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Da domani a Palazzo Ducale la mostra TYPHòS di Massimiliano Verdino

Typhòs: “ Febbre con torpore che genera illusione e disillusione.” (Ippocrate)

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Le fotografie di questa ricerca hanno per tematica principale i tifosi di calcio italiani.
L’attenzione si ferma su coloro qualificati troppo velocemente “ fanatici”. Dopo molti anni passati in diversi stadi di calcio lo studio si focalizza su quattro realtà: Roma, Genova, Napoli, Milano, da cui è scaturita questa
testimonianza visiva. L’interpretazione che ne risulta è nuova e ha lo scopo di rimuovere i luoghi comuni: si viaggia nell’universo autentico dei tifosi dove si leggono: emozioni, tristezza, l’allegria e una forma di sacralità
rituale. Con il distacco di un occhio che guarda e studia attraverso la lente fotografica, prende corpo una visione inedita: una moltitudine di gente affascinante, piena di contraddizioni ma soprattutto composta da
singoli individui ognuno con le proprie peculiarità; le fotografie scattate divengono materiale etnografico per una riflessione antropologica visuale.
Uno degli scopi di questo studio è quello di produrre un documento che trascende la cronaca dei media inquinata dal marketing e offre una nuova interpretazione a chi ha conosciuto i tifosi soltanto attraverso lo
spettacolo della violenza .
Prende corpo dunque una riflessione antropologica inedita che fa della modalità visuale il suo noema: il calcio e le sue rappresentazioni celano espressioni culturali che comprendono la sfera economica, politica e
sociale; valori che determinano l’universalità del fenomeno e la sua collocazione trasversale nel tessuto sociale. Attraverso il frame analogico una partita di calcio diviene un evento a se stante, materiale di prima
mano per una indagine antropologica urbana.
Quattro città: un terreno di ricerca contemporaneo grazie alla modernità di questo sport.
Una precisa contestualizzazione storico-geografica che porta lo studio ad una dimensione locale.

La riflessione antropologica che ha il dovere di ri-attualizzare in ambito globale questo fenomeno universale.
Genova: la città dove è nato il calcio italiano nel 1893 e dove il tifoso compra la focaccia il sabato per mangiarla alla stadio la domenica. Roma: capitale anche per numero di tifosi espressi dalle due squadre.
Milano: con uno stadio che sembra veramente un teatro, “la Scala del calcio” e Napoli: il giorno della partita lo stadio diventa mercato di merci e di identità, contenitore di istanze storico-sociali tutte da studiare in ambito
antropologico.
Quattro realtà urbane che idealmente disegnano in maniera trasversale la geografia italiana e rappresentano altrettante peculiarità partecipative allo stesso evento. Quattro grandi stadi di calcio dove le architetture
sono la testimonianza di una precisa volontà politica che con le sue decisioni ha fatto di tutto per dividere, per emarginare: vetrate antiproiettile, muraglie di cemento, divisori con spuntoni di acciaio costituiscono l’arredo
che da ormai troppi anni ospita degli esseri umani in un vero e proprio lager dove dovrebbe essere rappresentato uno spettacolo di ordine ludico.
Ma la popolarità che contraddistingue lo stile di vita italiano fa da contraltare alla miopia architettonica: uomini, donne e bambini, una faccia per ogni città, con abitudini e sfumature diverse, con un punto in comune la passione e il ricordo di aver vissuto in quel determinato momento storico una grande emozione, perché il calcio come affermava Pier Paolo Pasolini “è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo dopo il teatro.”

Ingresso libero
Orari: da lunedì’ a venerdì 9-19, sabato e domenica chiuso

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