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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/8 settembre 2016

rubrica Discoclub

A CURA DI DIEGO CURCIO

LE RECENSIONI

THE SUPERSLOTS TERRIBLE SMASHERS – Kidnappings

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Pronti via. E’ un assalto sonico a base di chitarre sporche e voce graffiante quello messo in atto dai salernitani The Superslots Terrible Smashers, che, ad appena un anno dalla formazione, se ne escono freschi freschi con l’esordio “Kidnappings” pubblicato dalla mitica Area Pirata. Un disco che coniuga alla perfezione la rabbia del punk 77 ai suoni sferraglianti del garage Anni Sessanta, infilandoci dentro persino una spruzzata di primo grunge (che poi era la summa delle due cose in fondo, no?). Come se i gruppi contenuti nel cofanetto Nuggets (Count Five, Sonics, 13th Floor Elevators o Nazz, fate un po’ voi) coverizzassero le peggiori e più oscure band della prima ondata punk o si cimentassero in “Touch me I’m sick” dei Mudhoney. Raffiche di mitra sparate sopra riff ossessivi e brutali, melodie sudice e dissonanze psichedeliche; lo spettro dei Crime (anche se sotto acido) è dietro l’angolo, per un album letteralmente posseduto dal demone del rock’n’roll. Un disco d’altri tempi, insomma, suonato con passione e senza starsela troppo a menare. Senza contare poi che nei Superslots Terrible Smashers figura anche un certo Nico Plescia, già noto per aver prestato i propri servigi a un’altra super band, i Bidons. Ma “Kidnappings” non è solo rumore bianco suonato a rotta di collo, c’è anche spazio per canzoni come “Longman” – che per una buona metà assomiglia quasi a una ballata, salvo poi esplodere nel solito bellissimo casino, e la titletrack che chiude l’album: un bel finalone psichedelico da meno di tre minuti. Un altro super pezzo è anche “Deep Town Mountain”, che ha uno di quei riff di chitarra che ti acchiappano immediatamente. Bando alle ciance – o nevermind the bollocks, come dicono Oltremanica – fatevi un tuffo in questo bel dischetto di “fracico” punk rock. Diego Curcio

TEENAGE FANCLUB – Here

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Qualcuno dice che i Teenage Fanclub sono ovvi, che basta poco per capire come e dove andranno a finire le loro melodie o i loro assoli di chitarra. In parte è vero, ma non è che la cosa risulti troppo importante: anche il fan vuole quei giri melodici, quelle chitarre e si sente felice e rassicurato ascoltandoli. Stabilito questo, Here è un perfetto disco dei Fannies di oggi, signori sulla cinquantina che si ripresentano dopo una pausa di sei anni del precedente Shadows e non propongono sorprese di alcun tipo. Suonano più riflessivi e pacati rispetto al loro album più classico – Bandwagonesque del 1991 – e mantengono inalterati i referenti storici, vale a dire i Byrds, i Big Star e… se stessi. Ecco dunque la classica sequenza di melodie pop in abile equilibrio fra malinconia e serenità, fra scrosci di pioggia e squarci di sereno (Norman Blake e compagni sono scozzesi, d’altronde). Di primo acchito si rischia di trovare l’album un po’ monocorde, poi si scoprono le piccole ma nitide differenze fra un pezzo e l’altro, ci si affeziona a una buona metà dei titoli e tanto basta (e persino avanza). Antonio Vivaldi

THE CHRIS ROBINSON BROTHERHOOD – Anyway You Love, We Know How You Feel

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E quattro. La “fratellanza” inventata dal Mr. Chris Robinson, un tempo metà esatta delle menti e e dei cuori che mandavano avanti i Black Crowes approda al quarto lavoro in studio, dopo un exploit a doppietta, ormai diversi anni fa, e un terzo capitolo, Posphorescent Harvest che non aveva convinto tutti. Chi conosce Robinson sa cosa attendersi, più o meno: dove il più o il meno signifca quanto il rocker oggi cinquantenne con la voce slabbrata (un misto fra il Bowie degli esordi e il piccato Dylan metà anni Sessanta) voglia aggiungere o togliere dai suoi ingredienti claccic rock. Che poi sarebbero rhythm and blues e soul in salsa bianca, come capitava di fare anche alla Band di Robbie Robertson, affondi psichedelici e jammati southern rock dove la musica turbina e sembra ripendere la via delle stelle liserigche, rock puro e nudo con quelle magnifiche sequenze di accordi semplici che ogni volta rammentano qualcosa di classico, e ogni volta ribadiscono che il tutto è vivo e vegeto, qualche scampolo blues, qualche bizzarria proto heavy prog infilata a speziare il tutto, soprattutto dalle dita del tastierista Adam MacDougall. Com’è stavolta, il tutto? Caldo, molto caldo. Un disco ad altissima caratura sensuale, dove ogni brano sembra contribuire a rinfocolare l’incendio. Guido Festinese

VAN MORRISON – … It’s Too Late To Stop Now… Volumes I-IV Warner 1974/2016

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Ci sono una quantità tale di generi e sottogeneri musicali che, oramai, è lecito inventare qualunque cosa; nessuno può dire: non esiste. E quindi occupiamoci, per tre CD e una recensione, di soul celtico. Breve introduzione: il soul celtico è soul con radici scozzesi o irlandesi, è una migrazione al contrario di modi americani su una tradizione (folk) europea. I rappresentanti sono vari (va citato per forza Kevin Rowland) ma è difficile trovare un manifesto, per questo genere meticcio; un album di rappresentanza. Un credibilissimo candidato torna in stampa esploso con tre CD e un DVD aggiuntivi: si tratta di questo live di Van Morrison che è, molto semplicemente, impeccabile e mastodontico; fotografia di uno stato di grazie musicale assoluta, sospesa tra ricordi di Belfast, sogni di Memphis, fotografie di New York e gente di Dublino. Una meraviglia. Marco Sideri

IL DIARIO

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Diario del 7 settembre 2013
Primo ad arrivare è, more solito, Quasimodo, anzi lui è già davanti alla vetrina quando tiro su la serranda; vede un vinile intitolato “A sangue freddo” e cosa mi chiede? “E’ il nuovo di Lou Reed vero?”, non ho bisogno di rispondere, gli lancio uno sguardo gelido che come al solito lo manda in confusione, “Sscusi, mimi sesembrava Rreed” e si va a piazzare sull’angolo del palazzo, sua postazione preferita per controllare sia il reparto nuovo, sia l’usato, e lì rimane per due ore ad aspettare l’apertura del backstage, fumandosi una dopo l’altra il primo pacchetto da dieci sigarette della giornata (tranquilli, nel marsupio ne ha almeno altri sei).
Immancabile al sabato mattina è l’Uomo Del Monte: oggi si presenta col suo amico e collega taxista Carlo. Hanno ordinato lo stesso cd, l’ultimo di Steve Howe; do a UDM la sua copia, poi consegno l’altra a Carlo; UDM allunga il collo e incomincia a scrutare il disco del collega, “Cosa c’è?” – gli chiede questo – “E’ lo stesso disco tuo”, UDM non ha il coraggio di dire che cosa lo cruccia e allora intervengo io “Vuole vedere se la tua copia è migliore della sua, magari la plastica esterna della sua ha qualche segno”, “Noo” si schernisce quello, ma quando Carlo gli dice “Guarda, guarda, a me non frega niente della plastica”, quello prende i due cd e li confronta meticolosamente, scegliendo alla fine quello di Carlo: l’erba del vicino è sempre più verde.
Concludiamo la giornata con un nuovo cliente, non ancora molto esperto del negozio, mi chiede dove sono i cd dei Depeche Mode, “Hanno la casella in ordine alfabetico, lì dove sei tu”; si affanna nella ricerca come se fosse una caccia al tesoro, vorrei dirgli acqua, fuoco, ma aspetto che si arrangi da solo e, dopo un po’ di tentativi inutili, innervosito, si rivolge di nuovo a me “O la casella non c’è, o io sono rinco”, “La seconda”, rimane perplesso per la mia risposta e forse vuole rispondermi, ma poi si accorge che ha la mano appoggiata sulla casella dei Depeche Mode e conclude con “Sono proprio rinco”.

LE PROSSIME USCITE

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Oggi
NICK CAVE & THE BAD SEEDS – SKELETON TREE
JACK WHITE – ACOUSTIC RECORDINGS 98-16
WILCO – SCHMILCO
DANIEL LANOIS – GODDBYE TO LANGUAGE
KING CRIMSON – RADICAL ACTION TO UNSEAT
OKKERVIL RIVER – AWAY
J CHURCHER – BORDERLAND STATE
CHATHAM COUNTY LINE – AUTUMN
LOCH LOMOND – PENS FROM SPAIN
NOSOUND – SCINTILLA
TEENAGE FANCLUB – HERE
BEATLES – LIVE AT THE HOLLYWOOD BOWL
BASTILLE – WILD WORLD
WHISKEY MYERS – MUD
PARTON/RONSTADT/HARRIS – THE COMPLETE TRIO COLLECTION
REDMAN/MEHLDAU – NEARNESS
ZZ TOP – LIVE GREATEST HITS FROM AROUND THE WORLD

11 novembre
PINK FLOYD – The Early Years 1965-1972

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1 RYLEY WALKER GOLDEN SINGS THAT HAVE BEEN SUNG
2 RADIOHEAD A MOON SHAPED POOL
3 LISA HANNIGAN AT SWIM
4 THALIA ZEDEK BAND EVE
5 THE DIVINE COMEDY FOREVERLAND

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One thought on “Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/8 settembre 2016”

  1. Salve…credo che il mio commento se si vedrà si vedrà con il nickname usate per l’account wordpress..Comunque sono Andrea Vinetti, un affezionatissimo cliente di Disco Club (e spero che il Maestro Balzuzzi non me ne voglia a male dopo quello che posterò qui…..

    Posso lasciare un commento alla recensione del Signor Diego Curcio? Però non abbiatevene, e nel caso calcellatela proprio, in fondo è solo rock’n’roll…
    Posto che difficilmente comprerò il disco, e che mi terrò invece i miei pregiudizi come altri si tengono i propri….ma …qui non manca proprio niente…la copertina à la jefferson airplane, il punk, e prim’ancora il suo patrigno, il garage…persino le ‘raffiche di mitra sparate sopra riff ossessivi e brutali’ è derivativa…l’ ‘Album posseduto dal demone del rock’n’roll’….perdonate, sembra ci sia tanto rock’n’roll in questo disco da farti venire il dubbio che non ce ne sia nemmeno una goccia. Forse ho pretese assolutiste, ma con attorno il sosia del cantautore classico anni ’70 (Ryley Walker), quello ‘maledetto’ (Herman Dune), i cui padri Roy Harper e Shawn Phillips se lo ascoltassero disgiungerebbero i geni precedentemente incrociati per concepirlo, (l’Eterno) ritorno di Daniel Lanois, (le altre uscire guardatele voi, vedete se siano nomi recenti….)…direi che adesso in giro di non-derivativo c’e’ proprio pochino. E poi? ‘My my hey hey..Rock’n’roll is hre to stay’. Ce ne siamo accorti. Ammetto che questo disco c’entra e non c’etra..(ma se i clichè si clichetizzano all’estremo io fuggo non al primo ascolto, ma prima ancora..)…e che è anche e sopratutto una mia crisi d’ascoltatore, e ne sono già uscito non da Critico Colto ma ma mollando le chitarre ed entrando nel mondo di gente che padri ne aveva pochi, oppure aveva rielaborato la tradizione per farne il presente e talvolta il futuro. il Waits della trilogia degli anni ’80, John Coltrane…in questo momento il Rock con tutta la sua carica dirompente io lo sento nel lavoro di due dj, Nick Woolfson ed Elliot Morgan, la cui band ‘rimescola’ (per me in maniera del tutto nuova) la melodia opponendola alla ‘nevrotizzazione dei suoni’ come hanno fatto i Floyd, i Talking heads, i Radiohead più maturi, Aphex Twin quando ha piazzato una melodia mozartiana su una drum machine programmata appositamente su un tempo immaginifico. Può darsi sia la mia nuova terra ed inizi ad ordinare al Maestro Balduzzi dischi di tal fatta. Non me ne vogliate: il disco non l’ho nemmeno sentito. Ma la Musica che gira adesso, e ciò che emana intorno, l’ho sentita eccome, sui dischi e non, e a parte alcuni ottimi repechage di grandi live passati che ci siamo persi (di artisti che attraversavano fasi odiate persino dai loro stessi fan): il live al Rockpalast del Peter Hammill che agganciò il dark più nero al nero che già di loro avevano i Van der Graaf, ed e’ un disco che testimonia una cosa vecchia-ma-nuova, specie a sentirla ‘live’….Beh…Comunque per carità, ad ognuno le proprie passioni…talvolta il fascino del rock agisce su di me per consunzione….Io ho cominciato ad esempio ad ad amare la Musica di Manuel Agnelli, ma a partire da un disco che ha suoni rarissimi come ‘Folfiri o Folfox’ e narra una storia così vera da essere piuttosto paragonabile ad un Diario. Quindi dalle ‘schitarrare epiche’ e dal riff di ‘born to lose’ sono piuttosto distante….A presto!!!!

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