Giardini Luzzati, petizioni contro in vista della riassegnazione
Da una parte una raccolta di firme che ne conta circa 120, dall’altra una petizione che ne ha conquistate più di un migliaio. Tutto per i Giardini Luzzati che qualche anno fa hanno (finalmente) sostituito le ultradecennali macerie dei bombardamenti inglesi della seconda guerra mondiale. Uno spazio recuperato che offre di tutto un po’: aree attrezzate per il gioco dei bambini, panchine come non ce ne sono in tutto il centro storico, serate all’aperto, teatro e concerti. Proprio su questa ultima attività si concentra, tra le altre cose, la prima petizione, recapitata al municipio e all’amministrazione comunale. Di parla di rumore infernale e notti insonni e a firmarla sarebbero cittadini della zona, inglobata in quella della movida, a ridosso su piazza delle Erbe e appena sotto al nuovo epicentro del baccano: piazza Sarzano. Qualche tempo fa anche GenovaQuotidiana ricevette una denuncia, con tanto di video sulla piazza durante un concerto. La musica si sentiva, sì. Ma quando mettemmo il video sul nostro programma di montaggio, scoprimmo che era stato realizzato prima delle 10, quando ancora non sono entrate in vigore le limitazioni acustiche, in pieno “prime time televisivo”, cioè quando i film sui canali nazionali sono cominciati da poco. Insomma: non si trattava di schiamazzi notturni. Non contenti, andammo un pomeriggio ai giardini per chiedere conto ai responsabili dell’associazione “Il Cesto” di quanto denunciavano i cittadini. Trovammo pochi residenti della zona (la gran parte dei frequentatori era composta da genitori o nonni con bambini provenienti dalla vicina Carignano) e qui pochi dissero che gli schiamazzi che causano spesso l’invivibilità della zona provengono dalla movida (ad esempio dalla piazzetta della colonna infame della casa di Paganini, uno slargo di piazza Sarzano). Chiedemmo ai responsabili dell’associazione di mostrarci i permessi e il presidente Marco Montoli non si sottrasse. Potete leggere tutto a questo link, dove è postato anche un video.
In zona incontrammo anche un residente che disse di non essere disturbato dai Luzzati, ma da ben altre “intemperanze”.
Ancora non contenti e ricordando che l’avvio della gestione de “Il Cesto” fu piuttosto tempestosa, con schiamazzi che si protraevano fino a tarda notte, abbiamo chiesto ad alcune persone che hanno le proprie finestre sulla piazza di verificare se fosse vero quello che dice Montoli e, cioè, che da molto tempo i concerti esterni (15 l’anno, come da autorizzazioni concesse in quantità contingentata come previsto dalla legge) finiscono non più tardi delle 23/23,30. Tutte hanno confermato che è vero e hanno continuato a monitorare.
Abbiamo contattato allora il presidente del Municipio, Simone Leoncini, che ci ha parlato del percorso fatto per recuperare l’area anche sotto il profilo sociale. Anche lui ha ricordato l’avvio “turbolento” della gestione de “Il Cesto”, fase superata da tempo, ha detto, anche grazie all’intervento del parlamentino di quartiere, col quale l’associazione ha poi collaborato in diverse iniziative sociali sul territorio. Tra queste, il recupero e della piazzetta ora dedicata a Mauro Rostagno, vittima di mafia. Leoncini ci ha parlato poi dell’installazione dei giochi per bambini e di alcuni progetti di animazione sociale condotti insieme all’associazione.
Sempre la prima petizione parla di spaccio e cattive frequentazioni. In questi mesi, GenovaQuotidiana ha monitorato attentamente la zona della movida effettuando una serie di servizi. Ci siamo resi conto che lo spaccio c’è, riguarda ogni genere di sostanza e impazza non nell’area dei Luzzati, chiusa da cancelli e i cui varchi sono sorvegliati da addetti dell’associazione, ma tutto attorno: in vico dei Biscotti (dove qualche tempo fa due senegalesi hanno sgozzato un algerino per un regolamento di conti legato proprio al mondo della droga), nella salita che porta a Sarzano, sulle scalette tra i Luzzati e piazza delle Erbe, sulla terrazza tra i giardini e Sarzano, il piazza e via San Donato, in via San Bernardo. Insomma, in tutta la movida.
Abbiamo, poi, voluto verificare le frequentazioni. Al pomeriggio, come si è detto, si tratta soprattutto di adulti con bambini che ai Giardini vengono a giocare. La sera c’è un po’ di tutto: gente del quartiere, giovani, persone che arrivano da tutta la città per gli eventi. Meglio di noi, possono parlare le immagini.
Occupandoci della movida e dei problemi di vivibilità che crea, ci siamo avvicinati con diffidenza, ma senza pregiudizi, alla “Questione Luzzati”, chiedendo all’associazione di fornirci tutta la documentazione relativa alle serate (potevano rifiutare e non l’hanno fatto) e verificando di persona la consistenza di tutte le critiche. Abbiamo portato a termine diversi sopralluoghi durante diverse serate e abbiamo chiesto ad amici in zona (quasi tutti quaranta/cinquantenni) di monitorare. Non abbiamo visto spaccio e criminalità all’interno e le emissioni musicali sono terminate sempre entro i tempi stabiliti dalle autorizzazioni.
Ora, per dimostrare di essere graditi non solo ai frequentatori, ma anche alla gente del quartiere, i Giardini Luzzati-gestione Il Cesto hanno avviato anche loro una petizione che vde giù un migliaio di firme in calce e che in settimana sarà presentata al Sindaco e alla giunta. In ballo c’è la riassegnazione dell’area e il timore è che la petizione “contro”, giunta con tempismo perfetto, li possa danneggiare.
Il Cesto chiede firme <per testimoniare il lavoro svolto da tutte le persone intorno al Ce.Sto in questi 4 anni di gestione della piazza e del circolo e per sostenere i nostri sforzi per trasformare questa area da luogo sconosciuto e abbandonato in un luogo di interesse cittadino e un punto di riferimento per famiglie, bambini, giovani, artisti, abitanti del quartiere e associazioni>. Per adesso ne ha ottenute un migliaio, ma continuerà in questi giorni, in particolare oggi, ultima giornata della festa per i 4 anni di gestione.
<Chi firma – dicono al Cesto – ci aiuterà a continuare a perseguire i nostri obiettivi per: spazio comune gratuito e aperto a tutti; un’area sicura per i residenti e per i visitatori; un luogo accogliente per grandi e piccoli; una piazza di incontro, condivisione e dialogo; un palco per la fruizione libera e gratuita di spettacoli, eventi e concerti; un orto fertile in cui coltivare sostenibilità; la rivitalizzazione di uno dei quartieri più belli e più antico della città; a promozione di un concetto di aggregazione alternativa alla “movida”; il contrasto all’abbandono e al disagio da cui si generano la microcriminalità e il malaffare>. Il Cesto invita i genovesi a costruirsi da soli la propria idea e a verificare di persona facendo visita ai giardini.
Tra i primi ad aderire alla seconda raccolta firme è stato Ferdinando Bonora, noro studioso di storia urbana, che ha voluto contribuire anche con alcune foto che vogliono testimoniare come la bolgia dantesca descritta dalla prima petizione, a suo parere, non corrisponda al vero.




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