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Paganini dal cannone alla punta di fioretto

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Lui ha quel cognome un po’ cosi’, legato al violino, al violinista e alla negazione della coazione a ripetere. Quasi che il suo omologo volesse concedersi raramente, mentre invece il Paganini non ripete e’ legato esclusivamente alla istrionica capacità di improvvisazione del musicista. Ma il Filippo, Paganini, per l’appunto, di cui parliamo e’ altra persona e… altra cosa. Anche se in fatto di improvvisazione ed istrionismo, pure lui non scherza. Ex caporedattore del Secolo XIX, presidente dell’ordine dei giornalisti, ex segretario della Ligure, a cui si aggiungono numerose elezioni nel consiglio nazionale dell’ordine fra il 1994 e il 20012. Specializzato nel settore economico finanziario e in quello politico locale e nazionale, Filippo ha regalato, attraverso le sue pagine fb, tre giorni da ricordare ai suoi fruitori, spezzini e non. Violentando il loro sonnacchioso week end, gravato dalla temperatura e dalla macaia, con vere e proprie scosse di adrenalina. Un po’ Cyrano e un po’ Sun Tzu ha disposto a piacimento dei propri avversari, similbriganti che lo hanno assalito per un estemporaneo ragionamento, legato al giornalismo 2.0, sulla sua bacheca social. Lui ascolta, argomenta, vellica, canzona, para, si giustifica, gigioneggia e… al fine tocca (Meglio tacer v’era signor bello; Edmond Rostand) Senza dimenticare di aprire altri fronti (chi conosce di colpire al front e e ai fianchi avrà la vittoria; Sun Tzu)
L’antefatto, su un post diventato quasi virale, e’ quello di qualche riga pubblicata da un collega del quotidiano, per cui Filippo ha lavorato, sull’accorpamento del liceo classico Lorenzo Costa della Spezia, dove lo stesso Paganini ha studiato insieme a tanta intellighenzia del nostro estremo levante. Liceo messo alle strette dal calo delle iscrizioni. Righe estrapolate, appunto da un discorso più generale, e colte “a tradimento” dalla sua pagina fb. A questo punto, sono passate da poco le 15 di giovedì, Paganini cerca di spiegarsi meglio con tal Giorgio e scoppia la bagarre virale “Caro Giorgio,Credo che in tre righe il cronista ha equivocato il mio pensiero. Non ho criticato voi docenti. Mi è stato chiesto che cosa pensassi io, uscito dal tuo stesso liceo classico, dove tu ora tieni cattedra, delle vicende di quella scuola. La mia opinione è che una scuola d’élite gentiliana come il classico non ha più senso. Ha senso una scuola che insegni a comunicare, a maneggiare i linguaggi, e a riflettere criticamente. Tutto questo il liceo non lo fa. Quindi non avendo più senso come scuola che forma la classe dirigente e non essendo neppure orientata nel senso che dico io è un ramo secco. Con la proletarizzazione dei ceti medi e la disoccupazione giovanile esasperata, pochi genitori possono permettersi il lusso di mandare i figli a farsi delle seghe mentali per 5 anni per imparare (male) l’alfabeto greco, per estasiarsi con poesie come quelle di Manzoni di cui come italiano mi vergogno, per venerare due filosofi irrilevanti e soprattutto sconosciuti passato il confine di Ponte San Luigi come Croce e Gentile…un liceo che ignora le lingue straniere e la cultura internazionale, il cinema, il teatro, i mass media…un liceo dove si fa finta di studiare matematica, fisica e chimica. I ragazzi che escono dalla sezione cuochi dell’albergo scrivono meglio di quelli “laureati” dal classico. Una prece, dunque, per il nostro amato e glorioso liceo classico Lorenzo Costa dove si sono formati il ministro dell’Educazione Nazionale, nonché rettore della Scuola Normale di Pisa, Carlo Maria Biggini, il ministro Mario Ferrari Aggradi, scienziati del CERN, principi del foro, legioni di docenti universitari, ammiragli, giornalisti, dove hanno insegnato oltre al suddetto Lorenzo Costa (il cui unico merito fu quello, dicono, di avere bocciato uno dei figli di Mussolini), Paolo Emilio Taviani, Nicola Badaloni e soprattutto la nonna della pornostar Michele Ferrari…. Un abbraccio”
Un argomento da ombrellone insomma, dibattuto dalla notte dei tempi. Ricordo persino una mia antica fidanzata, che, essendo allieva e poi maturata al classico, periodicamente iniziava la solfa del greco che aguzza la logica. L’unico antico ricordo di quella formativa esperienza e’ l’aver appreso l’etimologia di sarcasmo. Appunto dal greco mordere sarcazo, che non è una esclamazione in romanesco per qualche cosa di irrintracciabile.
Eppure, caldo, macaia, noia, risentimento da social, voglia di partecipare, piacere di controbattere, attitudine al vellicamento – e diciamolo, anche piacere di poter evidenziare l’appartenenza ad una certa casta – sull’antico problema si e scatenato il finimondo. Sviando addirittura, e quasi subito, dal motivo del contendere, l’accorpamento dell’istituto. Con professori che hanno bacchettato il povero Filippo, costringendolo a citare la Crusca, si’ l’Accademia, non il cereale dietetico, per un indicativo presente usato al posto di un congiuntivo. Per quel “seghe mentali” offensivo, additato persino come un turpiloquio. Con ex giovani allievi predisposti per le lezioncine private ai maturandi, che, dopo aver argomentato sulla riforma Gentile della scuola, sono passati direttamente all’insulto. Insomma la buona notte di venerdì ed il risveglio di sabato hanno portato post quasi diffamatori, con un presidente dell’ordine dei giornalisti ridotti come San Sebastiano, nudo e trafitto dalle frecce di fb. E c’è stato chi l’ha gettata in caciara, chi ha cercato di ragionare, chi ha ironizzato chi ha spiegato, chi ha equivocato, chi ha fatto citazioni, dotte o improbabili, chi si è’ schierato supinamente in favore. C’è stata anche la giovane, ovviamente ex allieva del classico Costa, a Londra per un master – e che spera un di’ di fare la giornalista – che presuntuosetta, ha provato a salire in cattedra rimessa però celermente al suo posto dal presidente con la sola citazione della regola delle 5 w o five Ws. Giovane potenziale collega alla quale poi ha risposto con un altro post usando maggiore pacatezza, quasi paterna. Il tutto condito dalle intemperanze al limite della maleducazione di tal Monica Vittoria Vannucchi, ventiduenne, pare figlia, proprio della prof. che, con sacro furore per la nostra lingua scritta, aveva bacchettato Paganini per l’uso improprio di un indicativo. A riprova di come il social, specie nelle giovani generazioni, ma forse non solo, renda più feroci. Poi c’è la coreografia di un architetto jazzista che va a nozze sulla spiegazione della cuoca di Lenin e della servetta di Talete. Puri pezzi di cabaret, in una giornata di mezza estate è un conflitto mediatico che si autoalimenta, potere di fb, per tre giorni. Paganini si destreggia su più fronti, anche su quello di un segretario dei giovani Comunisti che lo mette alla gogna difendendo, udite udite, la cultura classica e non quella degli istituti tecnici. E vabbe’. E poi c’è’ chi ha cercato di mettere tutti in guardia “Nelle ultime ore è divampata una gran polemica intorno al liceo “Costa” di La Spezia per un articolo uscito sul secolo a firma del presidente dell’ordine dei giornalisti Filippo Paganini ex alunno del su citato. Premesso che a me al Costa non mi facevano entrare manco per vendere i panini vista la mia ignoranza, ma perché vi prendete così sul serio? E’ ovvio che chi ha scritto (notare che sono riuscito a scriverlo con la h) insultando Paganini non lo conosce e probabilmente non ha un decimo della sua cultura, allora vi svelo un segreto, i va pià per cuo (tradotto per i dotti “vi ha preso per il naso” ) .Fatevela una risata ogni tanto”. Un saggio il cui consiglio è’ rimasto, alla fine, senza esiti. Comunque dopo tre giorni con l’elmetto, in cui il Nostro ha imposto persino una pausa – come quando i bambini piccoli dicono pugno- per andare in barca rilassarsi e poi tornare a battagliare, constatato che la tregua-armistizio non aveva avuto effetti e il prosieguo della sfida dialettica, uno contro tutti, non avrebbe portato risultati ne’ dall’una né dall’altra parte, e neppure a significative conversioni o soltanto a convergenze, il nostro eroico presidente dell’ordine ha deciso di alzare bandiera bianca. Una resa a testa alta, con l’onore delle armi, consegnandoci il suo atto finale, e sperando che nessuno ricominci a insultare o a ironizzare sulla preparazione umanistica. Senza, comunque, indietreggiare di un passo, e, soprattutto, tenendo fede a quel principio che Cyrano, per amor di coerenza, si imponeva “Spiacere e’ il mio piacere”.
Dunque il documento di resa.
“Cara Sondra, ti scrivo questa lettera aperta per chiosare il dibattito sul liceo classico. O il tormentone estivo nella ricorrenza dei 30 anni dalla composizione di “Vamos alla playa” dei Righeira. Non mi rivolgo direttamente al giornale. Mi sembrerebbe di giocare in casa, come la Francia domenica sera con il Portogallo. Innanzitutto una premessa. Ho lavorato, come sai, più di venti anni nella redazione centrale del Secolo XIX a Genova, città dove ho vissuto e dove passo attualmente buona parte del mio tempo. La mia riflessione o provocazione era riferita al Classico come istituzione formativa. Poteva riguardare altri licei, come il D’Oria o il Colombo. Ma sono stato intervistato sul caso del Costa che perde iscritti e viene accorpato. E quindi l’ambito era obbligatoriamente circoscritto.
Non replico ai commenti dei tifosi esaltati e mi pare obnubilati da un delirio di potenza quasi che insegnare o studiare al classico sia un crisma divino. Tantomeno agli insulti. Bisogna conservarsi un po’ di nemici per la vecchiaia, diceva Ennio Flaiano (a proposito: in quale classe del liceo si invitano gli studenti a leggere quello splendido romanzo “Tempo di uccidere” o si proietta un capolavoro come “La dolce vita”?!). Prendo in considerazione le reazioni più razionali. E francamente non mi sembrano molto convincenti. Ringrazio la preside Cecchini per il cortese ricordo dell’anno della mia maturità e di quel giudizio “brillante, ma ribelle” o viceversa, che i docenti avevano espresso nei miei confronti nelle schede di ammissione alla maturità. Ne avevo perso la memoria. Però, mi aspettavo da preside, docenti e studenti ( ed ex) che si analizzassero le cause del calo degli iscritti e si avanzassero proposte per aggiornare programmi e didattica, per accettare la sfida dei linguaggi e della comunicazione che i nostri tempi lanciano al sistema educativo. Mi attendevo proposte per dare corpo ad attività di laboratorio dove si possa esaltare la creatività e la fantasia di chi studia. Mi sarei immaginato che qualcuno avrebbe chiesto al liceo di mettere un freno alla deriva preoccupante del calo di capacità di scrittura. Tutti temi – e potrei elencarne altri – di cui si discute a livello nazionale.
Peccato. Se provocazione doveva essere non ha sortito effetti esaltanti. Forse per provocare qualcosa di proficuo, avrei dovuto proporre di accorpare il Classico Costa alla sezione cuochi dell’alberghiero. Ma temo che questa minoranza rumorosa di classici, ex classici, docenti e discenti e loro stretti congiunti avrebbe commentato: ma come si fa a tradurre Catullo con quella puzza di fritto.
Un caro saluto, con stima
Filippo”
Ps. Io sto dalla, sua parte, contrariamente a molti denigratori lo conosco da tanti anni. E poi per chi vuole malignare… ci sono le ragioni della casta, a cui anche noi, per ragioni professionali apparteniamo. W Paganini, W il presidente.
P.p.s. Doveva essere la resa con tanto di parola fine, invece su fb piovono di nuovo le risposte. Altro che Righeira, finirà per diventare questo il vero tormentone dell’estate. Anzi, tanto per capirci, qualcuno ha deviato il tormentone sulla necessità che continui ad esistere l’Ordine dei giornalisti e sulla diversità di funzioni fra ordine e associazione. Dibattiti, anche quelli vecchi come il cucco. Ma tant’è’. Io, pero’, stavolta, me ne tiro fuori.

Il Max Turbatore

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