Orlando, i limiti della solidarietà, ovvero la solidarietà pe(ta)losa
Non vorrei passare per impiccione, anche se è la mia curiosità che mi consente, alla fin fine, di tenere botta ogni giorno ed evadere il mio impegno giornaliero con Genova Quotidiana. Ne’ intenderei offrire ad alcuno l’impressione di cercare di esercitare una sorta di mobbing via social verso il pluricitato Simone Regazzoni, docente di filosofia ed ex portavoce del capogruppo regionale Dem Raffaella Paita. E neppure, come qualcuno ha malignamente sostenuto qualche giorno fa, tento di sfruttare la notorietà altrui a caccia di click. È che scartabellando, pardon, digitando sui siti social, anche in questa occasione mi è capitato di incappare nel suo Orlandopensiero, un post abbastanza nutrito, con la particolarità, illuminante in questa occasione, di essere del tutto alieno dai tipici contorsionismi equilibristici dei nostri politici. Contorsionismi politici in cui, a dire il vero, nella sinistra, escluso Regazzoni, sono finiti per scivolare un po’ tutti, dalla sua osservata speciale Lella Paita, all’ altro giovane consigliere regionale dem Luca Garibaldi, sino, alla loro ghauche, a Gianni Pastorino, esponente, appunto di Rete a sinistra. Non pervenuti, per esempio, i rappresentanti del MoVimento 5 Stelle. Eppure tra social, tv e giornali si è parlato molto della strage omofobo-jihadista del Pulse di Orlando. Cinquanta morti in un locale per gay, con Omar Mir Saddiq Matin, 29 anni, un figlio di seconda generazione – il padre di origini afghane era un rifugiato politico – che entra nel locale armato di un fucile d’assalto Ar 15, spara all’impazzata e viene ucciso durante l’irruzione delle forze dell’ordine. Sulle prime si parla di una telefonata effettuata dallo stesso Matin poco prima della carneficina in cui rivendicava la paternità terroristica dell’attentato. Oggi iniziano a filtrare voci in cui si dice che l’uomo frequentasse da tempo quel locale, fosse iscritto ad una comunità social gay e la stessa moglie avrebbe svelato che il congiunto era omosessuale.

In questo senso la stucchevole retorica eterosessuale del “io sono gay” (che in verità ci fa tirare un sospiro di sollievo: dichiaro così precisamente perché non sono gay) questa volta è nelle cose stesse, è la motivazione politica dell’atto, è l’università concreta. L’attentato di Orlando ci dice: “voi democratici occidentali siete tutti gay!”. Ecco cosa abbiamo davvero paura di pensare. Ecco l’impasse di fronte a cui siamo. Ecco il motivo del silenzio. Perché un conto è dire “io sono gay” per dichiarare la nostra solidarietà all’altro. Altro conto è prendere atto che io sono davvero l’altro. Per questo per rendere davvero giustizia alla comunità LGBT noi oggi non dobbiamo dare “loro” la nostra solidarietà come se “noi” non fossimo parte in causa, ma dobbiamo fare un passo in più. Dobbiamo avere più coraggio politico, che è l’opposto del politicamente corretto. Dobbiamo dire ciò che non abbiamo saputo dire con sufficiente chiarezza: noi tutti eravamo il vero obiettivo della strage di Orlando”.
E il post, pur partendo dallo stesso assunto della Ciavardini, la scarsa ondata emotiva, e la difficoltà a integrarsi realmente con il mondo gay, per cui si arriva – secondo la giornalista antropologa – paradossalmente quasi ad un alleggerimento di coscienza a pensare che si tratti di attentato dell’Isis, porta ad una conclusione diametralmente opposta. Eppero’, con i dovuti distinguo di sfumature la bella teoria di Regazzoni rischia, svuotandola del suo senso della misura e trasformandola in slogan, di sconfinare nella matrice leghista che vuoi per convenienza, vuoi per convinzione, vuoi per i prossimi ballottaggi, preferisce ignorare del tutto l’aspetto omofobo proclamando l’Occidente sotto attacco di una guerra di religione.
Edoardo Rixi, assessore alle attività produttive della giunta Toti, ed ex vicesegretario del Carroccio, la vede così. Ecco il post pubblicato sulla sua pagina fa già ieri “Cinquanta morti, l’Isis rivendica la strage a Orlando negli Stati Uniti. L’ennesimo orribile atto di terrore e odio verso l’Occidente . A commetterlo il figlio di un rifugiato che inneggiava alla jihad. Ovviamente i buonisti di sinistra negheranno ancora una volta che siamo quotidianamente bersaglio di una guerra di religione”. Qualcuno sulla pagina di Rixi critica il libero possesso di armi e Massimo Bassan, un probabile reduce del celodurismo, ribatte crudo “Sinistra disorientata. Difendere il beduino farebbe torto ai bulicci. Al contrario si offende il beduino. Incoerenti. Obama da’ la colpa agli armaioli: come dire la colpa è del sasso non della mano che l’ha tirato”. Poi stamattina Rixi ha aggiunto un altro post. “Nuovo attentato jihadista a Parigi, io veramente non ho più parole. E in Liguria il Pd attacca la Lega accusandoci di non volere la costruzione di moschee e non rispettare la libertà di culto. Della nostra libertà di volerci sentire al sicuro a casa nostra gliene frega qualcosa a questa sinistra???”. L’assessore leghista si riferisce alla coppia di poliziotti uccisa a coltellate da un arabo naturalizzato francese condannato a tre anni con sospensione di sei mesi perché preparava attentati terroristici. Insomma, mentre si disputano gli europei c’è chi sta peggio di noi. Però cavalcare il fantasma della paura può contribuire ad orientare l’elettorato verso il centro destra. Forse è per questo che Raffaella Paita, solitamente così attenta rispetto al pensiero del suo spin doctor – probabilmente divisa fra consiglio regionale e danni per la bomba d’acqua che ha colpito lo spezzino – ha preferito far finta di niente e non ha condiviso il suo messaggio. Tal Machiavelli sosteneva che il fine giustificasse i mezzi. E per essere in linea con i tempi si potrebbe definirla una solidarietà pe(ta)losa dove i petali sono quelli del fior della convenienza.
Il Max Turbatore



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