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GiaculaDoria

L’ultima impresa del nostro sindaco sull’astronave, o nel castello, oppure chiuso nella sua torre eburnea – fate un po’ voi – ha stimolato, consentitemelo, la mia vena poetica. Pochi versi a comporre, fatevene una ragione, una giaculaDoria, per l’appunto, ove la giaculatoria, anzi la giaculaDoria e’ una breve preghiera che si recita solitamente a memoria, a voce o mentalmente. La recita delle giaculatorie è una pratica tipica della devozione popolare; esse hanno generalmente un contenuto semplice e chiaro, così da essere comprensibili anche ai fedeli illetterati. Spesso sono composte in rima per facilitarne la memorizzazione.
Ecco dunque i versi “Sicurezza non c’è storia”/ Se il prescelto sarà Doria/ Castigati per la boria/ Ne’ vittoria ne’ baldoria”.
Ma partiamo dall’antefatto, dal post notturno sulla sua pagina social del vicepresidente del consiglio comunale Stefano Balleari, esponente di Fratelli d’Italia, da tempo sgomitante come autocandidato sindaco di Fratelli d’Italia e possibilmente, con favorevoli congiunzioni astrali, del centro destra. Balleari, in occasione dell’ultimo accoltellamento nei vicoli aveva chiesto le dimissioni dell’assessore alla legalità Elena Fiorini, preceduto di qualche ora dal professor Enrico Musso, avversario proprio del sindaco Doria alle ultime amministrative. Nel suo messaggio, del tenore “Sogno o son desto?” Balleari prende spunto da un articolo del secolo XIX online in cui il sindaco commenta la sua visita in Questura e il suo incontro con il questore Vincenzo Montemagno. E chi pensava che Doria avesse chiesto una maggior attenzione al problema della sicurezza per la sua città e’ rimasto deluso. Anzi e’ stato proprio il primo cittadino a minimizzare “Genova e’ la sesta città italiana come grandezza e come tale ha delle problematiche di sicurezza. Ma non mi risulta che esista una situazione di particolare di gravità che è maggiormente critica rispetto alle altre”. E nemmeno ha affrontato due problemi molto sentiti nel centro storico, come quello del trasferimento degli uffici del commissariato centro nei vicoli ne’ lo spostamento del mercatino di via Turati “Non era questo il tema dell’incontro. Ne parleremo in altre sedi” ha spiegato.
Bisogna dire, però, che il Sindaco non ha mai detto che “Genova è una città tranquilla”, ma ha solo confrontato i dati ufficiali della questura di Genova con quelli di altre città italiane di analoga dimensione. E, fatto, dato più importante, tutto questo non lo ha fatto ieri, ma quasi un anno e mezzo fa, nel febbraio 2015. Curiosamente, l’articolo è stato “resuscitato” dai social proprio ieri.
Preso atto delle dichiarazioni come se fossero di ieri, Balleari ha commentato “Spero si tratti di fantasie giornalistiche, di un fraintendimento o di un’interpretazione sbagliata. Altrimenti…”.
Anche perché, proprio qualche settimana fa, lo stesso esponente di Fratelli d’Italia, duellando sul tema della sicurezza con Simone Regazzoni, docente di filosofia dem e renziano, anche lui autocandidatosi, aveva pubblicato sulla sua pagina fecebook una serie di dati che dicono cose diverse rispetto alla convinzione di Doria . “Il Pd quando parla di “sicurezza” parla di un’argomento che conosce, ma che non pratica più, da tempo ormai. Intanto godiamoci questi dati che provengono dal IX rapporto sulla Sicurezza urbana in Liguria, realizzato dall’Università di Genova e curato da Stefano Padovano con Vincenzo Mannella Vardè ( +10 per cento di borseggi, 5,6 furti in casa al giorno, gli arrestati per furto nel 65 per cento dei casi sono stranieri) e aggiungiamoci che per il 69% dei Genovesi la sicurezza è diminuita nel corso degli ultimi 5 anni. Quindi non esiste la filosofia della sicurezza. Esiste la sicurezza e basta. Pd siete sicuri nel parlare di sicurezza?”. Spiegabile, quindi lo sbigottimento del vicepresidente del consiglio comunale di fronte alla sordina applicata al problema dal suo “principale”.
Vista così, come se l’articolo fosse attuale (e, diciamolo, alla luce di passate dichiarazioni non esattamente contraddistinte da un tempismo perfetto) sembrava proprio un ennesimo scivolone quello di Doria, in vista di una sua eventuale candidatura bis. Anche perché, nelle scorse settimane, sia Regazzoni sia il parlamentare dem Mario Tullo, avevano insistito sulla necessità di ricominciare a battere sul problema inserendo il dramma delle periferie e del centro storico, della legalità e della sicurezza fra gli argomenti principali nel programma dem in vista delle prossime amministrative. Un tema che in passato la sinistra ha demagogicamente banalizzato lasciando spazio e voti agli esponenti del centro destra. Quindi un errore strategico, l’ultima dichiarazione di Doria, che, secondo i rumors, coltiverebbe la voglia di una seconda candidatura con la segreta speranza di succedere a se stesso. E proprio con questa mira avrebbe iniziato le grandi manovre, con un presenzialismo personale più evidente, e una attenzione meno rarefatta alle sue pagine social, con l’allargamento delle alleanze, qualche delega o poltronissima in qualche interessante Cda, concessa a presunti amici e l’incarico all’assessore Carla Sibilla di iniziare a redigere un bilancio della sua legislatura. E ci sarebbe anche una data presunta, sempre secondo i rumors, per la discesa in campo. L’inizio del prossimo anno. Appena dopo il risultato del referendum. Intanto ha incassato l’endorsement dell’europarlamentare Sergio Cofferati che aveva rotto gli indugi “Le esperienze arancioni che funzionano vanno riproposte”. E il Pd al momento, nonostante Regazzoni continui ad incalzare la segretria e lo stesso sindaco, pare intenzionato a prendere tempo. Parlando di programma e contenuti, ma soprattutto per ragionare, con i risultati del referendum in mano, e avere la possibilità di scegliere su un candidato sostenuto solamente dal Pd, o nel caso di sconfitta, su un personaggio in grado di attrarre anche i voti della sinistra più radicale. Ed anche in questo caso l’ipotesi di un’alleanza si complica anche con l’eventualità di un Doria bis, visto che i consiglieri della federazione della sinistra e di sinistra e libertà imputano a Doria, soprattutto sulle municipalizzate, una retromarcia sulle posizioni del Pd.
Comunque, almeno a giudicare dal documento in discussione ieri sera dalla direzione Pd tutte le strade risulterebbero percorribili “La direzione provinciale del Pd impegna il partito a promuovere già dal mese di luglio una campagna di mobilitazione e di ascolto, che coinvolga circoli, eletti e dirigenti, finalizzata a promuovere i risultati delle amministrazioni municipali e comunale e al contempo a recepire le criticità rilevate dai cittadini.
– A costruire un programma di città, partecipato e condiviso con le realtà economico e sociali, che parta dal giudizio e dai risultati dell’attuale amministrazione, utilizzando la Festa de l’Unità 2016 come luogo di coinvolgimento e discussione.
– A definire, in stretta condivisione con il livello nazionale, il percorso politico-programmatico teso alla definizione delle alleanze e alla scelta del candidato sindaco, che avverrà attraverso il metodo delle primarie di coalizione, salvo l’individuazione di una candidatura unitaria come previsto dallo Statuto”. Appuntamento caldo quello di ieri sera in cui, nonostante la bocciatura del documento di Terrile, a cui si è rinfacciato che non vi fosse una chiara posizione contro la ricandidatura di Doria, si è optato per la strategia del pesce in barile, nonostante da giorni si rincorrano le dichiarazioni di facciata, ancorché personali, maggiormente critiche dopo che “La Repubblica” ha svelato le intenzioni di Doria di ricandidarsi. Simone Regazzoni che continua ad incalzare Il segretario provinciale Alessandro Terrile, ha parlato, non a caso, di una disastrosa candidatura di Doria. Anche se in mancanza di un appoggio da parte del Pd il marchese parrebbe intenzionato persino a correre da solo con una propria lista di fedelissimi. Agitando i fantasmi, in casa Pd, di una probabile sconfitta dovuta alla eccessiva dispersione dei voti. Regazzoni, comunque, continua ad incalzare il suo partito.
“Un Doria bis sarebbe il sintomo che il gruppo dirigente del Pd ha perso completamente il senso della realtà. Non serve andare in piazza, come vuole Alessandro Terrile, con i questionari per i cittadini, per sapere cosa pensano del governo di questa città. Basta salire su un autobus in Val Bisagno. Doria è come l’isola: il sindaco che non c’è. Che non decide, che non sa. Doria sono certo abbia dato il massimo per Genova, ma il suo massimo è il minimo per questa città. Il Pd deve svoltare, scegliere di agire, di risolvere i problemi dei cittadini, dal trasporto pubblico ai rifiuti alla sicurezza”. E attacca “Auspico davvero come scrive Mario Paternostro che la presa di posizione mia e di altri porti finalmente Alessandro Terrile a una decisione politica su Doria. Un partito che balbetta ed è subalterno a Doria è un partito destinato alla sconfitta”.
Il deputato Pd Mario Tullo, esponente della minoranza si limita ad ospitare sulla sua bacheca le esternazioni del docente di filosofia e a soppesare le reazioni. E i commentatori non appaiono vedere favorevolmente una eventuale ricandidatura di Doria da parte del Pd. Manuela Arata, simpatizzante del premier e ideatrice del festival della scienza pre pensionata con troppa fretta, e forse, anche per questo particolarmente acida nei confronti del primo cittadino trasecola “Ditemi che stiamo scherzando”. Mentre il segretario provinciale Alessandro Terrile dubiterebbe delle reali intenzioni di Doria, getta acqua sul fuoco e punta il dito sull’ingenuità dei giornalisti “Leggo dichiarazioni giornalistiche molto lontane dal vero. E se invece dei giornalisti fosse colpa di qualche informatore interessato?”. Solleticando, comunque la reazione di Regazzoni “Il segretario abbia capacità e coraggio di prendere una posizione politica chiara”. E anche dopo la riunione di ieri sera in cui il documento di Terrile e’ uscito dalla porta per rientrare grazie all’interessamento del commissario Ermini dalla finestra, Regazzoni rimane caustico, rincara la dose e cerca di produrre almeno una improbabile reazione di una macchina che sembrerebbe ormai inerte, succube di strategie e machiavellismi da democristiani della prima Repubblica.
“Ieri sera una direzione Provinciale che dà la misura dei grossi limiti del Pd oggi a Genova. Un partito senza una linea politica chiara per affrontare le elezioni del 2017. Un partito che parla un linguaggio vecchio almeno di cinquant’anni.Un partito che non ha le capacità, la forza politica e il coraggio di esprimere un giudizio sul sindaco Doria, dimostrandosi così, una volta di più, subalterno. Un partito che non è più in grado di cogliere le dinamiche in atto di trasformazione della realtà, lasciando così campo libero alla destra e ai 5Stelle che meglio di noi, oggi, riescono a farsi portatori della richiesta di innovazione che viene dalla società. Questa volta non possiamo più attendere la nuova, probabile, disastrosa sconfitta a Genova per poi recriminare per mesi e dare la caccia al colpevole. Questa volta dobbiamo dire ora che ci stiamo costruendo la sconfitta perfetta con la nostra inazione, con la nostra mancanza di idee, con la nostra incapacità di cambiare” E il popolo social si divide. Giovanni Battista Raggi “Dico la verità: non sono quasi mai d’accordo con quanto afferma Simone Regazzoni (a cui riconosco però il grande pregio di dire ciò che pensa senza filtri), però se fosse vera la notizia di oggi su Repubblica secondo cui il Pd (o parte di esso) starebbe pensando di ricandidare il Sindaco Doria allora vorrebbe dire che non ascoltiamo ciò che la gente dice per strada, oppure che viviamo da un’altra parte… Ci sono molti modi per suicidarsi, ma questo è uno dei più rapidi! Nulla di personale contro il prof. Doria, uomo onesto e vero signore, ma non credo possa rappresentare il futuro per Genova”. La risposta di Andrea Burlando, ricalca la famosa affermazione di Ubaldo Benvenuti, allora segretario provinciale, che dopo aver liquidato l’uscente Adriano Sansa, aveva sostenuto, evidenziando il potere storico del suo partito nella nostra città’, che avrebbe potuto candidare con successo quell’operaio che stava passando per strada e fargli fare il sindaco. Andrea Burlando ribadisce “No Gio’… vuol dire semplicemente che Genova è una città dogmatica. Sono certo che se si candidasse Toto’ Riina sotto le insegne della sinistra vincerebbe. Così come vincerebbe il mio cane. Qui non si guarda alle persone o alle idee, si guarda il dogma e il risultato è sotto gli occhi di tutti… una città da terzo mondo nel cuore del nord”.
Una visione che confina con quell’antipolitica che genera l’astensionismo o, peggio, la convergenza su partiti non tradizionali e alleanze movimentiste. Come se le esperienze di Roma e Torino fossero già state digerite. Senza colpo ferire. E le analisi sul voto dimenticate. Ma l’appuntamento del referendum è troppo importante e il rischio di bruciare anzitempo un eventuale candidato credibile, e magari unitario, e’ troppo forte. Così Regazzoni continua la sua corsa da outsider, incrementando i consensi via social e alimentando un dibattito che la dirigenza Pd stenta a prendere in considerazione. Argomento primario del docente di Filosofia le periferie, il centro storico, la legalità e la sicurezza. Problema che per Doria non esiste, al di là della mia giaculaDoria, foriera di cattivi presagi:”Sicurezza non c’è storia”/ Se il prescelto sarà Doria/ Castigati per la boria/ Ne’ vittoria ne’ baldoria/ Se vi manca la memoria/Previsione ammonitoria/Al Pd nessuna gloria”.
P.s. Senza rancore.

Il Max Turbatore

 

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