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Il Sindaco e la città, le distanze si allungano per il “caso rifugiati” stasera in Tv

Ma il vero problema è, una volta di più, la scarsa capacità (qualcuno dice “volontà”) di comunicazione coi cittadini di Marco Doria

di Monica Di Carlo

Il sindaco Marco Doria la mette sul “ricatto morale”. Semplificando molto è un “Chi non sta con me, strumentalizza un problema umanitario”. Per la precisione il messaggio è, testualmente: <La decisione della Prefettura di destinare un appartamento inutilizzato del demanio per ospitare alcune famiglie con minori di rifugiati in Italia è occasione per sollevare un polverone polemico che offende le tradizioni di civile accoglienza di una società solidale. Confondere l’accoglienza a persone disperate con la necessità di fare rispettare con rigore le norme – questo sì un dovere per tutti: per chi le deve fare rispettare e per chi le deve rispettare – è soltanto un’operazione di propaganda politica>. E un po’ questo è vero e non vale solo per il centrodestra. Anche all’interno dello stesso Pd esiste chi cavalca la paura del “diverso” per strappare consensi al probabile avversario alle primarie, lo stesso Doria. Il Sindaco, però, pare non aver ben chiaro che una parte del problema, quella non strumentale, sta nel suo eterno punto debole: la comunicazione. Nel tempo, per questa sua idiosincrasia nei confronti del confronto coi cittadini, ha permesso che venissero demolite iniziative positive che non sono state spiegate alla popolazione. È il caso, su tutti, del Progetto Chance, che ha eliminato (unica proposta mai avanzata in un turbinio di mugugni, anche quelli spesso elettorali) i problemi dell’assalto all’area turistica dei venditori abusivi di cose vecchie al Porto Antico e ha sterilizzato lo spaccio e la ricettazione all’interno del “mercato”. Ma comunicarlo in tempo utile (prima che i falchi dell’opposizione lo utilizzassero, appunto, per farsi la campagna elettorale) evidentemente, pareva male. Nel caso, invece, dell'”ordinanza movida”, l’unico col quali Doria ha comunicato è il manipolo di membri di Assest, una delle associazioni del centro storico, che oggi è tra i firmatari del documento che stigmatizza proprio il comportamento dell’amministrazione e appoggia i residenti e i commercianti di via XX che stasera daranno vita alla protesta contro la sistemazione (ad opera della prefettura) dei richiedenti asilo in via XX e che saranno i protagonisti di trasmissioni di Rai3 e Rete4. L’appuntamento è per le 19 davanti al Mercato Orientale. Con tutti gli altri, abitanti che chiedevano un intervento più mirato e titolari dei pubblici esercizi corretti, il Doria, marchese per nascita e sindaco per professione temporanea, ha tirato su un muro.

piazza vittime di tutte le mafie

Ecco la lettera, firmata da diversi comitati e Civ del centro storico sulla questione di via XX, ma molto di più sulle condizioni in cui versa la città vecchia. Che, poi, non è nemmeno tutta “colpa” del Sindaco, anzi. La partita riguarda molto di più la Prefettura e il Governo. Ma Doria proprio non ce l’ha fatta a non “mettere il cappello” (con la sua dichiarazione) sull’ennesima occasione di frattura coi cittadini, anche se, in realtà, non è una sua partita.

 

Le ondate migratorie degli ultimi 30 anni hanno drammaticamente cambiato l’assetto abitativo di alcune zone della città. La zona del centro storico in particolare ne è stata interessata al punto che molti genovesi hanno preferito abbandonarlo e i pochi rimasti si sentono ormai dei resistenti, ultimo baluardo di cittadinanza genovese.
I residenti del centro storico, discriminati dall’amministrazione forse per non aver eretto barricate nell’accoglienza profughi, purtroppo ben conoscono le conseguenze delle politiche scellerate e poco lungimiranti attuate in materia di “accoglienza-integrazione”, come l’apertura indiscriminata e concentrata nei nostri quartieri, tessuto già pesantemente degradato da anni di incuria, di centri per profughi e migranti.
Non dimentichiamo che negli ultimi anni si sono moltiplicati fenomeni di sostituzione di locazione a studenti e giovani coppie a favore del collocamento di migranti in molti appartamenti acquisiti da associazioni-cooperative.
Quello che allarma i cittadini non è tanto la presenza dei profughi, ma le conseguenze nel vivere quotidiano della loro “gestione” da parte delle associazioni religiose o laiche delegate dalla politica.
L’apertura di centri di accoglienza (un gran numero si trova nel centro storico), come ad esempio quello di via delle Fontane, hanno conseguenze negative per i residenti con la concentrazione di persone in un territorio già delicato e con gravissimi problemi di vivibilità.
La cattiva gestione o la non gestione dell’accoglienza comporta la numerosa presenza di persone, per lo più giovani, che durante il giorno vengono abbandonate a loro stesse e di conseguenza, nella migliore delle ipotesi, bivaccano in strada soprattutto in zone connesse al wifi, vagabondano senza meta, fanno accattonaggio o chiedono l’elemosina, in alcuni casi dormono per strada e (nella peggiore delle ipotesi) come accade nel centro storico, vengono prontamente arruolati da soggetti criminali bisognosi di manodopera a costo zero o minimo.
Altro elemento sconcertante è la lentezza nelle procedure del riconoscimento dello status di rifugiato che viene riconosciuto ad un numero minoritario di persone mentre le altre rimangono in un limbo perenne andando ad ingrossare le fila dei clandestini. Purtroppo, come abbiamo visto in questi anni, il loro destino è segnato… e anche il nostro di residenti del centro storico!
La proposta dei residenti del centro storico:
1. accelerare le procedure per riconoscere lo status di rifugiato. Nel periodo di attesa si organizzino i profughi per lavori socialmente utili, per consentire agli stessi di impiegare fattivamente il tempo a disposizione e per una forma di riconoscenza alla comunità ed allo stato che li accoglie.
2. le persone a cui verrà accolta la richiesta dello status di rifugiato dovranno proseguire con l’attività per l’inserimento sociale, mentre coloro la cui richiesta non sarà accolta dovranno essere immediatamente rimpatriati per impedire il rischio, soprattutto in un periodo di crisi economica e come accade nella nostra città, che diventino manovalanza per i criminali presenti sul territorio.
A nulla serve rappresentare ai politici queste gravi problematiche perché alle promesse non corrispondono mai interventi concreti per la loro risoluzione e, nonostante dichiarazioni di facciata, i cittadini residenti e cmmercianti non vengono coinvolti nelle decisioni come accade sistematicamente nel centro storico.
Aggiungiamo che come in via XX Settembre anche in centro storico, mentre da un lato sono stati attivati progetti ed investimento sul rilancio del commercio con i patti d’area, dall’altro nulla è stato fatto per impedire il crescente degrado urbano e sociale.
Per questo motivo, sebbene provati da troppi anni di disinteresse della politica per il centro storico, siamo solidali con le preoccupazioni dei residenti e dei commercianti di via XX Settembre per la gestione dell’accoglienza dei profughi in città.

 Comitato Osservatorio Pre’ Gramsci, Assest, Civ Sarzano, Civ 2 Torri, Comitato residenti Sarzano, Quartiere Darsena

La presidente del Civ di via XX Settembre Ilaria Natoli spiega anche lei che il problema vero non è il tema all’ordine del giorno, ma l’approccio dell’amministrazione a ogni genere di questione, dal centro di accoglienza per migranti ai tognolini spostati lunedì (probabilmente anche per una buona ragione, la difficoltà dei non vendenti a superare i “panettoni” sfalsati) senza avvertire nonostante questo sottraesse diversi posteggi. Passando per il patto d’area firmato due volte, ma rimasto lettera morta. rimasto sulla carta. <Di fatto – spiega Luca Rossetti, anche lui del Civ di via XX Settembre – la comunicazione tra amministrazione e soggetti che operano sul territorio è unilaterale, dispositiva, senza possibilità di replica. Tante volte ci tocca leggere le notizie sui giornali>. Rossetti spiega anche che lo stesso trattamento viene utilizzato con chi pur cerca di fare uno sforzo per preoccuparsi, a proprio carico, di temi sociali. <Non serviamo solo per organizzare la festa di paese – sbotta -. Se il Comune è quello che vuole, si faccia una pro loco. Da parte dell’amministrazione non c’è ascolto e non si vede strategia chiara. Non c’è programmazione, non c’è condivisione e non c’è veduta a lungo periodo>.

Il problema, è chiaro, non è tanto il centro di accoglienza, quanto l’enorme fossato scavato con metodica pervicacia attorno a Palazzo Tursi dal Primo Cittadino. Con le ultime dichiarazioni, Doria si è assicurato di averci messo anche i coccodrilli.

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