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L’irresistibile leggerezza della “Dodicesima notte” al Teatro Duse. La recensione

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Di Diego Curcio

Ci sono molte buone idee, tanta (salutare) leggerezza e alcune prove d’attore eccellenti ne “La dodicesima notte” di Shakespeare, che ha debuttato martedì al Teatro Duse con la regia di Marco Sciaccaluga. Una commedia divertente e scanzonata, come vuole la tradizione, che mescola sentimenti, cuori infranti, scherzi crudeli, equivoci e canzoni. Anzi la musica, in questa versione dello spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Genova, gioca un ruolo fondamentale: descrive stati d’animo e personaggi e dona il giusto ritmo alle scene. A scandire l’inizio e la fine (a volte brusca) dei brani sono delle grosse cuffie che ogni tanto gli interpreti indossano, un’idea interessante che Sciaccaluga aveva già utilizzato – seppur in piccola parte – qualche anno fa in “Misura per misura” e che oggi torna a caratterizzare il nuovo spettacolo dello Stabile. L’unica pecca forse è la scelta dei brani stessi, come dimostra lo scontatissimo “The passenger” di Iggy Pop: pezzo che in questi anni scellerati è stato talmente tanto trasmesso in tv, radio e persino – sacrilegio! – in discoteca da aver perso quella carica punk che aveva all’inizio. Sottigliezze a parte, però, “La dodicesima notte” è uno spettacolo godibilissimo, con tanti giovani attori provenienti dall’ottima scuola dello Stabile e altri interpreti più “scafati” in grado di fare la differenza. Mario Cangiano nella parte di Sir Toby Belch e Roberto Serpi in quella di Malvolio, per esempio, sono due veri e propri pilastri dello spettacolo. Entrambi danno vita a due personaggi grotteschi, irresistibili e dalla forte carica comica, che riescono a strappare molti applausi e risate al pubblico. La regia di Sciaccaluga, delicata e ma ben presente, sembra un omaggio al teatro povero ed essenziale, come dimostra anche la scenografia ridotta all’osso. La scena e le quinte sono un tutt’uno e i personaggi si muovono su un palco pieno di sabbia e con un lungo tavolo di legno a fare da unico arredamento. Chi è in attesa di entrare in scena aspetta seduto a lato del palco, come si si trattasse di un’esercitazione della scuola di teatro. Uno spettacolo che funziona, insomma, semplice, diretto e che cresce d’intensità soprattutto nell’ultima parte. Un teatro per tutti, senza orpelli, ma con tanto buon gusto.

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