Politica regione 

Facce da filibustering, ma Toti incassa i suoi 3 sottosegretari

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Non hanno resistito alla tentazione di un selfie direttamente dall’aula consiliare in cui si stava consumando il misfatto. Proprio come due teen agers qualunque. Immortalando due facce strapazzate da almeno 9 ore di consiglio regionale. Hanno cercato di opporre, insieme agli altri componenti della minoranza il fiero petto, al volere dello sceriffo di Nottingam, il governatore Giovanni Toti. Due moderni Robin Hood, Alice Salvatore e Fabio Tosi, consiglieri regionali
pentastellati, hanno tentato di opporsi in tutti i modi all’invenzione di tre nuovi sottosegretari che affiancheranno i componenti della giunta regionale. In parole povere altri soldi per i politici da rintracciare nelle tasche dei poveri contribuenti liguri.
Tweet affaticato ma abbastanza puntuale, da parte dei due esponenti del MoVimento 5 Stelle. Unico neo: nella foga la Salvatore confonde i due orsi del parco di Yellowstone perché Toti è Yoghi e non Bubu, il compagno di scorpacciate. Comunque sia  “Facce da 9 ore di consiglio regionale. Finiamo alle 22. Stiamo cercando di impedire che passi il ddl 56 della giunta Toti. Vogliono aggiunge tre figure inutili, i sottosegretari. Tre cariche che aumentano i costi della politica, gravando, come al solito, sui contribuenti. Tre cariche che aiutano Toti a tenere in piedi la sua sgangherata maggioranza, e, forse, una candida ammissione di incapacità. Hanno bisogno di tre balie che aiutino Bubu e la maggioranza a svolgere il loro incarico?”
Ma alla fine con il margine minimo di un voto a favore – 16 contro 15 contrari – Toti e soci sono riusciti a portare a a casa il risultato.
Eppure la mattinata – era stata prevista una maxi seduta con inizio alle 9 e termine alle 22 – era cominciata nel peggiore dei modi per la giunta di centrodestra. Tanto che il capogruppo dem Raffaella Paita, poco dopo le 9,30 cinguettava sulla sua pagina social “Brivido, non c’è la maggioranza in aula. Fanno melina per far arrivare i consiglieri”. Poi però, dopo una lunga interruzione, il consiglio ha preso in esame il contestato disegno di legge 56 su cui la minoranza aveva presentato una serie interminabile di emendamenti nel tentativo di migliorare il provvedimento, di alleggerirlo dal punto di vista dell’esborso finanziario ed, extrema ratio, di cercare di logorare Toti e la sua maggioranza fino a farla desistere o, peggio, di approfittare di qualche defezione, più o meno momentanea, dei consiglieri del centrodestra per chiedere la votazione della disegno di legge e bocciare la proposta. Si è’ trattato, però, come detto, di un tentativo risultato in fin dei conti vano.
A tal fine erano state predisposte modifiche che sono state tutte irrimediabilmente respinte, grazie ad una maggioranza che, al di là del ritardo iniziale, si è mantenuta coesa durante tutta la seduta, nonostante due interruzioni per ricevere i rappresentanti degli agricoltori e una delegazione di cittadini. In altre occasioni i consiglieri avrebbero potuto approfittarne per prendersi un po’ di riposo, ma ieri il centro destra ha dimostrato di essere ben conscio dell’importanza della posta in gioco. Clima teso con schermaglie sin dalla mattinata con il capogruppo di Forza Italia Angelo Vaccarezza che aveva aperto la seduta sottolineando le contraddizioni del centro sinistra visto che in molte regioni dove è  in maggioranza e’ stato adottato lo stesso provvedimento. Un disegno di legge che per la Liguria prevede che il presidente della giunta possa nominare sino a tre sottosegretari determinandone compiti e attribuzioni con il decreto di nomina. I sottosegretari coadiuvano il presidente e gli assessori nell’esercizio delle funzioni loro attribuite o delegate. Viene infine specificato che pur partecipando alle sedute della giunta regionale non hanno diritto di voto.
Affatto rassicurati gli esponenti della minoranza hanno espresso una serie di perplessità, da quelle finanziarie a quelle del tipo politico, sino a sottolineare come la nomina di tre nuove figure fosse un omaggio al manuale Cencelli per una giunta che risultava sbilanciata o per sedare qualche appetito. E a questo proposito c’era chi parlava di “soddisfacimento di equilibri interni alla maggioranza” Luca Garibaldi (Pd). Chi, Andrea Melis (M5S) sosteneva che esistessero e circolassero già i nomi e che lo scopo “era di accontentare qualche richiesta”. Chi Fabio Tosi (M5S) suggeriva di pescare comunque fra i consiglieri allo scopo di limitare i costi. Mentre Giovanni Barbagallo puntava il dito sulle contraddizioni del centro destra che nella passata legislatura lo aveva messo in croce per il suo ruolo di assessore esterno ed ora proponeva addirittura tre figure parallele al suo incarico.
Ma lungi dall’aver esaurito gli interventi si passava alla seduta pomeridiana con la presentazione degli emendamenti da parte del Pd, del MoVimento 5 Stelle e di Rete a sinistra, tutti puntualmente respinti e bocciati. Come regolarmente bocciato era l’estremo tentativo del capogruppo dem Raffaella Paita di rimandare il dibattito senza passare all’esame degli articoli. Con gli emendamenti la minoranza cercava in principal modo di ridurre i costi dell’operazione con forme che limitavano il numero dei coadiutori della giunta, a seconda dei casi da uno a due, e gli emolumenti con proposte che parlavano di una indennità pari al 20 per cento di quella dei consiglieri regionali (Pd), o al 60 per cento (Rete a sinistra). Mentre i pentastellati spingevano perché i sottosegretari venissero scelti fra i consiglieri regionali in modo che l’esborso ulteriore per le casse della regione Liguria risultasse nullo.
 Ma nel suo lungo intervento il presidente della giunta Giovanni Toti si dedicava a sgomberare il campo da tutte le contestazioni rivolte alla sua maggioranza sostenendo che l’apporto dei tre sottosegretari era necessario per coadiuvare i suoi sei assessori gravati da una mole di lavoro doppio rispetto a quello dei 13 assessori della prima parte della legislatura di Claudio Burlando. E lo stesso governatore aveva più volte messo di fronte i suoi detrattori al fatto che proprio il suo predecessore, subito dopo aver dimezzato i suoi colleghi di giunta, aveva sostenuto che proseguire a lavorare con così pochi colleghi sarebbe stato difficilissimo. Alla fine, in tarda serata, dopo oltre trenta interventi fra dichiarazioni e dichiarazioni di voto si è arrivati all’approvazione del disegno di legge con il minimo scarto. Con una seconda lettura del testo del disegno di legge che dovrà avvenire non oltre due mesi dalla data di approvazione. Infine l’agognato rompete le righe che ha concluso la seduta consentendo ai consiglieri, vincitori e vinti, affaticati dalla maratona consigliare, di poter far ritorno a casa. Per il meritato riposo. Con quelle facce un po’ così, dovute per vincitori e vinti, al tentativo, risultato senza esito, di impantanare tutto con l’ostruzionismo.

 

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