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Ciccio, Massimo, Gianni, Tobia, Maria Elena e i selfie alla Leopolda

Tanto per ingolosirvi un po’, e per non espormi al rischio di incorrere nel “che barba che noia”, cosi’ caro a Sandrina nei confronti del suo Raimondo, inizierò con un elenco di personaggi e protagonisti. Reali per la maggior parte e non. Buoni e cattivi, o viceversa a seconda dei punti di vista.

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Buoni/cattivi sono per l’appunto Ciccio, che per Matteo Renzi è un po’ come l’immaginario coniglio bianco del film. Lo tiene con i piedi per terra quando ha quelle sue crisi egocentriche da enfant prodige egoriferito calato nei panni dello statista. E spesso lo evoca quando i cattivi/buoni vorrebbero tornare a relegarlo nella stanza dei giochi. Solo che nel giorno del vincere o morire – leggi Leopolda in vista del referendum del 4 dicembre – il premier ha deciso di liberarsi del coniglio Ciccio.
Lo ha dichiarato Renzi nel suo intervento “il tempo di Ciccio mettiti in fila è finito”. Insomma ha deciso di diventare grande, o almeno di provarci. Perciò come fanno i bimbi che crescono abbandonerà il suo peluche. E questo – Ciccio – è l’unico personaggio frutto di fantasia del mio elenco. Gli altri di cui vi parlerò sono fortunatamente, o drammaticamente – sempre a seconda dei punti di vista- reali.

Il secondo protagonista è Massimo. Cioè Massimo Recalcati, psicanalista, saggista, docente universitario che ieri è salito per la prima volta sul palco della Leopolda a Firenze. Strano destino quello di chiamarsi con lo stesso nome del Cesare di turno. “C’è un insopportabile corteo di padri che non sanno imparare dai loro figli. Ma non hanno fatto niente per 30 anni. Ci sono le “mummie” della “sinistra del No” per le quali “Matteo Renzi doveva essere ucciso nella culla: ci hanno provato, perché il suo è il nome del cambiamento. Ma insieme alla saccenza il paternalismo crea l’impotenza: non hanno fatto nulla per trent’anni”. E ancora, sempre parole di Recalcati “Dobbiamo riconquistare i giovani, ma la giovinezza si conquista attraverso il sogno: non dobbiamo avere paura di evocare il sogno i giovani rischiano di essere catturati dalla rabbia e dal populismo. È’ irritante il paternalismo che si ascolta a proposito di Renzi e della sua generazione: si sente dire  che sono dei ragazzi, che scrivono male gli articoli…(si riferisce alla polemica sollevata da alcuni giuristi sull’articolo 70 riscritto dalla riforma Boschi n.d.r.)”. Massimo Recalcati è stato decretato l’eroe di giornata, o… belzebu’, come figlio irriverente di una classe politica sulla via del tramonto. Sempre a seconda dei punti di vista. Logicamente per il suo intervento si sono entusiasmati i sostenitori del si’, arrivati in gran numero a Firenze da Genova e dalla Liguria.

Poi c’è’ Gianni “occhi di ghiaccio” animale politico a sangue freddo, il Bruto o il Giuda di giornata, a seconda che i suoi ex sponsor abbiano caratteristiche mortali o divine. Cioè eroico o traditore. Cuperlo, l’avversario di Matteo Renzi alle primarie, allora uomo di D’Alema trasformatosi in protagonista dello strappo. Politico che, con la sua firma all’Italicum rischia di frantumare la minoranza Pd. Intervistato, ha risposto così al giornalista de “L’Unita’ “Non sono io l’incoerente. E’ evidente che non si può essere completamente soddisfatti, ma abbiamo ottenuto quello che come minoranza abbiamo chiesto per mesi. Quindi da parte mia firmare un documento su queste modifiche all’Italicum – i collegi per eleggere i deputati, il no al ballottaggio, il premio di governabilità, oltre all’elezione diretta dei nuovi senatori – è stato un atto di coerenza.Voterò Sì”. Per poi prendere le distanze su certe esternazioni dal popolo della Leopolda rispondendo alle domande de “Il Corriere.it” “«A Renzi mi sono contrapposto all`ultimo congresso e non lo sosterrò al prossimo. Il problema per me è come ancorare il Pd alla sua vocazione. Su questo la battaglia continua, perché riguarda la costruzione di una sinistra che ancora non c`è e di un partito che deve cambiare in profondità”. E ancora alla domanda se sarebbe intervenuto alla seconda giornata della Leopolda “Lasciamo perdere. A proposito di linguaggio e stile, ieri quella platea ha fischiato D`Alema. Lo trovo intollerabile verso una persona che merita rispetto per la sua biografia e perché conferma una deriva che farò di tutto per contrastare”.
Dell’elenco buoni/ cattivi fanno ancora parte Tobia, al secolo Tobia Zevi, e Maria Elena. Cioè la Boschi, madrina della riforma.
Il primo è intervenuto scarponi e zaino in spalla, dopo una tappa tutta sotto la pioggia. “Mi chiamano il Forrest Gump del Sì, e a me fa molto piacere. Cammino per l’Italia che cambia. E’ vero sono un po’ il Forrest Gump del Sì, quando si cammina si incontrano le persone ci si parla e gli si spiega le ragioni del Sì”. La seconda, il ministro che i detrattori citano solo come homen nomen, invidiosi per quella sua florida bellezza, da figlia di Tindaro, e come tale spesso vittima di vessazioni machiste, oltre ad aver illustrato i passi della riforma si è distinta, sopratutto, per la sua perorazione al veleno contro i fischi che si sono levati in omaggio a D’Alema “Non fischiamo nessuno, anzi con grande rispetto cerchiamo di dimostrare, ma penso lo abbia già fatto da solo nei trent’anni precedenti, che in sei mesi non si può fare una riforma costituzionale”.
Sin qui l’elenco dei protagonisti. Il resto è coreografia per la quale i comprimari genovesi e liguri arrivati a Firenze si sono spesi a suon di post e selfie.

Il solito attentissimo professor Francesco Gastaldi nelle vesti di seminatore di zizzania, già alle prime ore domenicali postava, dalla sua abitazione di Genova, un commento sulla sua bacheca social “Tutti alla Leopolda, da Genova anche ex bersaniani …” Ribadendo il concetto “Una nuova moda a Genova: quelli che vanno sia alle iniziative del SI, sia a quelle del NO (talvolta facendo capolino dietro la porta o fermandosi solo in anticamera) …” Per poi affondare su un altro versante su ex Pci che fulminati sulla strada di Damasco hanno cambiato bandiera e prospettive politiche “L’ex docente universitario Spalla, architetto, ex PCI con Giuse Grillo, Di Maio e Salvatore …” Con tanto di foto dell’architetto del Ducale commensale alla tavola di Beppe Grillo e Di Maio.

Da Genova sono partiti comunque in parecchi. Il riconoscimento per il più attivo va assegnato, senza ombra di dubbio, a Luca Romeo, esponente del circolo del Levante, sceso a Firenze insieme alla compagna Cristiana e al figlio Federico che ha postato sulla su bacheca social moltissime immagini di gruppo degli intervenuti all’assemblea, dal palco e non, intervallate da un fiume di messaggi. Da “La mia solidarietà al compagno #Cuperlo passato da difensore della Sinistra a traditore da insultare per una sofferta scelta di coerenza” a un soddisfatto “E siamo riusciti ad arrivare al palco quest’anno!” Fino ad un attacco a quelli del No “Quelli che tutto il giorno condividono link contro la KASTA Ma votano NO per tenersi il CNEL e il parlamento più numeroso e costoso d’Europa”. Per finire con un bilancio “È stata una delle migliori Leopolda degli ultimi anni. Più centrata e con un obiettivo preciso dell’edizione 2015 intrappolata tra la difesa della Boschi e l’autoreferenzialità di quanto già fatto anche se importante. Migliore anche dell’edizione 2014 appesantita dai troppi renziani di potere arrivati con il governo e più interessati a fare il pavone alla corte del Principe più che vivere lo spirito della Leopolda. Nel 2016 è tornata la stazione delle persone normali che si incontrano e si confrontano con chi ieri era lì come loro e oggi ha incarichi di governo. Nel frattempo è cresciuta una nuova generazione politica nella stazione per cui il referendum è la battaglia della formazione e dell’impegno. Anche per loro e per tutti i giovani che alla Leopolda non erano è importante far vincere il sì. Il 4 dicembre. Al lavoro e alla prossima Leopolda “
Fra i tanti genovesi presenti Simone Mazzucca,  uno degli uomini immagine del Ministro della difesa Roberta Pinotti, anche lui fulminato dalla dell’eroe di giornata “Un MONUMENTALE Massimo Recalcati MONUMENTALE”. Sì perché il docente universitario, saggista e psicanalista, è stato il vincitore dell’applausometro ricevendo una marea di note meritorie. Luca Serena ammette “Ho spesso discusso con Massimo Recalcati. Ma oggi, alla Leopolda, è stato strepitoso”. Massimiliano Morettini “Molto bene. I suoi libri sono da leggere. E sono contento anche oggi fosse lì”. Max Morales, neo responsabile economia e lavoro del Pd ligure “Massimo Recalcati se la prende con l’odio per la giovinezza dei padri, che non accettano di farsi insegnare dai figli il mondo di oggi. Bisogna dare fiducia ai figli e smetterla di conservare, se no i giovani rischiano di essere sequestrati dai professionisti della rabbia”. Perché la frase più citata di questa Leopolda è stata senza dubbio quella rivolta ai Bersani e ai D’Alema “”Insopportabile corteo di padri che non sanno imparare dai propri figli. Mummie che non hanno fatto nulla in questi trent’anni, e hanno un odio per la giovinezza” (Recalcati)” ad evidenziare lo scollamento generazionale fra chi vorrebbe emergere e chi non vuol mollare il potere.

Ne ha fatto una sorta di slogan l’autocandidato alle primarie, il popfilosofo Simone Regazzoni che ieri alla Leopolda non poteva mancare. Diretto sin dalle prime ore di domenica a Firenze in compagnia suo staff con cui lavora da tempo in vista delle amministrative ” Si parte: perché il cambiamento in Italia non si deve fermare”. Regazzoni prima ha postato un lungo messaggio “Ancora una volta la Leopolda si dimostra straordinario laboratorio per un’idea di politica capace di rompere sia con il conservatorismo della vecchia sinistra sia con il populismo delle nuove destre. Oggi mentre ascoltavo gli interventi che si susseguivano sul palco di giovani sindaci, scrittori e imprenditori pensavo a Genova e al Pd genovese ostaggio dei dinosauri, di cui qui, alla Leopolda, non c’era ombra . Io mi sono avvicinato al Pd solo grazie a Renzi. L’unico davvero capace di innovare un partito ancora fermo al partito di massa novecentesco. Ma questa innovazione non sempre è arrivata sul territorio. È il caso di Genova, dove il partito è in mano ai dinosauri e ai loro docili cuccioli come il segretario Terrile. Oggi Renzi ha detto il tempo del “Ciccio mettiti in fila” è finito. Anche a Genova mi hanno detto “Ciccio mettiti in fila, sei l’ultimo arrivato”. In tutta risposta li ho sfidati. Ho sfidato per usare le bellissime parole di Recalcati “L’ insopportabile corteo di padri che non sanno imparare dai propri figli. Mummie che non hanno fatto nulla in questi trent’anni, e hanno un odio per la giovinezza””.

Poi Regazzoni ha comunicato che oltre ai comitati elettorali costituirà un comitato per il Sì con il proprio nome. Per non farsi mancare nulla “Una parte minoritaria del nostro partito ha deciso che farà ufficialmente campagna per il No. Non trovo accettabile questo, perché non posso vedere pezzi di PD, per quanto modesti, muoversi in sintonia ed in amorosi sensi con la peggiore destra populista, con le mummie della vecchia politica, con la sinistra più conservatrice. Per cosa? Capeggiati dagli strateghi delle battaglie perse D’Alema & Bersani, hanno deciso di usare il referendum come arma per distruggere il nuovo Pd creato da Matteo Renzi e da tutte le donne e gli uomini che con lui hanno creduto nella necessità vitale di lasciarsi alle spalle una stagione di sconfitte e conservatorismo. Una parte minoritaria del nostro partito ha deciso che la battaglia per il No è l’ultima occasione per ritornare al potere. Sono i cloni di Cofferati: ma questa volta non mirano solo a far perdere il Pd, come hanno fatto in Liguria, ma a distruggerlo a livello nazionale. Sono i dinosauri del Pd. In questa battaglia tra passato e futuro, tra mummie e avvenire, noi ci giochiamo tutto. Non è il momento degli animi timidi, delle posizioni sfumate, delle indecisioni. Serve il massimo impegno di tutti. Per questo darò vita, nei prossimi giorni, a un comitato a mio nome per il Sì (Regazzoni per il Sì), attraverso cui portare avanti con ancora più forza e determinazione la battaglia per il Sì”.

A ruota fra gli argomenti della giornata di sabato la posizione presa da Gianni Cuperlo, per il quale si spende il consigliere regionale Giovanni Lunardon che cerca di spiegare il voltafaccia ” Praticamente Gianni ha portato a casa impegni su tutti i punti controversi: elezione nuovi senatori (si conferma la scelta della Direzione di sposare la proposta Chiti-Fornaro che ne prevede l’elezione diretta), elezione dei deputati in collegi uninominali, premio di maggioranza più contenuto (continua ad essere aperto il tema se vada alla lista o alla coalizione), superamento del ballottaggio. Visto che nessun gruppo di opposizione intende tornare sulla legge elettorale prima del 4 dicembre mi pare il massimo del risultato conseguibile. Ora bisogna essere conseguenti. Prossime tappe: direzione nazionale e gruppi parlamentari”. Impresa meritoria, la svolta di fede di Cuperlo, dal punto di vista dei sostenitori del si’. Michela Fasce “Beh….mi sembra la stessa storia di Benigni…. se si avvicinano a Renzi diventano tutti da incenerire….e questa è la democrazia per alcuni personaggi del Pd”. Davide Mazzarello “Bersani e suoi fedeli ancora una volta dimostrano che l’unità a loro fa schifo e scaricano anche Cuperlo È chiaro che puntano alla scissione. Cuperlo diventa un traditore perché a differenza di Bersani & C. a lui interessa il Pd mentre a loro interessa solo riconquistare la “Ditta”. Bravo Cuperlo, che dimostra alla minoranza della minoranza del Pd che c’è differenza tra una battaglia ideologica e una battaglia politica. Ma sotterriamole le #mummie della sinistra per il no che provano a uccidere il cambiamento…anche quelle prettamente nostrane!!!”. Ecco che compare la questione locale. Rocco De Santis, factotum di Regazzoni manda un messaggio, nemmeno troppo velato al segretario provinciale Dem “Alessandro Terrile Segui cosa dice Matteo …di non aver paura del nuovo che avanza”. Mentre Morettini pigia l’acceleratore sulle inesauribili contraddizioni interne “Di ritorno dal grande contributo alle regionali e dopo un anno al servizio dei più deboli tornano in pista i mitici 200!! Con un tempismo eccezionale, mentre a Roma il PD ritrova l’unità con il buon lavoro della commissione, fanno uscire il loro ultimo lavoro: il No al referendum. Ancora un sentito grazie”. E poi ci sono gli scettici, quelli che valutano ancora che Cuperlo, in fondo, abbia agito non tanto per interessi superiori del partito, che non è né ditta, ne’ bottega, ma per mire personali. La giornalista Michela Pedemonte ricorre alle solite magagne tipiche del bel paese “Anche Cuperlo tiene famiglia”, mentre Mastro Sacco Davide, umorista, osserva “Quelli che di giorno stanno con i partigiani reduci da battaglie in montagna, al freddo ed affamati ed alla sera stanno tra gli industriali in poltrona al Carlo Felice…..Oh, Yeah!”. Ironizza Giuseppe Claudio Godani affidandosi a Soppressatira “Leopolda entrando a sinistra, uscendo a destra.  (Barbara Civitelli)”. E ancora “Cuperlo è’ passato al si’, è’ bastato che la Boschi gli facesse vedere la Leopolda (Patrizia Avona)”. Perciò’ la strada verso il 4 dicembre, è ancora lunga. Ed è presto per cantar vittoria, Italicum e Cuperlo o no, dall’una e dall’altra parte. Anche se i sondaggi, plausibili o,addomesticati, a seconda dei punti di vista, darebbero in vantaggio il No di quelli che vogliono mandare a casa Renzi, attestato sul 54 per cento. Intanto si prospetterebbe una scissione nel Pd. Cuperlo o no. E in vista delle amministrative a Genova e alla Spezia, il futuro Dem, comunque, sembrerebbe tutt’altro che roseo. Con Ciccio che, ancora in vita, se la ride.

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Il Max Turbatore

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