17 maggio, tra San Pasquale e quelle unioni civili già tradite
Mi sono a lungo domandato perché il 17 maggio, al di là del linguaggio dei numeri che rimanda al 17 come portatore di sfortuna.
Sono persino andato a guardarmi il santo del giorno che corrisponde a San Pasquale di Baylon, religioso francescano, protettore di cuochi, pasticceri e pastori, oltre che di opere e congressi eucaristici e… delle donne. Da qui l’invocazione tanto nota fra le zitelle in cerca del coniuge con cui convolare “San Pasquale di Baylonne, protettore delle donne, fammi trovare marito, bianco rosso e colorito, come voi, tale e quale o glorioso San Pasquale”.
Però, sulle prime non ho trovato una risposta logica. Avevo persino pensato che la scelta fosse davvero caduta a caso su una delle tante caselle lasciate libere nell’interminabile suesseguirsi di date dedicate alle più svariate malattie e ricorrenze. Poi ho consultato il sito di Arcigay. E ho trovato la risposta che cercavo. Il 17 maggio di 26 anni fa l’omosessualità veniva rimossa dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dalla organizzazione mondiale della sanità. Insomma fino a un quarto di secolo fa la diversità di genere veniva attribuita ad una disturbo della mente, anche in nazioni dove l’ortodossia rispetto alla chiesa aveva ben poco a che vedere. Non si trattava più di un fattore genetico, come qualcuno in passato aveva sostenuto arrivando a deportare gli omosessuali nei lager. Ma di una devianza da curare, comunque si’. Insomma sino a 26 anni fa l’omosessualità era roba di cui si dovevano occupare gli psichiatri e non la libera scelta, la presa di coscienza, che in fatto di sentimenti e di amore il genere non conta. Giusto celebrare dunque il superamento di limitazioni oscurantiste che negli anni sono state vissute con dolore e vergogna.
Perciò ho pensato, sbagliando, che dopo l’abbuffata post unioni civili – ancora ieri Raffaella Paita, capogruppo dem in Regione, aveva postato la foto delle “sante” mani del premier Matteo Renzi, intente ad apporre la storica firma sotto alla legge – molti nostri politici, almeno quelli della sinistra, avessero un sussulto di legittimo orgoglio e postassero qualche cinguettio sulle loro pagine social. Un seguito di Love is Love. Invece sono rimasto deluso.
Già, perché oggi, 17 maggio, appunto, in tutto il mondo si è celebrata la giornata contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Capisco che non potessi pretendere un cinguettio o una dichiarazione di solidarietà addirittura da Giovanni De Paoli, il consigliere regionale leghista scivolato qualche tempo fa, nel corso di una riunione con i genitori di figli gay, in una dichiarazione offensiva ed etichettato per questo come minchione. Punito per una sorta di giustificazione che peggiorava le cose. Si sarebbe trattato, probabilmente, di una scusa tardiva che avrebbe finito addirittura per peggiorare le cose, con il rischio di essere magari scambiata per una provocazione. Perciò, meglio così. Non pensavo, però, si assistere ad una sorta di amnesia collettiva. Una specie di resa di fronte all’attacco del clero. Anche perché sulla barricata opposta il cardinale Angelo Bagnasco ha continuato ad alzare il tiro contro le unioni cvili con dichiarazioni apocalittiche come “L’utero in affitto e’ il colpo finale alla famiglia”. Credevo che qualcuno si sarebbe preso l’onere nonché l’onore di affiancare la sua dialettica alle dichiarazioni di principio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha parlato della ricorrenza odierna come de “l’occasione per riflettere sul.a centralità della dignità umana e sul diritto di ogni persona a percorrere la vita senza subire discriminazioni. La prima realizzazione di questa libertà deve appartenere a tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale. La non accettazione della diversità genera violenza e questo va contrastato con determinazione. È inaccettabile che l’orientamento sessuale delle persone costituisca pretesto per offese e aggressioni”. Perciò piena autonomia dello stato laico da quello strisciante e confessionale.
Il premier Matteo Renzi, con la sua mania di semplificare e ingabbiato nel l’imperativo dei 140 caratteri non è stato altrettanto preciso. Evidentemente h già dimenticato la felice battuta sul giuramento sulla costituzione e non sul Vangelo. Così ha cinguettato una mezza ammissione che ha creato qualche prurito “Giornata mondiale contro l’omofobia. C’è’ ancora molto da fare anche in Italia”. Con il risultato di far trasalire il leader di Sinistra e libertà Nichi Vendola che ha risposto piccato via Twitter “Caro Matteo Renzi, si’ c’è ancora molto da fare. Cacciare il partito degli omofobi e dei sepolcri imbiancati dal tuo partito di maggioranza”. E poi, in pubblico, ha ribadito con rabbia “Qualcuno può avvisare Renzi che è molto impegnato in campagna elettorale che il nucleo d’acciaio del clericalismo ipocrita che ha impedito per mezzo secolo al nostro paese si spirare modernità c’è lo ha tutto nel suo governo”.
Ma nella periferia dell’impero nonostante la polemica montante… nulla. Nulla ad eccezione di un’immagine della festa arcobaleno di ieri sera in piazza Matteotti, inserita nella sua pagina social da Lara Maggiali, la compagna del consigliere regionale Gianni Pastorino di rete a Sinistra.
Mentre l’unico a dare ampio risalto alla ricorrenza e’ stato Alberto Villa, ex portavoce di Marta Vincenzi quando era la sindaco, cultore delle pubbliche relazioni, community organizer Pd, progressista e … gay militante.
E qui sta il punto, perché mi pare evidente che coloro che hanno vissuto veramente con coscienza e cognizione di causa questa ricorrenza sono, per la maggior parte, se non unicamente, coloro che hanno vissuto e vivono tutti i giorni la discriminazione sulla loro pelle. Nessuno dei soliti noti, e come tali sottoposti al mio interesse, si è ricordato di nulla oggi. O almeno così pare curiosando sui siti conguettanti di ogni messaggio legato a ricorrenze e provvedimenti politici. Ricordo a memoria immagini postate di una fontana di piazza Ferrari sprizzante acqua azzurra per la giornata dell’autismo, o viola per la giornata contro l’epilessia, e lilla per la giornata contro l’anoressia e la bulimia, e ancora petalosa, con centomila fiori a galleggiare in acqua per la giornata contro la violenza sulle donne. Tutte foto che a turno, e in occasioni di ricorrenze diverse, i nostri politici si sono divertiti a segnalarci e a riproporci sul loro sito. Andando a crociare, casella dopo casella le ricorrenze che sul nostro calendario hanno ormai sostituito sempre più spesso quelle né un tempo venivano dedicate ai santi.
Eppero’ la giornata contro l’omofobia e’ quasi passata sotto un silenzio che risulta sonoro e ci invita a pensare. Perché appena qualche giorno fa c’era stato entusiasmo a fiumi per l’ approvazione della legge sulle unioni civili, ma nella giornata che ne sarebbe stata il logico sequel al contrario il silenzio si è’ fatto assordante. A evidente riprova che la legge su cui il Governo ha imposto il voto sulla fiducia nel nostro paese non è ancora stata metabolizzata e che, in fondo, quelli che hanno sostenuto che si trattasse di un provvedimento lasciato a metà, in onore della praticità di un compromesso che tiene insieme identità diverse e salva, come si suol dire, capra e cavoli, probabilmente non avevano completamente torto. Con buona pace del cardinale Angelo Bagnasco che non a caso ha scelto la giornata giusta per tornare in cattedra con le sue preoccupanti congetture. La violenza, in fondo, ha tante forme, anche sottili. Anche se l’inquisizione risulterebbe oggi essere pratica ormai superata.
Il Max Turbatore


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