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Un post al sole

Benedetta Staricco, militante Pd, i suppose, che è mia amica sulla pagina facebook, non so se nelle vesti di attenta e appassionata lettrice, o di grillo parlante, nel senso di voce della coscienza, oppure di quella che mi prende per i fondelli, si lascia attrarre dal languore pre-pranziale e posta diretta sulla sua bacheca “La politica odia il vuoto. Se non è pieno di speranza, qualcuno lo riempirà di paura.”….a Genova aggiungerei paura e delirio”. La frase di Naomi Kelin, che ha impressionato positivamente il maestro Francesco Gastaldi, l’avevo utilizzata come morale – ma, per carità’, mai pretenderei alcun diritto di primogenitura – nel mio articolo di qualche giorno fa che raccontava la improbabile disfida dei due Cavo, Alessandro (centro sinistra), imprenditore nel settore della ristorazione e Ilaria, assessore alla cultura della giunta Toti (centro destra). Lei, la Staricco, dopo la proposta indecente di Regazzoni al presidente della fondazione palazzo Ducale ci ha messo di suo il carico “A Genova aggiungerei paura e delirio”. Dunque paura del futuro e delirio, probabilmente di onnipotenza da mettere in connessione con il post gelido, come del resto è algido l’autore, in risposta alla avance di Regazzoni. Vuoto, secondo la Staricco, più o meno pneumatico, perciò. Forse riferito all’ambiente o addirittura al candidato. Non saprei dire. La speranza che latita, o almeno così mi sembra di capire. E dunque dopo la paura il delirio. Che, messo in connessione, voluta o no, con quel lapidario “Non mi è mai piaciuto Gabriele D’annunzio: ma rispetto ad egotici dannunziani dell’oggi almeno era Gabriele D’Annunzio” fiorito sulla bacheca social del principe del Ducale, forse dovrebbe dare l’idea di un proponente con latente ipertrofia dell’io. E, se interpretata come risoluta risposta, sembrerebbe orientata verso un secco diniego del potenziale vicesindaco.
Nonostante tutto, però la soap opera va avanti e, a quanto pare, prevede ancora diverse puntate, ed altrettanti colpi di scena, prima dell’atteso 4 dicembre, data che precede il ponte. Non quello sullo stretto, ma dell’immacolata. A quel punto il Pd avrà un po’ più chiaro che cosa ne sarà del suo segretario e premier Matteo Renzi. E a Genova, si presume, inizieranno davvero le grandi manovre. Con tanto di nomi e candidati vari in campo. Intanto in mattinata da segnalare l’incontro fra il manovratore dei salotti-caminetti Mario Margini ed lo scardinatore Simone Regazzoni, che guarito miracolosamente dall’epidemia di peste scatenata nei suoi confronti dai vertici del Pd, ha potuto segnare qualche punto a favore sul suo score personale. Non ultima la soddisfazione di sedersi al tavolo della trattativa, o confronto, come meglio hanno voluto chiamarlo i due protagonisti, come una entità reale e non come un fantasma pazzerello. La trattativa, ops il confronto, ha dato seguito ad un lungo comunicato postato da Simone Regazzoni sulla sua pagina facebook con il titolo significativo “Accetto proposta di Margini apriamo subito un confronto programmatico”, in cui si dice “Questa mattina ho avuto un utile confronto politico con Mario Margini. Abbiamo discusso a lungo di Genova, della Giunta Doria, della situazione del Partito e delle elezioni per il Sindaco. Ferme restando le differenze di vedute su alcuni punti, abbiamo convenuto sulla necessità di un confronto programmatico all’interno del Partito, che peraltro avevo richiesto da tempo. È stato Mario Margini a proporlo: e io l’ho accettato. Nei prossimi giorni metteremo a punto i tempi e i modi del confronto. Credo che questa sia la direzione giusta per costruire una cornice comune nella quale far svolgere le primarie o, come ho proposto, arrivare a una sintesi unitaria attraverso un patto generazionale tra me e Luca Borzani. Se vogliamo arrivare a una sintesi vincente, che ci permetta non solo di ricompattare il centrosinistra, come necessario, ma anche di parlare a tutto l’elettorato, credo che il ticket generazionale sia l’unica via percorribile”. In pratica il Regazzoni, quarantunenne candidato alle primarie, si mette rispettosamente a disposizione, per consigliare e stabilire i temi di quelli che potrebbero essere gli argomenti della prossima campagna elettorale, di Mario Margini, settantatreenne dem, fino ieri gratificato dallo stesso filosofo del titolo di dinosauro della politica. Parrebbe un significativo passo indietro, come il giovane che vuole ascoltare e collaborare. Fino ad oggi sconosciuto per un autocandidato autoconvocato che ha vissuto sempre all’ attacco. Ma Per andarsene e sbattere la porta, eventualmente ci sarà sempre il tempo. Anche perché nel pomeriggio c’è il vicesegretario Guerini a Genova. E partecipare ad un eventuale incontro con il calumet della pace in bocca e’ senza dubbio meglio che brandire i lunghi coltelli. Comunque Regazzoni, che è persona attenta alla tempistica stamattina si è presentato all’incontro al caffè Douce, proprio davanti al Ducale, con in mano il fresco comunicato con l’offerta di un rappacificazione che in un sol colpo avrebbe consentito alleanze a sinistra e soppressione delle sfortunate primarie. La consultazione, a Genova si sta portando dietro la stessa funesta macchietta della gioiosa macchina da guerra che contraddistinse il breve periodo dell’Achille Occhetto segretario. Poi ci sono i commenti velenosi di chi questo candidato decisionista proprio non lo può soffrire. Chi ancora lo etichetta come fascista, chi malignamente suggerisce che sia tutta pubblicità per il suo nuovo fantathriller che uscirà proprio a dicembre, chi rievoca una vecchia barzelletta si Berlusconi che deceduto, approda prima all’inferno, organizza festini e cotillon e viene fatto salire in purgatorio dove eccelle nelle stesse attività e viene promosso fra i beati. A questo punto chiede a San Pietro di conoscere Dio. Viene introdotto da San Pietro nel salotto buono dove viene ricevuto. Dopo ore Pietro incuriosito sbircia dalla serratura e vede Dio che con una mano sulla spalla di Berlusconi lo apostrofa “Credi che per quel posto da vicepresidente sarei tagliato”. Malignità, dicevo, perché i commenti seri, quelli tipo “Mio dio come siamo caduti in basso” in questa atmosfera da soap opera, a cui starebbe bene il titolo un post al sole, non mi piace citarli. Anche se sono molti. Perche’ questa è l’epoca in cui forse non si riconoscera il nostalgico principe del Ducale, che va veloce, come Vesna, vive di spazi di un momento sui social, la politica si celebra nei salotti televisivi, e si ciba di proclami più che di analisi. Spesso sconfina, più o meno volutamente, nell’avanspettacolo, nella satira e nel cabaret. Dove si confondono e si sovrappongono il politico e il comico.
Al proposito voglio citare, poi termino, il post del maestro Mauro Boccaccio, collega ed ex capo ufficio stampa della Regione, comparso, con tanto di foto d’epoca, sulla sua fortunata rubrica social “Le Moleskine”. Protagonista il comico genovese Beppe Grillo, molto più giovane di quello che qualche giorno fa si è ripreso il MoVimento Cinque Stelle dal quale se ne è andato Pizzarotti. Un giovane Elevato in mezzo a uno stuolo di giornalisti. Boccaccio racconta della boutade di Grillo”Belin, ma ci pensate se fra vent’anni faccio un partito come Berlusconi e mandiamo a casa tutti questi qua..” E aggiunge “Dichiarazione autentica di un comico genovese, una notte d’estate al Covo di Nord Est di Santa Margherita Ligure, in quegli anni là.” Appunto.

Il Max Turbatore

boccaccio

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