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Segnali di fumo

Giancarlo Vinacci, autoaspirante candidato sindaco latita. Sarà diventata una malattia virale quella dei possibili papabili di darsi alla macchia nei momenti topici. Squilla a vuoto il cellulare, inevasi i messaggi sms. Persino la sua pagina Facebook, attiva sino a qualche giorno fa, con foto di auto d’antan da collezione, qualche spuntino al caviale e un week end a Lavagna – buen retiro della sua famiglia – è stata chiusa ad amici liguri e parenti. Segno, forse, di una pausa di riflessione dopo la cena in compagnia dell’amico Alberto Zangrillo, medico personale di Berlusconi, e il governatore Giovanni Toti. Il manager milanese di MedioFimaa ha chiuso i contatti per pensare ad una possibile strategia in vista di una possibile convergenza sulla sua candidatura, oppure, al contrario, ha inteso smaltire la rabbia dovuta alla nuova delusione per la risposta interlocutoria del presidente della giunta regionale ligure. Al momento non è possibile sapere quale sarà il responso. E se il nome di Vinacci altro non sia che una cortina fumogena, in attesa che spunti il personaggio che metta tutti d’accordo. Del resto nonostante il nome di Giancarlo Vinacci non dica molto ai genovesi, al di là’ delle sue origini, il manager in passato non era riuscito mai a passare dalle ottime intenzioni ai fatti. Nelle amministrative comunali precedenti era stato sponsorizzato da Sandro Biasotti e Gigi Grillo che lo avevano presentato a Berlusconi. O almeno così avevano assicurato i due, spendendosi il suo nome. Dopo aver ricevuto l’assenso del Cavaliere, Vinacci era stato gettato in pasto alla stampa in maniera poco tempestiva. Al termine di un rapido sondaggio per constatare di persona quanto fosse diviso il centrodestra e con la spada di Damocle della lista di Enrico Musso sulla testa, aveva scritto una bella lettera per ringraziare per la fiducia e ribadire che avrebbe trovato più interessante continuare il suo lavoro nel settore del credito. Successivamente il suo nome era rispuntato per le regionali ma non se ne era fatto niente. E potrebbe persino essere che la terza sia finalmente quella buona. Anche se, fra i simpatizzanti di Forza Italia, regnerebbe un cauto scetticismo. Come se la bottiglia d’annata di champagne, – con apostrofo mi raccomando – bevanda di cui il Vinacci parrebbe essere assiduo estimatore, (caviale e champagne, si diceva una volta) a furia di essere scossa, dai e dai, non avesse più le rituali bollicine. E, in parole povere risultasse ormai sgasata.
Ma in politica mai dire mai. Perciò anche se Vinacci rischia di essere un candidato sconosciuto, in una città in cui, al contrario, il centro destra ha grosse aspirazioni di vittoria, potrebbe essere finalmente venuta veramente la sua occasione. Anche se occorrerà fare i conti con il fatto che, nonostante le origini genovesi, il manager lombardo potrebbe essere percepito dall’elettorato come un altro corpo estraneo. E non è sempre assicurato che riescano a ripetersi i miracoli esternati dall’attuale governatore. Tanto più che trattandosi di comunali l’elettorato sarà maggiormente ristretto.
Cosi negli ambienti vicini allo stesso Toti sulle candidature si ironizza persino un po’. Luciano Borneto, attivista militante con record di selfie accanto al governatore, si lancia in un post ironico in cui scrive “Se non vinco le prossime elezioni mi ritiro dalla politica, lo giuro , non scherzo”. E sulla sua bacheca Andrea Cevasco, altro sostenitore del centro destra se la ride avvertendo “Aspettate a fare i manifesti che come al solito vi sarà qualche sorpresa”. E ancora “Già le scorse elezioni molti manifesti pronti sono finiti al macero”. Insomma, come dire che, anche se fosse, non è mai detta l’ultima parola. Anzi, candidature così precoci alla fine rischiano sempre di bruciarsi. Lo stesso Cevasco avvertiva sul sito di Francesco Gastaldi che il centro destra avrebbe aspettato di conoscere il candidato degli antagonisti di centro sinistra. Ed è forse per questo motivo che Giancarlo Vinacci si è rinchiuso in se stesso. Non intenderebbe concedere vantaggi a nessuno. O così gli hanno consigliato di fare. Anche perché in una ipotesi di candidato della coalizione rimane da risolvere il problema della Lega Nord, per la quale, al di là di un proprio candidato di bandiera, il profilo di Vinacci non sarebbe affatto quello in grado di sbancare in Liguria, convincendo anche gli elettori di destra e del Carroccio. Eppero’ al di là delle cortine fumogene un candidato di tutto rispetto il centro destra ce lo avrebbe pure. Stefano Balleari, esponente di Fratelli d’Italia e vicepresidente del consiglio comunale, continua la sua corsa in solitaria iniziata qualche mese fa. Puntuale registra, mette in rete e dibatte delle magagne grandi e piccole della sua città. Ultimi argomenti del suo lungo elenco i portoghesi sugli autobus e l’intenzione della giunta comunale di legalizzare l’uso dei cani per l’accattonaggio.
Intanto, mentre il prof politilogo Francesco Gastaldi si interroga su una possibile ricandidatura dell’uscente Marco Doria (“Mi e’ stato riferito (non so se sia vero) che ci sarebbe un sondaggio riservato che darebbe il sindaco di Genova Doria, in caso di ricandidatura al 14 per cento, sara’ sicuramente una balla, mi sembra troppo …”) l’ex assessore al traffico della giunta Pericu Arcangelo Merella scalda i motori e pubblicizza la sua lista civica. Merella si è detto disponibile a collaborare con un eventuale candidato sindaco che possa soddisfarlo, facendo confluire su di lui i suoi voti. Intanto ha deciso di trasformare il nome del suo gruppo da “Genova ricomincia da te” a “SiAmo Genova”. E la variazione ha destato qualche critica espressa sul borsino di Genova 3000 “Ha cambiato il nome alla sua pagina Facebook dedicata alla nuova lista civica che ha intenzione di fondare: è passato da ‘Genova ricomincia da te’ a ‘SiAmo Genova’, giocando sui concetti che sono genovesi e amano Genova. Segno che la lista civica è ancora un cantiere aperto. C’è ancora molto da lavorare. E le idee non sembrano chiarissime”. Prese di posizione forse esagerate. Lo stesso Merella meno di un mese fa aveva lanciato la sua lista richiedendo la partecipazione e i consigli di tutti i cittadini ricevendo, comunque molte adesioni e incoraggiamenti.”Se pensi che sia possibile fare qualcosa di concreto per Genova, cambiare le cose, porre le basi per un futuro di sviluppo, rompere l’assedio di chi non vuole mai niente e di chi si oppone ad ogni ragionevole cambiamento, allora sei pronto per far parte della lista civica che sto costruendo. Se desideri partecipare e contribuire con idee e supporto organizzativo scrivimi merella2012@gmail.com”. Comunque di tempo per decidere strategie e programmi ne ha ancora tanto. Lui del resto, al contrario di altri ha già deciso per la lista civica. Il prossimo appuntamento è quello della raccolta delle firme. Intanto Paolo Putti, capogruppo CinqueStelle a palazzo Tursi entra nel gruppo di quelli che fanno professione di umiltà, proprio come l’assessore Gianni Crivello, e spiega perché non vuole fare il candidato sindaco. Il tutto mentre il movimento genovese di Beppe Grillo si divide in diverse correnti. E Alice Salvatore lancia Pirondini come possibile candidato.
L’ ultimo capitolo vorrei però dedicarlo al prof Francesco Gastaldi, docente universitario alla Iuav di Venezia, e puntuale politologo che qualche giorno fa, in un articolo pubblicato da il Secolo XIX, criticava e addebitava alla classe politica il ritardo cronico nello sviluppo della nostra citta’ ricevendo dai diretti interessati più sputi che applausi. E Gastaldi spiega “Come era prevedibile (e da certi punti di vista anche auspicabile) il mio articolo di ieri su Il Secolo XIX sulla “crisi dei quartieri e la città ferma al palo”, mi ha fatto giungere alcune mail private, in alcuni casi piene di acredine. Credevo che le mie argomentazioni fossero incontrovertibili (e forse quasi banali), ma così non è stato. Cosa mi è stato contestato dei contenuti dell’articolo:
a) non sarebbe solamente “colpa” della giunta Doria;
b) le periferie erano mal gestite anche quando i valori immobiliari salivano lasciando sottendere che la mia analisi sarebbe priva di fondamento;
c) ho accentuato troppo il ruolo negativo delle istituzioni e delle politiche pubbliche;
d) non ho tenuto conto che sono i cittadini ad essere più egoisti, meno solidaristici ecc ecc. Bene, era un articolo di 3.000 battute scritto piuttosto in fretta, non era un contributo o saggio scientifico, scritto appena finita una lezione e senza materiali a disposizione. E comunque neanche il coraggio di fare un post pubblico che avrebbe aiutato la discussione, siete dei pusillanimi!!!”. E se i nostri valenti politici hanno paura di esporsi su una qualsiasi bacheca facebook, o di umiliarsi nel commentare in un sito che non sia un grande convegno, figuriamoci come andranno a finire i pubblici confronti che qualche autocandidato sindaco aspira a organizzare.

Il Max Turbatore

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