Commercio Sindacale 

Legge regionale del commercio, Fisascat Cisl: “Conviene solo ai supermercati”

La segretaria del sindacato, Silvia Avanzino: <Vi spieghiamo perché non porterà occupazione e danneggerà il reddito e le condizioni di vita dei lavoratori. Toti faccia subito retromarcia>

Shopping cart in a grocery store

A chi pensava che l’opposizione di Ascom Confcommercio e Confesercenti alla legge della giunta Toti che vuole spalancare il nostro territorio ai grandi centri commerciali e ai marchi della grande distribuzione fosse solo una difesa di categoria si sbagliava. Ora anche il sindacato avverte che l’impianto della legge, a suo parere, farà un favore solo ai giganti del carrello, non al territorio e tantomeno ai lavoratori.
<Legge regionale del Commercio, la normativa licenziata dalla giunta regionale rischia di fare un favore solo alla grande distribuzione mentre i lavoratori risulteranno ulteriormente penalizzati. Non basta, infatti, aprire nuovi centri commerciali perché il giro d’affari totale e l’occupazione aumentino> lo dice Silvia Avanzino, segretario generale della Fisascat Cisl Liguria.
<Serve un’offerta sostenibile sul territorio – dice Avanzino, chiedendo al consiglio regionale, quando si troverà ad approvare la normativa, di cambiare sostanzialmente il provvedimento costruito dalla giunta Toti -. Dall’approvazione del Decreto Salva Italia ad oggi abbiamo dovuto registrare che è accaduto esattamente il contrario di quanto si proponeva attuando un’ulteriore liberalizzazione del commercio che riguarda orari, giornate di apertura domenicali e festive. Il Decreto, che consente anche aperture h24, ha prodotto solo nuova disoccupazione perché, a fronte della nuova normativa e della crisi la concorrenza è diventata ancora più serrata e la grande distribuzione ha pensato di comprimere i costi tagliando proprio sui dipendenti in un settore, tra l’altro, dove la maggior parte dell’occupazione è femminile>. In sostanza, le ore sono state spalmate su un arco temporale più lungo. <Abbiamo registrato una riduzione del reddito e un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori> spiega Avanzino.
La segretaria Fisascat ricorda che qualche tempo fa le aperture di punti vendita della grande distribuzione organizzata sono servite ad assorbire lavoratori espulsi dall’industria in crisi. Questo ha portato alla chiusura di molti negozi tradizionali. <Alla fine – rivela la segretaria Fisascat – il saldo finale, nella migliore delle ipotesi è stato pari a zero, ma spesso è stato, invece, negativo. La concorrenza tra gruppi ha portato solo all’acquisizione da parte dei nuovi arrivati in sottrazione a chi già c’era, non a nuova occupazione, non al miglioramento del reddito e delle condizioni dei lavoratori>. La pluralità dell’offerta che produrrebbe nuovo lavoro, dati alla mano, è solo un leggenda metropolitana smentita dai fatti.
<Nemmeno la vecchia legge del commercio ha impedito che tutto questo accadesse – prosegue Avanzino – e con la nuova crediamo che ci sarà un nuovo peggioramento delle condizioni di lavoro in un settore in cui gli ammortizzatori sociali sono ridotti>.
Fisascat Cisl critica anche la decisione della Regione di desautorare i Comuni <perché la Liguria ha un territorio variegato, con funzioni e realtà molto differenti tra loro e solo i Comuni conoscono le conoscono veramente>.
<La Regione deve decidere le regole, non decidere dove vanno i centri commerciali – aggiunge la segretaria Fisascat – perché solo i comuni, dopo il confronto con categorie e sindacati, è in grado di farlo. Il salto in avanti verso il liberismo deciso dalla Regione Liguria rischia di convenire solo ai marchi della grande distribuzione che vogliono fare il loro ingresso sul territorio, non al territorio e, soprattutto, diversamente da quanto si vuol fare intendere, non ai lavoratori e tutto questo provocando la chiusura dei negozi tradizionali e la perdita dei posti di lavoro che essi offrono, frammentati, è vero, ma numerosissimi, cancellando in un sol colpo la funzione sociale che le botteghe svolgono sul territorio in termini di animazione, servizio e persino “presidio di sicurezza”. Val la pena di ricordare che, per l’esperienza passata, ad ogni posto di lavoro acquisito nella grande distribuzione organizzata se ne perdono quasi tre nel commercio tradizionale. E ammodernare la rete è ben diverso dal sostituire offerta e servizi dei supermercati e offerta e servizi resi dai negozi. Già oggi l’equilibrio è precario. Se passerà la legge proposta dalla giunta regionale in un periodo di grave crisi come questo, desertificheremo il territorio, danneggeremo la cittadinanza e peggioreremo le condizioni dei lavoratori senza aumentarli facendo in modo, di fatto, che gli unici a godere dei benefici siano i gruppi della grande distribuzione organizzata>.
<Per questo – conclude Avanzino – chiediamo alla Regione di ripensare e di tenere finalmente in considerazione tutti questi fattori, che già abbiamo comunicato nel gennaio scorso e che sono stati totalmente ignorati e, se questo non avverrà, al consiglio regionale di farsi carico di modificare l’impianto di una legge che promette di mettere in ginocchio il nostro territorio a solo beneficio dei grandi gruppi commerciali>.

Secondo la Fisascat Cisl <per costruire una legge giusta, mirata allo sviluppo del territorio, è necessario che la Giunta di piazza De Ferrari tenga conto delle osservazioni delle parti sociali>.
<Bisogna costruire un percorso condiviso – conclude Silvia Avanzino -. Il sindacato è oggetto titolato a farsi portatore dei diritti e delle esigenze dei lavoratori e col quale la politica deve necessariamente dialogare>.
Fisascat Cisl auspica, dunque, l’apertura di un tavolo da parte della regione del quale facciano parte i sindacati.

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