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Il tentacoli della Piovra sul terzo Valico. La Dia inchioda la mafia che lavora in Liguria

Articolo in aggiornamento
Dalle prime ore della mattinata odierna, in Liguria, Calabria, Lazio, Piemonte ed in altre Regioni del nord Italia è in corso una vasta operazione antimafia della Polizia di Stato e della D.I.A.
con l’esecuzione di 40 arresti e numerose perquisizioni a carico di appartenenti ed affiliati alla ‘ndrangheta delle cosche reggine “Raso – Gullace – Albanese” e “Parello – Gagliostro”, a vario titolo indagati per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni e società. Tutto è partito dalle indagini della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria su alcune aziende del savonese. Gli arresti effettuati stamani dalla Sezione criminalità organizzata della Squadra mobile della Questura di Genova sono quindici. Gli investigatori genovesi da tempo puntano l’attenzione sulle famiglie calabresi ‘ndranghetiste che hanno traslocato sul nostro territorio. Gli accertamenti della Dia continuano senza sosta dal 2009. 

operazione della DIA di Napoli . Arresti all'alba, insieme alla cosca Fidanzati di Palermo e ai Casalesi, gli Stolder riciclavano denaro sporco

Le indagini, dirette dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo, sono state condotte dalla Squadra Mobile di Genova e Reggio Calabria nonché di Savona. Altro segmento di indagine è stato svolto dal Centro Operativo D.I.A. di Genova, collaborato dai Centri D.I.A. di Reggio Calabria e Roma.

Le investigazioni hanno accertato stabili collegamenti con le famiglie di origine da parte di esponenti dell’organizzazione mafiosa dimoranti in Liguria, attivi in settori strategici imprenditoriali quali l’edilizia ed il movimento terra anche attraverso l’acquisizione di sub-appalti per la realizzazione dell’infrastruttura ferroviaria del c.d. “Terzo Valico”.

Sono emersi altresì contatti degli affiliati con politici locali, regionali e nazionali di Reggio Calabria, nonché con funzionari dell’Agenzia delle Entrate e della Commissione Tributaria della medesima provincia, volti a condizionare il loro operato con reciproco vantaggio.

È stato eseguito il sequestro preventivo di beni mobili, immobili, depositi bancari di numerose società riconducibili alle consorterie mafiose per un valore complessivo stimabile in circa 40 milioni di euro.

L’operazione “Alchimia” è stata condotta dalla Dia di Reggio Calabria e dalla Polizia e coordinata dalla locale direzione distrettuale antimafia. Era stata proprio la Dda a chiedere l’arresto di due parlamentari in carica: il deputato di Ala Giuseppe Galati e il senatore del Gal Antonio Caridi. Ma il Gip lo ha negato perché per il primo non sussiterebbero elementi sufficienti, per il secondo le accuse sarebbero già comprese in una precedente
richiesta di misura restrittiva avanzata dopo l’operazione “MammaSantissima” portata a termine solo venerdì scorso.
Nel mirino degli investigatori le connivenze della pubblica amministrazione con la criminalità organizzata che grazie alle “amicizie” si aggiudicativa subappalti legati alla costruzione delle infrastrutture ferroviarie. In una conferenza stampa a Reggio Calabria il procuratore capo Federico Carierò De Raho ha spiegato che alcuni affiliati avrebbero anche anche sostenuto il movimento “Sì Tav” per sostenere l’urgenza dell’avvio dei lavori. Il Gip del Tribunale di Reggio Calabria ha emesso 42 misure cautelari: 34 in carcere, 6 ai domiciliari e 2
interdittive dall’esercizio di un pubblico ufficio.

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