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Noi siamo i giovani

Mario Paternostro, 69 anni da compiere, penna nobile e presidente di Primo Canale, proprio ieri l’ha tramutata in una favoletta che, per ambienti, tetri, ricorda il convento del Nome della Rosa di Umberto Eco. Storiella fiabesca in cui compaiono di volta in volta i tre messi, presunti saggi, il toscano David Ermini, il nostrano leguleio Alessandro Terrile, la maga, incline al trasformismo, di corrente in corrente, il ministro della difesa Roberta Pinotti. E poi il pazzo mendicante genoano, incline al masochismo, il parlamentare Mario Tullo, la madre badessa Lella Paita, e l’invasore Orlando il turco, il ministro guardasigilli Andrea Orlando.Tutte comparse in cerca del verbo, o del vaticinio, fate un po’ voi, dell’erudito, autoesiliatosi in quel di Marzano, dove eccelle nella ricerca di funghi e nella discesa delle crose. In controsenso e a dorso di mulo. Tal Buvlandus Marzanita. Un riconoscibilissimo Claudio Burlando, 62 anni, eremita con tanto di erre moscia, a cui tutti si affidano perché con la sua proverbiale lentezza, pazienza, ostinazione e meticolosita’, riesca finalmente a risolvere il caso Genova in cui, in vista delle prossime elezioni comunali, si è impaludato il Pd nostrano.
Favola, fiaba, arcano, ripreso sulle pagine di oggi dal Secolo XIX dall’attento Emanuele Rossi. Il giornalista traccia una mappa precisa del caleidoscopio delle alleanze extracorrenti che si sono formate in casa dem, dove, al di là dei proclami che, sino a qualche giorno fa, puntavano sui programmi e sulle ipotetiche coalizioni del centro sinistra, si è tornati alla lotteria dei nomi.
La novità più eclatante, dopo gli attacchi ai dinosauri del Pd intenti al gioco del domino, con tanto di abbinamento nomi e candidature in vista delle politiche del 2018 – al caldo dei caminetti- è l’alleanza dei quarantenni, il parlamentare Lorenzo Basso (40 anni), il consigliere regionale Giovanni Lunardon (43 anni)e il segretario provinciale Alessandro Terrile (37 anni) che, messi all’angolo per motivi generazionali dal quarantunenne popfilosofo autocandidato autoconvocato Simone Regazzoni, hanno finalmente deciso, dopo tanti anni con incarichi di segreteria, di scrollarsi di dosso gli anziani protettori e di correre in proprio. Con beneplacito dell’ex civatiana, cuoca e parlamentare europeo Renata Briano. Tanto che il professor Francesco Gastaldi, puntuale osservatore delle magagne del Pd, annota con un pelino di perfidia “Da leggere oggi su Il Secolo XIX: “Strano, ma vero: due ex segretari regionali come Giovanni Lunardon e Lorenzo Basso lanciano una corrente per il rinnovamento del partito a Genova” …”. Post che istantaneamente innesca una domanda: ma quando avevano gli incarichi dirigenziali dove avevano la testa? Forse era più comodo sopravvivere all’ombra del potere?
Poi c’è l’ala renziana che di fronte alle pressioni di Regazzoni avrebbe deciso di fare fronte comune. Burlando ritornato in campo, dopo aver sottoscritto un’alleanza, rivelatosi poi perdente, convergendo per le comunali di Savona sulla candidata Cristina Battaglia, sostenuta dalla Pinotti (55 anni) ha deciso di rinverdire il patto con il ministro della difesa. Dopo qualche giorno alla finestra si è’unito alla coppia anche il consigliere regionale e vicepresidente dell’assemblea Sergio Pippo Rossetti (53 anni). La strana alleanza di tre personaggi, che sino a qualche tempo fa si autoattribuivano il ruolo di leader della corrente renziana nella nostra regione, passa attraverso alcuni accordi fondamentali. Rossetti, riceverà l’appoggio di Burlando e Pinotti in vista del 2018 per un posto come parlamentare. La stessa cosa dovrebbe accadere per la Pinotti che, al quarto mandato, dovrà ottenere una deroga. Infine l’ex governatore Burlando dovrebbe intercedere per una candidatura alla segretaria regionale di Massimiliano Morettini (46 anni) o di Alberto Pandolfo, non ancora trentunenne, consigliere comunale, alle dipendenze della Pinotti. L’altra renziana, il capogruppo del Pd regionale Raffaella Lella Paita (41 anni), grande sconfitta nel 2015, al momento, avrebbe deciso di rimanere alla finestra in attesa del processo. Soluzione fotocopiata anche dal gruppo dei terribili 200 che sostenitori di Sergio Cofferati alle regionali ne furono fieri oppositori tanto, si dice, da determinarne la sconfitta.
Per ora i candidati, possibili avversari alle primarie, rimarrebbero Regazzoni e Mario Tullo (57 anni appena compiuti). Mentre riprende a sgomitare l’assessore allo sviluppo economico della giunta Doria, Emanuele Piazza (42 anni). Sempreche’ extrema ratio non decida di candidarsi lo stesso Burlando cercando l’imprimatur di Matteo Renzi per presentarsi come rappresentante unitario ed evitare così le primarie. Ed è proprio Simone Regazzoni a paventarne l’ipotesi in un suo post “Non sono a priori contro Burlando o contro altri del Pd. Credo però sia vitale ora un ricambio di volti, idee e modo di fare politica. Questo vale per la partita del Comune di Genova come per il prossimo congresso regionale. Lo fece, come normale, anche Burlando ai suoi tempi. E se chi deve farsi da parte, oggi, non comprende che è ora di farsi da parte occorrerà aiutarlo. Ma va fatto ora. Non dopo la prossima sconfitta. Questo significa “rompere le scatole al vecchio apparato?”. Sì è così. E penso sia giusto così. Io non ho nessuna intenzione di passare il 2017 a fare l’analisi della sconfitta delle Comunali. Le idee e il modo di fare politica di Burlando e C. non possono rappresentare il futuro per la nostra città né per la nostra Regione. Sono il passato, nel bene e nel male. E questo passato dobbiamo mettercelo alle spalle. Dobbiamo capirlo noi del Pd per primi. Altrimenti ce lo faranno capire gli elettori dando il loro voto alla destra o ai 5Stelle. Ora tocca a noi, tocca alla generazione dei quarantenni”.
Il problema insomma dovrebbe essere generazionale, esclusivamente generazionale. E Regazzoni posta una immagine del mitico Johan Cruyff corredato da un commento “Amo quelli che hanno il coraggio di rivoluzionare le regole del gioco. “Riesco a guardare solo in una direzione: verso l’alto, al meglio possibile” (Cruyff)”. Personaggio innovativo già come giocatore e che, come allenatore del Barcellona, lancio numerosi giovani. Ma la politica, come il calcio nostrano, si sa, è ambiente dove il ricambio e’ da sempre un problema.
A leggere questi post di genovesi, politici, o ex politici, applicati al mondo del pallone, ambiente che, anche in Italia parrebbe risentire – Gigio Donnarumma a parte – delle stesse difficoltà, se ne ha una sensazione tangibile.
Spiega Mario Tullo, candidato sindaco, forse innervosito dalla precedente esperienza blucerchiata del personaggio dell’autobiografia “Il tema non é se uno a 23 anni scriva, o meglio trovi un giornalista che gli scriva la propria autobiografia e neppure importa ciò che c’é scritto. Importante invece, è conoscere e capire i problemi di quelle persone che sceglieranno di spendere 18.90 euro e di perdere qualche ora per comprarla e leggerla l’autobiografia di Icardi”. E gli tiene bordone Vittorio Pezzuto, fresco cinquantenne, ex enfant terrible e prodige della politica locale, con un post dal titolo evocativo “Letteratura Argentina” “A soli 24 anni l’attaccante dell’Inter Mauro Icardi ha scritto e pubblicato la sua autobiografia. Ma quel che più sorprende è che alcuni passaggi della sua fatica letteraria abbiano scatenato le proteste di migliaia di lettori, con minacce sotto casa dell’autore e accenni di tumulti in piazza. A me pare una bella notizia per l’editoria italiana: erano anni che un libro, un qualsiasi libro, non riusciva a scatenare un putiferio simile…”.
Come dire sono ragazzi, mai prenderli troppo sul serio. La stessa cosa che deve aver pensato Mario Margini, 74 anni, quando aveva creduto di vincerla per stanchezza sull’esagitato Regazzoni. Con il risultato di costringere l’eremita Buvlandus il Marzanita a lasciare la campagna, i muli e i funghi, per rassicurare con la sua astuzia giovani, medi e vecchi, che il rissoso filosofo non l’avrebbe avuta vinta. Toccherà all’ex governatore cercare di convincere il premier che è lui l’uomo ligure del destino. Ma dopo due sconfitte di seguito, in Regione e a Savona, non è detto che Renzi non punti davvero su un ricambio generazionale, lasciando da parte i soliti caminetti che all’uopo, si sono dati una rinfrescatina.

Il Max Turbatore

1 Commento su Noi siamo i giovani

  1. cESARE SIMONETTI // 17 ottobre 2016 alle 17:13 // Rispondi

    Dovrei ammirarti per la lucidità, ma son riuscito ad arrivare alla fine con molta, troppa fatica. Non per tuo demerito, per carità, ma è la sostanza, il cuore, del tuo scritto, che mi avvilisce. Il rivogare i soliti nomi : la nuova generazione di affamati, tanto nuova non è,dietro di loro non riesco a non vedere che il solito autotreno di cemento che attende fiduciosa la prossima destinazione. E qui il Burlando sarebbe il navigatissimo skipper.Mi dirai che questo passa il convento, e c’hai ragione, per questo sono triste.

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