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Si moltiplicano le scritte sui muri, in centro storico nasce la “resistenza”

Sempre più numerose sono le iniziative private di cancellazione delle scritte e rimozione dei manifestini appicciati ai muri con la colla. I genovesi si ribellano a chi imbratta il loro patrimonio storico e architettonico. È una rivolta silenziosa che, però, si sta allargando a macchia d’olio

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di Monica Di Carlo

Non sono più le solite, più o meno romantiche, dichiarazioni d’amore. Non sono più nemmeno le tradizionali scritte ispirate alla fede calcistica, piuttosto in ribasso sui muri della città. C’è, invece, tanta politica “non convenzionale”, poco rivolta ai partiti, più orientata ai grandi temi sociali, al “no” alle infrastrutture (spesso mischiato ad altri temi a caso), più generalmente, alla rivoluzione da bomboletta spry. Ma non mancano quelli che il pennello in mano lo prendono tanto per fare qualcosa di “alternativo”, per dispetto o per noia. Ultime arrivate, le scritte tra il viola e il fucsia di un gruppo di femministe che deve aver pensanto che scarabocchiare i muri sia meno costoso che bruciare reggiseni come si faceva una volta. Fatto sta che le scritte sono ovunque, deturpano palazzi targhe e monumenti, espressione del disprezzo per l’arte, i beni comuni, il patrimonio storico, il passato della città e il suo presente e futuro turistico, oltre che per la proprietà privata, da sempre uno degli obiettivi dei writers. Che, poi, di veri wrtiters non si tratta, perché raramente producono disegni e scritte “artistiche”. Più frequente è il banalissimo spregio su marmi, ardesie, pareti e targhe. Inomma, un generale segno di inciviltà, perché la rivoluzione non si fa distruggendo quello che c’è di bello in una città, la sua storia, la sua arte. E chi lo fa, allargando un po’ (ma non troppo) il concetto, è come i terroristi islamisti che distruggono le vestigia storiche e archeologiche delle città al fine di cancellate il loro passato e la loro memoria.

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Ad essere danneggiati sono anche i palazzi dei rolli, i portali, le targhe, i marmi, i monumenti.

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La novità è che, mentre prima i genovesi non ci facevano nemmeno caso, ora si arrabbiano a vedere il patrimonio storico e architettonico della città sfregiato. C’è chi si arma di pennello e copre le scritte, chi paga qualcuno per farlo (soprattutto nel caso in cui siano da ripulire non semplici pareti esterne di un solo colore, ma marmi o pareti “disegnate” a trompe l’oeil), chi si arma di raschietto e “scollante” per carta da parati e toglie puntualmente i manifestini appiccicati con la colla.
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Il lavoro diventa una tela di Penelope, perché i grafittari si prendono gioco di chi si dà da fare spendendo tempo e denaro per rimediare ai danni che loro hanno fatto e tornano a imbrattare proprio i muri ripuliti.
Della metà di maggio è questo sfogo di Stefano Meriana, restauratore, che con la sua ditta, la Co. Art. snc, aveva cancellato le scritte dalla chiesa di San Luca per vedersela poi imbrattare nuovamente. Questo il suo post su Facebook.

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<Siamo intervenuti sul muro della chiesa storica di San Luca in qualità di ditta accreditata presso la Soprintendenza – racconta, ora, Meriana -. Abbiamo operato per la rimozione di scritte più o meno recenti, im parte già rimosse in maniera non corretta, tanto che la facciata era macchiata. L’intervento è durato quasi 2 settimane. Avevamo cominciato ad applicare una vernice protettiva, un prodotto nuovo che consente, in seguito, di pulire molto velocemente. La parte sinistra della facciata era già protetta. Il mattino dopo ci siamo trovati a pulire quella con maggiore facilità e l’altra parte dovendo ricominciare da zero>.
Sembra in questa particolare vernice il futuro e la salvezza di portali e monumenti. Consente una ripulitura più semplice e immediata, sicuramente sui marmi, probabilmente anche sugli intonaci. Meriana sta testando il prodotto anche sui muri. <Stiamo pensando anche ad offrire una specie di “pacchetto assicurativo anti scritta”. Meriana sostiene che la spesa, a fronte di quella da sostenere per la ripetuta cancellazione delle scritte, non è alta e che potrebbe essere affrontata anche da un normale condominio. <Certo che ci vorrebbe più attenzione da parte delle persone – aggiunge il restauratore -. Quando le scritte sono state rifatte sulla chiesa di San Luca si è trattato di una provocazione. Sembrava quasi che l’avessero fatto apposta per per mortificare il nostro lavoro>. Certo è che da qualche tempo da parte dei cittadini genovesi c’è molta più attenzione al tema. <Tanti residenti – spiega Meriana -, dopo il recupero di morti edifici e intere zone, ora vogliono una città più decente, pulita, ordinata. La reazione è legata a un rinnovato “orgoglio genovese” che negli ultimi anni è cresciuto. La gente, ora, si rende conto che la recrudescenza del fenomeno delle scritte sui muri sta danneggiando il patrimonio della città. Spesso, non si tratta di murales, ma di acronimi, firme, strani geroglifici che rappresentano una forma protagonismo, di narcisimo>.
La “moda” delle scritte sui muri è alimentata anche da una specifica pagina Facebook dedicata che, di fatto, istiga a commettere un reato contro il patrimonio.

Anche Michela Fasce, segretaria del circolo Pd del centro storico, che di professione fa la restauratrice, mette in luce l’aumento delle scritte sul patrimonio storico e architettonico della città. Non vuole entrare nel merito dei contenuti. <Il senso di alcune scritte è anche condivisibile – spiega -, ma non è questo il modo di esprimere quei concetti, che vanno discussi, non scarabocchiati sui palazzi antichi>.

Se Meriana pensa a una sorta di “assicurazione sullo scarabocchio”, Fasce punta su un’azione di impegno civico che veda i cittadini genovesi impegnati in un fine settimana di volontariato di massa per cancellare le scritte in tutti i carruggi. Certo non basterà a risolvere il problema, ma farà capire ai grafomani da che parte sta la città. Intanto, sempre più frequenti sono le persone che ripuliscono i propri palazzi e c’è anche chi, in silenzio, si impegna a ripulire i muri di ampie zone con pennello e raschietto. È cominciata la rivoluzione silenziosa. Quella dei genovesi che non ne possono più dello scarso rispetto di chi crea e alimenta il degrado.

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