata nell’orografia e nell’urbanizzazione selvaggia e scellerata degli anni ’50, ’60 e ’70 che ha creato una città con strade troppo piccole rispetto al traffico, molte delle quali in pendenza, che rendono complessa la viabilità – spiega il Comandante -. Questo ha indotto molti genovesi a muoversi su due ruote per la difficoltà di trovare posteggio. Ci contendiamo il primato europeo con Barcellona dove, per, le strade sono larghe, lineari e agevoli. Un incidente su 4 ruote può creare danni soprattutto in velocità perché con abs e airbag è difficile farsi molto male, mentre un incidente su due ruote è sempre molto pericoloso. Però, devo essere sincero, comportamenti irresponsabili come quelli che vedo a Genova non li ho visti da nessuna parte. Molte persone a bordo di scooter e moto che superano costantemente la doppia linea continua di mezzeria, in situazione di pericolo massimo. C’è poi chi sorpassa agli incroci e chi parla col telefonino tenendolo con una mano mentre con l’altra tiene il manubrio>.

Rilevatore semaforico di infrazioni in corso Europa: 355 infrazioni gravissime rilevate in 17 giorni

A raccontare con precisione la situazione sono ancora una volta i numeri, stavolta quelli delle sanzioni comminate attraverso del rilevatore semaforico di infrazioni stradali sistemato tra corso Europa, via Timavo e via Isonzo la cui attività è cominciata lo scorso 8 luglio. Fino a ieri, giovedì 25 luglio, quindi in 17 giorni di attività sono state 355 le infrazioni rilevate, tutte per infrazioni gravissime, che mettono in pericolo la vita di chi guida, dei pedoni e degli altri auto-motociclisti: 75 i superamenti della linea di arresto di giorno (dalle 7 alle 22), 51 di notte (dalle 22 alle 7). Ben i guidatori che hanno bruciato il rosso di giorno 175 e 54 di notte. Nessuna sanzione, ma solo il conteggio egli episodi, nel caso del superamento delle corsie di canalizzazione: ben 402.
Col passare dei giorni, nonostante il battage mediatico, le infrazioni non sono diminuite. L’apice il 18 luglio, con 48 sanzioni in 24 ore, ma non sono mai scese sotto le 27.

Intanto sono stati sistemati i rilevatori semaforici in corso Torino. Ancora non sono attivi, ma lo saranno presto.

Comportamenti pericolosi non perseguiti in passato in maniera efficace

<È incredibile che ci sia tanta gente che non rispetta il rosso mettendo a repentaglio la propria e l’altrui vita – commenta il comandante Giurato -. Che ci sia una cattiva educazione stradale è un dato di fatto. Siamo anche noi responsabili di questo: è un altro dato di fatto che certi comportamenti pericolosi non siano stati repressi in maniera efficace>. Che Giurato abbia ragione lo confermano i dati Istat sugli incidenti a Genova.
Anche sul fronte della velocità eccessiva e pericolosa non è stato fatto abbastanza, fondamentalmente perché mancavano gli strumenti: due anni fa autovelox e telelaser erano 4 o 5 in tutto il Comando. <Adesso ne abbiamo 18 – dice il Comandante>.

Velocità, quasi raddoppiate le sanzioni. Autovelox fissi in arrivo in strada Guido Rossa

Abbiamo posto al Comandante anche una domanda che diversi lettori hanno posto a noi: è vero che gli agenti si appostano dietro cassonetti o cespugli per non essere notati quando usano il telelaser o l’autovelox presidiato?
<Non si nascondono, rispettano la legge che prevede che non debbano essere di intralcio alla viabilità e non permette che agenti possano stare in mezzo alla strada, a rischio di investimento> spiega Giurato. Senza contare, aggiungiamo noi, tutti quelli che inchioderebbero alla vista del dispositivo, causando tamponamenti a catena. Purtroppo c’è troppa gente che, toccata nella tasca, polemizza sulle rilevazioni invece di rendersi conto che chi procede a velocità non consona crea un rischio per se stesso e per gli altri. È necessario ricordare ancora una volta il brutto record di Genova in tema di morti e feriti in incidenti stradali.
Il celeritas (“fratello” del tutor) ha quasi azzerato gli incidenti mortali in sopraelevata. <Metteremo autovelox fissi e non presidiati, attivi sempre sulla strada Guido Rossa e su lungomare Canepa quando i lavori saranno terminati – annuncia il Comandante -. Sono le uniche strade genovesi con le caratteristiche richieste dalla legge>. Sulle altre vie continueranno a funzionare, a rotazione, i telelaser e gli autovelox presidiati dal personale.
Le sanzioni per eccesso velocità dei primi 6 mesi del 2019 sono 1871 in più rispetto all’analogo periodo del 2018 arrivando a circa 3600 e sono, quindi, quasi raddoppiate. Sempre nel primo semestre 20119 sono 334 le sanzioni in più per guida senza casco o cintura e 29 in più quelle per guida usando il telefonino.

Il rischio alcol

Genova ha un’altra maglia nera, quella delle sanzioni e denunce a chi guida in stato di alterazione alcolica o da sostanze psicotrope. Gli esami vengono fatti puntualmente a tutti i coinvolti in incidente. Ecco i dati del 2018 relativi ad alcuni comuni italiani.


Verona: 140 per guido in stato di ebbrezza, 51 per guida in stato di alterazione da droghe
Venezia: 99 per guido in stato di ebbrezza, 13 per guida in stato di alterazione da droghe
Trieste: 81 per guido in stato di ebbrezza, 8 per guida in stato di alterazione da droghe
Napoli: 95 per guido in stato di ebbrezza, 97 per guida in stato di alterazione da droghe
Roma: 530 per guido in stato di ebbrezza, 209 per guida in stato di alterazione da droghe
Genova: 515 per guido in stato di ebbrezza, 51 per guida in stato di alterazione da droghe.

Come si vede, Genova, per quanto riguarda l’uso di alcol alla guida è di poco sotto a Roma, una città che ha circa 5 volte la popolazione della nostra.

La battaglia vinta del Veneto: le sanzioni a tappeto hanno salvato decine di vite

<Nel Veneto – commenta il comandante Giurato – avevano il problema delle cosiddette “stragi del sabato sera” determinate da abuso di alcol e sostanze stupefacenti. forze di polizia e polizia locale hanno fatto una campagna durata circa 3 anni. Il problema è stato quasi cancellato>. Le divise e la politica, in Veneto hanno fatto fronte comune, resistendo alle polemiche e agli attacchi per la campagna sanzionatoria e così facendo hanno abbattuto un fenomeno preoccupante e salvato, a conti fatti decine e decine di vite. Anche lì sono partite campagne distorsive della realtà, con le quali si tendeva a fare passare il messaggio che le multe fossero solo un sistema per fare cassa. Ma polizia locale e di Stato e carabinieri hanno tenuto duro, supportati dalla politica che, cosa che non sempre accade a Genova, non si sono fatti trascinare dalle polemiche e si sono presi la responsabilità di fare proseguire i controlli a tappeto. E adesso tutti godono i benefici di quell’impegnativo lavoro in termini di sicurezza.

“Resistere, resistere, resistere” alle polemiche per salvare la vita dei genovesi

È alla luce di questa vittoria veneta che l’imperativo è “resistere, resistere, resistere”. Resistere alle polemiche di chi vorrebbe che i comportamenti rischiosi non fossero perseguiti, comportamenti che, come abbiamo visto, fanno di Genova la città più pericolosa d’Italia su due o quattro ruote. Sarebbe bene che la politica, in maniera responsabile e bipartisan, facesse quadrato attorno alla filosofia della sicurezza del Comando, abbandonando posizioni di retroguardia che porterebbero solo ad aumentare la mortalità già così tragicamente alta.


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