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Meno soldi per i cantuné, sciopero Diccap Sulpl il 22 dicembre, giorno di shopping, eventi e partita

Nel pre accordo firmato da Cgil e Cisl gli agenti di polizia locale vanno addirittura a perderci e non hanno ottenuto le stesse regole degli altri comunali per il buono pasto. Si profila l’astensione dal lavoro proclamata dal sindacato maggioritario nel corpo, il Diccap Sulpl, ma per come stanno andando le cose è certo che aderiranno anche i non sindacalizzati e la maggior parte di quelli iscritti agli altri sindacati. Sarà il sabato dello shopping prenatalizio, delle manifestazioni, della partita Genoa-Atalanta allo stadio. Ma a rischio per l’astensione volontaria di quasi tutti gli agenti dallo straordinario (che è una scelta personale del lavoratore garantita come tale dalla legge italiana) ci sono state e ci saranno tutte le domeniche, le giornate festive e la notte di Capodanno

La trattativa è globale: da una parte 4.800 dipendenti comunali, dall’altra meno di 850 agenti di polizia locale più quelli degli uffici del Mattitone, un migliaio in tutto. L’Amministrazione ha trovato un pre accordo sul contratto decentrato con Cgil e Cisl, non con Csa, non (ancora) con Uil che vuole prima passare da un referendum tra i lavoratori. Tursi vorrebbe aumentare gli stipendi secondo merito (11 milioni destinati a questa partita a cui l’intesa affida il 60% delle progressioni orizzontali), i lavoratori chiedevano quella anzianità di servizio. Lunedì, martedì e mercoledì della prossima settimana ci sarà il referendum tra i lavoratori sull’intesa con un risultato tutt’altro che scontato. Un discorso a parte è quello della polizia locale, dove il Diccap Sulpl potrebbe proclamare uno sciopero per il 22 dicembre, il sabato dello shopping natalizio in cui si giocherà al Ferraris Genoa-Atalanta. Insomma, potrebbero non esserci per nulla agenti di polizia locale. Né la partita né i presidi alla Strada della Superba, in via 30 Giugno e in corso Perone. Il Diccap Sulp è sindacato maggioritario nella polizia locale e, alla luce dell’aria che tira, potrebbero aderire compatti anche gli agenti non sindacalizzati e quelli iscritti ad altri sindacati che non vedono per nulla bene l’accordo di Cgil e Cisl che li sacrifica per non sacrificare gli altri, molto più numerosi, lavoratori. Le soluzioni trovate da Tursi, in sostanza, secondo il Diccap, penalizzano i lavoratori della polizia locale. Che già, al di là delle indicazioni dei sindacati (che hanno sospeso l’agitazione alla trattativa) fanno valere in massa il diritto personale stabilito dalla legge di non aderire allo straordinario. Non c’è nulla che possa fare il Comune per alienarlo e costringere, quindi, il lavoratore che, singolarmente, decida di non prestasi per ore di lavoro non previste dal contratto. In sostanza, si rischia forte per il 22 (già in occasione del derby, Marassi, senza un numero congruo di agenti, è stata di fatto presa di ostaggio da auto e scooter), ma anche per la notte di Capodanno perché non si è raggiunto l’accordo “a forfait” da tempo siglato tra le amministrazioni di altre città metropolitane e i sindacati.
Vediamo come, secondo l’intesa siglata da Cgil e Cisl (ma perché entri in vigore basta che la firmi un solo sindacato) funzioneranno le progressioni orizzontali, cioè gli aumenti di stipendio.
Le progressioni riguardanti le categorie a B e C si baseranno sulla valutazione media dell’ultimo triennio così calcolata: 50% per il raggiungimento degli obiettivi, 50% per i comportamenti organizzativi. Questi due queste due voci peseranno per il 60% mentre l’esperienza solo per 40. Per la categoria D, quella più alta, la valutazione peserà ancora di più: l’80%, mentre l’esperienza solo il 20. Il raggiungimento degli obiettivi anche in questo caso inciderà per il 50% così come i comportamenti organizzativi. Per l’anno 2018 le progressioni orizzontali saranno attribuite considerando esclusivamente alla valutazione e non l’esperienza maturata“ si legge nella documento. Per quanto riguarda le categorie A le progressioni orizzontali previste con decorrenza 1º gennaio 2018 saranno per il 90% degli aventi diritto, per il 44% per la categoria B, per il 30% nella categoria C, per il 18% nella categoria D, ma se si supererà lo stanziamento previsto le percentuali verranno riproporzionato e per non superare la quota destinata. A parità di punteggio verrà data la precedenza al dipendente con la posizione economica più bassa e successivamente, in caso di ulteriore parità verrà data la precedenza il dipendente con maggiore anzianità di servizio nella posizione economica e in un caso di ulteriore parità al più anziano di età.
Il meccanismo non piace alla maggior parte dei lavoratori di tutto il Comune, che saranno messi al referendum di fronte a un bivio: progressioni “per merito” o nessuna progressione. E se il metodo tutto sommato giusto dell’amministrazione di premiare chi fa di più e meglio ha una sua ragione, per quanto riguarda la polizia locale viene sballato da una premessa: le valutazioni, le cosiddette “pagelline”, non sono omogenee perché l’Amministrazione, all’inizio dei 3 anni, non ha dato un obiettivo da raggiungere, che è stato determinato autonomamente dai capi di distretti e reparti. Ed è giocoforza, per peculiarità del territorio e dei diversi compiti dei reparti, non omogeneo e influenzato dalle diverse aspettative dei “capi”. Un esempio: solo negli ultimi due anni agli agenti che lavorano abitualmente nel centro storico, occupandosi della vivibilità e a rischio ogni giorno di avere a che fare con ubriachi e violenti, ma con poche occasioni di “produrre” sanzioni stradali visto che la maggior parte del territorio è pedonalizzata, è stata garantita una “ripesatura” della valutazione basata sulle questioni di viabilità e quindi anche sulle multe date per correggere comportamenti che la compromettono.
Ci doveva essere un’omogeneizzazione generale, per quanto solo parziale, ma questo non è mai avvenuto. Rischia, così, di prendere la progressione chi ha fatto di meno (non per colpa sua, ma perché chiamato a fare di meno per caratteristiche del territorio) e chi ha il titolare di posizione organizzativa di manica più larga. Non esiste un criterio oggettivo. Verrebbe così a cadere il presupposto meritocratico. Inoltre, dice Claudio Musicò, segretario Diccap Sulpl, non si possono cambiare in corsa (sulle valutazioni degli ultimi 3 anni) le regole.
Il punto che meno di tutti piace alla polizia locale è l’articolo 7 dell’intesa, l’indennità di servizio esterno, che non solo resta a 4 euro giornalieri, molto al di sotto di quella di tutta la polizia locale delle città metropolitane, ma rischia di assorbire, annullandole, le cifre corrisposte per altre indennità, come quelle relative alla custodia dell’arma, visto che l’amministrazione comunale genovese non ha mai realizzato le armerie, punti sicuri in cui depositare la pistola a fine turno in ogni distretto o reparto. I lavoratori speravano di arrivare a guadagnare quanto i colleghi delle altre città metropolitane che negli ultimi 10 anni hanno adeguato gli stipendi al carico di lavoro. Invece guadagneranno ancora di meno. Inoltre, le contrattazioni non hanno portato a equiparare i lavoratori della polizia locale a tutti gli altri lavoratori comunali che prendono il buono pasto dopo 7 ore di lavoro, al termine del turno con pausa pranzo. <Gli agenti – dice Musicò – prendono il buono solo dopo 10,30 dall’inizio del turno>. In condizioni come queste, sperare che, al di là degli accordi siglati da sindacati che devono tutelare la globalità dei dipendenti, gli uomini della polizia locale incassino senza colpo ferire un peggioramento della retribuzione è una pia illusione. Il tam tam sta girando per distretti e reparti. Gli agenti, che da questa Amministrazione che pensavano più vicina hanno ottenuto per ora solo un danno economico in prospettiva della firma dell’integrativo nonostante l’impegno offerto per i servizi conseguenti il crollo del Ponte Morandi. <Che all’assessorato al Personale non comprendano proprio quale sia il nostro lavoro – ironizza Musicò – lo si capisce dal bando un posto da dirigente aperto anche all’esterno ritenendo che non vi siano risorse umane interne capaci di svolgere tale incarico. Il bando recita che i candidati devono 
 “avere conseguito particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica nell’ambito della polizia e della sicurezza pubblica, desumibile dalla formazione universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio in posizioni funzionali previste per l’accesso alla dirigenza nell’ambito del corpo polizia municipale o di altre forze dell’ordine>. Cioè, l’assessore Arianna Viscogliosi o chi per lei ha scritto il bando, non sa nemmeno che la polizia locale non è “forza dell’ordine”, perché negli anni hanno addossato sì ai cantuné molti dei compiti delle altre divise, ma senza equiparare stipendio e tutele, anche a seguito di incidenti anche gravi per cause di lavoro.
Va anche detto che, concluso il concorso, le assunzioni del personale non sono state ancora formalizzate né è cominciato il percorso di formazione e, quindi, i tempi si allungano, mentre dal 16 dicembre andranno via 80 alpini che presidiano la zona rossa e, in mancanza di una sostituzione con qualsiasi arma dell’esercito, la polizia locale peggiorerà le condizioni di sotto organico, dovute, certo, al blocco del turnover e alle mancate assunzioni delle passate amministrazioni, ma oggi diventate abissali: se prima mancavano di fatto 200 uomini, oggi, dopo il crollo del ponte e senza gli alpini e i corpi di polizia locale di altre città (che sono stati pagati per il lavoro fatto), ce ne vorrebbero 400 in più per fare tutto il lavoro necessario. Per coprire le esigenze, Tursi fa ricorso a una quantità di straordinario industriale, che gli agenti hanno sostenuto per spirito di servizio per due mesi senza fiatare, ma poi, diventando l’ordinarietà e senza prospettive di cambiamento e a fronte del peggioramento delle condizioni economiche, non intendono più sostenere. Inoltre, c’è da dire che il Governo si è ben guardato dal coprire i costi dello straordinario dopo la prima settimana dal crollo. Così i soldi verranno presi dal fondo per la produttività di tutti i dipendenti del Comune. <Forse Tursi li avrà rimborsati in un secondo tempo – conclude Musicò -, ma se li terrà, non verranno ridistribuiti nel fondo>.
A fronte di tutto questo, lo sciopero del 22 è quasi certo a meno che l’Amministrazione non venga illuminata sulla via di Damasco prima della firma del Decentrato. I problemi la domenica (in passato coperta solo grazie agli straordinari) ci sono già. Tursi ha ventilato la minaccia di rifare i turni su 7 giorni, ma siccome la coperta è cortissima gli uomini mancheranno nei turni infrasettimanali. Impossibile da attuare sotto il profilo legale la minaccia di imporre la reperibilità nel turno di riposo. Il Comune, che in passato spesso ha gestito i servizi solo grazie alla buona volontà dei lavoratori, rischia di trovarsi un corpo di uomini che non fa nulla di più dello strettamente dovuto. E con lo “strettamente dovuto”, a fronte dell’aumento della mole di lavoro, della carenza di personale e dell’innalzamento dell’età media del corpo ormai giunto a 54 anni per gli agenti e 59 per i commissari, non si coprono le esigenze della città.

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