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Caldo Natal

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Ormai ci siamo in mezzo, invischiati come insetti nella carta moschicida. Clima caldo, perché non ci sono più le mezze stagioni. Ma manco quelle intere – a quanto pare – come se si trattasse di un Natale ai tropici, almeno qui in Liguria. La mia amica collega mi ha trascinato persino in un gruppo chiuso “Natale grinch” a tema, sul quale, sempre la mia amica è intervenuta per mettere un limite al turpiloquio.
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Ecchecca… – si chiederebbe accaldato è alterato il mio amico Giobbe Covatta – nemmeno l’imminente nascita del bambinello divino suggerisce a certi trogloditi di mettersi una mano sulla coscienza e di tapparsi la bocca con l’altra? Boh? Perché, come se non bastasse l’attuale tepore, appena scavallato il referendum con cataclismi annessi e nascita di un altro governo, quello di Paolo Gentiloni il freddo, l’ambiente tutt’intorno e social continua ad esser surriscaldato. “È tutto uno slogan. Fa male come una cistite cronica”, annotava diligentemente e con sapiente similitudine soltanto ieri Rossana Bocci sulla sua pagina social. Insomma, fra qualche giorno è Natale ma, a giudicare dai commenti in rete, proprio non sembrerebbe. La gente alterna alberelli e presepi, luminarie e pacchetti a post arrabbiati sull’esito interlocutorio di questo referendum. Perché Renzi se ne è andato a casa a rimboccare le coperte ai propri figlioli, l’Agnese ha risposto il golf di Scervino nel cassetto, l’aereo del premier è fermo nell’hangar in attesa di raccattare il “Freddo” e nobile maceratese Paolo Gentiloni Silvery per la prossima visita di stato, l’elenco dei nuovi – vecchi ministri sta per essere sciolto e un dì vedremo anche il voto delle camere per la fiducia, in modo che qualcuno possa ancora equivocare a piacimento sulla bufala del quarto governo non eletto dal popolo, come se le camere fossero espressione di chissà che’. Come se gran parte di quelli che ne hanno votato il mantenimento, la costituzione del popolo sovrano, alla fine, dimostrassero di conoscerla  pochino.
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Il collega Fabio Palli si limita ad osservare “Renzi bis, via con Gentiloni” e  a rilevare la presunta continuita’. L’altro collega Giovanni Giaccone va oltre osservando che, gattopardescamente, prima o terza repubblica tutto è cambiato perché nulla cambi. Anzi che era meglio quando sembrava essere peggio ” Ritrovarsi un sabato pomeriggio a rimpiangere la Dc”. Eppero’, come dicevo poco sopra, il Natale è alle porte. E il clima caramelloso e melenso come le paludi della Florida, in cui si crogiolano i coccodrilli, a me un po’ m’ha preso. Non sono gli ultimi dieci giorni che ci separano dal Natale quelli dei buoni propositi, delle letterine in cui i bambini fanno promesse che il più delle volte non manterranno, cercando di rabbonire i genitori per ottenere gli agognati regali? Tutti più buoni, insomma. Perciò devo confidarvi che dal primo momento in cui ho sentito parlare di crisi e di elezioni anticipate anche io ho avuto i miei rosicamenti umanitari. Ho pensato, forse l’unico, a parte i diretti interessati, agli sconvolgimenti che una simile eventualità avrebbe portato nella vita di tutti i giorni di alcuni personaggi di cui ho recentemente parlato con minore bonarietà – per la verità – le scorse settimane. Ho pensato, per esempio, a tutti gli assistenti parlamentari che se ne sarebbero andati a casa, ritrovandosi, proprio in questi giorni di festa a rimuginare sul triste futuro ormai alle porte. Ho pensato alle scarse tutele sindacali dei suddetti che, recentemente, hanno anche cercato di dar vita ad una associazione di categoria e di veder predisposte con una legge le tutele elementari per simili svantaggiati lavoratori.
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Avevo parlato di due anfitrioni genovesi della categoria: Simone Mazzucca e Alberto Pandolfo. Rispettivamente Capogabinetto e assistente del ministro genovese  Roberta Pinotti che nel defunto governo Renzi deteneva saldamente in mano, con elemetto in testa e passo marziale, il dicastero della difesa. Gente da 89 mila e da 56 mila euro lordi all’anno si potrà obbiettare, dunque privilegiati al servizio di privilegiati. E pur questo è vero. Poi però dai commenti sotto al post velenosetto del professor Francesco Gastaldi, ho appreso che quel lavoro non ha orari e costringe ad un dispendio di energie notevoli, con le incognite sul futuro che nemmeno un portatore sano di vaucher. Perciò, inconfessabilmente ho pensato a loro, a quanto sarebbero stati tristi i loro giorni a venire, ove non fossero stati così fortunati da trovare in virtù di conoscenze, per carità professionali, una sistemazione per i lungo periodo. Perché questi soggetti, poverini loro, nemmeno la cassintegrazione possono invocare. E insieme a loro mi sono venuti in mente quei poveri parlamentari, ragazzi giovani e alla prima esperienza, una miriade, per dirla tutta, che con le elezioni anticipate si sarebbero ritrovati con un buco contributivo. Altro tema affrontato marginalmente in un mio precedente articolo in cui spiegavo dei circa 600, fra deputati e senatori, che in caso di voto anticipato rischiano di perdere non solo la poltrona ma anche i contributi versati come parlamentari.L’assegno della pensione scatta per loro solo se rimangono in carica almeno 4 anni, 6 mesi e 1 giorno, una soglia fissata dal regolamento in vigore il 1° gennaio del 2012. I peones che rischiano di buttare il tesoretto contributivo appartengono a tutte le forze politiche, ma sono soprattutto grillini, ex M5s, appartenenti al Gruppo Misto e 209 del Pd. I versamenti dei parlamentari sono trattati come gestione separata e non si possono né ricongiungere ad altri profili previdenziali né riscattare, per cui se non si maturano i requisiti stabiliti dal governo Monti andranno irrimediabilmente perduti. Il diritto a ricevere il trattamento pensionistico ormai si matura solo al conseguimento di un duplice requisito, e anagrafico e contributivo. In definitiva il parlamentare ha diritto al vitalizio solo dopo avere svolto il mandato parlamentare per almeno 4 anni e mezzo e una volta compiuti 65 anni di età. Per ogni anno di mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo di 60 anni. Sono in pericolo le posizioni dei parlamentari alla prima esperienza, in particolare 417 deputati sui 630 totali alla Camera e191 su 315 al Senato; in totale, 608 su 945. Insomma il buco contributivo inquieta. Mentre qualcuno fa notare che anche in caso raggiungessero a settembre l’agognato diritto alla pensione sempre di disparita si tratterebbe, ove la procedura sia messa a confronto con i comuni mortali. Matteo Ricchetti “Non esiste nessun altro mestiere in Italia per cui sia previsto che senza un periodo minimo di 5 anni i tuoi contributi vengano buttati nel cestino. Se un giornalista fa 3 anni a Repubblica e poi passa al Corriere mica gli cancellano gli anni versati! In Parlamento grazie alle logiche perverse di chi in passato si è preoccupato di tenersi stretti privilegi e rendite più che farsi prossimo ai cittadini non funziona cosi. Ma ovviamente non troveremo nessuno in questo Paese disposto a raccontare che ai politici di questo tempo è riservato un trattamento che non trova uguali in nessun altro impegno o professione”.
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Insomma, sulla questione della crisi e delle elezioni anticipate pesa anche questo fattore che, conoscendo l’attaccamento ai privilegi dei nostri uomini politici et viciniori, non giudicherei di secondaria importanza. Anche se, in questo caso, l’attaccamento ai valori della repubblica proprio non c’entra. Ma non si può mai dire.

Con tutti questi funesti pensieri che mi frullavano per la testa mi avvicinavo alla mezzanotte del 24 e alla nascita del redentore, quando ho capito che l’atmosfera del santo Natale aveva portato consiglio ai nostri solerti politici, intemerati specie quando si tratta di questioni personali. E quanti sostenitori dell’indomito marchese del Grillo (con il quale il Beppe nulla ha a che vedere) ho ritrovato fra gli scranni di Montecitorio e palazzo Madama. Si vabbè perché ci sono le dichiarazioni social, quelle sulle quali si misurano le capacità sintattiche del Dibba, o le conoscenze geografiche del di Maio, ma quelle mica sono dichiarazioni voto. Perciò “Renzi bis” o “Gentiloni Silvery primo” e quasi tutti salvi, con la fiducia che verrà’. Come se si trattasse di tanti soldati Ryan. In primis i due collaboratori della Pinotti che a quanto pare resterà, con tanto di elmetto in testa, al dicastero della difesa. E sulla loro scia salvi anche i collaboratori del ministro guardasigilli Andrea Orlando, spezzino dei giovani Turchi, una delle undici correnti in cui sono suddivisi i rancorosi e rosiconi rappresentanti del Pd. Confermato, l’Orlando, per qualche ora furioso, quando pareva volersi alleare con il collega Dario Franceschini per usurpare la poltrona del fu Renzi affidata, in seguito a Gentiloni Silvery detto il freddo. In procinto si dice, sempre l’Orlando, di sfidare a singolar tenzone, il Renzi per la segretaria del Pd. Questioni marginali, comunque, perché Gentiloni Silvery salverà tutti, o quasi. Pronte a salutare ci sarebbero soltanto la bella Maria Elena Boschi, la Giannini e la Madia. Grazia, Graziella e …. quote rosa in ambasce, insomma. Ma Gentiloni ha un passato da duro con Capanna i Katanga e con il Movimento Studentesco, poi Mls, gruppuscolo extraparlamentare in odore di stalinismo. Qualcuno in tema di continuità o discontinuità obietterà che in gioco c’è la legge elettorale per la quale occorrerà il voto del parlamento, o che l’agenda istituzionale prevede l’impegno del presidente del consiglio al parlamento europeo. E spiegherà ancora che il Gentiloni Silvery è un governo a termine, come fosse, – nonostante il periodo – un governo balneare. Io credo, al contrario che, alla fine si arriverà alla data prevista per la legittimazione dei contributi di deputati e senatori remigini. Insomma il governo tornerà nuovamente a rischio a 4 anni e 6 mesi dal giorno dell’insediamento. Cioè a settembre del 2017. Allora liberi tutti, perché 417 deputati e 191 senatori, per un totale di 608 parlamentari su 945, avranno raggiunto in quella data l’agognato periodo di contribuzione. Ecco. Come ben si può constatare…. puro spirito di servizio. E a poco credo che porterà l’arrabbiatura social di Anna Pettene, moglie di Edoardo Garrone e probabile candidato sindaco del centrodestra.
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“Una frase celebre, tratta dal libro Il danno, che in questo momento mi pare calzante…

Le persone danneggiate sono le più pericolose perché sanno di poter sopravvivere…Intesi??? Stiamo molto all’occhio!”, mentre poi demolisce l’umanità pelosa del Renzi  “Ho letto la letterina ossimorica di addio / arrivederci a presto di MR.Leggetela anche voi. Si trova sulla sua pagina FB. Non mi sono commossa quando scrive di rimboccare nottetempo le coperte ai figli che dormono. Non mi sono divertita quando preannuncia di dover lottare per l’utilizzo della taverna di casa. Cosa vuole regalarci il lato umano del divino? Vuole smorzare l’effetto antipatia accumulato in questi anni di proclami, annunci e mancette? Ho provato, in realtà, lo stesso disagio di quando, rivolgendosi a persone mai viste è solito apostrofarle con euforia incontenibile “ragazziii!”. Una letterina finta,finta,finta che più finta non si può immaginare…
L’ultimo masterpiece, probabilmente, di Jim Messina. L’ultima operazione di marketing non riuscito del guru americano che vorrebbe trasmettere certe sensazioni rassicuranti, casalinghe ma che sortisce un effetto esattamente opposto.
Questo è il mio parere; negli anni ho preso le distanze da quelle persone che erano “innaturali” che ti avvolgevano sempre e comunque in una coltre di lusinga, sorrisi, moine. Questa sensazione l’ho sempre definita “cappotto di bava”, gentilezza ad oltranza anche quando si trovano davanti una porta chiusa, spesso inequivocabilmente sbattuta in faccia. Quelle tipiche persone che non mollano la presa anche a costo di incassare sberle e calci. Magari alla fine ce la fanno ad entrare, cogliendo nell’interlocultore un momento di debolezza, fragilità, stanchezza.
Uguale a dirsi per l’ex Premier che con il sorriso sulla bocca ancora riesce a lusingare gli italiani e l’Italia; i primi gli hanno dato il benservito ma a lui non importa , la seconda non l’ha guadagnata democraticamente ne’ l’ha meritata sul campo. Ma chi se ne frega dei risultati ottenuti! Ma chi se ne frega del voto! Ma, alla fine poi, chi se ne frega degli Italiani, becera e volgare accozzaglia! Però non può fare a meno di esclamare W l’Italia…! Come un cantante in concerto…I love Italy!Italia ti amooo! See you soon. Forse questa è farina del sacco di Jim. Prendere tutti poco sul serio e anche molto per il didietro.

Quanta rabbia contro la casta. Ma è Natale e non è politicamente corretto. Poi scopri che Alice Salvatore, candidata alla presidenza della Regione dei pentastellati  e attuale consigliere regionale, nel 2014 aveva un reddito che superava appena i 2600 euro, o che Roberto Cassinelli, avvocato genovese che due giorni fa ha compiuto i 60 anni, primo dei non eletti in senato nella circoscrizione ligure, attende da almeno un anno di subentrare ad Augusto  Minzolini. L’ex direttore del Tg1 e senatore, decaduto dopo la condanna per la legge Severino, gli dovrebbe infatti lasciare il posto al Senato. Ma i senatori non discutono mai del problema Cassinelli. E Minzolini rimane in Senato. E pensi che anche lui, Minzolini e loro, i suoi colleghi, a Natale si dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza. Eppure niente, stravince lo spirito di servizio, a cui facevo cenno poco fa. Spirito di servizio per cui a Natale, il sindaco marchese Marco Doria si risveglia dall’abituale letargo – lo dicevo che fa troppo caldo- redige la letterina di buoni propositi indirizzata agli elettori. Che poi magari proprio fessi non sono. Eppero, dietro l’angolo ci sarebbe pure il carbone della Befana. Ma c’è’ qualcosa che in tutto questo effervescente panorama ancora mi fa ancora sperare. Massimiliano Morettini, post domenicale con tanto di immagine “Poi nasce una camelia in giardino a dicembre e molte amarezze passano in secondo piano”
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Ah, dimenticavo, Morettini, insieme ad Alberto Pandolfo, – che il suo regalo di Natale in fondo lo ha già avuto –  e a Vito Vattuone, è da qualche tempo in corsa per la segreteria regionale del Pd con uno sponsor eccellente, l’ex presidente della Regione Claudio Burlando, già ex vicesindaco parlamentare e ministro. Che augurare loro! …Se son camelie fioriranno. È pur sempre Natale.

Il Max Turbatore
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