Annunci
Ultime notizie di cronaca

StuPDario di fine estate

Una volta nelle redazioni dei giornali la chiamavano senza indulgenza “fuffa” e c’era chi, con tanto mestiere, era bravo a confezionartela. A mettertela in pagina convincendoti che l’inchiesta in questione era quanto di più interessante ci potesse essere, magari condendola persino con le tesi contrapposte di due sociologi di grido.
E la stagione migliore per vendere un po’ di fuffa ai lettori era indubbiamente quella estiva, con letteratura da sdraio e ombrellone. L’altro particolare vincente era quello di convincere il povero utente che la notizia sulla quale si intratteneva o si avventava, era di quelle che non potevi ignorare, pena l’essere emarginato dal club degli opinionisti da ombrellone. E fuffa, almeno in questo periodo è la maggior parte delle questioni che producono dibattiti interminabili sui social. Ad ondate che pian piano vanno spegnendosi sino a sparire dai sonar. Perciò Pokemon, il siluramento di Bianca Berlinguer dalla direzione del Tg3, la reazione degli intellettuali piddini di stanza a Capalbio, per l’arrivo di una cinquantina di profughi vicino alle loro magioni del buen retiro. Infine, da qualche giorno impazza pure il referendum sul burkini, dopo i divieti di indossarlo scattati su alcune spiagge francesi. Questione che ha preso la mano ai commentatori da social e che Enrico Mentana ha gelidamente trasferito al mittente etichettandola velatamente come una stupidaggine. Fuffa, appunto. “Al culmine di un’estate segnata dalle ombre del terrorismo islamico e dell’emergenza migranti, l’Europa trova finalmente una guerra alla sua portata, su cui mobilitare i suoi leader, i suoi intellettuali, la sua opinione pubblica (e i suoi bagnini). Fermeremo il burkini sul bagnasciuga”.
Eppero’ Mentana, che è un esperto protagonista dell’informazione, non a caso stuzzica su due argomenti temuti, terrorismo e profughi, che comunque confinano con i due temi principali del dibattito di questi giorni, burkini e migranti sotto casa. Entrambi riproposizioni rivedute e corrette dei due temi principali che, in ogni caso, tenuto conto del valore di stagione, sia la politica locale, sia quella nazionale, hanno pensato bene di congelare.
Simone Regazzoni, lo scalpitante filosofo, autocandidato del Pd – anche se prima o poi verranno a galla gli esponenti dell’a loro insaputa che negheranno, persino di aver promesso le primarie- ha utilizzato la diatriba “burkini si, burkini no”, per provocare un po’ la pancia sonnacchiosa dell’establishment del Pd. Ma, soprattutto per rispondere e mettere alla berlina due giornalisti della cosiddetta sinistra radical che da qualche tempo lo hanno etichettato come un candidato di destra per la sua supposta attitudine a proporre temi tradizionalmente moderati come quelli della sicurezza e del controllo dell’immigrazione. Ovviamente il tono del post di Regazzoni appare surreale. Credo però’, che per lui proprio così dovesse essere, al fine di sfottere quei radical della sinistra che finiscono per dialogare su ogni cosa risulti di moda, pur di allontanare il dibattito dalle questioni principali. ” Ho ascoltato Valls e Alfano discettare sul burkini. Voglio dire la mia. Credo che l’uso maschile delle infradito in città sia un crimine contro la cultura occidentale che andrebbe punito per legge. Aggravante: infradito tolta mentre si è seduti al bar e piede massaggiato come un cucciolo di foca sulla sedia. Attendo ora con ansia un articolo di Sansa e Preve in cui si sostenga che le infradito sono di sinistra e che la mia posizione è chiaramente di destra”. Invitando, insomma, i suoi accoliti ad una guerra santa contro l’utilizzo maschile delle infradito in città, siano esse havaianas, o più radical Birkenstop. Nel dibattito che si è automaticamente acceso e nei post che ne sono seguiti, immediatamente sono stati messi al bando anche la canotta, o canottiera che dir si voglia, e perfino la camicia con le maniche corte e i bermuda,capi di abbigliamento definiti, quasi all’unanimità, inguardabili anche in città. E c’è’ chi ha provato la battuta “Diciamo che il femminile degli zoccoli è storicamente uno dei punti programmatici del centrodestra, le ciabatte no”. O chi ha iniziato a discettare copiando Gaber “L’infradito è chiaramente di destra, mentre ho qualche dubbio sui sandali…” E chi, comunque dissente “No…l’infradito di destra non si può sentire!”, giocando un po’ tra moda, buon gusto e ironia. Comunque dei due opinionisti Marco Preve e Ferruccio Sansa, chiamato esplicitamente in causa da Regazzoni, nemmeno l’ombra. Ciabatte, infradito, camicie con maniche corte, bermuda e burkini sono quisquilie, fuffa per i giornalisti della domenica, come obbietta, con classe, Enrico Mentana che vorrebbe riportarci tutti, con rigore, alle questioni fondanti da cui ogni problema ha origine.
Erminia Federico, militante del Pd, un tempo acerrima nemica della Paita, mette in risalto il lato b della questione, non tanto quello della sicurezza, quanto quello che il burkini, sia frutto di un’impostazione maschile e islamico maschilista e non di una libera scelta. “Sono tormentata….faccio fatica a credere che sia una scelta libera…e qualora lo fosse sarebbe giusto imporre di non portarlo?…”. Il classico colpo al cerchio e alla botte che allontana la questione un po’ più in là, per evitare di affrontarla. Tipico atteggiamento piddino che permette di frustarsi tafazzianamente gli attributi, spostando il problema un po’ più in là prima di decidere, comunque, alcunché. Fino ad arrivare ad un’altra sfumatura, quella del maestro, professor Francesco Gastaldi che cerca di definire meglio la questione “A meno che non ci siano particolari motivi di sicurezza (o forme di sudditanza, costrizione e/o minacce), per me una donna può andare in giro o al mare vestita come vuole (sta cosa del burkini mi sembra una stronzata), altra cosa è il discorso del burka integrale se viola leggi o condizioni di sicurezza e/o viene imposto con forme di prevaricazione”. E la sua circostanziata riflessione da’ il la’ ad un diluvio vero e proprio di opinioni. Sino a che, come era comparso il paragone con il sub in tuta, arriva anche quello con le suore. Percio’ un distinguo sul distinguo, con sfumatura su sfumatura, da cogliere e su cui ragionare. Ed è il dibattito su cui anche l’informazione sta andando a nozze – tanto che una giornalista è scesa in spiaggia a Rimini con burkini, per vagliare le reazioni dei bagnanti – si affievolirà pian piano solo tra qualche giorno, lasciando il posto ad altre suggestioni estive. Naturalmente legate ai due temi che popolano le nostre paure collettive, vedi caso, le stesse citate da Mentana: profughi e terrorismo.
Del resto, appena qualche giorno prima, a tenere banco era stata la polemica scoppiata fra i vip sinistrorsi dell’intellighentia piddina per una cinquantina di profughi spediti a funestare, con la loro presenza, l’estate in quel di Capalbio. Vicenda, almeno contraddittoria, puntualmente annotata da Francesco Gastaldi con due post successivi . Il primo non va oltre la secca notizia “Cinquanta profughi fra le ville vip e anche Capalbio fa le barricate”. Il secondo è un pelino più acido e punta a mettere in discussione le contraddizioni, ormai da parecchi anni latenti in seno al partito “Il noto intellettuale di sinistra Alberto Asor Rosa continua ad essere incazzato per i profughi a Capalbio, ma dice che voleva stimolare il dibattito. Quindi se si protesta contro la micro criminalità nelle periferie si è razzisti, se invece accade a Capalbio la discussione è culturale?” . E ancora ” I compagni (alcuni ricchi di famiglia, altri arricchiti grazie alla politica) di Capalbio hanno fatto ricorso al TAR, contro i profughi … ben 2 ricorsi al TAR”. Anche in questo caso, insomma, pur di non dare ai problemi il giusto indirizzo e taglio, si preferisce spostare il tiro.
È dunque ormai una strategia al limite della viralita’ nel Pd nazionale e locale, quella di spostare il dibattito su problemi a monte nel tentativo di non affrontarlo mai. Prima c’è’ un referendum resa dei conti, poi a meno che non ci si rimangi la promessa le primarie. Ah, c’è anche in arrivo una festa dell’ Unità che finirà per diventare noia allo stato puro, visto che non si parlerà di candidati sindaci, non si parlerà di primarie, non si parlerà delle due facce del referendum, non verranno invitati i partigiani dell’Anpi, contrari alla riforma della Maria Elena Boschi. Insomma occorrerà barcamenarsi fra mille opportunità di dibattito svilite e intenzionalmente perdute. Con un sindaco uscente, Marco Doria, ancora alla finestra, seppur garantito dai vecchi del partito che lavorano da tempo sott’acqua, e il suo sfidante ufficiale che continua a fare proclami e a cercare un avversario con cui confrontarsi sulla sicurezza. Senza che nessuno si faccia avanti. Nemmeno l’assessore competente. Fino ad ora, a rispondergli ha trovato solo qualche sparuto cronista che ha evidenziato, con il suo comportamento e i suoi scritti uggiosi, come non sia solo il sindaco Doria a estraniarsi e a vivere su un’astronave.
Così l’unico autocandidato del Pd, passa da un’intervista ad un’altra, da un post all’altro, quasi fosse ormai da qualche settimana in trance agonistica. Si parte dall’annuncio di una comparsata ad Agorà “Domani (ieri per chi legge n.d.r.) ad Agorà estate, Rai tre (dalle 8 alle 10), si parlerà, tra le altre cose, anche di Genova e della costruzione della grande moschea. Nel corso della mia intervista dichiaro che, dopo quasi vent’anni di balletti “sì, forse, vediamo”, è tempo di prendere una posizione chiara davanti ai cittadini. La mia posizione è che a Genova ci sono già moschee, e che una grande moschea, finanziata da capitali del Qatar o dell’Arabia Saudita, non deve essere costruita. Perché sarebbe un baluardo utilizzato per una politica di islamizzazione. Perché non si integrerebbe facilmente nel tessuto sociale della nostra città, diventando un fattore di conflitto culturale in un contesto già difficile. Ringrazio “Agorà” per l’invito. Grazie in particolare ad Alessandra Di Pietro”. Per proseguire con un chiaro avvertimento a quelle strutture del Pd che stanno lavorando nell’ombra “Questa mi piace:”L’uomo che ha sfidato la dirigenza del Pd Genovese”.«È vero – dichiara Regazzoni a Liguria Business Journal – che quando avevo dato la mia disponibilità a candidarmi avevo precisato: se si converge su un candidato unitario faccio un passo indietro. Sarebbe stato giusto cercare una sintesi ma questo avrebbe voluto dire convergere su un nome nuovo e, quindi, elaborare una nuova proposta politica. Invece il lavoro per la ricerca di una candidatura unitaria non c’è stato, non ho ricevuto risposte. La verità è che aspettano di conoscere l’esito del referendum per posizionarsi secondo chi risulterà vincitore. Una logica vecchia, il contrario di quello che proponevo io. A questo punto non torno indietro. Se vogliono evitare la mia candidatura devono rimettere in discussione le primarie”. Con chiara condivisione e allusione al parlamentare Mario Tullo e al segretario provinciale Alessandro Terrile, che avrebbero cominciato le grandi manovre per una clamorosa retromarcia al fine di garantire a Doria una agevole ricandidatura.
Per finire con una pennellata sulla criminalità nel centro storico genovese, altro argomento su cui i notabili Pd fanno gli gnorri’ “La parte sociologicamente più interessate della mia intervista di oggi per la trasmissione “Agorà” (rai tre) a Genova è stata quando hanno cercato di rubare gli zaini della troupe posati a terra… ‪#‎Genovacittasicura‬”.
Ma la nostra sinistra radicale preferisce lunghi, fuorvianti e faticosi dibattiti fini a se stessi sul burkini mentre ministro dell’interno Angelino Alfano suggerisce di non vietarlo, onde non fomentare la possibilità di vendette terroristiche, o, ancora sul buon diritto di protestare dei vip della nostra arrogante sinistra per la loro Capalbio invasa dai profughi. Tutto questo pur di non prendere il toro per le corna. Preferendo dibattiti su problemi fasulli che, probabilmente, avranno ancora eco fra qualche giorno negli incontri della Festa dell’Unita’. A riprova che i maestri della fuffa non sono sempre e soltanto i giornalisti.

Il Max Turbatore

IMG_2438

Una volta nelle redazioni dei giornali la chiamavano senza indulgenza “fuffa” e c’era chi, con tanto mestiere, era bravo a confezionartela. A mettertela in pagina convincendoti che l’inchiesta in questione era quanto di più interessante ci potesse essere, magari condendola persino con le tesi contrapposte di due sociologi di grido.
E la stagione migliore per vendere un po’ di fuffa ai lettori era indubbiamente quella estiva, con letteratura da sdraio e ombrellone. L’altro particolare vincente era quello di convincere il povero utente che la notizia sulla quale si intratteneva o si avventava, era di quelle che non potevi ignorare, pena l’essere emarginato dal club degli opinionisti da ombrellone. E fuffa, almeno in questo periodo è la maggior parte delle questioni che producono dibattiti interminabili sui social. Ad ondate che pian piano vanno spegnendosi sino a sparire dai sonar. Perciò Pokemon, il siluramento di Bianca Berlinguer dalla direzione del Tg3, la reazione degli intellettuali piddini di stanza a Capalbio, per l’arrivo di una cinquantina di profughi vicino alle loro magioni del buen retiro. Infine, da qualche giorno impazza pure il referendum sul burkini, dopo i divieti di indossarlo scattati su alcune spiagge francesi. Questione che ha preso la mano ai commentatori da social e che Enrico Mentana ha gelidamente trasferito al mittente etichettandola velatamente come una stupidaggine. Fuffa, appunto. “Al culmine di un’estate segnata dalle ombre del terrorismo islamico e dell’emergenza migranti, l’Europa trova finalmente una guerra alla sua portata, su cui mobilitare i suoi leader, i suoi intellettuali, la sua opinione pubblica (e i suoi bagnini). Fermeremo il burkini sul bagnasciuga”.
Eppero’ Mentana, che è un esperto protagonista dell’informazione, non a caso stuzzica su due argomenti temuti, terrorismo e profughi, che comunque confinano con i due temi principali del dibattito di questi giorni, burkini e migranti sotto casa. Entrambi riproposizioni rivedute e corrette dei due temi principali che, in ogni caso, tenuto conto del valore di stagione, sia la politica locale, sia quella nazionale, hanno pensato bene di congelare.
Simone Regazzoni, lo scalpitante filosofo, autocandidato del Pd – anche se prima o poi verranno a galla gli esponenti dell’a loro insaputa che negheranno, persino di aver promesso le primarie- ha utilizzato la diatriba “burkini si, burkini no”, per provocare un po’ la pancia sonnacchiosa dell’establishment del Pd. Ma, soprattutto per rispondere e mettere alla berlina due giornalisti della cosiddetta sinistra radical che da qualche tempo lo hanno etichettato come un candidato di destra per la sua supposta attitudine a proporre temi tradizionalmente moderati come quelli della sicurezza e del controllo dell’immigrazione. Ovviamente il tono del post di Regazzoni appare surreale. Credo però’, che per lui proprio così dovesse essere, al fine di sfottere quei radical della sinistra che finiscono per dialogare su ogni cosa risulti di moda, pur di allontanare il dibattito dalle questioni principali. ” Ho ascoltato Valls e Alfano discettare sul burkini. Voglio dire la mia. Credo che l’uso maschile delle infradito in città sia un crimine contro la cultura occidentale che andrebbe punito per legge. Aggravante: infradito tolta mentre si è seduti al bar e piede massaggiato come un cucciolo di foca sulla sedia. Attendo ora con ansia un articolo di Sansa e Preve in cui si sostenga che le infradito sono di sinistra e che la mia posizione è chiaramente di destra”. Invitando, insomma, i suoi accoliti ad una guerra santa contro l’utilizzo maschile delle infradito in città, siano esse havaianas, o più radical Birkenstop. Nel dibattito che si è automaticamente acceso e nei post che ne sono seguiti, immediatamente sono stati messi al bando anche la canotta, o canottiera che dir si voglia, e perfino la camicia con le maniche corte e i bermuda,capi di abbigliamento definiti, quasi all’unanimità, inguardabili anche in città. E c’è’ chi ha provato la battuta “Diciamo che il femminile degli zoccoli è storicamente uno dei punti programmatici del centrodestra, le ciabatte no”. O chi ha iniziato a discettare copiando Gaber “L’infradito è chiaramente di destra, mentre ho qualche dubbio sui sandali…” E chi, comunque dissente “No…l’infradito di destra non si può sentire!”, giocando un po’ tra moda, buon gusto e ironia. Comunque dei due opinionisti Marco Preve e Ferruccio Sansa, chiamato esplicitamente in causa da Regazzoni, nemmeno l’ombra. Ciabatte, infradito, camicie con maniche corte, bermuda e burkini sono quisquilie, fuffa per i giornalisti della domenica, come obbietta, con classe, Enrico Mentana che vorrebbe riportarci tutti, con rigore, alle questioni fondanti da cui ogni problema ha origine.
Erminia Federico, militante del Pd, un tempo acerrima nemica della Paita, mette in risalto il lato b della questione, non tanto quello della sicurezza, quanto quello che il burkini, sia frutto di un’impostazione maschile e islamico maschilista e non di una libera scelta. “Sono tormentata….faccio fatica a credere che sia una scelta libera…e qualora lo fosse sarebbe giusto imporre di non portarlo?…”. Il classico colpo al cerchio e alla botte che allontana la questione un po’ più in là, per evitare di affrontarla. Tipico atteggiamento piddino che permette di frustarsi tafazzianamente gli attributi, spostando il problema un po’ più in là prima di decidere, comunque, alcunché. Fino ad arrivare ad un’altra sfumatura, quella del maestro, professor Francesco Gastaldi che cerca di definire meglio la questione “A meno che non ci siano particolari motivi di sicurezza (o forme di sudditanza, costrizione e/o minacce), per me una donna può andare in giro o al mare vestita come vuole (sta cosa del burkini mi sembra una stronzata), altra cosa è il discorso del burka integrale se viola leggi o condizioni di sicurezza e/o viene imposto con forme di prevaricazione”. E la sua circostanziata riflessione da’ il la’ ad un diluvio vero e proprio di opinioni. Sino a che, come era comparso il paragone con il sub in tuta, arriva anche quello con le suore. Percio’ un distinguo sul distinguo, con sfumatura su sfumatura, da cogliere e su cui ragionare. Ed è il dibattito su cui anche l’informazione sta andando a nozze – tanto che una giornalista è scesa in spiaggia a Rimini con burkini, per vagliare le reazioni dei bagnanti – si affievolirà pian piano solo tra qualche giorno, lasciando il posto ad altre suggestioni estive. Naturalmente legate ai due temi che popolano le nostre paure collettive, vedi caso, le stesse citate da Mentana: profughi e terrorismo.
Del resto, appena qualche giorno prima, a tenere banco era stata la polemica scoppiata fra i vip sinistrorsi dell’intellighentia piddina per una cinquantina di profughi spediti a funestare, con la loro presenza, l’estate in quel di Capalbio. Vicenda, almeno contraddittoria, puntualmente annotata da Francesco Gastaldi con due post successivi . Il primo non va oltre la secca notizia “Cinquanta profughi fra le ville vip e anche Capalbio fa le barricate”. Il secondo è un pelino più acido e punta a mettere in discussione le contraddizioni, ormai da parecchi anni latenti in seno al partito “Il noto intellettuale di sinistra Alberto Asor Rosa continua ad essere incazzato per i profughi a Capalbio, ma dice che voleva stimolare il dibattito. Quindi se si protesta contro la micro criminalità nelle periferie si è razzisti, se invece accade a Capalbio la discussione è culturale?” . E ancora ” I compagni (alcuni ricchi di famiglia, altri arricchiti grazie alla politica) di Capalbio hanno fatto ricorso al TAR, contro i profughi … ben 2 ricorsi al TAR”. Anche in questo caso, insomma, pur di non dare ai problemi il giusto indirizzo e taglio, si preferisce spostare il tiro.
È dunque ormai una strategia al limite della viralita’ nel Pd nazionale e locale, quella di spostare il dibattito su problemi a monte nel tentativo di non affrontarlo mai. Prima c’è’ un referendum resa dei conti, poi a meno che non ci si rimangi la promessa le primarie. Ah, c’è anche in arrivo una festa dell’Unità che finirà per diventare noia allo stato puro, visto che non si parlerà di candidati sindaci, non si parlerà di primarie, non si parlerà delle due facce del referendum, non verranno invitati i partigiani dell’Anpi, contrari alla riforma della Maria Elena Boschi. Insomma occorrerà barcamenarsi fra mille opportunità di dibattito svilite e intenzionalmente perdute. Con un sindaco uscente, Marco Doria, ancora alla finestra, seppur garantito dai vecchi del partito che lavorano da tempo sott’acqua, e il suo sfidante ufficiale che continua a fare proclami e a cercare un avversario con cui confrontarsi sulla sicurezza. Senza che nessuno si faccia avanti. Nemmeno l’assessore competente. Fino ad ora, a rispondergli ha trovato solo qualche sparuto cronista che ha evidenziato, con il suo comportamento e i suoi scritti uggiosi, come non sia solo il sindaco Doria a estraniarsi e a vivere su un’astronave.
Così l’unico autocandidato del Pd, passa da un’intervista ad un’altra, da un post all’altro, quasi fosse ormai da qualche settimana in trance agonistica. Si parte dall’annuncio di una comparsata ad Agorà “Domani (ieri per chi legge n.d.r.) ad Agorà estate, Rai tre (dalle 8 alle 10), si parlerà, tra le altre cose, anche di Genova e della costruzione della grande moschea. Nel corso della mia intervista dichiaro che, dopo quasi vent’anni di balletti “sì, forse, vediamo”, è tempo di prendere una posizione chiara davanti ai cittadini. La mia posizione è che a Genova ci sono già moschee, e che una grande moschea, finanziata da capitali del Qatar o dell’Arabia Saudita, non deve essere costruita. Perché sarebbe un baluardo utilizzato per una politica di islamizzazione. Perché non si integrerebbe facilmente nel tessuto sociale della nostra città, diventando un fattore di conflitto culturale in un contesto già difficile. Ringrazio “Agorà” per l’invito. Grazie in particolare ad Alessandra Di Pietro”. Per proseguire con un chiaro avvertimento a quelle strutture del Pd che stanno lavorando nell’ombra “Questa mi piace:”L’uomo che ha sfidato la dirigenza del Pd Genovese”.«È vero – dichiara Regazzoni a Liguria Business Journal – che quando avevo dato la mia disponibilità a candidarmi avevo precisato: se si converge su un candidato unitario faccio un passo indietro. Sarebbe stato giusto cercare una sintesi ma questo avrebbe voluto dire convergere su un nome nuovo e, quindi, elaborare una nuova proposta politica. Invece il lavoro per la ricerca di una candidatura unitaria non c’è stato, non ho ricevuto risposte. La verità è che aspettano di conoscere l’esito del referendum per posizionarsi secondo chi risulterà vincitore. Una logica vecchia, il contrario di quello che proponevo io. A questo punto non torno indietro. Se vogliono evitare la mia candidatura devono rimettere in discussione le primarie”. Con chiara condivisione e allusione al parlamentare Mario Tullo e al segretario provinciale Alessandro Terrile, che avrebbero cominciato le grandi manovre per una clamorosa retromarcia al fine di garantire a Doria una agevole ricandidatura.
Per finire con una pennellata sulla criminalità nel centro storico genovese, altro argomento su cui i notabili Pd fanno gli gnorri’ “La parte sociologicamente più interessate della mia intervista di oggi per la trasmissione “Agorà” (rai tre) a Genova è stata quando hanno cercato di rubare gli zaini della troupe posati a terra… ‪#‎Genovacittasicura‬”.
Ma la nostra sinistra radicale preferisce lunghi, fuorvianti e faticosi dibattiti fini a se stessi sul burkini mentre ministro dell’interno Angelino Alfano suggerisce di non vietarlo, onde non fomentare la possibilità di vendette terroristiche, o, ancora sul buon diritto di protestare dei vip della nostra arrogante sinistra per la loro Capalbio invasa dai profughi. Tutto questo pur di non prendere il toro per le corna. Preferendo dibattiti su problemi fasulli che, probabilmente, avranno ancora eco fra qualche giorno negli incontri della Festa dell’Unita’. A riprova che i maestri della fuffa non sono sempre e soltanto i giornalisti.

Il Max Turbatore

 

 


IMG_2440

Annunci

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: