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Comune e consulenze, curricola “segreti”. Il Pd denuncia e scrive al Prefetto: “Bisogna ripristinare legalità e trasparenza”

La capogruppo Cristina Lodi e il consigliere Alessandro Terrile continuano inutilmente a reclamare i documenti relativi al “cultural manager” Maurizio Gregorini e ad Andrea Remuzzi, fratello del consigliere comunale della Lega Luca. Entrambi vengono pagati con soldi pubblici dall’assessorato alla Cultura e al Marketing, ma Tursi non rende noto, come sarebbe obbligato a fare, i loro profili.
Nei giorni scorsi, Gianni Crivello, il capogruppo dell’omonima lista aveva denunciato in consiglio l’esautorazione di fatto dei Municipi e un consigliere di maggioranza, Ubaldo Santi (Fdi), prima del voto sulla privatizzazione delle farmacie comuali, aveva annunciato un esposto alla magistratura perché verificasse <l’ipotesi di concussione e violenza privata>

Consulenze dell’assessorato a Cultura e Marketing del Comune, Cristina Lodi e Alessandro Terrile, rispettivamente capogruppo e consigliere PD in consiglio comunale, hanno scritto alla prefetto Fiamma Spena per denunciare che l’amministrazione comunale non ha adempiuto al rispetto della legge che prevede <il rilascio di informazioni, atti e documenti e richiesti dai consiglieri comunali, che hanno diritto di accedere a tutte le informazioni necessarie a svolgere il proprio ruolo>. In particolare si tratta del curriculum vitae di Maurizio Gregorini, nominato consulente – “culturale manager”, ma che a un controllo superficiale (sul curriculum esposto sul suo sito Internet perché sul sito del Comune continua a non essere pubblicato come invece vorrebbero le norme sulla trasparenza degli enti pubblici) non risulta in possesso dei titoli e delle esperienza lavorativa necessaria per essere investito di tale ruolo. Per questo, il gruppo PD vuole verificare attraverso la fonte ufficiale, il curriculum ufficialmente presentato al Comune e che, invece, è irreperibile. Un altro caso è quello di Andrea Remuzzi. Nel caso specifico, la vicenda è ancora più delicata, perché è fratello del consigliere comunale della Lega, Luca. Anche lui ha ricevuto una consulenza. <A tal proposito – scrivono Lodi e Terrile – si ricorda che lo statuto del Comune di Genova, all’articolo 33 comma 1 recita: “essi (i consiglieri n. d. r.) Hanno diritto di ottenere senza ritardo, dagli uffici del Comune nonché dalle aziende, istituzioni o enti dipendenti e partecipati, tutte le notizie e le informazioni utili all’espletamento del proprio mandato. Essi hanno diritto di ottenere, altresì, copia degli atti e documenti anche preparatori e di conoscere ogni altra tutti rizzato ai fini dell’attività amministrativa>.
<Ci pare che la mancata risposta, di fatto, ostacoli il normale normale svolgimento di controllo politico ed amministrativo sugli atti dell’organo esecutivo affidato per legge ai consiglieri comunali e pertanto ci rivolgiamo alla Signoria Vostra al fine di valutare le violazioni normative regolamentari rappresentate ed intervenire sull’amministrazione del Comune di Genova perché la legalità e la trasparenza siano ripristinate e si consente ai consiglieri comunali di adempiere al loro ruolo istituzionale>.
Non è la prima volta che l’amministrazione abbia difficoltà a rendere pubblici documenti che dovrebbero esserlo secondo la norma. Successe anche per la delibera di giunta che riguarda villa Croce, a lungo assente dai documenti scaricabili sul sito e che per la legge sulla trasparenza dovrebbero esserci.
Gianni Crivello, capogruppo dell’omonima lista, un paio di settimane fa ha denunciato in consiglio comunale quella che ha definito la volontà del Sindaco di ridurre l’autonomia ai Municipi, prima avocando a sé la scelta ultima sui patrocini alle manifestazioni, quindi, recentemente, pretendendo di autorizzare o non autorizzare le spese per le manutenzioni nei quartieri.
Ma l’attacco più profondo è arrivato la settimana scorsa in consiglio Comunale da un consigliere di maggioranza, Ubaldo Santi, che siede sui banchi di Fratelli d’Italia che, sulla partita della vendita delle farmacie comunali ha detto: <È bene che il Consiglio sappia che a seguito di documentate pressioni ed altre azioni atte a dissuadere ed isolare coloro che esprimessero un costruttivo dissenso, per riportare tutto all’ordine, io ed altri abbiamo preparato un esposto alla magistratura per verificare l’ipotesi di concussione e violenza privata che non spetterà a noi accertare, ma segnalare come obbligo per difendere il sacrosanto diritto costituzionale alla non negoziabile e inalienabile libertà di opinione>. Il consigliere Fdi aveva aggiunto: <Non mi stancherò mai di affermare il primato del consiglio comunale quale organo non subalterno che ha il dovere di esprimersi reclamando la libertà di opinione e di coscienza quando ciò sia necessario. Il mio intervento, pertanto, è un forte il richiamo alla difesa dei principi di civiltà politica e dove l’autorevolezza e la linea di demarcazione tra una leadership vera e una che confonde decisionismo con il primitivo ed anacronistico autoritarismo>.
Insomma, consiglio (non solo la minoranza) e Municipi sarebbero visti come inutili complicazioni e come tali depotenziati al massimo. Fino, secondo Lodi e Terrile (ma anche secondo Santi) a limitare la possibilità di esercitare il diritto di controllo e il loro ruolo democratico.

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