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Omicidio di Craviasco, i carabinieri sequestrano e perquisiscono la casa del nipote

Un nipote acquisito con cui aveva litigato, tanto che i due non si parlavano più da mesi. È bastato un litigio per condannare Albano Crocco, l’infermiere pensionato sessantottenne ucciso e decapitato nei giorni scorsi nei boschi di Craviasco, nei pressi di Lumarzo? I carabinieri hanno trovato un possibile movente e così hanno passato al setaccio la villetta del congiunto, Claudio Borgarelli, nipote della moglie di Crocco. La palazzina, che è stata sequestrata, si trova proprio vicino all’accesso al bosco dove l’anziano è stato prima colpito con un fucile a pallini. Il suo assassino ha poi tagliato di netto la testa al corpo, forse per nascondere le tracce, forse per un gesto di spregio. Nonostante le ricerche effettuate anche con i cani non è stata ancora trovata. Borgarelli non è per ora indagato. In casa sua, però, sono state sequestrate un revolver regolarmente denunciato e diversi coltelli, oltre ad altre armi “a lama”.

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Zio e nipote avevano litigato perché Albano aveva scaricato dei materiali di risulta nei pressi dell’abitazione di Claudio. Questo è accaduto diversi mesi fa e da allora i rapporti tra i due si erano notevolmente raffreddati, tanto che lo stesso nipote ammette che da allora non si erano più rivolti la parola. Borgarelli, però, tende ad “alleggerire” la portata del contrasto avuto col suo familiare. <Non lo ho denunciato alla Forestale anche se avrei potuto farlo – ha detto l’uomo -. Quanto al materiale scaricato nei pressi di casa mia, ho semplicemente preteso che venisse rimosso>.
Si sta ora valutando il suo alibi. Borgarelli, anche lui infermiere, ha ammesso di essere stato a casa la mattina in cui lo zio è scomparso e anche di avere visto la sua auto posteggiata sotto la villetta, nel punto dove termina la strada carrabile. Dici di aver fatto lavori in casa e di essere poi andato a Genova per delle commissioni. Spiega di aver fatto benzina prima di tornare. Non sa dire, però, a che ora sarebbe tornato.

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