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Venerdì tutti a tavola in strada tra Vigne e San Luca per salvare i carruggi da degrado e delinquenza

Via delle Vigne, vico Mele, piazza Santo Sepolcro sono oltre la linea di confine, quello che non è mai andato veramente a posto col recupero di piazza delle Vigne, fortemente voluto dall’allora amministrazione comunale, dai cittadini, dal parroco dell’epoca. Basta svoltare l’angolo e, adesso, è l’inferno. La sottile tela di ragno dell’illegalità s’è irrobustita e adesso e una cotta di ferro su tutta la zona: spaccio, criminalità, prostituzione a ogni ora del giorno e della notte. Con qualche bottega che fa da sponda, che vende birra, che funziona da centro di aggregazione negativo

carabinieri piazza senarega

di Monica Di Carlo

Gli abitanti da tempo denunciano, perché da un anno a questa parte la situazione è precipitata. Come ormai in quasi tutto il centro storico, la situazione è abbondantemente sfuggita di mano alle forze di polizia. Gli uomini scarseggiano e probabilmente, la poca voglia dei vertici della Questura di chiedere rinforzi a Roma per metter mano a una situazione che sta diventando esplosiva, insieme alla generale e nazionale mancanza di personale e mezzi, fa sì che la città vecchia si arrenda all’illegalità, dagli schiamazzi nella movida alla delinquenza vera e propria che ormai, anche se con diverse facce e diverse modalità, irrora il sistema venoso rappresentato da carruggi le strade strette delimitate dagli antichi palazzi, nonostante le “divise” che ci sono si facciano in quattro (nella foto un controllo notturno dei carabinieri in piazza di Santo Sepolcro). Non basta.
E mentre le istituzioni locali spingono per valorizzare le antiche dimore anche sotto il profilo turistico, un pezzo dello Stato non sa garantire non solo la sicurezza, ma neanche la minima vibilità.
Uno di questi “buchi neri”, insieme a Pre’, insieme alle aree marginali della “Rive Gauche” del centro storico, è proprio la zona tra le Vigne, San Luca e via della Maddalena a rappresentare uno di quei posti dove persino vivere è diventato difficile.

Per questo venerdì sera la gente della zona apparecchierà le proprie tavole nei carruggi e nelle piazzette. Si tratta di un’iniziativa spontanea, quasi “di condominio”. Non c’entra la politica e non c’entrano nemmeno le associazioni. L’iniziativa è aperta a tutti i cittadini genovesi.
<Il parroco delle Vigne ci presterà i tavoli – dice Elisabetta Bozzo, una degli abitanti che hanno dato vita alla manifestazione -. Con noi collaborerà qualche negozio e qualche pubblico esercizio della zona, come “Il Fabbro” e il laboratorio d’arte di piazza delle Vigne>. I cittadini vogliono dare un segnale, occupare il territorio in una delle serate peggiori della settimana, quella del venerdì. Solitamente per la zona si aggirano gli ubriachi, gli spacciatori e i loro clienti (che nel fine settimana si moltiplicano), le prostitute. La sera, quelle italiane, “storiche”, si ritirano e restano solo quelle straniere. Quelle sono sempre in turno, le trovi dalla mattina presto fino a notte fonda. Non possono nemmeno staccare e il pranzo viene consegnato loro da “corrieri” in modo che si sbrighino a consumarlo. A chi capita di passare alle 8 del mattino per gli Orti di Banchi, che da San Luca sale proprio verso piazza Santo Sepolcro, capiterà di vedere una batteria di tacchi vertiginosi e di passare tra due ali di signorine vocianti o intente a guardare lo schermo del proprio celullare in una strada larga un metro e mezzo. Ma il problema, purtroppo, non è tutto lì. Gli abitanti hanno ormai paura a rientrare a casa quando cala il sole, anche se la presenza della criminalità è massiccia già da metà pomeriggio. <Per questo – racconta Elisabetta – nessuno vuole affittare i locali al piano strada e le saracinesche restano chiuse>. Tanta della gente che ora abita lì aveva comperato casa quando i problemi di vivibilità erano “sostenibili”. Ora nulla è più sopportabile. Si temono scippi e rapine. Tutto quello che viene lasciato in vista viene rubato, anche una semplice piantina. E il valore delle case di deprezza di giorno in giorno. Chi ha capito in tempo è scappato. Lo hanno fatto soprattutto coloro che hanno bambini piccoli. Di fatto, la mancanza di controlli puntuali e massicci negli ultimissimi anni ha fatto sì che i risultati di una dura e lunga battaglia fossero letteralmente gettati via in capo a pochi mesi.
La forma di protesta scelta dagli abitanti è particolare: è una festa di quartiere. Nessuno striscione, ma tanta di quella concretezza che è propria della gente del centro storico, di chi ci ha sempre vissuto e di chi l’ha scelto negli ultimi anni. Il fatto che una cena tra amici si sostituisca alle grida e ai cartelli polemici propri delle manifestazioni non deve far pensare che non ci sia critica nei confronti delle istituzioni e delle forze di polizia. La sostanza è sempre quella: istituzioni e forze di polizia hanno abbandonato il territorio e per questo il degrado lo ha pervaso e se n’è appropriato.
C’è poi il problema igienico-sanitario, perché le persone, per lo più straniere, che si aggregano nella zona e la usano anche come latrina. Proprio ieri è stato riaperto l’ecopunto e la gente spera che l’Amiu lo chiuda puntualmente alle 22, come dovrebbe, perché se ricomincerà a lasciarlo aperto tutta la notte tornerà ad essere una centrale di spaccio e un punto di ritrovo per la delinquenza. Chi sostiene che i comportamenti criminosi, e in particolare lo spaccio, siano alternativi al silenzio si sbaglia. Qui chiasso e droga convivono perfettamente.
Gli abitanti non ce la fanno più e hanno deciso di organizzare una tavolata tra le antiche dimore, alcune delle quali sono anche Palazzi dei Rolli. Sarà una festa, ognuno porterà da casa qualcosa da mangiare. Ma sarà anche occupare il territorio, affermare che è dei cittadini. Sarà un indice puntato contro istituzioni e vertici delle forze di polizia. L’appuntamento è per venerdì 27 maggio alle 20.

AGGIORNAMENTO

Gli organizzatori della manifestazione sono stati costretti a contattarci per chiederci di aggiungere la precisazione relativa al fatto che l’iniziativa non ha alcun intento razzista o discriminatorio perché alcuni aderenti ad associazioni della zona hanno intravisto nel quadro descritto (assolutamente reale, lo assicuro) un intento di discriminazione. Potete vedere anche nei commenti a questo post sul sito che una persona (che si firma con pseudonimo, mentre noi e una delle organizzatrici ci mettiamo la faccia) solleva questa obiezione.
Noi aggiungiamo che GenovaQuotidiana non fa politica, si limita a raccontare i fatti. Purtroppo la vivibilità, nella zona di cui parliamo, è compromessa appunto da certi stranieri che aggiungono problemi di sicurezza e vivibilità in un’area che è stata (e per certi versi ancora è) fortemente degradata dalla criminalità organizzata italiana che spesso tira le fila di molti “business” criminosi (ne è la testimonianza il sequestro degli immobili dei Canfarotta), dalla prostituzione alla droga. Sia sul sito sia sulla nostra pagina Facebook si può capire chiaramente che siamo ben lontani dall’idea di razzismo, che condanniamo e censuriamo puntualmente. Crediamo che la multiculturalità sia ricchezza. Ma nemmeno si può tacere che siano certi stranieri (indipendentemente dalle organizzazioni a cui fanno riferimento, che siano italiane o gestite da loro connazionali) a rendere ora il quartiere insicuro e invivibile (probabilmente anche ai loro stessi connazionali onesti) se è così. Bisogna dire – sempre – le cose come stanno, perché a questi livelli di criminalità e degrado non può esserci alcuna “giustificazione”, nemmeno la povertà. Purtroppo, per esperienza, il trascinare troppo spesso i problemi di sicurezza e vivibilità sul piano sociale escludendo l’approccio “tradizionale” aprioristicamente porta a non risolverli nel breve periodo. Quando è urgente risolverli è necessario percorrere subito altre strade, cominciando sì un lavoro sociale a medio e lungo termine, fondamentale per prevenire i guai futuri, ma intervenendo immediatamente con misure di controllo stringenti, puntuali e determinati. Nulla deve impedire o rallentare l’intervento delle forze di polizia. Io non so se le persone che hanno fatto le pulci ai cittadini disperati abbiano visto bene le donne africane e sudamericane costrette a battere (questo è) in zona. Se si siano accorte che, a differenza delle più anziane italiane (che sono “imprenditrici autonome”), sono schiave. Che i loro padroni non permettono loro nemmeno di staccare per mangiare, veicolando ogni giorno i pranzi con un’organizzazione di catering perfetta: dici minuti a consumare un po’ di riso col pollo nel basso, poi via, di nuovo in strada. È anche contro questa schiavitù che i cittadini manifestano, perché è parte del problema. Bene hanno fatto, secondo noi, a non voler mettere l’iniziativa sotto alcun “ombrello” associazionistico o politico (che poi, a volte, è la stessa cosa) perché nessuno strumentalizzasse o distogliesse l’attenzione da quanto accade, dall’emergenza. Il nostro punto di vista è che uno straniero non è un criminale solo perché è straniero e che bisogna mettere in campo tutte le azioni possibili per l’accoglienza e l’integrazione. Detto questo, un criminale è un criminale, indipendentemente dalla nazionalità e dalla sua storia e i crimini vanno repressi con decisione. Anche quelli degli stranieri. (m. d. c.)

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