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La favola di Tullo sindaco

La bella favola di Mario Tullo sindaco, ha ripreso consistenza proprio ieri, nel giorno del suo cinquantasettesimo compleanno. Sembrava essere uscito di scena dopo la comparsata a Macaia, trasmissione di PrimoCanale, nella quale era stato messo a confronto con l’autocandidato autoconvocato alle primarie, il pop filosofo Simone Regazzoni. Pareva che gli fosse stato preferito il più dialettico Luca Borzani, presidente della fondazione palazzo Ducale, sul quale la dirigenza del Pd ha dovuto alzare bandiera bianca, almeno così pare, dopo un pressing feroce che aveva determinato una lettera pubblica dello stesso Borzani nella quale ribadiva le sue intenzioni di restarne fuori.
A darne notizia già alle prime ore della mattinata il prezioso professor Francesco Gastaldi che sulla sua pagina facebook annotava preciso “Il Secolo XIX fa il nome del deputato PD Mario Tullo come possibile sfidante di Simone Regazzoni alle primarie genovesi”. Mentre il deputato sommerso da una valanga di auguri si affrettava a postare, probabilmente indispettito, “Belin, alla mia età non ho ancora imparato a non leggere i giornali il giorno del mio compleanno. Per fortuna ci sono centinaia di messaggi che stanno arrivando a tenermi compagnia, il bilancio della giornata stasera, intanto grazie”. Nel frattempo, mentre qualcuno adombrava il fatto che trovato un candidato unitario non ci fosse più bisogno di primarie, qualcun altro celiava “Diciamo che hanno voluto fare il regalo di una candidatura a Mario per il suo compleanno”. Cosi’ Simone Regazzoni, che non vedeva l’ora, dopo una due giorni filosofica di tornare a brandire lo spadone, interveniva sulla sua bacheca “Penso sia una straordinaria occasione. Non solo per scegliere un candidato Sindaco per Genova. Ma un’occasione unica, per tutta la città, per scegliere tra passato e futuro. Tra un vecchio apparato, quello dei Burlando Tullo Margini, che ha fatto il bello e il cattivo tempo a Genova e in Liguria, e una nuova generazione che vuole provare a innovare davvero, vuole provare a cambiare davvero le cose lasciandosi alle spalle vecchie ideologie, vecchi apparati di potere, vecchi dinosauri incollati alle poltrone. Io rispetto la storia di questi politici di lungo corso. Ma la loro storia non può essere ancora la storia di questa città. Perché la storia dei Tullo Burlando Margini oggi è al capolinea. Siamo alla fine di un ciclo politico. Ora serve una politica di cambiamento. Genova oggi deve lasciarsi risolutamente il passato alle spalle per guardare con speranza al futuro”. Poi dissolvenza, con Gastaldi che via via si occupava anche di una nuova corrente degli invocati quarantenni, o quasi, Briano-Basso-Lunardon, con tanto di auguri al segretario provinciale Alessandro Terrile. Per passare alla serata televisiva di Macaia che ha visto schierati tutti i dirigenti, nuovi, vecchi e dinosauri del Pd. Incontro in cui sconsigliamo vivamente il candidato autoconvocato Regazzoni di sorbire un altro caffè con Mario Margini. Perché stavolta potrebbe fare la fine di Sindona. Senza dimenticare, sempre il Gastaldi, l’abituale striscio e busso nei confronti di Luca Borzani, omaggiato dall’inviato di “La Repubblica ” Marco Ansaldo, vaticanista ed esperto di politica estera, di un articolo sull’edizione genovese” oggi Repubblica ed. Genova parla di Borzani come persona dotata di “una sua autonomia dalla politica” …” E nel post che dà notizia del materializzarsi di Margini davanti alle telecamere compare persino un commento di un affezionato lettore della bacheca di Gastaldi nel quale, con tanto di documentario, si fa riferimento agli esperimenti sovietici del 1940 per resuscitare i morti.
Questo per quanto riguarda la consueta attività voyeuristica attraverso il buco della serratura delle bacheche social dei nostri epici protagonisti della vita politica. Però siamo in grado di offrire ai lettori di Genova Quotidiana la clamorosa descrizione esclusiva di come il povero Mario Tullo, alla vigilia del suo compleanno, la sera di domenica, sia stato convinto da due misteriosi personaggi ad accettare l’offerta della candidatura a sindaco. Eccola
Mario, dopo aver visto la partita dell’Italia in compagnia di amici, protestando perché il bomber del Genoa Pavoletti, infortunato, rischia di perdere il treno della nazionale, è uscito per rientrare a casa. Si era appena addentrato nei vicoli del centro storico quando gli si sono fatte incontro due ombre. Uno alto, affilato, con palandrana nera leggermente ingobbito, l’altro più basso con un giaccone chiaro e occhiali con le lenti scure. La figura alta lo ha immediatamente apostrofato, a bassa voce, rivelando, comunque, un pelino di erre arrotata “Quanta fretta, ma dove corri; dove vai se ci ascolti per un momento, capirai, lui ed io stiamo in società di noi ti puoi fidare… ” Mario ha rallentato il passo, perché un parlamentare non deve mai dare l’impressione ai suoi elettori di sentirsi superiore. Ma ha messo subito le mani avanti dicendo che si era fatto tardi e la mattina seguente lo aspettava una levataccia.
Ha compiuto però l’errore di tendere la mano per salutare. A quel punto i due si sono presentati. Quello alto, affilato con la palandrana scura, il muso murino e la parlantina facile, nonostante la erre arrotata, ha detto di chiamarsi Honest Claudio, l’altro, più basso con la faccia da levantino e gli occhiali da sole, apparentemente muto ha bofonchiato “Belin, Mario Giddy”. E nel momento in cui ha guardato negli occhi Honest Claudio, il buon Mario non ha potuto fare a meno di sentirsi completamente in suo potere. Gli ha spiegato Honest Caludio, senza lasciarlo più parlare ” Puoi parlarci dei tuoi problemi, dei tuoi guai i migliori in questo campo, siamo noi è una ditta specializzata, fa un contratto e vedrai che non ti pentirai… Noi scopriamo talenti e non sbagliamo mai, noi sapremo sfruttare le tue qualità, dacci solo quattro monete e ti iscriviamo al concorso per la celebrità!… “. Mentre parlavano Tullo, quasi ipnotizzato, si è ritrovato davanti all’ingresso di palazzo Tursi e Honest Claudio gli ha raccontato che quello era il paese dei balocchi, terra felice e di spensieratezza e tutto quello che aveva dinanzi agli occhi un giorno sarebbe stato suo. Poi per parlare ancora un po’ il terzetto si è diretto verso l’osteria del Gambero rossoblu’ dove i tre hanno brindato al cinquantasettesimo compleanno di Mario Tullo. Il deputato, forse riavutosi per il clamore ed il vociare che regnava nel locale però ha espresso ancora qualche dubbio sul fatto che forse, chiedendo la deroga, gli sarebbe convenuto fare ancora un giro a Montecitorio. Ma ha compiuto di nuovo l’errore di puntare gli occhi un po’ spenti di Honest Claudio, che gli ha preso la mano e ha continuato, guardandolo fisso, la sua litania ” Non vedi che è un vero affare non perdere l’occasione se no poi te ne pentirai non capita tutti i giorni di avere due consulenti, due impresari, che si fanno in quattro per te!… Avanti, non perder tempo firma qua, è un normale contratto, è una formalita’tu ci cedi tutti i diritti e noi faremo di te un divo da hit parade!… ” E deve essere stato quel divo da Hit parade a convincere Mario, che da bambino avrebbe desiderato essere il primo della classe ma si era limitato a fare il capoclasse per una settimana. Del resto il ruolo di sindaco è bello. Alla Camera sei soltanto uno dei tanti, un peones. Sindaco no, sindaco sei determinante. Sembrava fatta, gli occhi di Honest Claudio cessarono di roteare. Honest gli raccomando ancora la Lega Coop, e il sito della Fiera per una possibile operazione immobiliare attorno al padiglione di Nouvel già costruito dalle cooperative, e soprattutto gli Erzelli. Il finto muto e cieco si tolse gli occhiali e raccomando’ a Mario ” se l’infido Regazzoni si facesse avanti e ti offrisse un posto di vicesindaco con assessorato alla cultura e allo sport con tanto di uffici sotto la nord, promettimi che non accetterai il caffè de la paix e gli dirai di fottersi”. Mario a quel punto ebbe un moto inconsulto, come se stesse sognando, scosse la testa come per un diniego”. Ma Honest Caludio, che aveva previsto tutto, è programmato il percorso come un capace ingegnere, straccio la carta del pacco che aveva sottobraccio. Era il regalo di compleanno per Tullo. Ne venne fuori una maglia del Genoa con autografo del Pato Aguilera. Gli raccontò ancora che era la maglia con cui il Genoa aveva espugnato l’Anfield road. Una maglia d’annata. Anzi dannata, senza l’apostrofo. Perché la maglia era un falso e la firma l’aveva fatta Marietto Giddy, che all’epoca della scuola, quando si marinava in gruppo, falsificava la firma dei genitori per tutti i suoi compagni.
Tullo però era alle strette. Assenti per uscire finalmente da quell’incubo, come si fa a colloquio con unvenditore telefonico che ti prende per spossatezza. Guardo’ di nuovo negli occhi Honest Claudio, ricomincio a sorridere pensando allAnfield road e al paese dei balocchi di palazzo Tursi. Ipotizzò anche un nuovo stadio alla Fiera. E si avviò verso casa cantando tra se e se’ “Quanta fretta, ma dove corri; dove vai che fortuna che hai avuto ad incontrare noi. Sarò io il nuovo sindaco”.
Ps. Per i lettori che ancora hanno dei dubbi, è tutta una storia inventata. Il gatto e la volpe nel Pd genovese parrebbero non esistere. E, soprattutto, Mario Tullo non è un burattino. Vivente e… senza fili. Come Pinocchio.

Il Max Turbatore

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