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Turismo a Pasqua, prenotazioni più basse del 2018. Case vacanza “pugliatutto”

Preoccupazione tra gli albergatori che sperano nelle prenotazioni last minute, ma per Booking.com sarebbe già pieno il 96% delle camere. Promozione: a oltre metà aprile non ancora approvato il piano 2019

Ponti di Pasqua, gli albergatori aspettano le prenotazioni last minute. Laura Gazzolo, presidente degli albergatori di Confindustria, spiega: <Per ora siamo più bassi degli anni scorsi. Non prevedo nulla di straordinario>.
Qualcosa di più, sentendo gli albergatori cittadini, la categoria se lo aspettava decisamente, viste le premesse: Pasqua alta, in ponte col 25 Aprile. Con 3 giorni di ferie tra i due fine settimana si hanno 9 giorni di libertà dal lavoro. E i ponti primaverili sono ormai da molto tempo il periodo migliore della città per il turismo.

I dati delle vendite online

A dare un’occhiata sul sito di prenotazioni Booking.com, la situazione è decisamene meno nera, forse proprio a seguito delle prenotazioni più recenti. Un dato di fatto è che da sabato a pasquetta gli alberghi (96% di camere prenotate) sono meno pieni degli appartamenti (99% di prenotazioni). Stesse percentuali tra il 24 e il 25 aprile.

I danni dell’effetto mediatico “eterna emergenza”

Eppure la destinazione Genova, agli occhi degli albergatori, sembra un po’ meno attrattiva degli scorsi anni. Certo, qualche danno l'”effetto ponte” lo ha fatto all’immagine della città e il rincorrersi, a mesi di distanza, di continue notizie su smontaggio del Morandi, costruzione del nuovo viadotto e inchiesta non è un bel viatico per il settore.

Case vacanza “pigliatutto”: hanno cancellato 600 posti di lavoro nel turismo

Ma c’è un altro fattore che fa sentire agli hotel il “peso” di un momento che non giudicano favorevole : le case vacanza. Quelle censite sono 1.170 per l’equivalente di 2.500 camere alberghiere, 4 mila posti letto che si aggiungono a quelli alberghieri e che fanno concorrenza spietatissima ai due – tre stelle e ai quattro stelle che abbassano prezzi (e servizi) per pescare nel bacino della clientela dei tre stelle. Le case vacanze portano via alla città circa 600 posti di lavoro nel settore alberghiero. Questo calcolando solo quelle ufficiali (le 1.170 di cui parlavamo), ma pare che ci sia un “sommerso” corposo.

Gli alberghi che vivono meglio sono i 4 stelle reali e i cinque stelle, i cui clienti pretendono servizi che la casa vacanze non può dare.

In arrivo nuovi hotel low price

I tre stelle che non patiscono la crisi sono quelli a prezzo conveniente in strutture nuove e qualità standard, come il “No Logo” di viale Sauli e il B&B Hotel di piazza Acquaverde. Il format è ormai diffuso in tutta Europa e a Genova ne starebbero per aprire altri 2: uno in via Porta d’Archi (per mano di imprenditori genovesi) e uno vicino a Principe, della linea low cost della Mariott.

I dati

La tabella del report definitivo della provincia di Genova dell’osservatorio turistico regionale mette in luce che gli albergatori fanno benissimo a temere B&B e case vacanze.

La crescita percentuale delle “altre strutture” è impressionante. Certo, la base numerica è ben diversa, ma il settore è in grande crescita ed erode il business degli hotel. Gli unici segni meno, a fronte di una crescita a due cifre di quasi tutti gli altri mesi su quelli analoghi dell’anno precedente, si rilevano per le case solo ad ottobre e dicembre e la media annuale è di un + 10,80% a fronte della misera crescita di alberghi e residence: +0,68%.

Un altro dato evidente è che gli stranieri hanno ormai superato gli italiani negli arrivi e li tallonano nelle presenze.

Meno bene è andata nei primi 2 mesi del 2019, con una leggera perdita generale (0,69%) e un tonfo per quanto riguarda le case. Gennaio e febbraio, però, sono mesi poco indicativi, di consistenza limitata e molto soggetti alle condizioni meteo.

Su Genova, un buon successo ha la Iat mobile che ha raggiunto e dato informazioni a 5.600 persone nei circa tre mesi da quando è stata avviata.

I mercati concorrenti rialzano la testa

C’è un altro fattore che sfavorisce Genova e la Liguria: l’effetto terrorismo in molte destinazioni concorrenti (quelle del Nord Africa sono anche molto meno care) è quasi svanito, come quello delle catastrofi naturali in Italia (come il territorio in Marche e Umbria). Serve un forte impulso di marketing per il nostro territorio, in modo da evitare che venga dimenticato.

Piano di marketing 2019 non ancora approvato a fine aprile

Un capitolo a parte merita il piano marketing 2019 che, passata la metà di aprile, non è ancora stato approvato dalla giunta comunale nonostante l’accordo sull’utilizzo dell'(ampissima) parte della tassa di soggiorno (circa milioni e 800 mila euro in totale) sia stato raggiunto un mese e mezzo fa con gli albergatori che, come da delibera costitutiva, fanno da esattori e hanno diritto a orientare le spese. normalmente le strategie per il marketing (e le relative spese) si decidono molto prima mentre il Comune, a 4 mesi dall’inizio dell’anno, non ha ancora formalizzato nulla.

Fondi del marketing turistico usati per il marketing territoriale

Al di là del forte ritardo, diversi malumori nella categoria si registrano a proposito dell’impegno di spesa a favore del marketing territoriale e non turistico che ammonterebbe a ben 300 mila euro. Un esempio tra tutti? Qualche giorno fa l’assessore alla promozione economica della città Giancarlo Vinacci è partito con il dirigente della Cultura Cesare Torre, accompagnati dal presidente di Liguria International Franco Aprile, per cercare contatti per la silver economy. Verso dove? Varsavia, in Polonia. La gran parte della categoria degli albergatori vorrebbe che i fondi della tassa di scopo turistica venissero spesi solo per agganciare mercati turistici e credibili e non servissero a sovvenzionare tour istituzionali che, sic stantibus rebus, di turistico hanno pochino, tanto che non erano presenti né l’assessore al turismo Paola Bordilli né l’assessore al marketing Barbara Grosso. D’altro canto, a fronte della necessità (sarebbe meglio usare la parola “urgenza”) di rinforzare l’incomig dai mercati tradizionali della Liguria, Francia, Germania e Svizzera e di portare finalmente a Genova i mercati del nord (Finlandia, Svezia, Norvegia e Danimarca), che ha il valore aggiunto di essere fortemente destagionalizzato, l’idea di investire risorse per portare in Liguria il turismo scarso e povero della Polonia non sarebbe stata davvero un’idea geniale. E forse non lo è nemmeno per i progetti di sviluppo della silver economy, per ora più chiacchierata in summit e stati generali che realmente avviata. Solitamente, le destinazioni che captano anziani a cui garantire un posto migliore dove vivere la terza età, come il Portogallo e il sud della Spagna ad esempio, li vanno a cercare nei paesi più ricchi e dove gli abitanti hanno maggiore capacità di spesa. I cittadini polacchi hanno il 60% della capacità di spesa degli Italiani e sono tra i più poveri della Ue.

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