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Visto da (centro) destra

Colgo l’occasione per porgere le mie scuse al professor Francesco Gastaldi che con il mio penultimo articolo, “Presenze” ho tratto involontariamente in errore. In omaggio al titolo, che altro non voleva essere se non un tributo a un film dal titolo Haunting – Presenze, del 1999 diretto da Jan de Bont e ispirato al romanzo di Shirley Jackson “The Haunting of Hill House”, tradotto in Italia come “L’incubo di Hill House”. Dove Un professore si fa chiudere insieme a tre studenti in una casa infestata da presenze malvage e spiriti. Fra le presenze da menzionare, ma non come partecipante, insieme all’ex ministro dell’a sua insaputa Claudio Scajola alla convention milanese di Parisi, il prof. ha erroneamente menzionato anche Vittorio Pezzuto radicale convinto, che in passato un qualche trascorso con il centrodestra lo aveva avuto, ma solo per essere stato il portavoce dell’allora ministro Renato Brunetta. Pezzuto giustamente è intervenuto sulla pagina del prof per significare che nell’occasione se ne era rimasto beatamente a Roma. Il che ha concesso al redivivo Pierluigi Vinai, probabilmente inacidito per la sconfitta della sua Juve a San Siro, nel derby d’Italia, di ironizzare un po’ sulle fonti informative del prof. Ecco. La colpa è mia. Ma la presenza a cui alludevo di Pezzuto era sul tg1 per il trentennale del l’assoluzione di Enzo Tortora. La fine di un incubo. Siccome non tutto il male viene per nuocere nell’occasione ho avuto la possibilità di ristabilire un contatto con Pezzuto che avevo perso di vista. Terminati i convenevoli passo a trattare dell’argomento del mio articolo. Visto che la convention di Milano ha avuto non saprei se definirlo il merito o la colpa, di riportare a galla le mai sopite questioni sepolte nel profondo delle coscienze che dopo l’investitura alla “tiramolla” di Berlusconi nei confronti di Parisi agitano il centro destra, soprattutto nella nostra regione. Il prof. Gastaldi, osservatore preciso e puntuale, qualche giorno fa aveva elencato sulla sua bacheca i redivivi presentatisi al cospetto di Parisi al San Carlo di Milano. Fra questi l’ex ministro Caludio Scajola e il presidente dell’Entella Calcio Tonino Gozzi, già potente segretario del Psi del fu Bettino Craxi. Facendo ovviamente rimarcare l’assenza di Giovanni Toti, governatore di Liguria, ex delfino del telecavaliere, caduto in disgrazia dopo il suo endorsement per Giorgia Meloni nel periodo delle amministrative nella capitale. Toti, a evidenziare il suo filo diretto con La Lega di Salvini, pochi giorni dopo aver incontrato il collega veneto Zaia e quello lombardo Maroni, aveva preferito raggiungere Salvini a Pontida. E proprio oggi Gastaldi da fine osservatore qual è ha postato sulla sua pagina facebook a riprova che il suo orizzonte politico si rivolge a 360 gradi e non solo intento a svelare e svilire le magagne del Pd. “Stamattina su Il Secolo XIX il governatore Toti si è scagliato contro le “mummie che ho visto alla convention milanese di Parisi o i reduci da avventure fallimentari e nocive per il centrodestra come quelle di Musso e Giannino” … ma rimane l’interrogativo: cosa deciderà il Cav?”. E le dichiarazioni di Toti, hanno subito fatto insorgere quella parte del centro destra che a Milano era presente e anche gli assenti. Fra questo Enrico Musso, ex prediletto del cavaliere, poi transfuga in altri gruppi politici dopo la lite fra Fini e Berlusconi. Musso interviene nella querelle con un lungo post girando fra l’altro in ballo Pierluigi Vinai che si risente e commenta inacidito sui risultati di Musso e sulle poltronissime che gli sono arrivate quasi come un cadeaux. Anche il post si Musso quanto a veleni non scherza come fa rilevare il Gastaldi ” Enrico Musso risponde a Giovanni Toti via Facebook: “Per Giovanni Toti il candidato sindaco di Genova non può essere un candidato fallimentare e che non ha avuto il favore degli elettori “come Enrico Musso o Oscar Giannino, o un’altra delle MUMMIE di Forza Italia che ho visto a Milano da Parisi”. Bene: perché io sono tornato a fare lo studioso a tempo pieno, e non ho intenzione di essere candidato, tanto meno dal centrodestra, che dal canto suo non ha alcuna intenzione di candidarmi. Segnalo solo che (a) non ero a Milano da Parisi; (b) non sono mai stato iscritto a Forza Italia (in vita mia, solo al Partito Liberale Italiano); (c) alle ultime elezioni per il sindaco di Genova, come candidato civico indipendente arrivai secondo, mentre il “suo” candidato del Pdl – Forza Italia, l’indimenticabile Vinai, poi passato con Renzi, arrivò quarto. Invito Giovanni Toti, che personalmente stimo, a mettere da parte queste polemiche contro uno che non è nemmeno più in politica, perché Genova ha bisogno di avere finalmente un buon sindaco. Ora scappo, ho a cena Tutankhamen e la bella Nefertiti”. Stanco del clima da rissa da saloon interviene anche chi al San Carlo di Milano, magari anche solo per curiosità, c’era veramente,
fra questi l’ex consigliere comunale di Forza Italia Beppe Costa, ex andreottiano poi confluito nelle fila degli scajoliani. ” Nel centrodestra inizia lo sport preferito: il tiro al piccione. Invece di stare tutti uniti e cercare un programma comune da presentare all’opinione pubblica, per chiedere il consenso a governare il Paese, alcuni fanno a gara per tenere ben sigillate le loro posizioni di privilegio. Così appena un signore fa uniziativa (Parisi a Milano), dopo tanti mesi di silenzio assoluto salvo le comode frequentazioni autoreferenziali nei salotti televisivi, dove i temi sono gestiti dai conduttori/imbonitori, sempre i soliti (ormai sai già cosa vogliono “vendere”), e dove il popolo (il semplice cittadino) non ha titolo d’interlocuzione alcuna. Non solo anche la carta stampata si accoda a dare voce, direttamente o dando voce a coloro che, avendo avuto la responsabilità di aver fatto crollare il “titolo” di Forza Italia cercano ancora di giustificare il mantenimento delle loro posizione di privilegio nella speranza di avere ancora un posto in prima fila nelle prossime liste elettorali. Alcuni di questi arrivano a criticare l’iniziativa milanese di voler recuperare i seniores, dimenticando la propria data di nascita e il fatto che, quando hanno avuto bisogno di loro, a loro hanno chiesto aiuto. Ora non è tempo per mantenere privilegi, non più sopportabili, ma di recuperare il messaggio iniziale di Silvio Berlusconi che quando scese in campo richiamò la lettera di don Sturzo agli Uomini liberi e forti per “salvare” il nostro Paese dal disastro che le nuove sfide del mondo globalizzato impongono. Ora è necessaria una classe dirigente preparata, attenta, che ascolti le necessità e ne studi le soluzioni, naturalmente con correttezza e chiarezza. Purtroppo i temini: “onestà e trasparenza”, da alcuni molto ostentati, senza adeguata preparazione non servono a nulla. E poi, alla prova dei fatti, la trasparenza non è stata applicata”. Costa che è da sempre uomo molto prudente non fa nomi e cognomi, anche se appare chiaro che a quei seniores appartenga chiaramente e di diritto il suo padrino politico. In ballo, comunque, guardando al futuro più diretto ci sono le elezioni amministrative con la difficile l’individuazione di un candidato sindaco, il cui nome stenta a essere pronunciato. Sul Secolo XIX, con premonizione dello stesso Scajola, torna a farsi largo il nome del fu governatore della Regione Sandro Biasotti, coordinatore di Forza Italia, personaggio uscito a suo tempo come rappresentante della società civile, da sempre gradito e gratificato a dovere da Silvio Berlusconi. Gli osservatori attenti, consapevoli che fra i due – Biasotti e Scajola – non sia mai corso buon sangue, perché Biasotti era sempr stato troppo vicino all’antico avversario di Scajola, il senatore spezzino Gigi Grillo, pensano più a una bruciatura che ad un vero e proprio endorsement. E poi Biasotti, dopo due sconfitte con Burlando, la prima al termine di una legislatura in Regione, ha assunto ormai i connotati del perdente. Ma, comunque mai dire mai. Molto dipenderà dal risultato del referendum e dalla volontà di Berlusconi di tornare in sella, dopo aver lasciato a scornarsi Il centro liberale Parisi e il destrocentrico governatore della Liguria Giovanni Toti. Come ogni buon politico Berlusconi osserva e tiene il piede in due staffe. Ammiccando ai progressisti con Parisi e alla destra con Toti. Con la consapevolezza che non ha nessuna intenzione di cedere, eventualmente, la leadership del centro destra né a Salvini né alla Meloni. Stefano Balleari, candidato sindaco che si batte come un leone, è avvertito. Per correre come candidato sindaco del centro destra dovrebbero verificarsi più e più congiunzioni astrali favorevoli. Per impegno, spirito di maglia e risultati portati a casa – intanto ha il legittimo orgoglio di aver targato Genova come città dell’inno – se lo meriterebbe. Ma in politica, specie ai nostri tempi, la parola meritocrazia non è più di moda. Una parola con cui al massimo i nostri politici si riempiono la bocca. Poi, al momento di usarla nei fatti con decisioni coerenti, la dimenticano regolarmente fuori dalla porta. Insomma se il centro sinistra piange, il centro destra non se la ride. E i mali sembrano essere gli stessi. Tutti incentrati in quella difficoltà a rinnovarsi e a cambiare pelle. Con due candidati vogliosi, orgogliosi e capaci, già in pista, eppure costretti all’angolo dai vecchi giochi che si svolgono al coperto tra salotti e caminetti, senza che nessuno dei comuni mortali, costretti ad osservare dal buco della serratura, possa intervenire.

Il Max Turbatore

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