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I “no ordinanza” partono da De Ferrari. Il corteo chiede sicurezza, vivibilità e un futuro per le imprese e per la buona movida

Parte il corteo dei “no ordinanza”, diretto a Palazzo Tursi, per chiedere al sindaco Marco Doria di rivedere il provvedimento che sta mettendo in ginocchio le imprese. Nel corteo ci sono tutti i gestori dei locali della movida che si dirigono verso la sede del Comune, in via Garibaldi, per chiedere che il primo cittadino riceva loro, che lo chiedono da mesi, come ha fatto per i cittadini che hanno portato circa 1.200 firme in calce a una petizione che chiedeva vivibilità e sicurezza in centro storico, ma da alcuni appartenente all’associazione che le ha raccolte è stata spacciata per una pura e semplice raccolta firme contro la movida. I gestori dei locali, insieme ai circoli Arci (anche loro in corteo, oggi), di firme ne hanno raccolte più di 4 mila (il conteggio non è ancora finito) in due settimane e in gran parte di abitanti del centro storico.

 

«Chiediamo al sindaco di Genova che si attivi per la sicurezza di tutti, che vengano istituiti presidi permanenti di forze dell’ordine, che venga modificata l’ordinanza anti-movida in modo da tutelare le attività virtuose, che venga istituito l’Osservatorio come previsto dal Regolamento di polizia annonaria per la convivenza tra le funzioni residenziali e commerciali e le attività di svago e che il Comune si adoperi immediatamente al fine di reperire le risorse per vivibilità e fruibilità, riqualificazione, presidio ed illuminazione» dicono gli esercenti di Fepag-Ascom e Fiepet-Confesercenti, le federazioni rappresentative dei pubblici esercizi genovesi. A chiusura della campagna di raccolta firme, inoltre, già sabato 5 novembre in Piazza delle Erbe gli esercenti hanno offerto alla cittadinanza un grande spettacolo che ha visto, tra gli ospiti, i Palconudo, i Trilli, Bobby Soul, Giulio Belzer, Unforgettable Fire U2, Roberta Alloisio, Gianluca Rando ed Elisabetta Macchiavello. Fepag e Fiepet vogliono sottolineare, ancora una volta, come molte attività commerciali del centro storico abbiano svolto e svolgano un’importante funzione di presidio e di tutela essenziale per la vivibilità del territorio. Le due associazioni  contestano, come è noto, il provvedimento (Ordinanza Sindaco di Genova n. 134/2016) con cui il Comune ha imposto, indiscriminatamente, un orario di chiusura anticipato a tutti i bar e ristoranti del Centro Storico, estendendo in maniera generalizzata l’obbligo di chiusura all’una di notte nei giorni infrasettimanali e alle due nei weekend, senza fare distinzione tra i tanti che rispettano le regole in materia di vendita e somministrazione di bevande, e i pochi che le infrangono.
«Siamo certi – spiegano i rappresentanti delle due associazioni – che una buona movida, regolata e controllata, possa e debba svolgere un’importante funzione sociale di aggregazione e condivisione, oltre ad essere motivo di attrazione per i turisti, per i giovani e per gli studenti senza compromettere i diritti alla salute degli abitanti. È proprio grazie alla movida, infatti, che è stato possibile intraprendere il percorso che ha portato alla rivalutazione del territorio».


Intanto si allarga il fronte politico che sostiene la petizione degli esercenti. Oltre a Stefano Balleari (Fratelli d’Italia) e Stefano Garassino (Lega), c’è da registrare un sostegno “pesante”: il like apposto su Facebook all’evento relativo al corteo dall’assessore al Commercio Emanuele Piazza, uno dei firmatari del regolamento movida e uno degli assessori che hanno approntato l’ordinanza che anche lui, da luglio, chiede il Sindaco di cambiare adeguandola sia agli effetti già prodotti coi controlli sia alla situazione di disagio degli esercenti corretti che subiscono ingiustamentela stessa “pena” di quelli che non lo sono. Hanno firmato per il cambiamento dell’ordinanza anche molti dei giovani Pd, tra cui il segretario regionale Matteo Visciotto.
Si schiera per la modifica anche Michela Fasce, segretario del circolo Pd del centro storico.
«Questo provvedimento sulla “Movida” ci appare del tutto incomprensibile – dichiara il consigliere regionale di Rete a Sinistra Gianni Pastorino – poiché sembra che il Comune si sia rassegnato a gettare la spugna, anche per quanto riguarda gli accertamenti e le ispezioni: per colpire alcuni che sfuggono ai controlli, il Comune decide di punire tutti preventivamente restringendo gli orari di apertura. Invece bisognerebbe fare delle distinzioni: ci sono locali che propongono cibo e bevande di qualità, fino a tarda sera, ma che lavorano esclusivamente all’interno dei propri muri. Locali apprezzati anche dai turisti. Siamo ben lontani dallo smercio di birra all’aria aperta. – commenta Pastorino -. In conclusione: a farne le spese sono proprio quelle attività regolari che, a causa del giro di vite, rischiano di dover ridurre il personale in determinate fasce orarie; così i dipendenti restano a casa. Non possono perdersi posti di lavoro solo perché alcuni si pensano più furbi di tutti gli altri».
Marianna Pederzolli (sostenitrice della prima ora della necessità di intervenire in modo diverso dall’ordinanza) aggiunge: «Questa città non riesce a uscire dall’idea della movida come un problema da arginare o controllare. Ma la vita notturna di una città è un indicatore di attrattività economica, sociale e culturale. Il mondo è cambiato, i tempi di vita e di lavoro non sono più gli stessi e ormai tutte le città vivono 24 ore su 24. Bisogna pensare quindi a come attrezzare la città in termini di spazi, orari e servizi per conciliare le diverse esigenze, ad esempio prevedendo spazi permanenti in cui svolgere eventi e attività culturali e aggregative anche in luoghi meno densamente abitati del centro storico e prevedendo un servizio di mobilità notturno efficiente, ma non certo riducendo gli orari e la musica nei locali.  In Europa ci sono tante esperienze, una delle più note è il “sindaco della notte” una figura istituzionale che promuove l’economia e la qualità della vita nelle ore notturne. Vogliamo riprendere le esperienze migliori d’Europa, guardare al meglio che c’è. Una città che vive la notte è una città migliore, più attrattiva e più sicura per tutti i cittadini. Non servono facili prese di posizione e nemmeno un’idea coercitiva di gestione e controllo del territorio. Un lavoro importante e positivo è quello che sta svolgendo Palazzo Ducale, insieme al Municipio e all’Università, per trovare soluzioni articolate e innovative, sul tema, coinvolgendo i giovani nella ricerca delle soluzioni. Questa città è, come tante altre, al bivio con la modernità e i grandi cambiamenti. La vita notturna, se ben gestita, è un’occasione da cogliere, non un problema da liquidare».
Il candidato sindaco Pd Simone Regazzoni annuncia una conferenza stampa, domani alle 11, in piazza delle Erbe nel corso della qyale presenterà il suo progetto di “sindaco della notte”. c<Genova deve superare la fase di conflittualità che anima la sua vita notturna – dice -. Nel luogo simbolo della movida, Piazza delle Erbe, presenterò il mio progetto di un “Sindaco della notte” che dovrà garantire il buon governo della vita notturna della città contenendo i conflitti, governando la sicurezza e creando occasioni di sviluppo economico, sociale e culturale per Genova>.

Intanto proseguono i controlli delle forze dell’ordine, un primo tentativo, considerato timido dagli esercenti e dagli abitanti, di metter mano alla criminalità che ruota attorno alla mala movida e che avvelena la buona movida. Ieri alle 18,15 in vico Biscotti, la  Polizia di Stato di Genova ha denunciato per spaccio di sostanze stupefacenti un 19enne originario del Senegal, sorpreso a cedere hashish in cambio di denaro. I poliziotti del Commissariato Centro hanno assistito alla contrattazione tra il “cliente” ed il pusher, fino a quando quest’ultimo ha ceduto due frammenti di hashish, del peso complessivo di 1,60 grammi, ricevendo in cambio due banconote da 10 euro. Il 19enne senegalese è stato pertanto denunciato mentre l’acquirente è stato segnalato quale assuntore di stupefacenti.

 

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