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Immigrati in via Venti, il festival degli assenti

Ci hanno abituato a selfie di ogni tipo, immagini postate sulla loro bacheca social, quasi a comprovare  la loro esistenza, in primis e, bontà loro, il loro impegno costante e il conseguente spirito di servizio nei confronti della collettività. Inaugurazioni ed eventi ufficiali, financo qualche momento di relax. Magari occhieggiando il bichini della bellona di turno. Stavolta, però niente. Nonostante l’attenzione dei tiggi’ nazionali si pronosticasse palese. Sono rimasti inchiodati sulle sedie a sdraio, incatenati nei giardini del loro buen retiro. Addirittura in sicurezza sugli erti camminamenti di montagna. Pronti, con il polpastrello caldo sullo smartphone, o a dettare l’ennesimo comunicato stampa all’addetto alle pubbliche relazioni che, in questa appendice del ferragosto, è rimasto solo a presidiare la postazione e il bidone vuoto. Eppero’, forse l’occasione suggeriva maggior presenza di un comunicato stampa, se non per il conforto e l’attenzione di una visita reale in loco e non solo proclamata attraverso un dispaccio, almeno per il riscontro mediatico suscitato dal caso. Il caso, manco a farlo apposta, ha a che vedere con l’accoglienza e l’inclusione degli immigrati. Tema su cui la destra da mesi si ritrova compatta e che invece sta creando lacerazioni a iosa all’interno del Pd. Per colpa, o per merito del candidato sindaco Simone Regazzoni che sin dall’inizio della sua discesa in campo ha annunciato che argomenti come quelli legati alla sicurezza, alla legalità e alla gestione dei profughi non possono essere lasciati nelle mani dei moderati e dei leghisti.
Tanto che, dopo aver bocciato l’ipotesi di un’altra moschea, non appena è stata resa nota la notizia che un gruppo di 25 migranti sarebbe andato ad abitare un edificio di proprietà del comune nella centralissima via Venti Settembre, è partito lancia in resta contro il provvedimento. Lo avevano anticipato giusto di mezza giornata, il suo avversario, almeno per ora, candidato sindaco del centro destra ed esponente di Fratelli d’Italia, Stefano Balleari e l’assessore regionale leghista Edoardo Rixi. Balleari, che è anche vicepresidente del consiglio comunale, era intervenuto con un video messaggio sulla sua pagina facebook, registrato da una località della costa azzurra dove è in vacanza. Rixi, amante dell’alpinismo, in vacanza in montagna, ha risolto con un più tradizionale post sulla sua bacheca social. Ieri, pero’ la Rai è andata a registrare il servizio e a intervistare commercianti – l’edificio in questione è prospiciente al mercato Orientale – e gli abitanti. Sarebbe stata una ghiotta occasione per i nostri politici, se non per manifestare la loro solidarietà ai cittadini, almeno per una comparsata televisiva, visto che poi il filmato è stato ritrasmesso sulle reti nazionali. Invece, come dicevo, nulla. Tanto che, paradossalmente l’unico politico presente, appunto il Regazzoni, in rappresentanza di se stesso, più che di un partito che pilatescamente ha inserito l’argomento migranti fra i temi tabu’ della prossima campagna elettorale, non ha potuto essere intervistato per mancanza di contraltare politico, si dice. Quando la televisione è più realista del re. Ma dopo il repulisti a Rai3, non si sa mai. Intervista negata, dunque, con ovvio sollievo dei rappresentanti istituzionali del suo partito, presenti in città, ma deliberatamente assenti. Alessandro Terrile, per esempio, segretario provinciale del Pd, di fronte alla rabbia degli abitanti si è limitato ad asserire che si tratta di una soluzione transitoria, senza prendere le distanze dallo scivolone della giunta Doria e cercando di gettare acqua sul fuoco della divampante polemica. Assenti, come Terrile, anche i rappresentanti  del centro destra che hanno fatto della legalità e della questione migranti un terreno di scontro e di facili adesioni elettorali.
Toti si è limitato, come detto ad un comunicato stampa “Speravo che il Comune di Genova facesse fronte comune con noi per chiedere l Governo un passo indietro rispetto alla sciagurata scelta di ospitare in via Venti Settembre nuovi immigrati. Ero e resto in disaccordo profondo con questa scelta, con questa visione di Genova e della Liguria, con questa politica del Governo. Via Venti Settembre è una via in cui la maggior parte dei genovesi neppure immagina di poter abitare e di potersi permettere un appartamento, una via che dovrebbe essere votata al commercio, al turismo, a tutte quelle attività che portano ricchezza e posti di lavoro per i cittadini. E’ una strada che dovrebbe fare concorrenza alle più blasonate vie dello shopping e del terziario di tutte le principali città europee. Invece di aiutare start up di giovani ad aprire attività innovative, invece di ridare lustro al Mercato Orientale, che dovrebbe diventare un centro di eccellenza dei prodotti liguri, invece di aiutare gli esercenti e le associazioni a riqualificare la propria offerta, sostenendo un modello di sviluppo basato sul turismo che sta mostrando ottime prospettive, che si fa? Si occupa un appartamento per ospitare migranti. Ero e resto in disaccordo profondo con questa scelta – conclude – con questa visione di Genova e della Liguria, con questa politica del Governo”.
Come Il governatore Giovanni Toti anche il nostro sindaco, perennemente sull’astronave, ma stavolta in vacanza, si è’ palesato con un comunicato stampa. Del resto, già nei giorni scorsi aveva lasciato completamente sola l’assessore ai servizi sociali Emanuela Fracassi, a togliere le castagne dal fuoco. Una situazione veramente critica, tanto che Gianni Plinio, vice coordinatore regionale di Fratelli d’Italia e Massimo Spinaci,  coordinatore genovese hanno chiesto al Ministro dell’Interno Angelino Alfano di far stoppare la  realizzazione di un centro profughi al civico 11 di via xx settembre per ragioni di ordine pubblico e far disporre l’individuazione  di soluzioni alternative condivise, diffondendo questo comunicato “Ci siamo voluti appellare al senso di responsabilità che dovrebbe avere il Ministro dell’Interno di un Paese civile. Sta  ora ad Alfano intervenire sulla Prefettura e su Tursi per stoppare un insediamento demenziale nel salotto buono della città di  che rischia di innescare reazioni incontrollate da parte di operatori commerciali e residenti esasperati di cui Genova non ne ha assolutamente bisogno .L’assistenza  diffusa che piace tanto alla Giunta di Tursi ,con  le sue scelte cervellotiche e non partecipate , non  può mettere a rischio la civile convivenza e l’ordine pubblico già duramente provato dalla minaccia terroristica.
Un centro di cosiddetti profughi in via XX non avrà altro effetto ,vedi  cosa accade nella zona della Fiera del Mare ,di moltiplicare accattoni molesti e vagabondi, in aggiunta a quelli già stanziali ,nel  cuore commerciale e turistico del capoluogo ligure. Già numerose e significative sono le adesioni che sta ricevendo la nostra proposta di manifestazione unitaria di protesta prevista in via xx settembre per la fine mese se le cose non dovessero cambiare”.
Ci si sarebbe attesi che di fronte ad una situazione grottesca il sindaco intervenisse personalmente cercando di spiegare ai cittadini coinvolti il senso di un simile penalizzante provvedimento. Invece il nostro sindaco ha preferito non sconvolgere il suo piano ferie. Eppero’, con grande accondiscendenza – grazie, signor sindaco – si è palesato attraverso un confuso e nebbioso comunicato stampa. Documento condito con una serie di luoghi comuni che, da tempo, la sinistra ha fatto suoi al fine di non affrontare in alcun modo la questione.  Concludendo con lo slogan ormai abusato non muri ma ponti. Abusato da una certa sinistra e poi regolarmente messo in soffitta, per esempio, dagli intellettuali di Capalbio. Il sindaco, distante chilometri e chilometri dal problema, sostanzialmente chiede equilibrio alla cittadinanza e ieri ha promesso che in via Venti andranno ad abitare soltanto famiglie di immigrati, come se la cosa risolvesse in toto i problemi di accattonaggio di cui continuano a lamentarsi gli abitanti della Foce. Un comunicato, quello del sindaco che è quanto di più generico e non risponde affatto alle preoccupazioni dei cittadini “Stiamo affrontando un’emergenza che richiede un impegno di tutte le Istituzioni. Nessuno nega ci siano delle criticità, ma è importante reagire con equilibrio, ognuno nel proprio ruolo. Dal confronto con la Prefettura è emersa la decisione di destinare specificamente all’accoglienza di famiglie con minori l’appartamento di via XX settembre. Crediamo sia una scelta corretta che richiamerà ancora più forte il nostro impegno per l’integrazione. Ci aspettiamo un impegno serio da parte del Governo, sia nei rapporti con l’Europa, sia in quelli con i paesi di origine, in particolare nella gestione delle situazioni di coloro che non ottengono il riconoscimento dello status di rifugiato (cosiddetti diniegati) per i quali è necessario prevedere percorsi di rimpatrio o diverse modalità di immigrazione. Mentre le Prefetture gestiscono le emergenze, i Comuni, tutti i Comuni, sono chiamati a favorire l’integrazione: trasformando gli interventi di emergenza in percorsi di accoglienza diffusa, collaborando con le organizzazioni del terzo settore per favorire l’abitare in appartamenti, l’incontro con la società civile, il volontariato dei migranti, la formazione, l’inserimento lavorativo. Sono alcune centinaia i richiedenti asilo impegnati in azioni di volontariato; il loro operato ha restituito decoro a giardini, spiagge, orti e serre, musei. Sono molti coloro che hanno raggiunto una condizione di autonomia abitativa e lavorativa. Ci vuole l’impegno di tutti per favorire questo tipo di percorsi. È questa la risposta civile  alla preoccupazione diffusa e condivisa che deriva dalla constatazione che oggi molti richiedenti asilo passano molte ore senza nessun impegno, condizione che, in primis, mette loro stessi a grave rischio di depressione.  Contemporaneamente deve restare costante l’impegno nostro e delle Forze dell’Ordine nel prevenire e contrastare ogni comportamento che generi difficoltà di convivenza. Non si affrontano le difficoltà erigendo muri, ma costruendo ponti con consapevolezza e rigore”.
Lascio ad altri ogni considerazione sul comunicato, ma ribadisco che un primo cittadino che si rispetti, in funzione della sua carica, avrebbe dovuto partecipare di persona all’incontro con i genovesi, per ribadire quelle che sono le sue idee sull’accoglienza e sull’inclusione a cui  molti concittadini stentano ad aderire quando vengono toccati personalmente dal problema. E passi per gli altri politici che sulla questione, almeno istituzionalmente, non hanno competenze dirette, ma il sindaco dovrebbe rappresentare tutti i genovesi non solo quelli che lo hanno votato ed eventualmente intendessero rivotarlo. Specie, quando lo stesso Doria lascia capire che quasi si è trattato di una imposizione del Prefetto, anche se non credo che i sindaci in queste scelte non possano avere comunque voce in capitolo.
Un bell’autogol per Doria, specie in vista di una sua probabile candidatura. I genovesi hanno la memoria lunga. Ancora oggi si parla di quando preferì restare in vacanza in montagna nonostante l’alluvione avesse messo in ginocchio la sua città.

Il Max Turbatore

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