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Deep Purple, la storia del rock stasera al Porto Antico

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Stasera alle 21 all’Arena del Mare grande musica rock con il concerto dei Deep Purple. Una band mitica, iconica, storica, colossale, seminale.
Nel corso dei quasi 50 anni di carriera (il gruppo si è formato nel 1968) molti musicisti hanno militato nelle file dei Deep Purple. La più celebre e iconica è senz’altro la formazione che vedeva i nuovi arrivati Ian Gillian (voce) e Roger Glover (Basso) aggiungersi ai fondatori Ritchie Blackmore (chitarra), Ian Paice (batteria) e Jon Lord (tastiere). Proprio grazie a una geniale intuizione di Jon Lord, che collega l’Hammond a un amplificatore per chitarra elettrica, nasce il sound che caratterizzerà definitivamente i Deep Purple. Per capirci: se state (giustamente) facendo air guitar su un pezzo della band è molto probabile che sia stato inciso da questa formazione, che ha prodotto veri e propri manuali di hard rock quali: “Deep Purple in Rock”, “Fireball” e “Machine Head”. Per non parlare dell’imprescindibile live “Made in Japan”. Dal 1994 la formazione si è stabilizzata intorno agli storici membri Gillan, Glover, Paice e Lord (fino all’abbandono di quest’ultimo nel 2002) ai quali si è aggiunto inizialmente il chitarrista Steve Morse e successivamente il tastierista Don Airey. Ian Paice è l’unico membro dei Deep Purple ad aver sonato in tutti i dischi pubblicati dal gruppo. Facendo un po’ di storia nel 1970 il gruppo incide “In rock”. Il disco è considerato una pietra miliare nella storia della musica, conquista ben cinque dischi d’oro grazie anche ai virtuosismi vocali e agli impressionanti acuti del frontman Ian Gillan. Una delle canzoni più belle dell’album è “Child in Time”, definita da molti una pura poesia in musica. Nonostante il testo sia molto corto e le parti cantate siano davvero poche rispetto a quelle strumentali, questa canzone è diventata una bandiera della musica di protesta giovanile dell’epoca contro l’iniquità delle guerre.
Uno dei brani più noti della band inglese è sicuramente “Smoke on the water”, inciso nel 1972 per l’album “Machine Head”. Il riff iniziale di Blackmore è uno dei più impressionanti della storia del rock, uno di quelli che tutti riconoscono e che, nella sua semplicità, possiede un’alchimia irriproducibile.

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