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La teoria del biscotto

Finalmente è arrivato l’autunno, week end e lunedì con pioggia. Tanto che Giovanni Giaccone, collega che ha fatto del lampo sprituale la sua fortuna sulla personale bacheca social, osserva, precorrendo il prossimo fine settimana, “Ad Halloween mi vesto da lunedì mattina piovoso”. E qualcuno per tutta risposta posta il Lucio Battisti con l’interpretazione di una giornata uggiosa. Francesco Gastaldi, professore di urbanistica alla facoltà di architettura della università Iuav di Venezia, dal canto suo, è tornato da qualche settimana al pendolarismo che gli consente di indossare il cappello da capotreno e di criticare la rituale propensione al ritardo dei convogli. Mi manca un po’, durante la settimana, il lavoro certosino del prof. politilogo che poi cerca di rifarsi, nei giorni che vanno dal venerdì al lunedì sera, con valanghe di post. Lui è solitamente accuratissimo nella ricerca delle fonti e nelle notizie pubblicate, e il più delle volte riesce ad ispirarmi per la mia quotidiana fatica. Così è’ arrivata anche la pioggia scrosciante dopo i cataclismi degli scorsi giorni. Acqua che ha lavato via qualche residuo d’incrostazione, ma subito dopo si sono levate le solite nebbie a deformare la visuale e l’orizzonte.
Si è concluso, per esempio, in questo fine settimana, il dramma interiore – e non solo- del capogruppo Dem in consiglio regionale. Raffaella Paita e’ stata assolta dall’accusa di omicidio colposo che da due anni, dopo l’alluvione del 2014, pendeva sul suo capo. E tutti, amici, ex amici, amici ritrovati, persino ex nemici e non, si sono affrettati a inviare messaggi di sollievo e solidarietà che la Sora Lella ha puntualmente registrato sulla sua pagina fb. Un pensierino glielo ha dedicato anche il premier Matteo Renzi, intervistato domenica sul RaiTre da Lucia Annunziata, che ha messo lì, senza calcare la mano, visto che l’indomani avrebbe incontrato i magistrati, il dubbio di giustizia ad orologeria. Lei, la Lella, per la quale si parla già di un incarico a titolo risarcitorio a Montecitorio – che non casualmente fa pure rima – si è limitata a dire che alla promozione non ci pensa perché in Regione c’è ancora tanto da fare. A Roma raggiungerebbe comunque il marito Luigi Merlo alla corte del ministro Graziano Delrio. E la Paita getta acqua sul fuoco, sapendo benissimo che la sua assoluzione, e il probabile risarcimento con poltrona, ha già iniziato a creare qualche mal di pancia fra i possibili candidati a un posto al sole in parlamento per le politiche del 2018. Appuntamento, comunque abbastanza lontano. Perché fra una quarantina di giorni ci sarà da capire, dopo il risultato del referendum, come si ridisegnerà la mappa del potere nel partito del segretario-premier. Poi riprenderanno le grandi manovre in vista delle amministrative genovesi e della Spezia. Città, quest’ultima, dove la Paita ha fatto registrare il suo predominio nei confronti del ministro guardasigilli Andrea Orlando, rappresentante dell’area minoritaria dei giovani turchi.
Tutto tace, invece nella nostra città’. Almeno in questo fine settimana. Il candidato autoconvocato per le primarie del Pd, il popfilosofo Simone Regazzoni, dopo un post di compiacimento personale per la soluzione della vicenda giudiziaria della Paita, sembrerebbe essere scomparso. Non a caso sulla sua pagina Facebook la foto del profilo che aveva cambiato solo alcuni giorni fa è totalmente bianca. Proprio come la copertina di White Album, l’ Lp dei Beatles più venduto. O forse il popfilosofo sta utilizzando la stessa strategia di marketing messa a frutto nel maggio scorso dai Radiohead nell’imminenza dell’uscita del loro nuovo lavoro, con la sparizione da tutti i siti on line della band. Tanto che per darci un indizio Regazzoni posta How to disappear completely. “In in un attimo/ sarò sparito/ Il momento è già passato/ sì, è andato”, cantava Thom Yorke in una delle canzoni più belle ma anche enigmatiche dei Radiohead. Insomma c’è da giurare in una nuova strategia comunicativa che dopo tanta, forse troppa presenza, gioca proprio sull’assenza assordante. Quanto accade per il silenzio per chi è abituato al fracasso. Assenza che prepara un nuovo cambio di marcia, perché Regazzoni, non dimentichiamolo, nasce come comunicatore. E, in qualche modo, mancando lui ha costretto i commentatori ad occuparsi di altro.
Delle beghe dei Cinque stelle, per esempio. Con tanto di abbandono, probabile del leader storico Paolo Putti. E intervento in favore della sua adepta Alice Salvatore da parte dell’Elevato Beppe Grillo. Francesco Gastaldi ha postato un video della stessa Alice Salvatore, accusata appunto da Putti di essere tutta video e selfie e poca sostanza, in cui i commenti dei gastaldiani vanno da, “Ammicca come una pornodiva” a “la caricatura di un tele predicatore americano di ultima fascia”, da “Personaggio per la Guzzanti a “Vanna Marchi in bello”. Da segnalare ancora un suo post con abuso di cuoricini ed emoticon, in cui sembrerebbe assoluta padrona del Movimento genovese “Oggi ho assistito e partecipato ad una vivace discussione tra possibili candidabili per Genova! Tutti hanno le loro convinzioni, tutti i loro pregi e i loro difetti ma quello che emerge più di tutto è la loro UMANITÀ! Anche nel bisticciare c’è grande umanità e veracità. Sono persone così, persone vere che voglio vedere nelle istituzioni! A prendere a cuore i problemi della cittadinanza!!! La rete saprà scegliere con imparzialità quali ruoli assegnare a tutte le persone di buona volontà che si mettono al servizio della nostra collettività genovese!! Ringrazio Gianroberto e Beppe che hanno messo a nostra disposizione uno strumento prezioso per far partecipare alla vita pubblica persone vere, non i soliti poltronai, non politici di professione lontani anni luce dalla quotidianità della gente! Cittadini con l’elmetto.
Ringrazio tutti voi che vi apprestate a spendervi per questa grande e impegnativa avventura. Evviva il MoVimento 5 Stelle!!! PS Vediamo se quei poltronai questa settimana si dimezzeranno lo stipendio ” .
Sollecito, il Gastaldi, anche nel suggerire il nuovo nome emergente del centro destra. Quello di Giancarlo Vinacci, amministratore delegato di MedioFimaa, società di mediazione creditizia, personaggio già comparso nelle ultime amministrative. Allora lo sponsorizzavano Sandro Biasotti e Gigi Grillo, e si diceva addirittura che avesse avuto anche l’imprimatur di Berlusconi attraverso il suo compagno di banco Alberto Zangrillo medico e angelo custode del Cavaliere. Decise di ritirarsi dopo aver valutato le condizioni di non piena adesione del partito nei suoi confronti. Pierluigi Vinai riuscì a convincere il suo padrino politico – uno scettico Claudio Scajola – che fino ad allora era rimasto a guardare, a candidarlo come rappresentante dell’alleanza di centro destra. Ando’ a finire con lo spareggio finale tra il marchese Marco Doria e il professor Enrico Musso, titolare di lista civica. Ora sembra che Biasotti sia tornato alla carica proponendo Vinacci a Giovanni Toti. Un po’ per evitare di doverci mettere la faccia e un po’ perché Vinacci rappresenterebbe un volto nuovo – forse troppo – nell’ambiente genovese. Comunque il tanto agognato personaggio della società civile.
Ma al termine di queste digressioni Il prof. è tornato a bomba sul suo argomento preferito, quello di spargere un po’ di sana zizzania nel pianeta Pd. Sempre che ce ne sia bisogno. Uno dei suoi bersagli preferiti continua ad essere il parlamentare ed ex segretario Lorenzo Basso del quale elenca una serie di “pinocchiate”, prendendo spunto da una sua intervista sul Secolo XIX “Quando il segretario regionale ligure del PD dichiarava: “non ho nessuna intenzione di andare a Roma”, “mai fatta una raccomandazione”, “mi sono iscritto a ingegneria” … Ecco il fatto che non sia laureato perplime il Gastaldi. Tanto che il collega Davide Lentini, anche lui dato fra i papabili per le prossime comunali, gli chiede quale sia la ragione di tanto livore personale. E Gastaldi commercia uno scambio, chiedendo perché Lentini si accanisca, a sua volta, contro la europarlamentare Renata Briano. I due concordano sull’inaffidabilità dell’uno e dell’altra. Tutti soggetti, vedi caso, insieme a Alessandro Terrile e Giovanni Lunardon, coinvolti nel rilancio della meglio gioventù del Pd, nata per contrapporsi – o forse no, mossa di facciata o di vera sostanza – alla generazione dei dinosauri, attaccata proprio dallo scomparso Regazzoni. Gruppetto nato anche per disinnescare Regazzoni stesso. Gli stessi, Lunardon e Basso, che Sergio Cofferati, in una intervista comparsa su La Repubblica, ha accusato di essere andati a vellicarlo perché si candidasse alle primarie in funzione antiPaita. Per questo a rileggere oggi tanti messaggi di felicitazioni inviati alla capogruppo Dem in Regione si resta un po’ basiti. Dice Debora Serracchiani “Un abbraccio a Raffaella Paita, assolta da accuse terribili. La giustizia ha finalmente rivelato la verità. Mi aspetto che chi si è scagliato contro di lei lo riconosca”. Ma in Italia, in questa nostra Italia, evidentemente funziona così. La coerenza e la memoria latitano. Comunque ora , con questa assoluzione, la Paita è andata a rompere le uova nel paniere di tanti colleghi politici che avevano già fatto i conti per accomodare le loro riverite terga nel 2018. Insomma – come si diceva – congratulazione felicitazioni al veleno e di facciata. Tanto che Gastaldi, furfante matricolato, riprendeva l’antica polemica nei confronti della Briano, messa sotto accusa da Lentini, persino per la sua vocazione culinaria che la Renata, che si descrive “mamma, cuoca, temporaneamente euro parlamentare”, sfoga nei week end in cui torna a Genova da Bruxelles. Sabato proprio la Renata ha postato le foto dei suoi biscotti autoprodotti. Accludendo anche un proverbio nordico “I biscotti sono fatti di burro e di amore”. Come non pensare alla teoria del biscotto degli europei del 2004, in cui la nazionale di calcio azzurra venne eliminata dopo un pareggio sospetto fra Svezia e Danimarca? Proverbio, comunque prontamente ripreso con un pizzico di malignità dal solito Gastaldi “Per la politica ligure oggi è il giorno dei biscotti fatti di burro e di amore …”. Verrebbe da dire, ripensando a un capolavoro discusso e censurato di Bernardo Bertolucci, i quanto a burro… in abbondanza. E di amore… Boh?

Il Max Turbatore

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