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Italia Nostra dice “no” al petrolchimico sotto la Lanterna

<Petrolchimico sotto la Lanterna come sotto la tour Eiffel: un folle obbrobrio che puo’ essere immaginato solo da insipienti della storia e della cultura! si realizzi invece il grande parco storico-monumentale che colleghi Lanterna ed ex centrale Enel raggiungendo il mare!> lo dicono a Italia Nostra Genova.

<Nella discussione a tratti scomposta e improvvisata che divampa in questi giorni sullo spostamento dei depositi petrolchimici delle aziende Carmagnani e Superba dalla loro storica e problematica collocazione a Multedo ha fatto capolino la balzana proposta di trasloco nell’area adiacente alla Lanterna, liberatasi dopo la recente chiusura della centrale Enel – dicono all’associazione – Qualcuno pensa quindi che un impianto industriale dovrebbe essere costruito a poche decine di metri dal complesso monumentale simbolo di Genova nel mondo, come lo è la Tour Eiffel per Parigi, la Statua della libertà per New York o il Tower Bridge per Londra! Il folle progetto, già reso pubblico si basa sulla considerazione che “l’area Enel è oggi l’unica contemporaneamente compatibile e libera”. Evidentemente il concetto di compatibilità degli estensori del progetto si limita esclusivamente alla verifica di congruenza degli spazi fisici e dei parametri ambientali, senza tenere in minimo conto la congruenza con la tutela del patrimonio storico costituito dalla Lanterna e dal contesto monumentale del quale fa parte!>.

Italia Nostra ritiene invece che la tutela del patrimonio storico, <in una Paese Civile che ama il proprio inestimabile passato, sia un requisito irrinunciabile, e che quindi occorra trovare una collocazione del depositi petrolchimici che garantisca contemporaneamente le indispensabili condizioni di sicurezza ambientale del Ponente genovese, di cui anche l’area della Lanterna fa parte, e le componenti essenziali del patrimonio storico della città – aggiungono all’associazione -. In generale, è essenziale che le infrastrutture portuali, esistenti e future, siano non solo correttamente dimensionate in termini di capacità operativa e di accessibilità sia marittima sia terrestre, ma anche compatibili con l’esigenza di dare un assetto volto all’effettiva tutela del patrimonio storico e paesaggistico dell’area della Lanterna nel suo complesso. Chiediamo quindi a gran voce di tutelare il complesso monumentale della Lanterna, evitando danni paesaggistici irreversibili a un’area di grande pregio che sarebbe irrimediabilmente sfigurata dall’installazione di impattanti depositi chimici>.

<E non solo! Il Parco della Lanterna potrebbe anche crescere – sostengono a Italia Nostra -. E’ infatti impellente, e il modo esiste, modificare l’attuale condizione in cui versa faro simbolo di Genova, che è il monumento più bistrattato della città, isolotto sperduto stretto tra infrastrutture portuali, svincoli autostradali, strade di scorrimento urbane e rampe di accesso al porto, e inoltre mal collegato al centro cittadino e mal indicato, al punto che i visitatori possono accedervi solo percorrendo una lunga ed esile passerella pedonale realizzata dalla Provincia di Genova negli anni ’90 del Novecento, quando venne faticosamente creato l’attuale “Parco della Lanterna” e il faro ebbe finalmente il suo primo doveroso riconoscimento monumentale. Nonostante l’isolamento e la scarsa accessibilità, la Lanterna si trova al centro di un’area che racchiude anche altri simboli del passato portuale e industriale genovese, come la sede della Compagnia Pietro Chiesa e la centrale elettrica alimentata a carbone dell’Enel, un manufatto degli anni Venti del Novecento di grande valore storico industriale per la cui salvaguardia e riconoscimento monumentale Italia Nostra si è battuta con successo. Proprio dalla chiusura della centrale Enel e dalla dismissione del suo carbonile si è venuta a creare un’opportunità irripetibile: la possibilità di ampliare in modo considerevole l’attuale ristretto ‘Parco della Lanterna’, allargandolo dagli attuale ridotto perimetro (che comprende le aree immediatamente limitrofe al faro) all’area dell’ex centrale Enel. Si creerebbero in tal modo le condizioni per garantire non solo la tutela, ma anche l’accessibilità e la fruibilità di tutto il complesso monumentale della Lanterna, che verrebbe connesso verso est con l’area ad altissima frequentazione turistica del Terminal traghetti, verso ovest con l’abitato di Sampierdarena, e verso sud direttamente col mare>.

<Se questa meravigliosa opportunità non verrà colta – concludono all’associazione -, invece, si avrà la certezza di condannare a un inevitabile e definitivo degrado non solo la Lanterna, ma anche tutto il complesso monumentale circostante, faticosamente abbozzato 25 anni fa e curato con abnegazione da un’associazione di giovani e appassionati volontari con cui Italia Nostra collabora da tempo, gli Amici della Lanterna, che si fa carico di gestire faro, museo, parco e passeggiata della Lanterna>

NOVECENTO ANNI DI STORIA

La Lanterna, faro tuttora funzionante al servizio delle navi in ingresso nel porto di Genova e gestito dalla Marina Militare, ha una storia ricchissima: sorge all’estremità del promontorio che fino a tutto l’Ottocento, prima del colossale sbancamento novecentesco che stravolse la fisionomia di Genova, chiudeva la baia di Genova verso ovest, e nella sua forma attuale risale al 1543, anche se fin dal 1128 in quel sito esisteva una torre di struttura simile, nata come torre di guardia.

Poiché il faro monumentale sorgeva sulla principale via di comunicazione fra Genova, Ponente e Francia, alla sua base venne costruita nel Seicento una porta di accesso alla città, inserita nelle possenti ‘Mura Nuove’ seicentesche che iniziavano il proprio percorso proprio dalla Lanterna e poi si inerpicavano sull’arco montuoso a corona del porto, cingendo la città in una abbraccio protettivo: è ancora visibile nel Parco della Lanterna la facciata monumentale di tale porta (non quella originale seicentesca, ma quella ricostruita dal governo sabaudo fra il 1828 ed il 1831 con il nome di Porta della Lanterna).

A partire dallo sbancamento del colle di San Benigno, avvenuto nel primo Novecento, la Lanterna è venuta a trovarsi sempre più isolata, in un contesto via via modificato da continui interventi di occupazione industriale delle aree circostanti, effettuati sotto la pressione della cronica carenza di spazi per le attività portuali. Tutto ciò ha prodotto un utilizzo estremo di tutti gli spazi disponibili, ovviamente a scapito della tutela delle strutture storiche monumentali e del contesto in cui erano inserite.

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