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E venne il giorno dei comitati

E siamo arrivati puntualmente alla seconda fase. Quella dei comitati e della raccolta di firme. Giovanni Giaccone, uomo giornalista, scrittore dalla lampante spiritualità’, con la sua solita ermetica e stringata versatilità’, conia la frase-citazione buona in ogni occasione. E dunque anche in questa. Involontaria o no, come sempre, calza a
pennello. Percio’ avverte “Il casino che fanno i castelli in aria quando precipitano”. Come dire che per passare dal mondo delle idee a quello dei fatti, come sempre c’è di mezzo il mare. E i flutti da attraversare, in questo preciso momento, per i nostri candidati, sono quelli della raccolta delle firme. Simone Regazzoni, il popfilosofo autocandidato autoconvocato alle primarie Pd o di coalizione – al momento è ancora tutto da decidere – dopo essere uscito sapientemente di scena per una settimana circa, è tornato a calcare, da protagonista, la ribalta social, occupando con il suo solito stile iperpresenzialista la sua bacheca, quella dei suoi tanti sostenitori, le pagine dei quotidiani e le agenzie di notizie social. Nel giro di poche ore sono fioccate interviste, comunicati, polemiche, condivisioni, suggerimenti, adesioni, puntualizzazioni. Se c’è un pericolo nella sua esondante campagna elettorale, con il suo comitato “salviamo insieme Genova” che accenna a partire sul territorio, è quello che la sovraesposizione e la sua naturale predisposizione all’esuberanza e a dar battaglia, sempre e dovunque, rischi di diventare una sorta di fastidioso cliché. Ma, a quanto pare, la strategia, studiata a tavolino, passaggio per passaggio, dal popfilosofo e dal suo staff, dovrebbe essere proprio questa da qui alle primarie. Sempre che primarie vi siano. Perché la tattica di Regazzoni punta a strutturare il suo gruppo nei due casi. In quello in cui primarie, come promesso a suo tempo dal segretario provinciale Alessandro Terrile, si tengano veramente. O in quello in cui lo stesso Terrile venga obbligato a rimangiarsi le sue parole perché il Burlando di turno è riuscito a convincere un candidato unitariamente spendibile. Con Mario Tullo arrivare alle primarie sarebbe un rischio, come è risultato evidente dopo il confronto in diretta con Regazzoni su PrimoCanale. Altri avversari potrebbero essere il vicesindaco Stefano Bernini o l’assessore Emanuele Piazza, destinatario di un endorsement da parte del suo collega Gianni Crivello. Ma meglio di tutto sarebbe riuscire a saltare la fase primarie nel Pd arrivando a scollare il presidente della fondazione palazzo Ducale Luca Borzani dalla sua posizione fortemente critica nei confronti del Pd e rinunciataria. La manovra potrebbe prevedere di individuare una coalizione di sinistra indebolendo Regazzoni, riservandosi poi di decidere se continuare o meno sulla strada delle primarie. Ma in questo caso di coalizione. E il candidato ideale sarebbe proprio Borzani che non è iscritto al Pd, recentemente ha ribadito le sue posizioni critiche. Borzani, fra l’altro è sostenitore di una svolta inclusiva sulla questione migranti senza se e senza ma. Proprio su questo percorso sarebbe da inquadrare la recente visita congiunta di Giuliano Pisapia e Marco Doria, ex sindaco e sindaco arancioni a Borzani. Incontro sul quale l’attento prof. e politologo Francesco Gastaldi si sbilancia con un post sulla sua bacheca social “Il ritorno di Luca Venceslao Borzani”. Poi replicato “Il ritorno di Luca Venceslao Borzani … Regazzoni, Vinacci, Paita, Monteleone e molto altro in questo borsino di Genova3000 …”. E ancora “Ma quindi si potrebbe andare a una possibile sfida Vinacci (cd) contro Borzani (cs)?”. Con tanto di punto interrogativo. Retorico, forse, come se Borzani stesse per crollare sulla sua stoica resistenza. Pronto a chiudere la sua finestra, osservatorio privilegiato, da cui bacchettare tutto e tutti e scendere in campo. Nel qual caso proprio Regazzoni, rimangiata l’ipotesi delle primarie, si vedrebbe costretto scendere in campo con una lista civica. Per questo la marcia anticipata e pancia a terra con appuntamenti inderogabili del pop filosofo. Per questo la sparizione, persino del volto – ora riattivato – sulla sua pagina social. Interruzione prima di riprendere con la sua naturale esuberanza iperpresenzialista. Con l’interesse crescente del dove si era cacciato. Sosta in cui il popfilosofo ha rielaborato punto per punto il suo piano. Con il pericolo per la sinistra di una nuova lista civica,e di doppia dispersione dei voti perché anche l’ex assessore al traffico della giunta Pericu si sta preparando in tal senso. Perciò’ le ipotesi si sprecano. I maligni, detrattori del Regazzoni, avanzano velenosi l’ipotesi che l’azzardo di una lista civica possa essere motivo di contrattazione di un futuro scranno in parlamento. Possibilita’ da prendere in considerazione quella dell’ex spin doctor renziano del capogruppo Pd in Regione Raffaella Paita, che andrebbe a intasare ulteriormente le legittime aspettative del consigliere regionale Sergio Pippo Rossetti e quelle della stessa Paita. Entrambi renziani. Senza contare gli uscenti. Da Lorenzo Basso a Mario Tullo sino al ministro Roberta Pinotti. Anche se per gli ultimi due ( rispettivamente due e quattro mandati) occorrerebbero delle deroghe.
Sempre in ambito Pd è il caso di segnalare la nuova, veemente polemica fra Regazzoni e l’Arci. Diatriba rinfocolatasi dopo le vicende di Goro e con la puntualizzazione di Regazzoni, prima in un post e poi in un punto del suo programma, che lancia il comitato, delle quote legate al sistema di accoglienza per i migranti. Querelle affrontata da Walter Massa e successivamente dalla direzione dell’Arci con un comunicato sibillino in cui si allude per ben due volte alla campagna elettorale dentro/fuori dal Pd del popfilosofo. Un dentro/fuori che al di là della evidenza della scarsa adesione della vecchia gerontocrazia partitica, suona come minaccia. Come se ARCI rivendicasse a qualche titolo la completa sovrapposizione al partito. Tono minaccioso forse legato a una qualche preoccupazione che la questione delle quote possa toccare da vicino un monopolio in cui l’associazione ricreativa e culturale genovese affonda le proprie radici e in parte la sua sopravvivenza. Anche economica. Osserva l’Arci “L’Accoglienza diffusa è un modello di lavoro ben chiaro, da noi sposato, e fondato sulla volontarietà nella gestione delle Amministrazioni locali e della politica. E qui sta il punto di debolezza dell’intero sistema: l’egoismo di moltissimi comuni e il sacrificio di pochi altri. E’ molto chiaro a chi si occupa quotidianamente di questo tema ed è questo il terreno sul quale dovrebbe provare a misurarsi, con serietà, il Signor Regazzoni. Del resto è lui il candidato, non noi. Noi siamo un’associazione di promozione sociale che decide autonomamente, ci sia concesso, con chi confrontarsi. A differenza del Signor Regazzoni, però, da quasi 60 anni lavoriamo sul campo, accogliendo chi arriva e raccogliendo ansie, paure e voglia di fare di chi ospita. Prima erano i migranti dal sud Italia, oggi sono i migranti dal sud del mondo. Così sono nati i circoli che ancora oggi presidiano i nostri territori, senza i quali questa città e questa regione sarebbero molto più povere e insicure. Piaccia o piaccia. Il Signor Regazzoni ci lasci, dunque, fuori dalla sua campagna elettorale e dalla sua personalissima battaglia contro/dentro il Partito Democratico. Se le risolva senza metterci in mezzo. A noi non interessa questo giochetto. Se e quando si candiderà, stia certo che l’Arci farà il proprio dovere e valuterà l’efficacia delle sue proposte e con quelle si misurerà, nel voto prima di tutto”.
Parole che rappresenterebbero un veto, nemmeno troppo velato, nei confronti di Regazzoni e soprattutto un chiaro messaggio al Pd, e alla sinistra in generale. Del resto è cosa nota che il quarantunenne autocandidato abbia provocato un vero e proprio terremoto con il suo manifesto in cui punta sui temi della sicurezza per i genovesi, del controllo dell’immigrazione, di un piano per il lavoro, di più soldi per i servizi sociali, del miglioramento del trasporto pubblico e sul decoro urbano. Argomenti, al di là’ delle ideologie, pragmatici che interessano in prima persona i genovesi? Tanto è’ che è stato attaccato da più parti all’interno del partito di appartenenza, riuscendo comunque a ritagliarsi anche molta attenzione. Regazzoni comunque, non tradendo la sua naturale verve battagliera, non si è lasciato sfuggire l’occasione per rispondere sia all’Arci sia a Walter Massa. Osservando con un post sulla sua bacheca “Le campagne elettorali, a quanto pare, rendono nervosi quelli che, a parole, dichiarano di non prendervi parte, di non essere interessati, di voler fare altro. E lo fanno con una intensità tale da far venire il sospetto che le cose stiano diversamente…” E ancora, nel merito “Le domande che ho posto sono semplici. Cosa pensate delle quote? Cosa pensate del sistema dell’accoglienza a Genova? La reazione scomposta a queste domande dice una cosa molto chiara. Che c’è qualcuno che sul tema migranti, dopo aver dato lezioni, preferisce eludere le risposte scomode e necessarie, nascondendosi dietro cortine di vecchia retorica. In ogni caso, se dopo una fase di riflessione Massa trovasse le risposte alle domande che ho posto sono qui pronto ad ascoltarle e a confrontarmi”. Un confronto che al momento latita e non per colpa dell’autocandidato autoconvocato, che avrà pure il difetto della sovraesposizione ma non ha, concediamoglielo per amor di verità’, quello di eludere il confronto sui temi importanti per la nostra città.

Il Max Turbatore

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