Apparentamenti sexualserpenti
Confesso, sono un pelino conturbato. E non tanto a causa della mia rigida educazione eterosessuale, sulla quale crescendo e invecchiando ho lavorato, sino ad ammettere e contestualizzare che esistano, con pari dignità, altri generi nel mio universo. Quanto per gli equilibrismi e i contorsionismi di certa politica disposta a negare i recenti trascorsi per il conseguimento di un risultato finale, favorito da un bipartitismo forzato, al quale, noi italiani, eravamo evidentemente meno inclini rispetto a certe democrazie, anglosassoni e occidentali, forse più antiche e collaudate del nostro sistema elettorale.
A lasciarmi interdetto, e’ stata la notizia, comparsa qualche giorno fa – in tema di apparentamenti, alleanze e quant’altro – che vedrebbe la candidata sindaco pentestellata di Torino Chiara Appendino, aver già riservato un posto nella sua giunta al
presidente di ARCI Gay del capoluogo piemontese Marco Giusta. Gli avrebbe già promesso il posto di assessore ai diritti, pari opportunità e integrazione.
Insomma, la riprova di quando gli ideali politici diventano elastici, canne al vento, in nome del potere dei numeri e della possibilità di aggiudicarsi il ballottaggio.
Tanto che in rete un giovane militante torinese commenta, alludendo alla posizione ondivaga dei parlamentari cinquestelle al momento della votazione sui diritti civili e del disegno di legge Cirinna’ “Bello schifo dopo tutto quello che abbiamo subito dai grillini. Un conto è darlo via come il pane… e ci sto… Un conto è venderlo per un po’ di visibilità e potere”. Mentre Arci gay ribatte che si tratta di una scelta personale e prepara un comunicato in cui assicura che Giusta verrà sospeso dall’incarico sociale qualora fosse ufficializzato il suo nome come possibile assessore della giunta comunale del MoVimento 5 Stelle, in caso di nomina di Chiara Appendino a sindaco.
Sin qui la polemica. È appena il caso di ricordare che, giusto un anno fa, il sindaco uscente Piero Fassino aveva sfilato a fianco dei partecipanti al gay pride 2015, per le strade della propria città, forse, anche lui con un’espressione un tantino interdetta – a dire la verità – in una Torino che si batteva contro i pregiudizi. Ma allora la battaglia sul disegno di legge della senatrice dem Monica Cirinnà, doveva ancora venire, con tanto di ripensamenti, family day, piazze arcobaleno, attestati militanti dei cantanti con ammennicoli, sempre arcobaleno, al festival di Sanremo, astensioni e riproposizioni Sino all’approvazione dell’ 11 maggio scorso, con tanto di fiducia al governo Renzi.
Insomma quell’anonimo militante gay torinese che ha parlato di questione di terga e di potere e visibilità dimostra, in fondo, di avere la memoria un pochettino più lunga del suo presidente. Mentre qualcuno, c’è da giurarlo, sottilizzerà distinguendo fra questioni nazionali e di territorio. E personaggi più scafati del nostro mondo partitico saranno già pronti con la giustificazione del caso “E’ la politica baby”.
È la politica baby… anche per l’endorsement del segretario della Lega Nord Matteo Salvini a favore della candidata cinque stelle di Roma Virginia Raggi al ballottaggio con Roberto Giachetti del Pd, che determinerà una convergenza fra i principali soggetti politici antirenziani. Anche se su questo fenomeno crescente e neppure nuovissimo dei legastellati Luigi di Maio smentisce, ribadendo che non ci sono indicazioni di voto nei ballottaggi in cui il MoVimento 5 stelle non è presente.
Non a caso Claudio Valeri, vicedirettore di Raisport2, sintetizzava all’indomani delle elezioni in un suo ironico cluster sui risultati delle urne “Non ci sono più i partiti ma nemmeno i post-partiti, c’è una fase nuova ma non si capisce bene cosa sia”. E che dire, a questo punto, con l’entrata in campo di un terzo genere, dell’eterna e ormai un po’ stantia- forse a questo punto addirittura superata dai fatti – polemica sulla presenza o meno di adeguate quote rosa?
Insomma una fase fluida, per usare un termine in voga fra i trentenni in cerca di una etichetta che descriva le proprie propensioni sessuali. Come attestano studi provenienti dagli Stati Uniti che parlano di una generazione attratta da uno stesso sesso in una certa fase della vita e da quello opposto in un’altra, in cui, come per la politica, quella tradizionale e ormai stagnante, le vecchie etichette non vanno più bene, perché il termine bisessuale e’ un po’ come il bipartitismo ed indica soltanto due opzioni.
Un ambito, quello delle scelte sessuali, dove Dagospia sfotte e ironizza “Il sesso millenial ? Fluido. Fra gli under 30 sono sempre di più i pansessuali, un modo chic per definire il vecchio “ndo cojo cojo”. Si può andare con uomini, donne, tornare indietro e andare avanti, senza temere le etichette. Un modo di sperimentare e di andare dove ci porta il cuore”. Che, pericolosamente – nel senso del rapporto – applicato alle formule elettorali, starebbe a significare come il bi-tripolarismo, poi forzato a bipolarismo nei ballottaggi, sia diventato una semplificazione in cui molti si ritrovano ingabbiati. Con i risultati, dall’una e dall’altra parte, che francamente lasciano interdetti vista la preferenza ormai consolidata per apparentamenti contro e non a favore di una linea politica.
Intanto a Genova, proprio il giorno antecedente alla data dei ballottaggi approderà il Liguria Pride 2016. Una giornata per discutere di diritti contro ogni forma di violenza. Dalla liceità all’autodeterminazione nel rispetto delle differenze. Chissà che non si parli anche di riforma costituzionale, visto che l’effetto gratitudine per la legge sulle unioni civili parrebbe già essere evaporato, con tanto di apparentamenti sexualserpenti. Che, vista la tentazione-inganno del crotalo alla povera Eva, diventa, in questo caso, allegoria significativa.
Il Max Turbatore


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.