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Conferenza episcopale, tutti i mugugni che “non si dicono” (ma noi lo facciamo)

A fronte delle ingenti spese per pulizia e sicurezza e degli enormi disagi per i genovesi a causa della chiusura della sopraelevata e, soprattutto dei parcheggi momentaneamente eliminati per l’allerta terrorismo, non ha portato molto turismo alla città e si tratta comunque di un turismo povero
Sicurezza, decine e decine di forze di polizia a Genova, ma ieri siamo entrati senza pass nell’area dedicata ai cardinali e ai vescovi sotto l’Acquario e ci siamo accomodati nell’area stampa rimanendoci circa due ore. Al termine siamo anche riusciti ad avvicinarci al cardinale quando sfilava via per la processione

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Il Congresso eucaristico visto con l’occhio del laico, non necessariamente ateo, ma che anteponga i diritti del cittadino a quelli di qualsiasi organizzazione laica o religiosa che sia: in questi giorni abbiamo raccolto moltissime segnalazioni. Ieri c’era tanta gente a Genova, ma non tutta quella che ieri si è vista in giro per il centro e il centro storico era qui per la conferenza episcopale. Molti, infatti, erano turisti “fai da te”, partecipanti a un importante convegno che si tiene ai Magazzini del Cotone o croceristi.

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Questi ultimi hanno in comune con i turisti religiosi il fatto di spendere molto poco sul territorio. I primi mangiano e dormono in nave e non di rado cercano di usare i bagni dei pubblici esercizi senza pagare nemmeno un caffè. Nei negozi acquistano spesso souvenir da poco prezzo. I viaggiatori per fede in questi giorni non riempiono gli alberghi. Arrivano e ripartono da città vicine in giornata oppure dormono nei conventi e portano con sé il pranzo al sacco per non spendere nei pubblici esercizi della città.

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Imponente, invece, l’investimento di Genova e della collettività in termini economici e di risorse umane a favore dell’evento. Ad esempio per sigillare tombini e spostare chiudere contenitori della spazzatura, oppure per pagare gli straordinari alle forze di polizia, ieri quasi numerose come durante il G8, e all’imponente dispiegamento di polizia municipale necessario per evitare che la viabilità si paralizzasse a seguito dei divieti presi per motivi di sicurezza.

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Una spesa più che benedetta, invece, è stata quella per la pulizia del centro storico. Con una dedizione commovente una flottiglia di spazzatrici e un impiego di uomini imponente ha cancellato ogni traccia di spazzatura e odori di orina contro i quali i genovesi solitamente inveiscono chiedendo un maggiore impegno ad Amiu e all’amministrazione comunale. Abbiamo imparato, in questi giorni, che volere è potere e che quindi, come mugugnano i genovesi da tre giorni, si deve volere tutto l’anno.

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Singolare (e paradossale) è sembrato impegnare gli operatori ecologici a lavare le strade come se non ci fosse un domani tra un’allerta meteo e l’altro e, quindi, nella certezza di un domani con piogge torrenziali “auto pulenti” a costo zero. Forse quella fatica si poteva risparmiare e riservare le ore di lavoro impiegate per momenti più critici, quando non piove e nel centro storico si soffoca. Come, ad esempio, tutto i mesi di luglio e agosto scorsi in cui l’odore, in certe zone, toglieva l’aria.

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Ha funzionato bene anche l’opera delle forze di polizia al gran completo (polizia, carabinieri e guardia di finanza) per allontanare dall’area che sarebbe stata poi coinvolta nella processione e nella cerimonia, tra la Cattedrale e il Porto Antico, di questuanti, venditori e parcheggiatori abusivi: ieri non ce n’era l’ombra. Per strada si sono visti anche diversi agenti di polizia municipale sull’orlo della pensione. Insomma, la pm ha messo in campo il massimo dispiegamento possibile e la parola “straordinario” deve aver convinto anche i più fervidi sostenitori del lavoro d’ufficio a uscire per strada. In sostanza, la vivibilità delle aree per cui i cittadini combattono da lustri è stata recuperata, è il caso di dirlo, “in un amen”. Anche in questo caso, abbiamo imparato che volere è potere. L’impegno titanico (e onerosissimo per la collettività) si è però fermato contro un muro invisibile in piazza della Commenda. Perché altrove sono restati la solita spazzatura e il solito degrado. In queste foto di Roberto Bobbio le condizioni in cui ieri versava Sampierdarena.

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Spiacevole è l’episodio che ha visto protagonisti, loro malgrado, i produttori dell’associazione “I Gastronomadi” che vendono ogni fine settimana, in via della Mercanzia e per questo pagano l’occupazione suolo. In mattinata la polizia li ha fatti spostare dall’altro lato di Palazzo San Giorgio poi, a mezzogiorno, a li ha fatti completamente sbaraccare. Ai produttori che danno vita al mercatino (inventato per evitare bivacchi di venditori abusivi e sbandati occupando il territorio) non è stata nemmeno data la possibilità (che avrebbero avuto se li avessero avvertiti in tempo utile) di partecipare a un altro mercato tra Liguria e Piemonte. Oltre al pagamento del suolo pubblico senza poterlo usare, anche la beffa di non essere stati informati.

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Certo, la sicurezza è importante. Ed è per questo che è stato un gran bene che, dopo che questi venditori di merce “pericolosa” (salame di tonno, pesto, saponi naturali, piante di orchidea), dietro a un camion pieno di transenne piazzato lì, sia arrivato un gruppetto di giovani centroafricani dotati di birra d’ordinanza in mano.

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A segnalare disagi è anche il titolare di un bar di piazza Matteotti che ha dovuto smontare il dehors per permettere il montaggio del palco molto prima di quanto fosse stato indicato per il montaggio del palco. Semplicemente, gli operai sono arrivati due giorni prima e hanno cominciato a fissare tiranti tra i suoi tavolini ancora sistemati e occupati.

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Le postazioni da installare erano tante e chi ha messo su tutto s’è preso di sua iniziativa un buon margine di tempo. Massimiliano Tarelli del locale “MaCheGotti”, che ha dovuto sopportare il disagio, sta ora valutando con Confesercenti quale iniziativa intraprendere per essere rimborsato del danno economico subìto a causa del lavoro perso. <Avrebbero potuto almeno inserirci tra i pubblici esercizi convenzionati – dice -. Invece, da parte dell’organizzazione non c’è stata alcuna attenzione verso di noi e verso il nostro lavoro>.

Buon peso, ci sono ancora un paio di “mugugni” che riguardano il continuo e tormentoso scampanio delle campane nella zona del centro e i molti posteggi sottratti ai cittadini non solo per la manifestazione, nei luoghi interessati, ma anche in un’area più ampia, quella necessaria a garantire la sicurezza. Certamente non sono felici anche le aziende che espongono al Salone Nautico (apre martedì) che nella loro corsa a ostacoli tipica degli ultimi giorni di allestimenti non possono passare né in sopraelevata né soprattutto in via dei Pescatori, chiusa per garantire la sicurezza all’evento della chiesa cattolica italiana. Devono quindi passare per la strada portuale che si imbocca dal varco di Cavour dove i controlli (in allerta 2 per il terrorismo) sono puntualissimi e lenti. Il riverbero sulla città è la totale paralisi viaria da Cavour che si sta allungando verso sottopasso e via Gramsci.

Ma veniamo al numero dei partecipanti. Solitamente, in questi casi al giornalista si presenta il compito di prendere quelli forniti dagli organizzatori e quelli della Questura e poi stabilire una ragionevole via di mezzo. Ieri, invece, è stata la Digos a esagerare parlando di 15 mila persone. Mettendosi d’impegno per largheggiare erano, invece, al massimo 10 mila. Piazza Caricamento era pressoché vuota e anche una parte del piazzale del Porto Antico più vicina alle biglietterie presentava ampi e ariosi spazi eventualmente disponibili per i fedeli ritardatari. Tra il Bigo e l’Acquario la maggior parte dei presenti era composta da suore e anziani. Non più di tremila. A salvare l'”immagine” (e ad abbassare l’età media piuttosto elevata) della cerimonia religiosa al Porto Antico sono stati i giovani dell’organizzazione Rinnovamento nello Spirito (che si definisce <una realtà sorta spontaneamente per grazia dello Spirito Santo>), a Genova in occasione un’altra iniziativa, il 9° Pellegrinaggio nazionale delle famiglie che normalmente si svolge a Pompei, in Campania e che quest’anno si è stato deciso di portare nella nostra città proprio per la coincidenza col congresso eucaristico. In oltre cinquemila si sono dati appuntamento ai giardini di Brignole e poi, da lì, in corteo sono sciamati al Mandraccio. Non sono molti quelli che, tra loro, si sono poi fermati a dormire negli alberghi genovesi, magari per visitare, oggi, la città. Alla processione coi crocefissi professionali e alla messa di chiusura di oggi, allo stesso modo, arrivano (e vanno via) quasi tutti in giornata.

Anche se il congresso eucaristico italiano è un’attività nazionale della chiesa del nostro paese, pare che tra le fila dei presenti, ieri, ci fossero diversi francesi e tedeschi perché l’evento è stato pubblicizzato oltre confine, nei paesi più ricchi e laici, dove i cattolici praticanti sentono con particolare fervore questo tipo di iniziative. Sono quelli che si sono fermati di più e hanno anche visitato la città.

Il test sicurezza

Per quanto riguarda la sicurezza, alla luce dei controlli di borse e giacche per entrare in cattedrale, della presenza imponente di divise di ogni tipo, dei provvedimenti presi e pagati a suon di disagi dai cittadini, abbiamo voluto fare una prova. Ieri pomeriggio ci siamo presentati per tempo all’area dove poi è arrivato il cardinale Angelo Bagnasco e dove si sono sistemati vescovi e cardinali. Non avevamo al collo l’ingombrante pass previsto per entrare nelle aree più ristrette e nelle aree riservate ai media. Nessuno ce lo ha chiesto e nessuno ci ha allontanato. Ci siamo avvicinati senza che alcuno ci fermasse alla preziosa arca processionale con le ceneri di San Giovanni Battista e alla statua della Madonna.

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Poi siamo entrati nell’area riservata alla stampa e ci siamo rimasti per tutta la durata della cerimonia e, alla fine, quando il cardinale è uscito in processione per tornare alla cattedrale, ci siamo avvicinati a lui tanto da poterlo toccare, all’occorrenza. Diciamo, per onestà, che chi lo ha fatto esercita il mestiere di giornalista da trent’anni ed è quindi una faccia nota sia per le forze dell’ordine, sia per alcuni elementi del servizio d’ordine interno. Ci ha comunque stupito che nessuno le abbia chiesto di mostrare il pass che non aveva al collo come tutti i colleghi.

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L’unico aspetto totalmente positivo della vicenda per la città è stato quello mediatico e promozionale sotto il profilo turistico: splendide immagini del nostro Porto Antico e in qualche caso anche del centro storico e degli altri luoghi più belli di Genova sono stati trasmessi in Italia e all’estero. Particolarmente suggestivo è stato l’arrivo della motovedetta della Guardia Costiera, la stessa che per tre anni ha fatto la spola nel tratto di mare tra Lampedusa e la Libia salvando oltre 1.500 migranti.

C’è chi, pur essendo totalmente estraneo all’evento, lo ha sentito in modo particolare per ragioni tutte sue. È il caso di Melina Riccio, l’artista e writer che si è scelta la missione di lasciare ai genovesi (e non solo, visto che le sue scritte si trovano ovunque) un messaggio positivo di pace e di rispetto per la natura. Ieri girava per la città con una tiara e una scritta sul mantello: “Dio Melina Riccio”.

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Un artista di strada ha invece deciso di esporsi in piazza banchi in una (a dire il vero un po’ blasfema) versione cromata di Cristo in croce.

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10 Commenti su Conferenza episcopale, tutti i mugugni che “non si dicono” (ma noi lo facciamo)

  1. non si è mai troppo laici. mai! anzi, direi che si poteva fare di meglio, per esempio evitare l’immancabile battutina sull’africano, visto che la biretta ce l’avevo pure io mentre passeggiavo verso casa, tra la folla degli integralisti cattolici, ma nessuno ha scritto (o avrebbe scritto) “norditaliano con la birretta d’ordinanza…”

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    • La nazionalità (o provenienza) è solo cronaca. Se leggerà i nostri pezzi scoprirà che c’è sempre, come usava una volta: genovese se genovese, siciliano se siciliano, cinese se cinese, ecc… Se usa il “cercami” del sito troverà anche una notizia su un extracomunitario statunitense. È cronaca, è un dato per il lettore, il “politicamente” corretto preferiamo farlo coi fatti piuttosto che con omissioni di dati o formule ipocrite. La provenienza, che sia Pentema, Amburgo o Dakar è un dato (come l’età) e ci rifiutiamo di omettere dati, qualsiasi essi siano. Un dato rilevante, perché se la provenienza si ripete, soprattutto per quanto riguarda reati di uno stesso genere, è un problema che la società deve affrontare ed è per questo che è rilevante. C’è chi pensa di risolverlo con le ruspe. Noi pensiamo sia da risolvere con politiche di integrazione e accoglienza migliori e più utili sia all’immigrato sia alla società. Ma è innegabile che il problema esista e che vada affrontato. Siamo anche del parere che, così come non si può generalizzare condannando tutti i cittadini che provengono da uno stesso paese/regione/città perché alcuni di loro delinquono, non ci sia ragione di assolvere a priori chi commette un reato solo perché proviene da un determinato paese.

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      • …ci sono periodi e periodi. Per quanto riguarda questo articolo, In questo periodo scrivere “persona” anzichè provenienze varie, sarebbe solo buon senso, non certo omissione.

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      • Non ci sono periodi per un giornalista. Esistono solo verità di cronaca. Interpretare ciò che è notizia fa passare quel che si scrive da fatto a commento e in questo caso si cambia mestiere. Io faccio la giornalista, non il politico.

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  2. ANGELO SIMONELLI // 19 settembre 2016 alle 17:48 // Rispondi

    E cosa dire allora che tutte le Domeniche ed anche nei giorni feriali a Marassi giocano delle teste di XXXXX che guadagnano un sacco di soldi, e quelli che vengono a guardare la partita insozzano tutto il quartiere , togliendo i parcheggi ai residenti? Se tu che scrivi hai le palle , protesta anche per questo. Atrimenti certo giornalismo fallo per tua nonna. Di giornalisti così non ce ne è bisogno!

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    • Spiace sempre un po’ scoprire che la maleducazione e la strafottenza son dure a morire. Sono trent’anni che faccio questo mestiere è ormai dovrei farmene una ragione e invece ai cafoni non mi abituerò mai. Non capisco chi L’abbia autorizzata a darmi del tu. Non darei mai a chi si esprime in maniera così arrogante e insolente come Lei fa la possibità di sedermisi accanto a tavola, tanto da poter dire che abbiamo mangiato la pastasciutta assieme. D’altro canto, dubito che una persona convinta che il suo personale problema di posteggiare la macchina la domenica sia più importante di un problema generale che affonda le proprie radici in oltre due millenni di cultura occidentale e pensa di poter insegnare agli altri anche se non sa nemmeno mettere assieme quattro parole senza infilarci parolacce e insulti, abbia capacità di comprensione sufficienti per inquadrare quanto c’è scritto nell’articolo.
      Ovviamente la parolaccia che ha scritto è stata sostituita con X prima di approvare il Suo commento. Non stia a rispondere, non Le approverei la pubblicazione di quanto scriverebbe. Abbiamo deciso che di lettori maleducati dediti al turpiloquio non sentiamo la necessità. Buona giornata.

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      • ANGELO SIMONELLI // 20 settembre 2016 alle 9:44 //

        MA QUESTO E’ GIORNALISMO o MUGUGNO DI QUARTIERE? E’ la prima volta che ho letto un articolo di “GenovaQuotidiana” e sono rimasto sorpreso nel trovare un approccio fazioso, ben lontano dal fare giornalismo. Io mi sono lasciato andare con troppa spontaneità nel dare un appellativo “colorato” verso i giocatori di calcio ( che forse però è il pensiero di molti) , , ma Lei che ha voce da una testata cosiddetta giornalistica dovrebbe essere più asettico: penso che di giornalisti che vedono quello che vogliono vedere e che raccontano quello che vogliono raccontare ne abbiamo fin troppi. Se mi posso permettere, da vecchi ingegnere le vorrei cosigliare di leggere , anzi studiare , quello che scrivevano e soprattutto “come” lo scrivevano Maestri del nostro tempo come Indro Montanelli o Adriana Faranda, resoconti giornalistici asettici e al tempo stesso profonda e coraggiosa analisi giornalistica.

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      • Oh, bene, vedo che, seppur a mazzate, ha ritrovato l’educazione.
        Sinceramente, del Suo giudizio non mi importa granché. Si riempie la bocca di fulgidi esempi. Guardi che il giornalismo di cui lei parla è morto e sepolto da tempo, nel caso in cui non se ne fosse accorto. Perché gli editori non pagano e preferiscono far lavorare pensionati con pensioni favolose per due lire (che restano pur di continuare a detenere il potere) e ragazzini che si comprano con un piatto di minestra e questo perché c’è gente come lei che vuole leggere solo del suo misero cortile, purtroppo, e che vuole solo il sangue e non è interessata a capire (e probabilmente nemmeno è in grado di capire) i pezzi che scriveva Montanelli. Su, non mi dica che fare un servizio sui divieti relativi alle partite sarebbe grande giornalismo di inchiesta: sono lì da secoli, sono sotto gli occhi di tutti, sono delibere comunali ufficiali. Che razza di inchiesta è? Lei vuole solo piangere sul suo parcheggio impossibile. Non è giornalismo d’inchiesta, è un pezzo da pagina dei quartieri e pure scaduto come la mozzarella. È che lei non sa nemmeno di cosa parla e vorrebbe insegnare (d’altro canto, si dice, chi non sa insegna). Purtroppo i social hanno fatto passare l’idea chiunque abbia dignità di stampa. Non è affatto vero. Gente come Lei, con tutta la sua boria, rischia solo di farci delle figure di bratta ad alzare la cresta, si fidi. Torni a fare il mestiere che sa fare, da bravo. Le do la misura del valore esatto delle sciocchezze che dice: Adriana Faranda non è una giornalista, ma una ex terrorista. Su, torni a leggere la Gazzetta dello Sport e a sparare le sue sciocchezze al bar dove forse qualcuno le dà credito e la brutta figura non viene letta da 10 mila persone (il numero delle persone che leggono questo blog), ma solo da quattro perdigiorno da bancone. Se sono abbastanza ubriachi, magari non se ne accorgono 😉

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  3. cESARE SIMONETTI // 18 settembre 2016 alle 15:39 // Rispondi

    Meno male che ci siete di Genova quotidiana a raccontarla giusta, anche se l’articolo era scritto un troppo in modalità ” laica”…..:-)

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