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Palazzo Reale, i busti di Maria Clotilde e Maria Pia di Savoia raccontano la storia delle principesse

L’intervista a Luca Leoncini, direttore delle collezioni del Palazzo e le storie di Maria Clotilde, Maria Pia e del fratello Oddone di Savoia che tante opere d’arte lascio a Genova e ai genovesi.
I busti conservati a Palazzo Reale raccontano tre storie a vario titolo infelici: Oddone morì prima dei 21 anni. Clotilde fu costretta dalla ragion di stato a sposare un Bonaparte di oltre 20 anni più vecchio di lei e libertino.
Maria Pia fu regina del Portogallo, innamoratissima del re Luis I, ma anche lui si lasciava andare a storie extraconiugali. Maria Pia impazzì quando due repubblicani portoghesi uccisero il figlio Carlo (nel frattempo diventato re) insieme al primogenito Luis Felipe.

Luca Leoncini

di Monica Di Carlo

Dietro ogni opera d’arte una storia. È che quando si visita un museo in poco tempo, magari in una cornice spettacolare come è quello di Palazzo Reale, dove oltre alle tele e alle sculture da vedere c’è anche tutto l’antico arredamento, si perde la reale possibilità di conoscere queste storie nel dettaglio. Per questo Palazzo Reale ha deciso di dedicare un angolo dell’esposizione dove ruotano diverse opere d’arte raccontate nel dettaglio, insieme, appunto, alla loro storia. È il caso dei due busti di Maria Clotilde e Maria Pia di Savoia, figlie di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia. Perché si trovano a Genova? Palazzo Reale si chiama così proprio perché gli ultimi proprietari, prima dello stato, furono proprio i Savoia. A raccontare la storia dei due busti è Luca Leoncini, storico dell’arte e direttore delle collezioni di Palazzo Reale.

Qui lo sfortunato Oddone di Savoia, fratello minore di Maria Clotilde e Maria Pia, trascorse i suoi ultimi anni di vita (morì che non aveva nemmeno compiuto vent’anni), probabilmente perché il clima genovese più di quello torinese giovava alla sua salute compromessa dalla malattia. Qui costituì la sua piccola corte privata, di cui faceva parte anche Santo Varni (molte delle bellissime statue funebri ottocentesche del cimitero di Staglieno sono sue), che era quasi il suo “padre spirituale”, e che realizzò anche i busti delle due sorelle. Dietro i due busti ci sono la storia di Oddone, colpito da rachitismo (così si diceva allora, ma il nome della malattia è osteogenesi imperfetta, detta anche “malattia delle ossa di cristallo”, la stessa che portò alla morte il musicista Michel Petrucciani) che lo costrinse a subire cure lunghissime e dolorose operazioni alle ossa.

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Imprigionato in un fisico sgraziato e minuto, bloccato sopra un “sediolone meccanico”, era comunque dotato di intelligenza non comune, intraprendenza e vivacità intellettuale. Si dedicò quindi allo studio, interessandosi nella sua breve esistenza di varie materie, scientifiche ed artistiche. Scelse Genova per vivere e per morire dopo una vacanza a Pegli, a Villa Lomellini Rostan e la famiglia se lo tolse volentieri dalla reggia piemontese, per lavare via i sensi di colpa che quasi sempre all’epoca e talvolta, purtroppo, anche oggi, colpiscono ingiustificatamente i genitori di un figlio disabile. Oddone lasciò in testamento alla città un patrimonio rilevante di vasi greci, bronzi, ceramiche, vetri e gemme romane oggi custodito al Museo di archeologia ligure. Altri pezzi sono custoditi alla Gam, Galleria d’Arte Moderna. Per questo, la città di Genova gli aveva intitolato un tratto della appena realizzata circonvallazione a mare, tra piazza Cavour e corso Aurelio Saffi. Successivamente, nel 1944, il regime fascista, deciso a punire i Savoia cancellando anche la toponomastica ad essi dedicata, cambiò il nome della strada scegliendo al posto di Oddone il mazziniano Maurizio Quadrio. La nuova denominazione rimane ad oggi immutata e Oddone può essere ricordato solo attraverso le sue collezioni lasciate alla città.

I busti delle due giovani reali, sorelle di Oddone, ricordano la loro storia e il fatto che mon basta nascere nobili e ricchi per essere felici .

ClotildeSavoia(Maria Clotilde di Savoia Bonaparte)

Maria Clotilde, a soli quindici anni, era il 3 gennaio 1859, sacrificò la sua giovinezza per amore del padre e per il bene del regno accettando di andare in sposa a Gerolamo Napoleone Bonaparte, cugino dell’imperatore Napoleone III, di 22 anni più anziano di lei, con la fama di libertino, ateo (lei era molto religiosa) e intemperante. Il matrimonio fu organizzato da Cavour, ed era una delle conditio sine qua non per la futura alleanza Tra Francia e Piemonte, ma Vittorio Emanuele non ebbe il coraggio di insistere troppo e lasciò scegliere la figlia (che era la prediletta), la quale, per non dispiacere il padre e per fare il bene della sua casata, accettò.

Trasferita a Parigi, Clotilde rifuggì dagli splendori della corte imperiale. Modestissima, ma fiera, ebbe la risposta pronta quando l’imperatrice Eugenia, elegante e raffinata ma di origine non reale, tentò insegnare come ci si dovesse vestire veste: <Signora – le disse –, io in una corte si cono nata”. Caduto anche il Secondo Impero, la principessa decise di non abbandonare la città in rivolta e in una lettera spiegò al preoccupatissimo Vittorio Emanuele II genitore che questa scelta <farebbe il più pessimo e deplorevole effetto> oerché  <Partire, quando il paese è in pericolo è il disonore e l’onta per sempre. Non sono una Principessa di Casa Savoia per niente!>. Mentre l’imperatrice Eugenia lascia la capitale travestita, Clotilde aspettò che venisse proclamata la repubblica e quindi se ne andò in pieno giorno con la sua carrozza scoperta.

Abbandonata dal marito e in gravi ristrettezze economiche, la principessa tornò nella sua famiglia di origine per dedicarsi principalmente alle opere di beneficenza ed alla preghiera. Muore nel 1911 a Moncalieri dove si era ritirata e nel 1942 viene avviato un processo di beatificazione.

mariapia(Maria Pia di Savoia, regina del Portogallo)

 

Maria Pia sposò a Lisbona il 6 ottobre 1862 Luigi del Portogallo, da cui ebbe due figli: Carlo e Alfonso Carlo di Braganza, più due figli nati morti. Donna bizzarra, ma di grande coraggio, durante una passeggiata a Lisbona vide due ragazzini che stavano per affogare nel Tago. Senza indugio si gettò in acqua e li trasse a riva. Durante l’incendio del teatro dell’opera di Oporto si gettò fra le fiamme sfidando la morte. Poiché gli abitanti volevano che fosse insignita di un’onorificenza, rifiutò rispondendo che il suo gesto era il suo grazie all’ospitalità offerta al nonno Carlo Alberto dalla città di Oporto.

Donna dal temperamento passionale, Maria Pia fu madre amorevole e regina caritatevole erachiamata l’angelo della Carità e Madre dei poveri per il suo impegno nelle cause sociali. Fu amante del lusso, delle feste, soprattutto delle feste in maschera. Si ricorda una festa da lei organizzata dove nel corso della serata cambiò tre abiti. Rimase estranea dalla politica, ma è noto un suo intervento nel 1870. Quando il maresciallo Saldhana occupò la reggia obbligando il re a nominarlo presidente del consiglio, celebre fu la sua frase <Se fossi il re vi fucilerei>.

Il matrimonio della coppia reale fu frutto di vero amore, ma Luigi ebbe molte amanti e Maria Pia cadde ben presto in una profonda depressione.
Il 19 0ttobre 1889 Luigi I morì, e gli succedette il figlio Carlo I. Maria Pia lasciò spazio alla nuova regina Maria Amelia d’Orleans. Dopo l’assassinio per mano di due attivisti repubblicani del figlio Carlo e del nipote Luigi Filippo, la regina diede segni pià consistenti di squilinbrio mentale e durante il breve regno del nipote Manuele II, si ritirò a vita privata. Dopo la proclamazione della Repubblica, nel 1910, seguì la famiglia in esilio, nella natia Italia, in Piemonte dove muore l’anno dopo il 17 luglio a sessantatre anni.  È l’unica regina di Portogallo a non esser sepolta nel pantheon reale dei Braganza (come la sorella è sepolta nel pantheon reale dei Savoia nella basilica di Superga, a Torino), per questo le autorità portoghesi ne hanno chiesto la traslazione in Portogallo.

maria Pia e Maria Clotilde(Maria Pia e Maria Clotilde quasi alla fine della loro vita)

 

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