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Dal fasciocowboy ai fasciopartigiani

Per la verità non mi ha scosso più di tanto la notizia proveniente da Latina che parlava di una gioiosa accozzaglia antiRenziana, in cui a distanza di un marciapiede, immagine che forse evoca non a caso peripatetiche intente a fare il prezzo, si sono espressi a fischi e saluti romani rappresentanti dei partigiani dell’Anpi ed esponenti di Forza Nuova.

Eppure i commenti, per la maggior parte dei supporter del Si’, sulla ennesima manifestazione contro la Riforma costituzionale del governo con quella curiosa mischia di manifestanti si sono sprecati.
Dario Ballini D’Amato “Passerà Renzi. Passerà il referendum. Ma la foto di ANPI e Forza Nuova che manifestano assieme resterà per sempre. Spero che ne sia valsa la pena, cari compagni”. Il collega Marcello Zinola per lungo tempo segretario della Ligure, l’associazione dei giornalisti, “Il 4 dicembre nauseato dalla non riforma, dall’accozzaglia formatasi sul si e sul no so cosa fare: una bella passeggiata. Questa di Latina, città con maggioranza politica di destra (per chi ha memoria corta: Sezze, il Circeo, teatro di stupri e omicidi politici di neonazisti sono a due passi) hanno dato il bianco. Anpi che dice Renzi peggio del duce e lo fa insieme ai fascisti…beh devo essermi perso qualche puntata. Ma che vadano a fan culo, tutti insieme…. E lascino perdere la resistenza, a quelli di Latina si è bruciata sui neuroni”. Poi ancora in rapida successione Andrea Grasso “La “libertà” dell’estrema destra e sinistra è la stessa: non esiste! Nessun cordolo a dividere loro in piena armonia, ma a tutela di persone che sono andate a sentire un semplice convegno”, Ivan Eotvos”Renzi è peggio del Duce”. Così il presidente dell’Anpi di Latina Giancarlo Luciani contro il Presidente del Consiglio in visita durante una manifetazione di protesta tra saluti romani e bandiere rosse”. Incredulo anche Luca Romeo, del circolo Pd del levante “uomini e donne di sinistra, sinceri antifascisti, ma questo dovrebbe essere il rappresentante dell’ANPI?!?”. E Daniela Cina’ ammonisce “”Renzi è peggio del duce”. Presidente comunale ANPI di Latina. Questi sono i rappresentanti dei partigiani?”. E Marcello De Sanctis conclude “Non ci provate nemmeno a spiegarci che a Latina ANPI e Forza Nuova erano divise da un marciapiede. ANPI sa benissimo come si esclude qualcuno dalle sue manifestazioni. Chiedetelo alla Brigata Ebraica”.

Sin qui la polemica alimentata su Twitter dal fatto avvenuto nel corso della manifestazione di Latina contro il presidente del consiglio, presente al Supercinema A destare scalpore come si siano trovati a contatto Usb, ANPI e Forza Nuova, tanto che il parlamentare del Pd Alessia Morani ha dichiarato “Vedere l’Anpi in piazza con Forza Nuova fa rabbrividire. Sono senza parole. Davvero”.  Commistione che ricorda da vicino la questione sollevata a maggio proprio dalla madrina della riforma Maria Elena Boschi sulla partecipazione al fronte del No “Strano che ci siano anche pezzi della sinistra – aveva detto a maggio – che incarnano certi valori a difesa della Carta e votano insieme a Casapound“. Anche se stavolta non era Casapound , ma Forza Nuova. Eppero’  quanto è accaduto a Latina, città di origine dello scrittore Antonio Pennacchi, autore oltre che del più famoso “Canale Mussolini”, di lavori precedenti come “Fasciocomunista” o “Fascio e Martello”, sulle città di fondazione del fascismo, non può destare enorme stupore. Chi conosce un po’ le zone dell’agro pontino sa che la presenza di neofascisti non è certo una novità, anzi, diciamo pure che si tratta di una delle aree d’Italia dove i nostalgici del Duce sono decisamente numerosi. Lo stesso Pennacchi ha in passato avuto frequentazioni nell’Msi, poi maoista in Servire il popolo, senza farsi mancare nemmeno un passaggio fra i socialisti. Quello che lascia invece abbastanza basiti che siamo stati pochi i post di dissociazione da parte del maggiorenti del Pd ligure e genovese. Specie fra quelli, e sono molti, che il 4 dicembre voteranno no. Di più’. Per coerenza ci sarebbe aspettata qualche presa di distanza dagli stessi autori di precedenti commenti al vetriolo nei confronti del candidato autoconvocato alle primarie Simone Regazzoni. Messo al bando e crocifisso,  quasi linciato, qualche tempo fa per il peccato originale di una sua discussa partecipazione a Casapound ad un dibattito su un suo libro dal titolo “Sfortunato il paese che non ha eroi”. Peccato originale in cui era incappato quattro anni fa,  ma puntualmente ricordatogli nel momento in cui aveva accettato l’incarico di spin doctor, della candidata alla presidenza della Regione Raffaella Paita. Partecipazione più volte tirata in ballo anche nei mesi scorsi. Regazzoni, già in tempi non sospetti, aveva replicato di essere in buona compagnia, perché in precedenza avevano come lui accettato il confronto altri personaggi della sinistra come Giulio Giorello e Luca Telese. Affermazioni che, comunque, non erano riuscite a convincere i suoi detrattori. Tanto che la sua estemporanea frequentazione, insieme all’amore sconsiderato per Clint Eastwood, gli avevano procurato il soprannome di fasciocowboy.
E a questa sua presunta affascinazione fa riferimento Paolo Putti, capogruppo del MoVimento Cinque Stelle in Comune, in una intervista di Simona Tarzia per Fivedablieu “Mi fa un po’ paura perché raccoglie un mix di ideologie destrorse e promuove un approccio anti immigrati. Verbalmente è molto aggressivo e si spaccia per il nuovo ma non lo è, infatti è stato il portavoce di Raffaella Paita”. Stilettata a cui il popfilosofo autocandidato alle primarie ha subito risposto per le rime “Il Movimento 5 Stelle nei suoi vari pezzi, compresa Alice Salvatore, ha dimostrato un singolare interesse verso di me. Non mi stupisce. Davano quasi per scontata la loro vittoria a Genova e invece le cose potrebbero essere più complicate del previsto. Lo hanno capito e lo non lo nascondono. Per parte mia non ho paura né di Putti né di Alice Salvatore né di quel gran chiacchierone di Beppe Grillo. Penso che il Movimento 5 Stelle abbia la capacità di intercettare alcuni bisogni reali dei cittadini che noi del centrosinistra a Genova abbiamo ignorato. Penso però che non siano in grado di avere una visione di città in grado di rispondere poi davvero a questi bisogni. Per questo, alla prova dei fatti, si rivelano delle grandi delusioni. Spero che ci sarà modo di avere un confronto franco ma rispettoso con i 5 Stelle sui temi che riguardano la nostra città. Detto questo, se io mi candido oggi è perché non voglio che Genova finisca come Roma. I 5Stelle lo hanno capito molto bene”. Insomma, quelli che giocavano a freccette con un Simone Regazzoni nei panni di San Sebastiano ed ora tacciono sulla vicenda di Latina, perché in funzione anti-Renzi tutto va bene. E quelli che rimangono nel limbo senza far capire da che parte stanno per l’appuntamento del 4 dicembre. Ma evidentemente in guerra, amore e politica tutto è concesso. Soprattutto la memoria corta.
Intanto negli States Donald Trump fa fuori Hillary dando ragione a zio Clint, il santo protettore di Regazzoni. Filippo Paganini, presidente dell’ordine dei giornalisti scrive in un suo post mattutino “Dal tablet l’inconfondibile ritmo di batteria e fiati della sigla delle breaking news BBC parte in automatico per annunciare che Trump defeated….Leggo commenti sconsolati. Se ne è viste di peggio, dicono in Toscana. La presa del potere e’un emolliente. Il bello è che In Italia ci si arrazza per la rottamazione e gli americani scelgono un settantenne come presidente. Certo la Trump Tower sulla 5th è di una volgarità briatoresca e l’uomo che ora detiene la mitica valigietta assomiglia in modo impressionante al comandante dell’aereo, il maggiore J.”King kong”, che nella scena finale di “Doctor Strangelove” di Kubrick si lancia a cavallo di una bomba atomica nei cieli dell’Unione Sovietica agitando un cappello da cow boy mentre risuonano le note di We’ll meet again…”. E Regazzoni ammonisce “Quel che è certo è che se usi vecchie ricette e vecchie figure di apparato contro il nuovo populismo vieni spazzato via. Non per la follia del popolo: ma per la tua incapacità di ascoltarlo davvero, per la tua incapacità di innovare il tuo discorso politico.Piaccia o meno, questo nuovo (e pericoloso) populismo – radicale, iconoclasta, anti-apparato – di cui oggi Trump è l’incarnazione perfetta, parla a un popolo che il resto della politica non sa più capire”. E il prof. Francesco Gastaldi ammonisce, mentre i telegiornali iniziano a dipingere il fasciocowboy, cioè il diavolo, meno inquietante di quanto sino ad oggi lo avevano descritto “Un piccolo insegnamento dagli USA per la politica genovese: i candidati che non suscitano emozioni non vanno da nessuna parte”. E aggiunge, come per aiutarci ad abituarci in fretta alla brutta realta’ “E la fine del policamente corretto”. Forse sapevamolo e Latina ne è solo una locale anticipazione. Ultimo concetto adattabile, qui da noi, alle prossime consultazioni. Quelle referendarie e amministrative… “Diffidate dei sondaggi e dei sondaggisti, ormai ceffano sempre”, Che Matteo e Maria Elena, dunque, inizino a tirare un sospiro di sollievo. Per il 4 dicembre non si sa mai e non è detta l’ultima parola. Certo quell’endorsement di Obama. Bisogna vedere come interpretarlo. Specie dopo quello che si è speso per Hillary. E Matteo, di sicuro, tocchera”… ferro.
Il Max Turbatore

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