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Centro storico, sicurezza e vivibilità. In arrivo più agenti di polizia locale e progetti per abbattere il degrado

Il centro storico è un buco nero? No, è un luogo pieno di attività commerciali, dove le forze dell’ordine e la polizia locale (anche se con numeri ridotti dal sotto organico e l’impegno per il Ponte Morandi) effettuano decine di operazioni ogni giorno per recuperare vivibilità e reprimere lo spaccio. E dove i Civ dei Commercianti organizzano iniziative ed eventi, dove l’amministrazione sta portando avanti iniziative con i cittadini (come l’intervento pensato per Sottoripa che sta prendendo il via) per allontanare il degrado. I problemi ci sono, ma i carruggi non sono un luogo di mafia completamente sotto scacco della criminalità. Ne parla l’assessore alla sicurezza Stefano Garassino. Nell’intervista, spiega come sarà rinforzato il reparto di polizia locale che si occupa del territorio, l’avvio di un lavoro con la Sovrintendenza per il decoro di insegne e locali, ma parla anche di un tessuto economico ancora vivo e attrattivo che i genovesi non devono dimenticare.

 

Il centro storico non è il Bronx che qualcuno dipinge creando grave danno all’immagine della nostra città, nel tentativo maldestro di suscitare bisogno di sicurezza e soffiare sul fuoco dell’intolleranza, anche razzista. Nei giorni scorsi è uscito un articolo su un giornale web non genovese che dimostra una scarsa conoscenza del territorio, ispirato da chi, senza rivelare il suo nome (e già questo fa pensare male) ha raccontato a chi ha scritto (e che forse meglio avrebbe fatto a verificare, a non fidarsi di una sola fonte e a pretendere che ci mettesse la faccia) mezze verità mischiando vecchie storie di malavita, informazioni false (non c’è alcun negozio aperto a Caricamento senza licenza e quello di cui si parla non ha licenza commerciale semplicemente perché ha una licenza artigianale e non è vero che non è accatastato), dando il peso dell’organizzazione di stampo mafioso a semplici problemi di vivibilità. Di fatto, creando un’immagine della città vecchia profondamente falsa, dannosa per la promozione turistica di Genova, dannosa per le molte attività commerciali che vi lavorano, che elide volontariamente la grande attività delle forze dell’ordine e della polizia locale e di tutti gli uffici di controllo.

Insomma, da quell’articolo è uscito un quadro irreale che fa apparire la magistratura, polizia, carabinieri, guardia di finanza, uffici comunali, uffici regionali della Asl e statali dell’Ispettorato del Lavoro, polizia locale e la stessa Amministrazione conniventi e collusi. Insomma, un insulto per Genova e per tutti coloro che da anni si fanno in quattro per recuperare problemi di insicurezza, che esistono e vengono fronteggiati. Insomma, uno strumentale insulto a Genova e ai genovesi della città vecchia.

I problemi di vivibilità e spaccio non sono mafia

Problemi ce ne sono, eccome. Ma le organizzazioni mafiose del passato sono state sgominate (anni fa nella nostra città è stato portato a termine il più grande sequestro di immobili alla criminalità organizzata mai messo in atto al Nord Italia grazie alle indagini delle forze di polizia e della magistratura). Esiste il problema dello spaccio, messo in luce anche recentemente dal questore Sergio Bracco. Un fenomeno nazionale che emerge a Genova proprio grazie ai numeri degli arresti effettuati da polizia e carabinieri. È bene ricordare, come ha detto proprio il Questore, che a Genova aumentano sia gli arresti sia le denunce. Il fenomeno dell’abusivismo commerciale straniero delle griffe false è stato messo in scacco dalle forze dell’ordine. Sono stati chiusi tutti i laboratori clandestini a Pre’ e appena uno ha tentato di riaprire, grazie alle segnalazioni degli abitanti che finalmente collaborano, è stato immediatamente chiuso. Il fenomeno dell’abusivismo commerciale italiano (ricordiamolo, per quanto fastidioso, abusivo solo a metà perché i commercianti hanno la licenza itinerante e, semplicemente, si mettono a vendere senza avere un posto fisso), per anni, di fatto, tollerato, recentemente stato fatto segno di un fuoco di fila di sequestri e sanzioni da 5 mila euro l’una. E certi atteggiamenti di bullismo commerciale, da noi sempre denunciati quando erano incontrollati, riferiti e descritti come la punta dell’iceberg di un’organizzazione mafiosa (tanto da accreditare chi li mette in atto come mafiosi veri e potenti, cosa che non è e che rischia di mitizzarli, di fatto creando attorno a loro un’aurea di potere che invece non esiste) sono semplicemente problemi di vivibilità, nemmeno dei peggiori.
Non ha alcun riscontro nemmeno l’ipotesi (“venduta” per verità) di una mafia bengalese che starebbe avvinghiando con i suoi tentacoli la città. Esistono irregolarità commerciali da parte di alcuni cittadini bengalesi che gestiscono attività (per lo più bar e locali di artigianato alimentare) che vengono puntualmente perseguite. Molti i bar chiusi dalla Questura a seguito di sanzioni di polizia locale e forze dell’ordine per vendita di alcol a minori e i locali artigianali chiusi per somministrazione abusiva e vendita di alcol agli ubriachi.

Sottoripa

Sottoripa, dove i problemi (sempre di vivibilità) esistono, è oggetto di un fuoco di fila di controlli e sanzioni, con relative chiusure. Uno dei due chioschi gestiti dalla famiglia bengalese è stato chiuso per un lungo periodo e ha, attualmente, la saracinesca abbassata, l’altro è oggetto di richiesta di chiusura al Questore da parte dei carabinieri che hanno fatto una serie di sanzioni infinita.

I negozi etnici

Esiste un problema per la graduale sostituzione dei negozi tradizionali con negozi etnici? Certo, ma più che di ordine pubblico è di vivibilità ed estetica cittadina e affonda le radici nella crisi mondiale del commercio tradizionale. La grande distribuzione organizzata (e ora il commercio online) hanno messo le botteghe all’angolo. La diminuzione e l’invecchiamento della popolazione, che hanno causato la contrazione dei consumi, hanno fatto il resto. Chi apre al posto dei negozi di una volta? Soprattutto gli stranieri che si accontentano di margini risicati e, oltre ad avere poco rispetto per l’estetica (ma in centro storico ci sono anche orribili e mal tenute insegne di negozi italiani), abbassano l’attrattività commerciale delle strade perché vendono prodotti etnici che, quindi, interessano solo a una minima parte della popolazione e quasi mai ai turisti. Questo è un problema, sì, ma più causato dagli italiani (i proprietari che che non moderano gli affitti e gli imprenditori con scarsa propensione all’investimento) che dagli immigrati. La concentrazione di negozi etnici a Pre’ l’ha trasformata in una via trasparente allo shopping, ma rendiamoci conto che l’alternativa sarebbe una serie di saracinesche chiuse e forse, invece di mugugnare, bisognerebbe suggerire una soluzione credibile al buio completo.
C’è, comunque, una serie di provvedimenti, ordinanze comunali anti alcol, controlli interforze. Che hanno, tra l’altro, cancellato il mercatino abusivo di Sottoripa.

Gli sciacalli del centro storico

Bisogna chiedersi, a questo punto, chi vuole il male del centro storico e perché lo fa. Ci sono fenomeni di mitomania vera e propria (che per fortuna, dopo una serie di denunce riscontrare come palesemente false) piano piano vengono alla luce. Ci sono personaggi che sgomitano per tentare di ottenere consenso elettorale e poco importa se poi ci va di mezzo la città. Ci sono comitati cittadini composti da un pugno di persone, per nulla rappresentativi, che tentano di accreditarsi come portavoce dell’intera popolazione e sono sempre pronti a gridare “allo scandalo”. Ci sono tentativi di speculazione immobiliare che cavalcano la pancia dell’opinione pubblica. La verità è che i problemi esistono, sono stati e vengono affrontati, a volte meglio e a volte peggio. Però il centro storico di Genova non è luogo di mafia.
Tanto c’è da fare ancora sui fronti dello spaccio, della vivibilità, del recupero urbano.
Ma basta con chi usa la città vecchia e la mostra come invivibile e pericolosa per i propri e variegati interessi personali di varia natura a danno dei carruggi, dei suoi abitanti e della città.

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