Le ultime notizie

Reaparecidos

1917
Alcuni da qualche anno assenti, o dimenticati, dal palcoscenico e dalle luci della ribalta della politica, preferiscono agire nell’ombra. Perché, quasi per tutti l’impegno e lo spirito di servizio è come il primo amore che non si scorda mai. Altri si limitano a qualche comparsata in cerimonie, più o meno ufficiali. Altri ancora, come prigionieri di un passato che non ti lascia più, si limitano ad interventi mirati sulla pagina facebook personale. Qualcuno, recentissimamente, dal proscenio della Leopolda, le ha definite mummie ingombranti. Saccenti, paternalisti ed impotenti. Qualcun altro li ha etichettati come dinosauri, espressione di una gerontocrazia che non vuole smetterla di flirtare con il potere. Ogni tanto da desaparecidos diventano reaparecidos. E c’è chi decide autonomamente di uscire di nuovo dal riserbo e chi invece viene riportato alla luce da sapienti archeologi della politica di casa nostra che non hanno scordato ne’ la loro carriera ne’ la primitiva appartenenza. E nemmeno le loro peregrinazioni partitiche negli anni di implosione e trasformazione a cavallo fra la prima e la seconda repubblica.

Ligio alla sua sempiterna ideologia e ai propri ideali, a differenza di molti altri, Gianni Plinio, passato attraverso gli anni dall’Msi di Giorgio Almirante ad An di Fini per confluire nel PdL di Silvio Berlusconi e rinfrancarsi con Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Un cursus honorum che lo ha visto percorrere le istituzioni locali.

gianni-plinio
Prima consigliere comunale, poi consigliere regionale, vicepresidente del consiglio regionale e della Giunta all’epoca del governatore Sandro Biasotti. Plinio, come è suo costume, non poteva mancare alla cerimonia di commemorazione e alla messa di suffragio in memoria dei caduti della Repubblica Sociale Italiana. Per la prima volta, le corone della Regione Liguria e del Comune di Genova sono state deposte insieme per onorare anche il sangue dei vinti. Un nobile atto di pietas e di civiltà oltreché di riconciliazione nazionale che fa onore a Genova ed alla Liguria.
Ma il clima cambia, li’ non c’è’ pietà s, civiltà o riconciliazione, su un altro fronte di divisione, quello del referendum. Per il quale, molti “fantasmi” del passato, ringalluzziti sono tornati in pista.
Fabrizio Moro, per esempio, già potente socialista della corrente del senatore Delio Meoli, allora ex presidente dello Iacp (istituto Autonomo Case Popolari), segretario provinciale del Psi nell’epoca del centro sinistra di Fulvio Cerofolini, poi consigliere regionale di Forza Italia e membro del consiglio di amministrazione di Italbroker, la società di Carlo Lazzarini, a lungo amico dell’ex presidente della giunta Regionale Claudio Burlando. Moro ricompare oggi nelle vesti di esterno d’area dell’Ncd, fra i fautori liguri del Si’. Ne dà notizia Massimiliano Lussana in un lungo articolo apparso qualche giorno fa su “Il Giornale” che contiene i nomi degli esponenti del centro destra che si schiereranno per il si’. E la notizia non è sfuggita al solito puntiglioso professor Francesco Gastaldi che posta sulla sua pagina Facebook “Centrodestra per il Sì a Genova, il ritorno di Fabrizio Giorgio Moro, ex PSI”.
Del resto in questi pochi giorni che si avvicinano alla data fatidica della consultazione referendaria del 4 dicembre, le bacheche social sono tutto un fiorire di commenti di personaggi, più o meno esperti e più o meno noti che riaffiorano dalle nebbie della memoria. Tra questi l’avvocato Mario Epifani, genoano convinto è un po’ fazioso. Partito di provenienza Dc per il quale ha ricoperto prima il ruolo di capogruppo in consiglio comunale e poi quello di assessore all’urbanistica durante la gestione di Cesare Campart a palazzo Tursi. Per ritrovarsi poi come consigliere privilegiato di Romano Prodi e fra i fondatori dell’Ulivo.
mario-epifani

Lui, da tempo, posta sulla sua pagina Facebook commenti sulla riforma costituzionale di Renzi. E non poteva mancare, in questo periodo di accese polemiche tra la maggioranza la minoranza del Pd la riproposizione di una frase dello smacchiatore di giaguari Pierluigi Bersani. Quello della “ditta”, tanto per intenderci meglio. “Il Pd è un partito plurale che non può camminare sulle gambe dell’arroganza e della sudditanza (P.L. Bersani)”. Stesso percorso politico per Maria Pia Bozzo, consigliere comunale democristiana e attiva come presidente del circolo Aldo Moro, approdata al Pd, dove fa parte della direzione genovese. A “stanarla” è il solito attentissimo e informatissimo prof. Francesco Gastaldi, che sulla sua pagina social posta un commento al vetriolo, con un ironico beneficio del dubbio “A Genova circola voce che MP BOZZO esponente PD e “Madrina” politica dell’onorevole Lorenzo Basso voti NO al referendum, così come altri iscritti PD vicini al deputato, sarà sicuramente una voce falsa …”. Lasciando intendere che, magari, anche il parlamentare genovese, già segretario del Pd, possa, eventualmente, venire influenzato dall’idea della madrina. Ed è’ proprio l’argomento referendum a creare fibrillazione. Il Gastaldi vellica ancora un po’ per l’arrivo di un altra mummia eccellente “Mi raccomando, tenetevi liberi e non prendete impegni, il 14 novembre Massino D’Alema a Genova …Circolo del CAP a San Benigno… ore 17.30”. E ancora “L’incontro con D’Alema del giorno 14 a Genova è organizzato da: ANPI, ARCI, COMUNITA’ DI SAN BENEDETTO AL PORTO, COMITATI PER LO STATO DI DIRITTO, COMITATI DOSSETTI, L’EUROPA CHE VOGLIAMO, ULIVISTI DI LIGURIA”. Lasciando intendere che terrà gli occhi ben aperti sui partecipanti, tutti probabili appartenenti al gruppo del No per beneficiarli con un accurato post.
Sin qui il comprensibile infervorarsi per quello che è stato definito il giorno del giudizio universale. C’è però molto movimento per una altro appuntamento che, pur distando molti mesi, ha già fatto registrare il proliferare delle grandi manovre. Parlo delle amministrative del prossimo anno. Elezioni sulle quali il risultato del referendum avrà un ‘influenza determinante. Lo sanno bene i partiti della variegata formazione del No che hanno inviato a Genova gli esponenti nazionali più importanti. Pochi giorni fa e’ stata la volta del vicepresidente della Camera ed esponente del MoVimento Cinque Stelle Luigi di Maio. Nel gruppo che lo ha seguito durante tutto il suo tragitto genovese, con Beppe Grillo e il consigliere regionale Alice Salvatore, è stato notato anche l’architetto Giovanni Spalla, che si è intrattenuto con i pentastellati come commensale anche durante il pranzo. Gastaldi non si è lasciato sfuggire l’occasione per un post bilioso “Se qualcuno avesse dei dubbi su chi comanda nel M5S a Genova: Giuse Grillo, Luigi Di Maio, Alice Salvatore e l’architetto Giovanni Spalla (ex PCI)”.
Di Spalla, che alle ultime primarie aveva sostenuto Marta Vincenzi, si favoleggia addirittura che, nonostante l’età’, si sia attribuito le funzioni di tutore della Salvatore. Tanto che voci di corridoio avrebbero fatto risalire a un suo sconsiderato consiglio lo scivolone della Salvatore nella vicenda delle Riparazioni Navali. Certo è che comunque Giovanni Spalla era presente alla visita riparatrice agli operai dei cantieri dopo il consiglio regionale in cui l’esponente pentastellata aveva chiesto l’allontanamento delle a Riparazioni Navali dall’attuale sito. Del resto il divorzio dal Pd e la scelta di Grillo, da parte del professore universitario e urbanista avevano destato scalpore. Ma Spalla si era giustificato così sulle pagine de “La Repubblica” in una intervista dell’estate scorsa di Wanda Valli “Ma quale sinistra? Ormai sono tutti corrotti. Avete un’idea di che cosa è il mondo degli appalti? Parlo di me: con l’Università ho fatto uno studio sul porto di Genova. Non ne ha parlato nessuno, dico nessuno. Anche lì, o sei nel giro giusto o niente. E molti miei compagni la pensano come me, ma tacciono”. Si dice ancora che a creare una sorta di disagio all’architetto sia stata la scarsa considerazione nei suoi confronti rispetto a quella che la sinistra ha sempre dimostrato a Renzo Piano evidenziatasi con il Blueprint. Tra i due, del resto, e non è un mistero, non è mai corso buon sangue.
Infine, ultima riapparizione eccellente e’ stata quella dell’ex sindaco Marta Vincenzi, autrice di un pubblico endorsement con parole forti sulle pagine de “La Repubblica”per il popfilosofo, autocandidato alle primarie Simone Regazzoni : “Conosco Simone, è una persona intelligente, è un ragazzo colto. E, soprattutto, ha un lavoro suo. Perché io, di questi che fanno politica senza avere un lavoro proprio, non mi fido. Regazzoni ha deciso di mettersi in gioco, in prima persona, con coraggio e con il solo obiettivo di servizio alla città. Lo dico da una posizione fuori dai giochi, io in questo momento sono impresentabile, lui invece, piano piano, con una enorme forza di volontà, può farcela”.

marta-vincenzi

Un endorsement di cui si è compiaciuta anche il capogruppo del Pd regionale Raffaella Paita “È un bene che una testa pensante e autonoma come quella di Marta Vincenzi sia tornata a occuparsi di politica”. Una dichiarazione forse interessata che per i soliti malpensanti avrebbe il sapore della vendetta nei confronti di Claudio Burlando, più volte indicato da Regazzoni come uno dei dinosauri o mummie, che dir si voglia, membro del circolo del caminetto, intento a manovrare nell’ombra contro la sua candidatura. Intanto Regazzoni continua a lanciare iniziative per intensificare la sua campagna elettorale. Sulla sua bacheca ha postato una immagine notturna di Gotham city con un annuncio che crea attesa “Sarà qualcosa che non vi aspettavate. Sarà un modo inedito di pensare Genova. Sarà la proposta più cool che sia mai stata fatta, in politica, per la nostra città. La prossima settimana. State pronti. Sta arrivando #regazzoni2017”. Strano partito il Pd. Mentre qualcuno in questi giorni celebra ancora la rivoluzione di ottobre del 1917 c’è chi parla di nuova classe dirigente contrapposta a mummie e dinosauri. Leggete con attenzione il post di Luca Romeo, esponente del circolo del Pd del Levante e fresco reduce della Leopolda “Piccola storia ombelicale: erano i mesi finali della Ditta. Intervenni al circolo per dire, banalmente, che un partito che provasse a interpretare problemi e società di oggi con gli strumenti della politica del ‘900 era come l’esercito polacco che affrontava i panzer nazisti con cariche di cavalleria e spade. Destinato a una bella morte. Aggiunsi che la sconfitta di Bersani, al di là del giaguaro da smacchiare, veniva da quella roba lì. Dall’inadeguatezza strutturale di una cultura a rispondere alla modernità. Venni accusato da una Compagna di essere indegno del Partito Democratico e che avrei fatto bene a candidarmi con i grillini che mi avrebbero accolto a braccia aperte. Intervenne Giovanni Lunardon allora segretario e presente in sala che disse queste esatte parole “possiamo non essere sempre d’accordo con Luca ma nessuno può dubitare che sia un sincero democratico e che combatta tutte le sue battaglie con sincerità e amore per il Partito.” Ecco. Il PD per me è questa cosa qui. Traete le considerazioni che preferite”. E le mie considerazioni preferite sono le parole del sempre folgorante Giovanni Giaccone, portatore sano di verità. Il più delle volte oltre le nebbie della memoria e la confusione imperante: “La gente non sa più quando stiamo andando. La gente non sa più quando stiamo facendo.Ti chiedi dove chi? Perché quando?Ma la risposta non la devi cercare fuori, La risposta è dentro di te. E però, è sbagliata. (il profeta)”.

Il Max Turbatore

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: