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Top secret chi di spy story si diletta di spy story poi diventa macchietta

Sino a qualche giorno fa pensavo che questa afosa e macaiosa estate 2016, che coincide con i giochi olimpici di Rio, sarebbe stata ricordata come la stagione dei Pokemon, del funerale professionale di Bianca Berlinguer, oltre che per il medagliere azzurro e la nomea di iellatore affibbiata al premier Matteo Renzi dopo la disastrosa prima giornata di giochi olimpici per i nostri atleti. Mi ero dato tempo, comunque, Sino al giorno del mio sessantatreesimo compleanno, il 2 di settembre, (niente auguri su fb, please. Sono un tipo riservato e non riuscirei a rispondere a tutti). Periodo in cui l’estate entra nella sua fase calante, o meglio come cantavano i torinesi Righeira negli anni ottanta, quelli della Milano da bere, l’estate sta finendo. Ecco, entro quella fatidica data avrei deciso il vincitore assoluto del tormentone. Con il delirio dei Pokemon, senza alcun dubbio, per ora, saldamente in testa. Annunciato da Massi Morettini, sdoganato perfino dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che l’ha usato come metafora negativa. Fantasmini ossessivi per lo più fuori posto, dal momento che, come denuncia il Secolo XIX, con scoop d’autore, sono stati avvistati, a branchi, persino fra le tombe di Staglieno, le barelle dei pronto soccorso e le salme degli obitori. Febbre e app che spopolano, visto che è stato suggerito di distribuire i mostriciattoli anche sui sentieri di nostri parchi, al fine di iniziare all’escursionismo le giovani generazioni impigrite dalla tecnologia, quel popolo di sdraiati asservito all’IPhone. E, c’è da giurarlo, .anche Papa Francesco-Crozza, dopo la gag del pontefice in processione sulla Salaria, con frigorifero sulle spalle, a mo di soma, ci rappresenterà un Francesco, che durante l’Angelus, di fronte ad una piazza San Pietro gremita, si ravanera’ nelle tasche dell’abito talare per tirarne fuori il suo smartphone, puntarlo sulla folla e… catturare Pikachu. Eppero’ a tutto questo pensavo, stilando la mia personalissima hit parade, quando mi ha folgorato sulla strada di Damasco, come novello Paolo San Turbatore, anzi, Max Turbatore, la nouvelle (leggi notiziona) delle nouvelle (idem come sopra). Con, due personaggi a me cari – nel senso che attivamente voyeurizzo le loro pagine social traendone vieppiu ispirazione – come protagonisti. Catapultato a loro insaputa in una vicenda che, a quanto pare, essendo loro solo incolpevoli vittime di un haker stalkerizzatore, avrà risvolti giudiziari. Più operetta che vicenda tormentosa, a dire la verità’ e che, comunque, vira sulla spy story. Per carità cari amici, toglietevi dalla testa Wikileaks, considerato il più grosso scandalo per la sicurezza e la diplomazia degli Stati Uniti d’America, o la prudereccia Vatileaks fra pedofilia e finanza. E persino fate a meno di pensare alla più recente storia delle email rubate a Hillary Clinton, per la quale si sarebbero spesi e scomodati i servizi segreti russi, il loro ispiratore Vladimir Putin e persino l’avversario principe di Hillary, il texano con il gatto morto in testa, seguace di Antonio Conte e del collega Sandro Mayer, Donald Trump. Uno dei due protagonisti, nel ruolo di vittima, è il diversamente ignoto Filippo Paganini. Presidente dell’ordine dei giornalisti di Liguria, penna cazzuta, ispiratore di un movimento in quel della Spezia dal nome funesto che riporta alle tristi devastazioni del G8, di cui, qualche settimana fa, si è celebrato il quindicesimo anniversario: Acab. Acronimo di All Cops Are Bastards, di memoria punk, usato dai manifestanti nel periodo inglese della lady di ferro Margaret Tatcher. Stesso acronimo, che, riveduto e corretto, nella provincia del golfo, sta per Alle Cinque Aperitivo al Bar sotto cui si cela un gruppo, probabilmente di monicelliana memoria, dedito al rito dello stuzzichino ammorbidito da intrugli più o meno alcolici. Squadra di cui ad honorem dovrebbe essere chiamato a far parte il collega Giovanni Giaccone, autore intemerato di un volumetto estivo dal titolo Cocktailsofia. L’altra vittima, che si divide attualmente fra il mestiere di filosofo e l’impegno politico, è il professore Simone Regazzoni, di professione docente di filosofia estetica all’Università di Pavia, fresco autocandidato del Pd alle primarie che dovrebbero designare il candidato sindaco di Genova. Simone si è autonominato fra il gelo siberiano del suo partito, da fiero oppositore dell’attuale primo cittadino di Genova, il marchese Marco Doria, nel mirino dei suoi strali per la sua supposta impalpabilità. Dote che il Regazzoni gli attribuisce in quantità esponenziale, pur riconoscendogli, un unico requisito. Quello dell’onestà. A questo punto occorre anche che io faccia stringato riferimento al loro metaforico carnefice. Un haker individuato, ma al momento anonimo, che impadronitosi del profilo di Paganini si è dedicato per qualche ora a insultare il Regazzoni, intento a battersi, da par suo, sulla, a suo parere sconsigliabile, edificazione di un’altra moschea sul territorio del comune di Genova.
Ma vi racconto i fatti, con tanto di post incriminati, che risalgono a un paio di giorni fa.
7 agosto ore 15, Simone Regazzoni posta il suo pensiero “NO A UNA GRANDE MOSCHEA A GENOVA. IL PD PRENDA UNA POSIZIONE CHIARA
Si riapre il dibattito a Genova sulla grande moschea. Il presidente della Lega dei musulmani europei, Alfredo Maiolese, ha chiesto un incontro con Doria per avere un aiuto a realizzarla. Su questo punto serve massima chiarezza.
Da candidato alle primarie del Pd per il Sindaco di Genova dico che, a Genova, non dovrà essere costruita nessuna grande moschea. Auspico che anche il Pd genovese prenda al più presto una posizione chiara su questo punto, evitando di utilizzare alibi. La difficile situazione in cui ci troviamo chiede a tutti la massima responsabilità.
Perché dico no alla grande moschea? Per una ragione molto semplice.
Ad oggi, al di là di qualche differenza, non c’è reciprocità nei paesi islamici per quanto riguarda la libertà di culto. Senza questo riconoscimento, l’operazione di costruzione di grandi moschee in Europa, finanziate dai Paesi Arabi, non si inserisce più nella cornice del pluralismo religioso, bensì in quella di un’islamizzazione dell’Europa.
Questa idea va contrastata proprio per difendere nei fatti, e non solo a parole, il pluralismo religioso.
Per questo Genova, che difende il pluralismo, non può accogliere una grande moschea finanziata con i soldi dei Paesi Arabi”.
Oltre sette ore più tardi l’alias Paganini inizia la sua opera “Libertà di culto ma in cantina?” . A cui Regazzoni subito ribatte “Dovrebbe informarsi meglio. A Genova si sta già costruendo una moschea. A Coronata. I lavori sono in corso e nessuno obietta nulla”. E aggiunge risentito “Ha fatto una brutta figura. Si fermi prima di farne altre”. E a questo punto entra in campo il vero Filippo Paganini, con due post successivi “C’è un idiota che si è inserito nel mio profilo e sta commentando a mio nome post di altri che neppure conosco. Penso che abbia creato un profilo fake. Un cretino 2,0” “Mi spiace quello che sta succedendo, anche perché non la conosco e non ha letto i suoi post. Domani denuncerò all’Escopost questi episodi spiacevoli che riguardano non solo lei, ma altri utenti Facebook”. Seguono i ringraziamenti del candidato-filosofo “Grazie Filippo mi dispiace per l’accaduto che mi pare sintomatico di una certa agitazione che percepisco. Un cordiale saluto”. Tutto concluso? Manco per nulla, perché nel successivo post di Regazzoni l’haker torna a farsi vivo “Quando le polemiche volano basso, c’è chi cabra sul populismo”. E Regazzomi, per non saper né leggere ne’ scrivere si rimette puntiglioso all’opera, consigliando perfino una lettura sul tema “Capisco lo sforzo ma dovrebbe provare se riesce ad argomentare. E poi non si pretende la lettura di Laclau sul populismo, ma evitare cadute così banali aiuta la discussione. Ma veda lei”. A questo punto alias Paganini si eclissa dopo aver postato uno Snoopy sorridente e Paganini, quello vero, rinizia a martellare “Vedo che spuntano dei commenti che non ho inserito io sia al lei, che non conosco, sia ad un’altra mia amica. Mi spiace. Anche perché non ho neppure letto quello che ha scritto nel suo post. Rientro ora da una giornata in mare aperto. Non avevo ne’ tablet, né telefonino. C’è qualche imbecille che si è inserito è non so come. Sostituirsi sui social network ad una persona reale, creando un falso profilo fake è punibile civilmente e penalmente. Per questa tipologia di reato la legge prevede la reclusione fino ad un anno ed è possibile procedere d’ufficio. Se l’autore danneggia l’immagine d’un personaggio pubblico, per esempio, pubblicando frasi offensive che possono ledere la reputazione della persona, si può configurare anche il reato di diffamazione aggravata. Il risarcimento, in questo caso, può raggiungere cifre considerevoli da valutarsi in relazione all’episodio specifico. Sfuggire all’individuazione della polizia postale non è facile. Chi si iscrive a facebook, anche se non rende pubblici i propri dati, lascia comunque una traccia di sé”. E minaccia nuovamente “Mi rivolgerò alla polizia postale”.
Forte dell’haker che si dà alla macchia Paganini inizia la sua indagine parallela. Che ha successo. E il giornalista annuncia trionfante il giorno successivo “Non è stato difficile scoprire l’idiota. Basta avere le amicizie giuste (non solo su fb). Mi spiace perché sarebbe anche simpatico. Ma se uno deve rompere i cosiddetti a un politico del suo partito o lo fa con il proprio profilo o va a una riunione a Genova e gli dice quello che pensa di lui. Tra l’altro nel suo tentativo di farsi passare per me ha commesso un errore grossolano: ha invitato a nome mio una mia amica a venire a fare il bagno alle Cinque Terre. Chi appena mi conosce o mi incontra in stazione o sui treni quando vado a Genova e a Roma e non riesco a fare i biglietti nella ressa dei coreani e dei cinesi, sa qual è il mio atteggiamento verso le Cinque Terre tout court….in più, modestia a parte, sono più spiritoso di questo stupido Alias…L’idiota alias non ha neppure controllato che il politico in questione è un amico : bastava scorrere il mio profilo fb”.
Ripropongo la domanda. Tutto finito, dunque? No, proprio proprio no. Perché dal messaggio di Paganini, quello vero, a questo punto emergono per intero i contorni della spy story che è iniziata, forse come una minchionata goliardica, ma al contrario assume risvolti per certi versi inquietanti. Visto che l’anonimo haker di cui Paganini conosce l’identità ma, si guarda bene dal fare il nome, sarebbe un compagno di partito di Regazzoni, evidentemente su posizioni diverse. Regazzoni stesso lo evidenzia sulla sua pagina social “Capisco che la mia candidatura possa dare fastidio. Ma ieri è successa una cosa grave. Una persona che a quanto mi dicono potrebbe essere del Pd ha hackerato la pagina Facebook del Presidente dell’ordine dei giornalisti della Liguria, Filippo Paganini, per poi attaccarmi, sperando così di fare scoppiare una polemica. Il fatto, grave, è stato denunciato. Per parte mia vado avanti con ancora maggiore determinazione, convinto che il coraggio delle idee sia più forte di qualsiasi cosa.
Per chi vuole confrontarsi con me: sono qui, abbiate il coraggio di metterci anche voi la faccia sulle vostre idee”. E ritorna in argomento poco dopo “Auspico che questa brutta pagina politica si chiarisca al più presto e venga individuato il responsabile”.
Questi i fatti consumatisi nell’arco di due giorni. È appena il caso di fornire qualche particolare sulla battaglia in atto nel Pd genovese e non solo. Guerra che, con la discesa in campo del ministro guardasigilli Andrea Orlando, anche lui, di La Spezia come il capogruppo spezzino Raffaella Paita, che nella città del golfo, almeno al momento, detiene la supremazia con la segretaria renziana Fabrizia Pecunia e il sindaco, anche lui renziano, Massimo Federici, spiegherebbe il motivo per cui l’haker si sarebbe servito del profilo del giornalista presidente dell’ordine, pure lui, vedi caso della Spezia. È quanto subodora, probabilmente, anche Regazzoni, autore, oltre che di libri di pop filosofia anche di thriller di spionaggio. E la fantasia galoppa, sino a suggerire trame incredibili. Come se fra gli oscuri mandanti politici di questa spy story da operetta si potesse annoverare il guardasigilli, oltre che i reggenti del Pd che lavorano nell’ombra e hanno stretto alleanza con Orlando nell’intento di favorire un secondo mandato per il sindaco uscente Marco Doria, senza, almeno secondo i loro desiderata, nemmeno farlo passare per le forche caudine delle primarie in cui si ritroverebbe a dover duellare proprio con Regazzoni. Fantapolitica di agosto. Del resto, dicevo, Regazzoni e’ abituato a immaginare trame oscure. Nel suo ultimo libro “Abyss” il protagonista è, vedi caso, un giovane e promettente filosofo alle prese con l’intelligence americana, coadiuvato da un gruppo di haker che riescono a violare i sistemi di sicurezza informatici. Il filosofo e i suoi amici devono scongiurare il tentativo di una setta dormiente di nazisti che si ripropone la conquista del mondo. E come si usa dire, quando la realtà supera la finzione, perché, anche in questo caso fra i protagonisti ci sono un filosofo ed un haker. E, come se non bastasse, gli avversari riemergono dal passato e tramano nell’oscurità. Una spy story da operetta, con tanto di filosofo macchietta, potrà obiettare qualcuno degli inossidabili detrattori di Regazzoni, rispedendo il tutto nell’inconscio di questa sonnacchiosa estate. Anche se Regazzoni minaccia di fare sul serio perché ha già annunciato che, una volta conosciuto il nome dell’haker, ha intenzione di chiederne l’espulsione proponendola alla commissione di garanzia del Pd da cui si è appena dimesso per potersi candidare ed evitare accuse striscianti di incompatibilita’. Insomma questa soap opera thriller estiva proporrà ancora qualche colpo di scena. C’è da giurarlo. Fino a creare inquietudine e apprensioni nel segretario provinciale Alessandro Terrile, in cerca di relax , impegnato nella sua personale fuga dalla realtà, in cui ha macinato chilometri sul cammino di Santiago di Compostela. Provvisto di pietre votive per invocare un improbabile miracolo sulla ruota di Genova.

Il Max Turbatore

 

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