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Giamburrasca Plinio, il guastafeste

L’eco della tre giorni celebrativa, va piano piano spegnendosi fra abbracci generali e qualche raro, rarissimo distinguo. Soprattutto da una parte, a guardar bene. Da coloro i quali non hanno gradito che il partigiano Sandro Pertini, eroe della resistenza, esiliato dal regime, socialista, direttore de “Il Lavoro”, presidente della Repubblica, tifoso dell’Italia campione del mondo, e padre della patria, venisse letteralmente fagocitato anche dalla destra. E che destra, poi, quella del governatore ligure di Forza Italia Giovanni Toti, che per avventura politica e ancora, molto di più, per calcoli personali, schiaccia l’occhio all’ala oltranzista xenofoba della Lega Nord e di Fratelli d’Italia. E, nel contempo, critica il liberal pop Stefano Parisi e la sua convention, con tanto di presenze di liguri eccellenti, come una adunata di vecchie mummie che sarebbe piaciuta persino all’archeologo Dem Giovanni Lunardon. Qualcuno ha sottilizzato, nei giorni scorsi, in apertura del trittico celebrativo, proprio sulle origini dei relatori ai vari incontri e convegni, passi per Giacomo Ronzitti detto Mino, ex presidente del consiglio regionale e attualmente presidente dell’istituto storico della resistenza, che al netto da qualche disavventura al vaglio della corte dei conti, ha rappresentato la fase partigiana di Pertini, passi ancora per Giuliano Amato, socialista della prima repubblica e capo del Governo, passi ancora per il presidente del senato Pietro Grasso, ex capo della commissione antimafia, e per Fernanda Contri, anche lei socialista, membro, a suo tempo della corte costituzionale. Quello che proprio non è andato giù a parte della sinistra è che gli organizzatori, cioè la giunta della Regione Liguria, come contropartita per aver finalmente ristrutturato la casa di Stella del Presidente – cosa detto per inciso, nemmeno passata per la mente nei dieci anni di amministrazione Burlando – si sia presa la maggior parte dei tempi sul palcoscenico. Tanto che l’accoppiata Sansa-Preve su LiguriTutti si è divertita a calcolare i quattro interventi dell’assessore Ilaria Cavo e i tre del governatore Toti. Incoronando regina delle pubbliche relazioni pertiniane proprio la Cavo. Eppure, pero’ nonostante il palese impossessamento di Sandro Pertini, come presidente di noi tutti italiani, da parte del centro destra regionale non è che i parlamentari Dem abbisno disertato gli incontri. Lorenzo Basso, ex segretario del Pd, all’epoca di Burlando presidente della giunta regionale, era comodamente assiso in platea, insieme al sindaco Marco Doria. In molti hanno postato messaggi in ricordo di un grande presidente, da Mario Tullo alla capogruppo Dem in Regione Raffaella Paita. Insomma atmosfera festosa e manifestazioni condivise per la celebrazione dei centoventi anni della nascita di un uomo ritenuto, a torto o a ragione uno dei simboli di questo nostro paese. Tanto che la penna di Maurizio Maggiani in un articolessa sul Secolo XIX, proprio ieri confessava come a 26 anni dalla morte gli mancasse, in modo struggente, quel vecchio-ragazzo con la sua pipa “L’ottuagenario Sandro Pertini era madido di avvenire, aveva tanto di quell’avvenire fra le mani che gliene avanzava abbastanza anche per me e per la Repubblica intera”. È’ andata a finire come tutti sappiamo. U Sandru, come lo chiamavano amichevolmente nella sua Liguria, scomparve nel 1990, dopo aver puntato la sua pipa sulla Milano da bere. Ma fortunatamente senza dover assistere inerme a Tangentopoli, alla fine della prima Repubblica, della seconda e agli alti e bassi della terza. Qualcuno dice che si stia rigirando nella tomba, altri hanno tratteggiato una vignetta in cui chiederebbe di ridiscendere sulla terra con la clava in mano. Come a significare che il nostro presidente fosse un uomo preistorico, rispetto alle schifezze politiche che si sono succedute e abbiamo dovuto fagocitare dopo la sua scomparsa.
Ecco, dicevo che nel bel mezzo di questo clima da “abbracciamoci nel tango”, qualcuno ci aveva provato, per la verità a prendere le distanze, a ricordare che nella nostra Italia, nella foga di ricadere nel celebrazionismo, ogni tanto saltiamo a pie pari le sfumature e allentiamo i freni della memoria. Il primo, in epoca non sospetta, di fronte alla notizia del risanamento della casa di Pertini, era stato l’ex consigliere regionale di lungo corso di An e poi parlamentare a Montecitorio e palazzo Madama del PdL Giorgio Bornacin. Mentre a celebrazioni quasi ultimate il professor Francesco Gastaldi che ogni tanto prova a mettere sale anche su ferite ormai antiche ma mai rimarginate postava il suo commento in controtendenza “Ora anche Sandro Pertini è divenuto un’icona della sinistra, ma bisognerebbe un po’ ben indagare i rapporti di Pertini con il PCI e non dimenticarsi che, per esempio, il deputato e direttore de Il Lavoro Pertini avallò la giunta di centro-sinistra a Genova nel febbraio 1961 fra DC-PSI e partiti minori (PSDI e PRI). Da tempo sostengo che la storia del dopoguerra, ma forse del 900 genovese andrebbe interamente riscritta …”. Messaggio che ha suscitato pernacchie, sputi e qualche raro consenso, soprattutto per quel “Da tempo sostengo che la storia del dopoguerra, ma forse del 900 genovese andrebbe interamente riscritta …”. Sollecito da mettere nelle mani degli storici e non solo di quelli dell’istituto storico della resistenza. Dopo oltre cinquant’anni, la data potrebbe essere prossima. Eppero’ a guastare con una sassata alla Balilla, l’atmosfera del post di di di festa ci ha pensato Gianni Plinio. Membro della direzione nazionale di Fratelli d’Italia An. Ex consigliere comunale e regionale, presidente del consiglio regionale e poi vicepresidente della giunta con Sandro Biasotti. Plinio durante la sua esperienza nell’aula consiliare di palazzo Tursi è’ sempre stato considerato un Pierino terribile, maestro nel filibustering e nella presentazione di interpellanze ironiche che mettevano alla berlina assssori e giunta. Nostalgico quanto basta, nel suo ufficio in Regione troneggiava in bella vista un busto di Mussolini. Un uomo ancien regime. Basti pensare che, pur continuando a fare politica, maneggia con difficoltà la tecnologia ed è assente da facebook per scelta.
Così Gianni Plinio si è affidato ad una e-mail per mettere a conoscenza la stampa di una sua piccata lettera di aperta critica al presidente Giovanni Toti, per il quale forse, a conti fatti, una presenza più defilata non avrebbe guastato. Una lettera in cui Plinio si toglie tutti i sassolini del caso, consegnando alla città, alla giunta di centrodestra e alla gente una immagine di Sandro Pertini che con l’iconografia di questi giorni ci cresceva proprio. Eccola “Caro Presidente,ora che le Pertineidi sponsorizzate dalla Regione Liguria sono finalmente terminate consentimi di dirti con la schiettezza che mi contraddistingue, che l’apologia di un Presidente un po’ troppo partigiano ed un po’ troppo di sinistra come Sandro Pertini non è piaciuta a tantissimi liguri e non soltanto di Destra. Pur tirato per la giacchetta da questo e da quello non ho ritenuto di rilasciare pubbliche critiche alla vigilia, assumendo il ruolo del guastafeste (veste che preferisco indossare per punzecchiare i sinistri) esclusivamente per amicizia e rispetto nei tuoi confronti. Quando una Autorità istituzionale, ed in questo caso un Presidente di Regione eletto da una maggioranza di centro-destra in un contesto politico e storico difficile come quello ligure, decide di magnificare un Sandro Pertini-cosa mai fatta nel tempo con questa enfasi dagli stessi amministratori liguri e savonesi di sinistra-dovrebbe prima riflettere su tutti gli aspetti di quella personalità. Anche e soprattutto su quelli più oscuri e controversi. Di Pertini ne accenno alcuni. Nel 1953, in qualità di Presidente del gruppo senatoriale PSI, alla morte di Stalin, celebrò in aula il sanguinario dittatore sovietico definendolo un gigante della storia. Nel giugno 1960 fu tra i più intransigenti oppositori della celebrazione del Congresso Nazionale del MSI a Genova, e cioè di un partito con rappresentanza parlamentare democraticamente eletta, impedito poi da violenti scontri di piazza. Tra i primi provvedimenti da Capo dello Stato ci fu la grazia nel 1978 all’ex partigiano Mario Toffanin detto “Giacca” condannato all’ergastolo come principale responsabile dell’eccidio di Porzus in cui furono trucidati diciassette partigiani cattolici della brigata Osoppo. Nel maggio 1980 partecipò in veste ufficiale ai funerali del dittatore jugoslavo Tito e c’è chi dice che addirittura baciò la bandiera che ne avvolgeva la bara con somma offesa nei confronti della comunità giuliano-dalmata che dal regime titino aveva ricevuto foibe ed esodo. Si potrebbe continuare ma mi fermo qui . Indro Montanelli, rispondendo alla lettera di un lettore dalle colonne del Corriere della Sera del 16 giugno 1997, scrisse un articolo critico sulla figura del defunto presidente dal titolo: “Pertini? Sono altri i grandi d’Italia”
Un abbraccio.
Gianni Plinio della Direzione Nazionale Fratelli d’Italia AN”.
Ecco, lungi da me rinfocolare la vecchia polemica, il nostro è un paese difficile, in cui anche il presidente Carlo Azeglio Ciampi, è stato criticato da un esponente di primo piano della Lega Nord, il segretario nazionale Matteo Salvini. In cui trovare la unanimità sui giudizi di personaggi politici, per giunta a noi così vicini, risulta davvero un esercizio quasi impossibile. Un paese ormai dove la politica è piombata nelle fazioni e il tifo da stadio. Giovi ricordare, infine, ma è una pura inezia, che il presidente e governatore Giovanni Toti è’ stato iscritto alla federazione giovanile socialista fino alla maggiore età’. Anche a lui, come a Maggiani, potrebbe essere stato fatale un sussulto di giovinezza. E non esultI il guastafeste Gianni Plinio, perché non sto affatto parlando della canzone inizialmente inno goliardico universitario e poi degli Arditi.

Il Max Turbatore

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