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La Corte europea ha deciso, le spiagge italiane vanno all’asta

La Corte di giustizia europea ha deciso: le spiagge devono essere messe a gara. Anche quelle italiane. Ha infatti bocciato la proroga automatica decisa dall’Italia per le concessioni demaniali marittime e lacustri fino al 31 dicembre 2020. Una pessima notizia per i gestori degli stabilimenti di Genova e della Liguria. Intanto la Regione ha convocato una riunione per domani, venerdì 15 luglio, alle 10 nella Sala Trasparenza (piazza De Ferrari 1, piano terra). Parteciperanno i rappresentanti di tutte le associazioni dei balneari alla presenza del presidente della Regione, Giovanni Toti e dell’assessore regionale al Demanio, Marco Scajola. L’incontro è stato convocato dal presidente e dall’assessore dopo le numerose riunioni a Roma tra le regioni e con il ministro degli Affari Regionali Enrico Costa promosse dal coordinatore del tavolo interregionale sul Demanio, lo stesso Scajola.

Foto di Carlo Alberto Alessi
Foto di Carlo Alberto Alessi

<Ora il governo non perda l’occasione del dibattito in corso in Europa dopo la Brexit per chiedere con forza alle istituzioni dell’Unione una modifica sostanziale di norme punitive per il nostro sistema del turismo balneare. Occorre ben di più e di meglio di una proroga al 2020. Occorre costruire un’Europa che non sia un freno o addirittura un danno alle peculiarità dei singoli paesi> dice Toti.
<Questa sentenza – aggiunge Scajola – è figlia della debolezza che il governo italiano ha dimostrato negli ultimi anni nei confronti dell’Unione Europea, accettando ogni imposizione, senza tutelare in alcun modo le nostre imprese e peculiarità. La Corte Europea ha confermato quanto Regione Liguria, anche insieme alle associazioni dei balneari, aveva più volte denunciato: viene negata la proroga delle concessioni al 2020 sostenendo che avrebbe impedito a potenziali concorrenti stranieri di partecipare alla gestione di spiagge e stabilimenti italiani, con una presunta lesione della libera concorrenza. In questo modo si palesa il disegno europeo il cui obiettivo è permettere ad altri paesi, probabilmente attraverso multinazionali, di invadere e occupare le nostre spiagge e il nostro litorale, mettendo in crisi 35mila aziende italiane, di cui circa 2mila in Liguria, e migliaia di posti di lavoro che ruotano intorno a questo settore. Nei prossimi giorni – conclude – in accordo con i miei colleghi delle altre Regioni, ho intenzione di convocare il tavolo interregionale del demanio marittimo – auspico insieme al tavolo interregionale del turismo – per concordare insieme una reazione forte, che deve partire dai territori>.

<Siamo preoccupati per gli effetti della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea sulle concessioni per gli stabilimenti balneari> dicono al gruppo regionale Pd. ”. zUna decisione – sottolineano i consiglieri democratici Luca Garibaldi e Luigi De Vincenzi – che avrà ricadute su tutto il territorio ligure e che provoca incertezza. Pertanto chiediamo al Governo di porre in atto tutti i provvedimenti necessari a salvaguardare, nell’immediato, tutte le concessioni prorogate, in attesa di un riordino complessivo della materia. Attendiamo anche di leggere le motivazioni della sentenza, per costruire un’iniziativa in tutte le sedi, coordinata con tutti i soggetti interessati”>.

<Per le decine di migliaia di imprese balneari italiane – 1.300 nella sola Liguria – si profila quindi lo scenario peggiore: l’immediata messa a gara delle attuali concessioni, come previsto dalla direttiva Bolkestein per i servizi su suolo pubblico – commenta Matteo Rezzoagli, coordinatore regionale di Fiba Confesercenti -. Una prospettiva rispetto alla quale il governo centrale deve fare sentire con forza la propria voce in sede europea, se non vogliamo mettere a rischio l’intero comparto turistico, migliaia di posti di lavoro tra balneari ed indotto, e gli stessi investimenti che erano stati già preventivati per la riqualificazione del litorale e delle strutture».
«Non è più il tempo dei proclami in giro per l’Italia, ma delle azioni concrete e presso le opportune sedi comunitarie, per ovviare ad una sentenza decisamente sfavorevole rispetto alla proroga che era stato lo stesso governo a varare – riprende Rezzoagli -. Quello che è importante chiarire è che il pur sacrosanto principio della libera concorrenza non può non tener conto di chi lavora nel settore da decenni: si tratta per lo più di piccolissime imprese a gestione familiare che, nella prospettiva di una messa all’asta a livello europeo senza le opportune tutele, rischiano concretamente di essere fagocitate dalle multinazionali. Non facciamo l’errore di confondere per libera concorrenza quella che, all’atto pratico, rischia di essere piuttosto una porta spalancata agli speculatori».
«La Regione fino ad oggi si è sempre attivata in maniera molto positiva a tutela delle imprese liguri – conclude il coordinatore Fiba – e confidiamo che a questo punto si spenda con ancora maggiore attenzione in questa direzione. Ma è fondamentale, ribadiamo, che anche il governo nazionale faccia la sua parte presso le istituzioni europee, perché è lì che si gioca la vera partita».

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